Yemen, il conflitto dimenticato – CO-Reloaded del 17-3-2017

 Sana'a, capitale dello Yemen ed ora in mano ai ribelli Houthi. Fonte:  Richard Messenger  Licenza:  CC 2.0

Sana’a, capitale dello Yemen ed ora in mano ai ribelli Houthi. Fonte: Richard Messenger Licenza: CC 2.0

Dal 2014, in Yemen milizie sciite appoggiate dall’Iran e una coalizione internazionale appoggiata dall’Arabia Saudita si confrontano nel conflitto più trascurato del Medio-Oriente. Pochi interessi petroliferi, la presenza saudita e l’ingerenza iraniana hanno allontanato lo sguardo occidentale da un paese dove anche al-Qaeda e ISIS sono ancora molto attivi.

Il 9 marzo il presidente statunitense Donald Trump ha dato la sua approvazione alla ripresa della vendita di armi all’Arabia Saudita, sospesa dall’amministrazione Obama a causa del presunto ruolo del paese nei bombardamenti del dicembre 2016 sulla città di Riyadh in Yemen. Si riaccende così l’attenzione sullo Yemen, dove a due anni dal colpo di stato avvenuto per mano degli Houti – il gruppo armato di etnia sciita zaydita (gruppo che comprende il 45% della popolazione yemenita) che ha destituito il governo del presidente Hadi – la guerra in Yemen rimane uno dei conflitti più fraintesi e trascurati in corso all’interno dello scenario mediorientale.

I media ed il Medio-Oriente. Lontano dai riflettori sotto cui sono la Siria e Mosul e distante dagli interessi petroliferi in Libia, il conflitto in quella che era l’unica repubblica della penisola arabica non sembra avvicinarsi ad una soluzione nonostante gli ormai 10.000 morti e gli oltre 3 milioni di rifugiati. L’attenzione dei media e del pubblico internazionale è, difatti, monopolizzata dall’ISIS o, talvolta, dalla Libia e quando si sente – e succede di rado – parlare della crisi Yemenita, questa viene associata alle solite dinamiche di settarismo religioso, un pregiudizio superficiale tipico dell’occidente sulle vicende medio-orientali e – in particolare – islamiche.

 Mappa della situazione in Yemen nel 2016. Fonte: BBC news

Mappa della situazione in Yemen nel 2016. Fonte: BBC news

La realtà. Guardando in maniera macroscopica alla successione cronologica degli eventi è facile sostenere che quella in Yemen si possa considerare una guerra per procura tra Iran e Arabia Saudita. La realtà non è così semplice. Come sostiene l’analista Eleonora Ardemagni I livelli intersecati dello scontro sono almeno quattro: identità regionali vs oligarchia di Sana’a (come gli houthi del nord, il secessionista Movimento Meridionale, le tribù autonomiste dell’Hadhramaut), Saleh vs Islah (il network di potere dell’ex presidente contro gli interessi del blocco tribale e islamista che fa capo al partito Islah), Riyadh vs Teheran, sunniti vs sciiti”.

Le origini del conflitto. Le cause di questa guerra civile possono essere rintracciate nelle politiche settarie esercitate dell’ex-presidente – presidente dello Yemen dal 1992, cacciato nel 2012 – ‘Ali ‘Abd Allah Saleh nei confronti delle minoranze etnico-religiose del paese fra cui gli sciiti – fra cui gli zayditi – del nord e le tribù del sud del paese. L’avversione di Saleh nei confronti della minoranza sciita in particolare, si è palesata nella messa al bando delle scuole islamiche zaydite e nel tentativo di imporre l’apertura di luoghi di culto di ispirazione salafita – branca fondamentalista dell’Islam sunnita – nella regione di Sa’ada, tradizionale roccaforte sciita al confine con l’Arabia Saudita. Queste politiche hanno contribuito all’aumento della tensione fra sciiti e sunniti in Yemen fin dal 2004, ponendo le basi per la nascita del settarismo nel paese.

 Il campo profughi di Mazrak nello Yemen nord-occidentale dove sono accolti oltre 2800 yemenit. Foto:  IRIN photos  Licenza:  CC 2.0

Il campo profughi di Mazrak nello Yemen nord-occidentale dove sono accolti oltre 2800 yemenit. Foto: IRIN photos  Licenza: CC 2.0

La questione meridionale. Il tentativo di Saleh di uniformare la società yemenita, si è poi allargata al sistema tribale aggredendo le cellule tradizionali della società yemenita e, in genere, del Medio-Oriente. Nel paese e, in particolare, nel sud dello Yemen, le tribù rivestivano il ruolo di tramite locale fra le istituzioni centrali e la popolazione diventando uno dei pilastri economici e militari essenziali con cui il governo centrale si teneva in piedi. Con l’obiettivo di centralizzare il potere su di sé, il presidente Saleh ha cercato di diminuire il potere delle tribù  espropriandone i terreni – fonte del loro potere – lavorando per costruire una rete clientelare parallela di potere incentrata sul presidente stesso. Il piano era quello di indebolire i legami fra i vari membri delle tribù, decimarne il potere economico limitandone così le funzioni tradizionali di solidarietà e supporto. Centrali – nella realizzazione dei piani di “normalizzazione” messi in atto da Saleh – sono stati gli introiti delle rendite petrolifere.

