Kingamaker o rappresentanza politica? Zahradil, Tomic e Eickhout

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Arriva l’ora dei kingmaker della prossima Commisioen o aspiranti tali: Zahradil, Tomic, Eickhout. Tanto da dire, soprattutto sull’Italia.

Mentre in Italia scopriamo che i 500.000 migranti irregolari presenti in Italia erano solo propaganda e che il governo è diviso su tutto, in Europa la rivista POLITICO ha organizzato assieme al canale europeo ARTE una serie di interviste parallele ai candidati Presidente della Commissione Europea (o Spitzenkandidat(en)). Ieri 24 aprile, vi abbiamo presentato Manfred Weber del PPE, Frans Timmermanns di S&D e Marghrete Vestager di ALDE, i candidati delle tre principali forze politiche continentali. Oggi parliamo invece dei piccoli partiti, quelli che, nel caso di maggioranza alternativa a quella classica (Popolari-Socialisti-Liberali) potrebbero diventare dei possibili, per quanto improbabili, “kingmaker” del nuovo Presidente della Commissione.

Si tratta di (il link rimanda al rispettivo paragrafo):

Notare come continuino ad essere assenti sia il candidato di EAPN, il neonato gruppo di Matteo Salvini, e sia quello del M5S, il quale, in uscita da EFDD, ha creato una propria alleanza per queste elezioni: nessuno dei due partiti/gruppi che vuole riformare la UE ha ancora nominato uno Spitzenkandidat. Assente anche il rappresentante di EFDD, ma, in questo caso, il gruppo sembra destinato a sparire dopo l’uscita di M5S, AfD (verso EAPN) e, se parteciperà alle elezioni, dell’UKIP (forse EAPN).

In conclusione presentiamo un veloce riassunto delle posizioni dei candidati, sempre grazie a POLITICO ed ARTE, ed il commento finale del Caffe e l’Opinione. Questo il link per la prima parte.


Jan Zahradil, ECR

Un Presidente della Commissione dell’Europa dell’Est per portare una visione diversa e migliore, dell’Unione Europea a Bruxelles. Questo è il pensiero di Jan Zahradil, 56 anni dalla Repubblica Ceca, da 15 anni parlamentare europeo e da 20 impegnato nella politica continentale.

Euroscetticismo. “Non sono scettico, sono realista in quanto non credo alle retoriche anti-UE” argomenta lo Spitzenkandidat di ECR. I partiti di ECR, “non vogliamo andarsene o distruggere l’Unione [urge un check con quanto propagandato, a giorni alterni, da Giorgia Meloni, il cui FdI milita in ECR], ma vogliamo riformarlo dall’interno”. “Non siamo per un sistema unilaterale”, aggiunge, ECR spinge da sempre contro ogni aumento di potere della Commissione e del Parlamento.

Europa. Per Zahradil, la UE ha fatto molte cose buone (“più di quelle negative” afferma), fra cui le quattro libertà fondamentali, il mercato unico europeo e il mercato comune. Il focus, per ECR, è la “new diligence sulla legislazione comunitaria, tagliare quello che è ridondante per creare un’Europa più leggera con maggior focus sui Paesi membri e non la commissione.

Orban e Polonia. Per il candidato ECR le posizioni polacche ed ungheresi sono comprensibili anche se non tutte condivisibili aggiungendo che “c’è stata una forte campagna mediatica contro Orban”. Alla domanda “accetterebbe Orban nel gruppo [qualora uscisse o venisse espulso dal PPE]”, Zahradil non risponde direttamente, ma cita la Convenzione di Praga: “negozieremo, e se accetta i principi del gruppo, allora sarebbe ben accetto”.

Salvini. Sulla possibile alleanza pre/post-elettorale con la Lega, “Salvini ha deciso di fare il suo gioco e il suo gruppo, se ci chiedesse di entrare gli diremmo le nostre red lines”, a lui accettarle o meno. Poi, sornione, accenna come ECR punta ad un altro partito italiano: Forza Italia.

Soros. Zahradil, come molti conservatori e partiti di destra dell’Est esprime un giudizio duro su Soros “lui e il gruppo Bildberg si sono spinti troppo in là, basta fare un giro nei Balcani per capirlo”.

Immigrazione. “Bisogna dare fondi per la protezione dei confini, non a Frontex che è inutile” dice Zahradil sul tema migranti, ed aggiunge che “i rifugiati vanno fermati in Nord Africa, mediante hotspot dove possono presentare domanda di asilo”. Sul tema caldo della redistribuzione, arenatasi proprio per il no dei paesi dell’est, Zahradil è perentorio: “non deve esserci redistribuzione”.

