Verdi: la nuova via per il futuro della Baviera (e della Germania)

Verdi

In Baviera, con l’ascesa dei Verdi, abbiamo assistito alla nascita di un fronte anti-estrema destra, europeista ed alternativo.

L’avevamo detto in tempi non sospetti: se sei politicamente il centro, inseguire la destra non funziona e così è stato. La Baviera ha votato ed il risultato è stato il tracollo della SPD (-10,9%) e, soprattutto, della CSU (-10,4%).

Per i Cristianosociali è il peggior risultato dal 1950  mentre la tanto temuta AfD entra in Parlamento ma non sfonda, mentre la SPD conferma un trend negativo che la assilla dal ritito di Gehrardt Schröder. Trionfano, invece i Verdi (Bündnis 90/die Grünen) sempre più l’alternativa europeista e civile del paese.


I risultati
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Il fallimento della CSU

La sconfitta della CSU va però ben oltre il meno 10% riscontrato alle urne. Essa colpisce una classe dirigente in crisi di credibilità, auto-referenziale ed incapace di percepire i cambiamenti sociali in atto nel Land.

Ancora alle ultime elezioni politiche del 2017, la CSU aveva registrato un forte calo, interpretato dal duo Söder-Seehofer come un effetto della “crisi migranti”. Comincia così l’avvicinamento alle posizioni estremiste di Viktor Orban, fino al voto contrario alle sanzioni espresso dalla CSU all’Europarlamento, e a quelle di Kurz e Salvini, arrivando a postulare un asse Monaco-Vienna-Roma per bloccare gli arrivi dei migranti secondari in Baviera.

Peccato che non fosse questa la priorità dei cittadini bavaresi, bensì, come dicono le analisi del voto, l’Istruzione (52%) seguito dal problema dell’alloggio (51%) e l’ambiente (49%). I “migranti” arrivano solo al quarto posto (33%). Non solo, il 74% dell’elettorato cristianosociale, inoltre, riterrebbe che la CSU si sia concetrata fin troppo sul tema dei rifugiati a scapito dei temi sociali, posizione condivisa da molti esponenti minori del partito che si sono sentiti “spinti a prendere posizioni più estreme” dai vertici.


I verdi vs la Gerontocrazia

A distruggere il blocco moderato che sostenva la CSU sarebbe stata la CSU stessa. Come suggerisce, infatti, Detlef Essingler sulla Süddeutsche Zeitung,  mentre la Baviera diventava sempre più un Land all’avanguardia in Germania ed in Europa, la sua classe dirigente si è raggomitolata sul proprio lato più tradizionalista fatto di Oktorberfest, di abiti tradizionali e di una classe dirigente composta quasi totalmente di maschi over 50.

Stando alle analisi del voto su 530.000 voti persi dalla CSU solo 160.000 sono andati, infatti, alla AfD contro i 170.000 persi a favore dei Verdi e 160.000 migrati verso i conservatori centristi dei Freie Wähler.

Ai cinquatenni, quando non settantenni, della CSU, i Verdi hanno contrapposto la trentatrenne Katharina Schulze, candidata governatrice, in tandem con il trentanovenne Ludwig Hartmann oltre ad un programma che puntava molto su una nuova edilizia popolare e l’uguaglianza di genere, in forte contrasto con la “famiglia tradizionale” – marito al lavoro e moglie a casa con i bambini – della CSU.



Un sì all’Europa

Non solo, mentre a Berlino Seehofer flirtava con l’euroscetticismo pro-AfD, a Monaco, Schulze e Hartamann facevano campagna sotto lo slogan “un chiaro Sì ad un Europa più forte” accompagnato da un potenziamento dell’integrazione ed il rifiuto a “campi di detenzione per migranti” e ai respingimenti.

Parole d’ordine che stanno portando i Verdi ad essere i nuovi protagonisti della scena politica tedesca. Con il 19% attribuito dai sondaggi sono già il secondo partito nazionale, sopra la SPD e a 8 punti dalla CDU.

In Europa sono guidati dall’Eurodeputata trentasettenne Ska Keller, già Spitzenkandidat dei Verdi europei. A livello regionale i Verdi governano il Baden-Württenberg dal 2011 e sono dati in crescita anche in Hessen dove si voterà a fine ottobre.

Monaco come Stoccarda quindi (e forse Francoforte) ed è interessante, a questo proposito, l’en-plein ecologista nei Direktmandaten (il voto uninominale) proprio nel capoluogo bavarese, tradizionale feudo regionale della SPD.


La AfD e i moderati

Vittoriosa per l’entrata in Parlamento, ma sconfitta, questo è il mood della AfD bavarese. Rispetto alla aspettative della vigilia, l’estrema destra ha ricevuto solo 640.000 voti, ovvero il 10,2% di consensi, inferiore a quanto raggiunto nella stesse Baviera alle politiche del 2017 (12,4%).