Il conflitto. Saleh viene destituito dal suo stesso braccio destro Abdrabbuh Mansur Hadi nel 2012, mentre l’allora presidente era ospedalizzato in Arabia Saudita. Quest’ultimo prosegue le politiche settarie di Saleh fino all’esplosione della ribellione degli Houthi – sostenuti dall’Iran – dell’agosto 2014. Poco dopo – con un cambio di casacca clamoroso – l’ex-presidente Saleh si allea con gli stessi Houthi che aveva precedentemente osteggiato, i quali, a febbraio, conquistano la capitale Sana’a provocando la fuga di Hadi dapprima in Arabia e poi nella città portuale di Aden. L’appoggio iraniano – che prevede armamenti e Intelligence – provoca l’intervento dell’Arabia Saudita, preoccupata per i risvolti che la ribellione può avere sulla minoranza Houthi nel proprio paese. Nasce così una coalizione internazionale a guida saudita composta dai paesi del golfo e da altri partner internazionali, fra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Cina. Con loro si schierano anche le milizie meridionali, le quali rimangono avverse all’ex-presidente Saleh.

 Parte di un carico d'armi proveniente dall'Iran e destinata agli Houthi yemeniti sequestrata dalla Marina statunitense. Fonte:  U.S. Navy  Licenza:  CC 2.0

Parte di un carico d’armi proveniente dall’Iran e destinata agli Houthi yemeniti sequestrata dalla Marina statunitense. Fonte: U.S. Navy Licenza: CC 2.0

Il terzo e quarto attore: al-Qaeda e ISIS. Accanto a queste due fazioni che possiamo considerare principali, l’aver favorito il settarismo religioso a vantaggio dei salafiti ed indebolito la rete sociale del paese ha avuto un effetto non previsto, ovvero la nascita di al-Qaeda nella Penisola arabica (Aqap). Nata nel 2009 dalla fusione dei rami saudita e yemenita di al-Qaeda, il gruppo manterrà una posizione latente fino all’insurrezione sciita, approfittando della stessa per assumere il controllo di alcune aree del centro del paese e solidificare il proprio network internazionale. Difatti sarà proprio Aqap, conosciuta anche come Ansar al-Sharia, che rivendicò l’attentato alla sede di Charlie Hebdo a Parigi del gennaio 2015. Nel 2014 arriva nel paese anche l’ISIS, auto-proclamando alcune province parte del Califfato e cominciando una guerra di attrito contro la stessa al-Qaeda.

Lo stallo. Allo stato attuale, la situazione nel paese è di stallo. Nessuno dei quattro gruppi riesce a prevalere e il conflitto è diventato una guerra di attrito fra due macro-entità – l’ovest in mano agli Houthi e l’oriente fedele a Hadi – con la partecipazione dei gruppi fondamentalisti e il supporto logistico dei partner occidentali.

 Timeline dei vari momenti che hanno caratterizzato le varie fasi del conflitto. Fonte: Giovanna Cipolla e  TOmorrow , tutti i diritti riservati.

Timeline dei vari momenti che hanno caratterizzato le varie fasi del conflitto. Fonte: Giovanna Cipolla e TOmorrow , tutti i diritti riservati.

Queste le cause e le origini del conflitto yemenita, una guerra di attrito che vede coinvolti ex-presidenti, movimenti religiosi, diverse fazioni interne alle forze armate e che – pur lontano dai riflettori – coinvolge anche l’occidente, anche se solo dal punto di vista logistico più che militare. 

Fra questa miriade di partecipanti statali e non, tirare le fila del conflitto in atto risulta complesso, ma ciò che è evidente è che lo Yemen, il quale affronta da diverso tempo molteplici crisi, da quella dell’acqua all’esaurirsi delle sue – poche – riserve petrolifere, sia diventato un terreno privilegiato per scontri politico-ideologici a scala regionale, perdendo il controllo del proprio destino.

Tratto da un articolo della stessa autrice su: TOmorrow


Per approfondimenti: 

– i numeri della guerra in Yeman: CFR

– il “grande impero wahabita saudita”: Press TV

– un riassunto della guerra in Yeman: ECFR

– mappa interattiva del conflitto yemenita: liveuamap.org

– reportage sulla vita nello Yemen in guerra: al-Jazeera


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