Verso un’Europa partecipata: chi sono Weber, Timmermanns e Vestager

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Weber, Timmermanns e Vestager: i candidati alla Commissione Europea si presentano (e mancano quelli dei due partiti italiani di Governo).

Manca un mese alle elezioni europee del 23 maggio. In Italia la campagna elettorale è iniziata il 2/3 giugno, il giorno stesso in cui il Governo Conte si è insediato, ciononostante non sappiamo nulla sui programmi europei dei partiti italiani a parte un generico “cambiamo l’Europa” in un senso o nell’altro.

Brexit? Non se ne parla in Italia se non in maniera propagandistica, tipo con Itaexit o Euxit (slogan della candidata siciliana della Lega Francesca Donato e del suo epigono romano Antonio Maria Rinaldi, quello di Scenari economici). Difesa Europea? Non pervenuta. Riforma Trattato di Dublino su occupazione? Sì sulla carta, poi assenteismo parlamentare da parte dei due partiti di Governo e ostruzionismo in sede di Consiglio Europeo. Riforma sistema di veto al Consiglio Europeo? Non pervenuta.

Non che col Partito Democratico vada meglio, visto che la campagna inaugurata dal nuovo segretario Zingaretti si concentra su temi nazionali, come fanno peraltro anche Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si sa, per tradizione, ogni elezione in Italia è nazionale, sia essa locale che europea, quindi di che ci meravigliamo?

Basta poi non lamentarsi che in “Europa non ci facciamo sentire”: difficile farlo se non sappiamo cosa vogliamo.


I candidati

Mentre in Italia ci arrovelliamo se e il PD prenderà più o meno del M5S e se la Lega arriverà al 31% o al 37%, senza sapere cosa votiamo, la rivista POLITICO ha organizzato assieme al canale europeo ARTE una serie di interviste parallele ai candidati Presidente della Commissione Europea (o Spitzenkandidat(en)). Una serie interessante, visto che si è parlato, e molto di Italia.

In questa prima parte presentiamo, con puro spirito di servizio pubblico, le interviste a (il link rimanda al rispettivo paragrafo):

Nella seconda parte, con cappello conclusivo e tabella riassuntiva:

  • Jan Zahradil (ODS/ECR, eq. Italia: FdI);
  • Violeta Tomić (Levica/NGL-GUE, eq. Italia: SI, Rifondazione Comunista);
  • Bas Eickout (GL/EEL, eq. Italia: Federazione dei Verdi).

Notare come sono assenti sia il candidato di EAPN, il neonato gruppo di Matteo Salvini, e sia quello del M5S, il quale, in uscita da EFDD, ha creato una propria alleanza per queste elezioni: nessuno dei due partiti/gruppi che vuole riformare la UE ha ancora nominato uno Spitzenkandidat. Assente anche il rappresentante di EFDD, ma, in questo caso, il gruppo sembra destinato a sparire dopo l’uscita di M5S, AfD (verso EAPN) e, se parteciperà alle elezioni, dell’UKIP (forse EAPN).



Manfred Weber, PPE

46 anni, bavarese della CSU, attuale presidente del gruppo PPE al Parlamento Europeo, Weber parla con voce calma, quasi rassicurante, sottolineando che la battaglia è per un’Europa democratica (“We fight for democratic Europe”).

Europa. Weber ci tiene a rivendicare il lavoro compiuto in questi 70 anni dal PPE, “l’Europa odierna è modellata sui principi cristiano democratici”, di cui lui rappresenta la nuova leva, quella che deve continuare il lavoro. Il sistema non è ancora ottimale, ma, sottolinea, “possiamo lavorare su buone basi”: “il più basso tasso di disoccupazione di sempre ed un programma, quello Juncker, che ha potenziato i finanziamenti all’innovazione”. Importante migliora la trasparenza a livello di “Consiglio europeo”.

Italia. “Il problema italiano è delle mancanze di riforme”, l’Europa “è sì responsabile, perché deve creare un framework di lavoro”, ma “al sud abbiamo la Spagna che ha fatto le riforme e cresce, l’Italia che non le ha fatte ed è in affanno”.

Economia. “Noi del PPE non siamo conservatori, siamo cristiano-democratici e crediamo che l’economia debba servire alla creazione di una società giusta”. Weber sottolinea come serve una maggiore regolazione fiscal per società come le Big Tech e per farlo serve raggiungere un approccio comune europeo.

Immigrazione. Sull’immigrazione, Weber sottolinea la necessità di confine esterni più forti, anche se le cose ora vanno meglio di prima, serve però trovare una soluzione comune. Rispondendo sulla questione ricollocamenti, il candidato bavarese parla di “responsabilità umanitaria” che devono prendersi tutti gli Stati membri.