Commento. Non si può parlare di ECR e Zahradil senza concentrarsi sulla possibile alleanza fra conservatori e EAPN. Il leader ceco è abbastanza perentorio nello spiegare le differenze fra le due formazioni, non tanto sull’immigrazione, quanto sulla riforma dell’Unione e il posizionamento della stessa nel mondo. Non a caso Zahrandil si è dichiarato fortemente a favore a PESCO e ad un aumento dei fondi alla NATO in ottica anti-Russa, come il PiS polacco. Questa è la principale red-line a Salvini di ECR che, non a caso, si prefigge di portare a sé i partiti più conservatori del PPE: Forza Italia e Fidesz.



Violeta Tomic, NGL/GUE

Attrice, attivista e politica slovena, bosniaca di nascita, Violeta Tomic ha 56 anni e milita nel partito sloveno Levica, spiega la candidatura del gruppo NGL/GUE come di “rappresentanza contro l’estrema destra, un fenomeno che si è generato per il neoliberismo dei partiti centristi”.

Contro il sistema. “L’odio sociale della Destra nasce dal capitalismo delle élite” afferma Tomic, “le stesse che hanno prima provocato la crisi e poi ne hanno scaricato su altri le colpe” “Il capitalismo genera il fascismo” argomenta Tomic spiegando il programma “e lo status quo agevola solo le elite, non i poveri, esattamente come negli anni 30: noi non vogliamo che la Storia si ripeta”.

Europa. “Non sono euroscettica”, ma l’Unione “ha bisogno di cambiamenti strutturali” perché, spiega, “mercato comune e Schengen” a parte, “è poco quello che la UE ha fatto bene” e anche quel poco, “ha bisogno di esser rifondato”.

Economia. Per NGL/GUE, la BCE va riformata ed occuparsi “non dell’inflazione, ma di raggiungere la massima occupazione [non dice come, viste le basi è lecito pensare mediante la stampa di moneta] finanziando direttamente gli Stati e non le banche [il QE]”.

Immigrazione. La soluzione al problema migratorio, per Tomic, passa attraverso la “creazioni di vie legali fermando tutte le guerre a cui l’Europa partecipa”. Inoltre bisogna evitare i “ghetti” perché la gente ha paura dell’immigrato perché il capitalismo toglie tutto e poi spinge i poveri contro i migranti.

Russia e NATO. I paesi UE devono ritararsi dalla NATO e rinunciare agli eserciti, la sicurezza va gestita attraverso la diplomazia e l’amicizia. Quei soldi che si usino in infrastrutture. La sanzioni alla Russia vanno tolte come tutte le altre sanzioni.

Commento. Rispetto agli altri candidati, Violeta Tomic sembra poco interessata a parlare concretamente di politica e più di principi ideali. Ascoltandone le parole si nota come il problema, per Tomic e NGL/GUE non sia la UE per sé, ma il sistema neoliberista/capitalista su cui dovrebbe soggiacere e che genera diseguaglianze e fascismo. Uscendo dai principi, Tomic appare la meno preparata del lotto.  Lontani sono i tempi della candidatura politica di Tzipras e si sente.



Bas Eickhout, EELV

Eickhout, olandese dei GroenLinks, 42 anni, è il più giovane del lotto degli Spitzenkandidat ed esponente della “nuova onda verde europea” anche se questo non porterà a risultati immediati a livello elettorale. Per questo, come per NGL/GUE, i verdi si presentano per “far sentire la propria agenda” con un vantaggio: al contrario della sinistra europea, a giugno potrebbero trovarsi coinvolti in un’alleanza “pro-Europa” allargata.

Occupazione. I problemi economici sarebbero, dice Eickhout, “soprattutto problemi ecologici”. Per EELV, “la disoccupazione, soprattutto nei paesi del Sud, si può risolvere, creando lavori sostenibili”. “Non chiediamo di smettere di produrre auto” cita come esempio il candidato verde “ma di produrle in modo diverso”.

Economia. Per raccogliere i fondi necessari al Green Deal proposto da EELV, Eickhout propone un’azione convinta della UE per spingere i Paesi membri a riforme ambientali, le quali servirebbero anche a finanziare la transizione al Green Deal. Sempre allo stesso scopo, Eickhout chiede maggiori tasse alle Big-Tech, ma evita le domande dei giornalisti sulle tempistiche di questo cambiamento.