Non solo, pur superando una SPD franata al 9,7% (e cannibalizzata dai Verdi) si ritrova ad essere il quarto partito della regione. Al terzo posto ci sono i Freie Wähler, passati dal 9% del 2013 all’11,6% di queste elezioni, una federazione di liste locali accomunate dal conservatorismo liberale e dalla democrazia diretta.

I FW come la FDP, 5,1% (+1,8%), aderiscono ai Liberali Europei, un’ulteriore beffa per AfD. Mentre a sinistra della CSU, si sta costituendo un nuovo blocco sociale progressista, multiculturale ed ecologista attorno ai Verdi, al centro si rafforzano le diverse anime liberali non euroscettiche e non sovraniste.

In tale scenario, la AfD riesce a fare incetta del voto dell’estrema destra, ma dimostra, almeno all’ovest, di non riuscire a diventare movimento popolare. Una storia simile, seppure su posizioni politiche antitetiche, a quella della Linke: forte all’est, inesistente all’ovest.


L’Opinione


A Berlino la domanda esistenziale

Conclusosi il voto, mentre a Monaco si parlerà di una nuova coalizione di governo (favorita quella moderata fra CSU e FW), a Berlino si capirà che succederà nella Grosse Koalition, oramai sentita come unione forzosa sia dai tedeschi che dalle stesse sue componenti.

Tutto gira attorno alle figure di Horst Seehofer e della Cancelliera Angela Merkel. Per Seehofer si aspetta una resa dei conti già martedì 16. Mesi di scontri sui migranti hanno logorato non solo la figura di Seehofer, ma, soprattutto, quella della Cancelliera e la tenuta dell’alleanza di Governo.

Sono molti coloro, Cancelliera in primis, che, proprio per questo, vorrebbero latesta di Seehofer.

A rischio ci sarebbe, però, la stessa Cancelliera, tentata, dicono voci da Bruxelles, dalla Presidenza della Commissione Europea. Secondo il Presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble sarebbe necessario cominciare a discutere del futuro del Governo (ovvero, Merkel) con l’obiettivo di far partire il rinnovamento interno alla CDU. Non è un segreto che molti, primo fra tutti Schäuble, sperino che un passo indietro della Cancelliera, e relativo entourage, favorisca l’ascesa di un Kurz tedesco: un giovane popolare capace di rinnovare il partito e riportarlo alla vittoria.

Difficile che tutto questo succeda prima delle elezioni in Hessen del 28 ottobre, ma la strada, visto il trend generale sembra quella delle elezioni anticipate o almeno, del rimpasto di governo. Magari con la riproposizione della Coalizione Jamaika con Verdi e Liberali.


La nuova Germania

Dall’altra parte, quella che emerge dalla Baviera, è una Germania che sta cambiando e che lo fa, come da tradizione, lentamente, ma inesorabilmente. Quello che sta nascendo, sono due nuovi blocchi politici fra loro antitetici che, pur avendo delle basi socio-economiche, sfuggono al tradizionale dualismo fra ceto medio e proletariato. Invece che rispetto a delle “classi” di riferimento, AfD e Verdi si distinguono per le risposte politiche alle domande contemporanee.

L’esempio arriva dagli oltre 100.000 che hanno marciato sabato a Berlino contro il razzismo e per un’Europa aperta con il motto #unteilbar, “indivisibile”. “Non vogliamo che si contrappongano forzatametne Stato Sociale, Migranti e Rifugiati” dicevano i manifestanti: la perfetta rappresentazione dell’elettorato potenziale dei Verdi.

AfD e Verdi sono partiti “non popolari” e più “ideologici”. Enti fluidi, come tali capaci di interpretare le micro-differenze di auto-posizionamento sociale della società contemporanea, molto di più dei popolari e dei socialdemocratici almeno nelle regioni laboratorio, quelle che già si sono discostate dal modello socioproduttivo tradizionale. Non è un caso che la AfD vinca nell’est più povero e de-industrializzato, laddove il “nemico” è proprio la contemporaneità.

Non è un caso che, dall’altro lato, i Verdi trionfino in quei Länder, Baviera e Baden-Württenberg che risultano più avanzati ed in cui l’industrializzazione sta lasciando il passo all’economia dei servizi.


Fortezza Europa – Spazio Europa


In queste due realtà la contrapposizione non è più quella del “capitale”, ma quella dell’identità nazionale contro quella internazionale. In questo nuovo dualismo, i Verdi rappresentano chi si sente già parte di un consesso transnazionale e che percepisce il locale come ambiente ed identità da rispettare, ma mettendo i valori civili come punto di incontro fra “nazioni” diverse.

Dall’altro lato, la AfD è diventata la voce degli “sconfitti” dalla globalizzazione e, nell’ottica tedesca degli sconfitti dalla riunificazione ovvero di chi nell’identità nazionale, nel protezionismo anche etnico, cerca protezione rispetto all’internazionalismo.

In mezzo, come testimonia la società tedesca, rimangono i partiti tradizionali, quelli che dovrebbero fare la sintesi di questi due atteggiamenti, ma ai quali mancano i mezzi politici – leggasi classi dirigenziali innovative – atti a governare tali processi.


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Il caffe e l’opinione

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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