Populismo. Gran parte dell’euroscetticismo è “colpa degli Stati membri che monopolizzano la comunicazione a livello continentale”. Sui partiti sovranisti, Weber sottolinea come il discrimine per aprire o meno un dialogo con i partiti euroscettici è “l’egoismo nazionalista” che vuole “distruggere l’Europa”.

Orban. Su Fidesz, il cui caso rimane aperto in seno al PPE, Weber sottolinea come il partito ungherese rimane sospeso dal gruppo europeo e che esso verrà “espulso se Orban continuasse a rifiutare ogni cambio di rotta” sulla propria politica anti-UE e contraria ai principi fondanti della UE (il caso della Central European University).

Salvini. Weber esclude ogni alleanza o accordo con EAPN e specificamente con Salvini, esempio “dell’egoismo nazionalista” dell’estrema destra.

Commento. Weber tentenna sulla lingua e sul trovare una propria linea alternativa o “originale” rispetto a quella di Juncker. Nonostante questo egli prefigura una Commissione più propensa al compromesso anche, e soprattutto, coi paesi dell’Est, a patto che vengano rispettati i pilastri dell’Unione. Rispetto alla “dominanza tedesca”, Weber dichiara di sentirsi prima di tutto europeo e poi tedesco, tanto da essere andato in disaccordo più volte con il Governo di Berlino, per esempio sulla costruzione di Nord Stream 2 (contestata dai paesi nordici, ma fortemente spinta dalla CSU). Perentoria e senza compromessi la chiusura del PPE ad EAPN e a Salvini in particolare, rimane una porticina aperta ad ECR, anche se il candidato sottolinea la propria distanza dalle idee del PiS polacco.



Frans Timmermanns, S&D

57 anni, olandese del PdvA, vicepresidente della Commissione Europea, Timmermanns, deciso, a tratti spiritoso, pone l’accento sul costruire un’Europa sociale e più presente a livello nazionale.

Europa. La Commissione, dice, deve “stare meno a Bruxelles” e più “dove il popolo lavora, vive e dove sono i problemi”. Gli europei non “vogliono un mostro burocratico”, ma più “trasparenza”, meno “politiche di austerità” e maggiori protezioni sociali. Centrale, per Timmermanns è anche il rafforzamento del programma Erasmus.

Big Tech. Grande risalto ha per Timmermanns il discorso delle Big Tech come Google e Amazon. L’Europa “ha bisogno di una politica comune di tassazione” perché tali società sono troppo grandi per essere regolate a livello nazionale.

Euroscetticismo. “Non ho problemi con gli euroscettici” dice Timmermanns “quelli che mi preoccupano sono quelli che dicono salviamo la UE distruggendola”, portando avanti “politiche identitarie”. Casi come quello polacco, ungherese e rumeno (S&D ha congelato la posizione del rumeno PSD) vanno portati avanti non solo a livello di Consiglio “con i necessari tagli ai fondi strutturali”, ma a livello di singoli Paesi membri.

Sicurezza Sociale. “L’Europa deve essere centrale nel creare sicurezza sociale” dice il candidato socialista. Questo si raggiunge con uno stipendio minimo garantito (soglia del 60%) e potenziando il piano Juncker per investimenti nella ricerca.

Immigrazione. “Serve una politica comune di asilo per un’Europa aperta” che mantenga aperto il mercato interno ma controlli i propri confini, il “ricollocamento dei rifugiati già entrati in Europa è un atto di solidarietà” e la situazione “ora è sotto controllo, non come nel 2015/16. Per il candidato olandese, la situazione in Libia è “orribile, ed è imperativo farle riacquistare stabilità”. “La Commissione è pronta ad agire su Sophia, ma il problema “rimane negli Stati membri che spesso chiudono gli occhi sulla questione”.

Clima. L’unico modo per l’Europa per aggredire il problema climatico “è rimanere fedeli all’accordo di Parigi e responsabilizzare i singoli commissari per sensibilizzare i singoli paesi membri”. “Serve”, continua, “una Carbon Tax che sia costruita come un fair deal per i cittadini” maggiormente toccati dalla stessa. L’obiettivo, chiosa Timmermanns è quello di evitare altri “Gilet Gialli”.

Coalizioni. S&D punta ad una coalizione progressista che vada da Tzipras a Macron, se questi fosse deciso ad assumere posizioni più progressiste. Escluse alleanze, ovviamente, con EAPN (ma non con ECR).