Immigrazione. I Verdi sono il partito dell’accoglienza che sia, però, fatta nei confronti dei rifugiati e dei migranti economici regolari. L’Europa, dice Eickhout, ha bisogno di “nuovi strumenti legali per supportare l’immigrazione” [riforma di Dublino II]. La ricollocazione dei rifugiati già presenti sarebbe “fondamentale” e per questo i Verdi prefigurano un sistema di “fondi di aggiustamento” per supportare i paesi che ricollocano.

Italia. Eickhout parla molto dell’Italia e di Salvini come esempio di governo e politico che stanno facendo profitti politici sul tema migranti. Nello specifico, Eickhout non crede che Roma, come Budapest, cerchi una reale soluzione al problema. Per farlo, chiosa il candidato olandese, “dovrebbe cercare un accordo con la Germania, non rifugiarsi in alleanze con paesi [Ungheria e Polonia] che non vogliono ricollocamenti”. Sempre sull’Italia e i suoi problemi, Eickhout sentenzia: “il Governo italiano guarda al passato, non al futuro”.

Commento. I Verdi, in Europa, stanno crescendo non solo nei paesi del Nord/Centro Europa, ma anche al Sud, su questo Eickhout ha ragione. Dove il suo discorso traballa, però è sulle concrete tappe per realizzare il Green Deal, soprattutto in confronto al realismo programmatico usato da Vestager (ALDE) sulla stessa faccenda. Più volte Eickhout evita le domande specifiche sulla transizione verde e sul come evitare la perdita di posti di lavoro durante la stessa.


Le dieci domande

Ad ogni candidato i due intervistatori hanno proposto dieci domande veloci a risposte semplici, un ottimo esercizio per capire le reali posizioni dei singoli candidati.

  • Favorevoli all’uscita del Regno Unito dalla UE mediante No Deal: nessun candidato.
  • Favorevoli all’abolizione del Glifosato a livello dell’Unione: tutti tranne Zahradil.
  • Favorevoli alle vaccinazioni obligatorie: Weber, Timmermanns, Zahradil, Eickhout. Contrari: Tomic e Vestager (“no all’obligatorietà, ma dovete farle”).
  • Favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Commissione: Tutti tranne Vestager e Zahradil.
  • Favorevoli alla rimozione delle sanzioni alla Russia: Tomic.
  • Favorevoli a sanzioni contro i paesi che rifiutano i rifugiati: Vestager e Eickhout (“solo ai governi, non ai cittadini”).
  • Disponibili a nominare il 50% di donne nella Commissione: Tutti (“More”, dice Timmermanns, “è parte del piano”, dice Vestager).
  • Favorevoli a Stipendio Minimo a livello europeeo: Timmermanns, Tomic. Possibilista Eickhout, favorevole a una regolamentazione in tal senso senza indicare una quota generale Vestager.
  • Favorevole a tassa sul cherosene: tutti, tranne Zahradil.
  • Favorevole a Festa dell’Unione Europea: Weber, Vestager, Tomic.


Chi sarà Presidente?

Per il ruolo di Presidente, i sondaggi sembrano favorire Manfred Weber, Spitzenkandidat di quello che sarà con altissime probabilità il partito di maggioranza relativa. Il Presidente verrà deciso, però, dal Consiglio Europeo che ha già detto che seguirà il sistema, criticato da ALDE e Macron, ma non considererà vincolante.

Sempre secondo i sondaggi, PPE, S&D e ALDE dovrebbero raggiungere i 420 seggi su 751 in caso di partecipazione del Regno Unito alle elezioni e 411 su 705 in caso di Brexit. In entrambi i casi, il kingmaker sarà Emmanuel Macron i cui 22/23 europarlamentari saranno decisivi per la maggioranza a Bruxelles.

In questo caso è possibile che il Presidente potrebbe non essere Weber, ma o un socialista, anche lo stesso Timmermanns, o una figura altra dei popolari, come Michel Barnier, francese e politicamente più preparato di Weber (oltre che più vicino alle posizioni progressiste).

I Verdi potrebbero entrare in una maggioranza “europeista” allargata, ma è più probabile che S&D e ALDE puntino a singoli partiti interni a EELV. La situazione, puntare ai singoli partiti invece che ai gruppi è la stessa inquadrata da Zahradil nei confronti di Forza Italia e da Timmermanns verso Tsipras, forse sperando in un passaggio di Syriza da NGL/GUE a S&D.

Non esiste alcuna maggioranza per “alternative” euroscettiche, anche se ECR si alleasse con EAPN e M5S. Su questo tutti i calcoli sono concordi, questo asse raggiungerebbe, al massimo, i 255 seggi, contro i 469 dei partiti apertamente europeisti.


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