VICE, Cheney e le origini del populismo USA (e europeo)

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VICE – l’uomo nell’ombra ci racconta una storia nascosta: quella del populismo USA (e forse di quello europeo)

La politica è cosa complessa. La strada verso il potere è diversa per ciascuno. C’è chi ci arriva per famiglia, chi per “spinta” di grandi elettori, chi per campagne propagandistiche, chi dopo decenni di gavetta locale e chi perché è l’uomo giusto al momento giusto.

C’è un ultimo gruppo di persone: chi al potere ci arriva senza apparire, quasi in sordina, ma con un piano ben specifico. Come Dick Cheney, l’ex-Vice Presidente degli USA sotto George W. Bush, protagonista (interpretato da un Christian Bale sensazionale) del film Vice – L’uomo nell’ombra di Adam McKay, già autore/regista di The Big Short, un gran film sulla crisi finanziaria da vedere almeno 3 volte (la prima per l’interpretazione, le altre due con libro alla mano per capirci qualcosa).


Macchiavelli USA

Vice non è una vera biopic, perché Cheney è, per natura una persona schiva (e trovare informazione su di lui, un opera erculea), ma una narrazione surreale che mescola fatti, ricostruzioni e teatro (sì, proprio teatro e chi lo vedrà lo riconoscerà). Un film in cui la trovata scenica – vorrei dire alla Micheal Moore, ma, de gustibus, McKay ha molto più savoir faire e talento – viene usata per enfatizzare gli infiniti paradossi di un uomo che voleva il potere, non poteva arrivarci da solo e, soprattutto, voleva ricreare gli Stati Uniti a propria immagine e somiglianza.

Cheney, per problemi di salute, carisma e familiari, non riesce a ritagliarsi una carriera politica per sé. Non è vendibile all’elettorato, ma la sua dota è un’altra, saper gestire le persone e gli affari a proprio uso e consumo.

Diventa così una sorta di “Macchiavelli” o, meglio ancora, un Richelieu moderno. La carismatica e brillante moglie Lynne Cheney (interpretata da Amy Adams) diventa il trampolino per il Congresso; il mentore Donald Rumsfeld (poi Segretario della Difesa con Bush Junior, intrepretato da Steve Carell) quello per la Casa Bianca ai tempi di Nixon. La compagnia petrolifera Halliburton diventerà poi il cardine dell’ascesa ai vertici del Partito Repubblicano, a conoscere Bush padre e da lì, alla Vice-Presidenza degli Stati Uniti.

Un “ruolo di rappresentanza” (dice Cheney alla moglie) che ottiene da Bush Jr. (Sam Rockwell), ma che egli trasforma nel vero centro decisionale della politica estera e militare statunitense, privando un Bush disinteressato e inetto dell’amministrazione concreta degli Stati Uniti per quasi tutta la durata dei suoi due mandati.


This is retro


Il mondo di VICE

Nasce così uno Stato ombra gestito da Cheney e sodali che organizza e manipola lo Stato reale e che in molti hanno già rimosso dalla memoria, ma che è stato il vero motore politico di quell’epoca e dei suoi disastri (9/11, Afghanistan, Iraq) e si basava su un’interpretazione specifica del rapporto fra i poteri, la “unitary executive theory” (perdonate, il film l’ho visto in lingua originale).

Secondo tale teoria, nell’interpretazione che ne fece l’amministrazione Bush, il potere esecutivo presidenziale sarebbe costituzionalmente “superiore” a quello degli altri organismi esecutivi (le varie agenzie federali, l’intero sistema giudiziario etc.) in quanto, per farla semplice, il Presidente “non può agire mai contro la legge”, anche quando questo accade.

Un principio di “infallibilità” che “condona” al Presidente – o a chi lo manovra, Cheney appunto – quasi tutto e che servirà per avviare la trasformazione ultra-conservatrice della società americana e l’indebolimento dei meccanismi di riequilibrio dei poteri congressuali (e costituzionali). Tutto grazie a contatti che Cheney costruisce ben prima della Vice-Presidenza e che si basera, molto, sull’uso dell’informazione a uso e consumo politico.


Informazione e controinformazione

Governo superiore al resto delle istituzioni e uso “creativo” dell’informazione, vedete delle somiglianze?

Dovreste, perché se la “unitary executive theory” garantiva immunità politica a livello istituzionale (“l’elezione popolare” ndr) la manipolazione dell’informazione era la vera arma di Cheney, e dei teo-con di cui era il riferimento. Il tutto secondo un principio tristemente attuale: considerare le masse popolari come uno strumento per depotenziare il sistema democratico statunitense attraverso l’uso del linguaggio e dell’informazione per stravolgere la stessa.

Grazie a Cheney e ai suoi “gruppi di ascolto” abbiamo assisto all’abbandono, per esempio, del termine “Global Warming” – negativo – sostituito da un meno allarmante “Climate Change” o alla nascita di Fox News, IL canale per eccellenza della destra americana (ed esempio per tanti outlet simili di altri paesi). Metodi e strumenti tramite cui quell’amministrazione costruiva il proprio consenso attorno a politiche (rappresentate dal Patriot Act e dalle menzogne attorno alla guerra in Iraq) ben lontane dai principi democratici e potevano farlo grazie al “supporto popolare”.

In pratica, seguendo la narrazione di Vice, Dick Cheney non sarebbe altro che il padre del populismo conservatore, tradizionalista e di destra della società americana, colui che ha messo le basi per l’ascesa dell’Alt-right, di Steve Bannon e di Donald Trump illundendo le masse (le proprie) di avere il controllo con lo scopo di rafforzare quello altre elité che proprio grazie al populismo arrivano al potere.


In conclusione

Potrei continuare per ore, ma mi fermo, consigliandovi di cercare Vice nei Cinema (approfittando del fatto che sia candidato all’Oscar e quindi degno di alcune seconde visioni), gustarne il genio narrativo e fermarvi, come chi vi scrive, a riflettere su quanto di Dick Cheney e del suo pensiero, pervade ancora il mondo 10 anni dopo la fine dell’Amministrazione Bush.

Un film recitato divinamente (se potete guardatelo in versione originale, non ve ne pentirete), girato anche meglio e a cui posso fare solo un appunto: aver indugiato, sul finale, un po’ troppo sulla meta-narrazione diluendo lo stesso per buoni 5-10 minuti, forse troppi.

Comunque si merita un 9,5 perché è il film che vorrei scrivere, se potessi.



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