Commento. Più deciso e sicuro di Weber, traccia le linee di un’alleanza progressista che appare poco realistica, almeno finché Tsipras rimane in NGL. Più di Weber, Timmermanns sottolinea l’urgenza di costruire un nuovo modo di governo europeo, trasparente, più presente sul territorio e più attento ai problemi sociali. Timmermanns si mostra particolarmente risoluto nella responsabilizzazione dei singoli paesi membri e del loro organo rappresentativo: il Consiglio Europeo. In più casi, l’attuale vice-Presidente sottolinea come siano i paesi membri a fuggire dai problemi, “scaricandoli” sulla Commissione. Due gli esempi proposti dal candidato socialista: immigrazione e sicurezza sociali, entrambi non risolvibili senza l’impegno serio dei singoli paesi membri.


 


Margrethe Vestager, ALDE

51 anni, danese di Radikale Venstre, Commissario Europeo per la Concorrenza, Verstager è stata soprannominata “la regina dei ghiacci”, “Dragonslayer”, “Mrs. Cool” per la freddezza con cui ha messo sotto accusa prima le Big Tech e  poi con cui si è opposta alla fusione Alstom/Siemens contro il suo maggior sponsor politico, Emmanuel Macron.

Europa. Proponendo sette candidati invece di uno (cinque donne e due uomini), ALDE, spiega Vestager, vuole aprire il dibattito sul cosa si deve fare, non sul chi. “Non è importante chi fa chi, ma il mandato” sottolinea la candidate danese e aggiunge, “io non voglio fare il Presidente, voglio continuare il mio lavoro come Commissario”.

Riforme. L’obiettivo dell’Europa deve essere quello di essere più presente sul territorio e fra le persone, non solo a livello di Presidenza, ma nei singoli commissari. Testualmente, Vestager afferma: “abbiamo passato dieci anni ad integrare i Paesi membri nella UE, dobbiamo mettere lo stesso impegno nell’integrare la UE negli stessi Paesi” aumentand le iniziative di tavoli politici nazionali su temi europei.

Sicurezza Sociale. L’Europa deve lavorare per aiutare i singoli paesi membri a migliorare il proprio mercato del lavoro, soprattutto in Italia e in Grecia. La UE “non può creare lavori per legge”, può però “fornire una rete di sicurezze sociali comuni” che si possono adattare ai singoli casi nazionali (Vestager dimostra di essere conscia delle differenze di legislazione e welfare fra i 27 paesi membri).

Immigrazione. Centrale l’idea di un sistema di asilo comune, ma, sottolinea la Vestager, “la UE deve lavorare in Africa per stabilire rotte legali di immigrazione in Europa”. Importante il ruolo del Consiglio e del Parlamento: “la Commissione può produrre piani, ma sta a chi ha il potere [i paesi membri] applicarli”: una critica velata, ma non troppo, ai paesi “recalcitranti”.

Clima. ALDE propone di attribuire un quarto del budget alla green economy, “consci che tutti vogliamo salvare il pianeta, ma dobbiamo anche gestire la transizione in maniera corretta tramite una politica tutti favorendo la riconversione occupazionale”. Il focus non, quindi, solo sull’obiettivo finale, ma sul processo necessario ad arrivarci preservando occupazione e sicurezza sociale (in questo, vedremo, in maniera molto più realistica di quanto proposto da Eickout di EELV).

Economia. La UE deve rafforzare ancora di più le proprie capacità di regolatorie, soprattutto verso Big Tech e Cina. Importante “è capire come funziona il business nell’era digitale e come tassarlo in maniera giusta” anche per proteggere chi fa impresa in maniera tradizionale.

Commento. Se Weber punta molto sulla retorica del compromesso e del migliorare cosa già è stato fatto, e Timmermanns si contraddistingue per risposte secche e concise, Vestager sceglie un approccio più pragmatico, analizzando e commentando ogni problema nella sua complessità. Il Commsisario sposta quindi il focus dall’obiettivo, che è sostanzialmente comune ai tre candidati principali, al come raggiungerlo in maniera concreta, cosa che viene, per esempio, completamente evitata da Weber. Ne risulta un programma più vicino a S&D che al PPE. Da notare come Vestager è stata capace di sviare ogni domanda relativa a Alstom e la Francia, visto che la prospettiva dell’ALDE è quella della fusione con La Republique en Marche. Curiosa la risposta alla domanda “sarebbe a favore di una festa della UE”: “perché no? Ogni Paese membro celebra le proprie vittorie sui vicini, perché non possiamo festeggiare cosa ci unisce?


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