Petrolio, ideologia ed incompetenza: il disastro del Venezuela di Nicolas Maduro- il Caffè del 29-5-2017

 Nicolas Maduro, il Presidente del Venezuela che cerca di difendere l'eredità di Hugo Chavez contro il popolo in rivolta. O forse Chavez è solo uno scudo in mano ad un uomo che non ha le competenze necessarie per risolvere la crisi economica ed umanitaria del suo paese. Autrice: Clara Assi per il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

Nicolas Maduro, il Presidente del Venezuela che cerca di difendere l’eredità di Hugo Chavez contro il popolo in rivolta. O forse Chavez è solo uno scudo in mano ad un uomo che non ha le competenze necessarie per risolvere la crisi economica ed umanitaria del suo paese. Autrice: Clara Assi per il Caffè e l’Opinione Licenza: CC 2.0

Oltre 50 morti, migliaia di feriti, due mesi di manifestazioni ed una crisi che non è più solo economica ma diventa, ora più che mai, sociale ed umanitaria. Questo è il Venezuela nel 2017, un paese distrutto da incapacità politica ed ideologia.

Sono ormai due mesi che il Venezuela è scosso da proteste e violenze. Da una parte, il governo del Presidente Nicolas Maduro, delfino e successo di Hugo Chavez, capo del governo e delle forze militari e dall’altra la maggioranza del popolo venezuelano (l’80% dicono i sondaggi) che chiede, inascoltata, le dimissioni del Presidente e nuove elezioni. In mezzo, una crisi provocata da ideologia, utopismo e incompetenza.

La lunga marcia del Venezuela. Le proteste che ancora oggi esplodono per le strade di Cacaras, sono iniziate a marzo, quando la Corte Suprema, organismo controllato dal governo, ha ordinato lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, il parlamento la cui maggioranza è fatta da membri dell’opposizione. L’accusa? Aver promosso una mozione per “provocare” le elezioni anticipate. La decisione è stata poi revocata nel giro di 48 ore su volere presidenziale, nella speranza di arginare le proteste. Eppure da quel giorno, queste non si sono più fermate. 

Più volte nel corso degli ultimi mesi, i manifestanti hanno bloccato le vie di accesso alla capitale Caracas, oltre a confrontarsi con la polizia. Fra i gesti più eclatanti l’abbattimento di una statua dedicata a Chavez nella provincia di Zulia. 55 persone hanno perso la vita, ad oggi, durante le manifestazioni e a migliaia sono rimaste ferite.

 Manifesti elettorale per Nicolas Maduro, elezioni 2013. Foto:  Joka Madruga  Licenza:  CC 2.0

Manifesti elettorale per Nicolas Maduro, elezioni 2013. Foto:  Joka Madruga  Licenza:  CC 2.0

La paura di Maduro. Allo scopo di evitare elezioni anticipate che sarebbe sicuro di perdere, dice l’opposizione, il presidente Nicolas Maduro ha deciso, a maggio, di portare il popolo alle urne, ma non per eleggere il suo successore, bensì un’assemblea costituente, il cui scopo sarebbe di “pacificare il paese”. Quando, mercoledì 24 maggio, il Presidente ha reso noto la data e le procedure di voto, che ritarderebbero il voto presidenziale e quello regionale, i manifestanti hanno tentato di irrompere nel palazzo della Corte Elettorale, l’organo che gestirà la consultazione, scatenando l’ennesima notte di violenze nel paese.

Se finora la protesta è stata supportata dalla Tavola Rotonda dell’Unità Democratica (MUD), ovvero la maggioranza parlamentare che comprende 19 partiti fra centro-destra, liberali, centro-sinistra, socialdemocratici e verdi, sul fronte del governo incominciano ad intravedersi delle crepe.

La rottura del fronte chavista. Mercoledì, al seguito dell’annuncio di Maduro, Mari Pili Hernández, ex-presidente della TV di stato e membro del Partito Socialista Unito (PSUV) di Nicolas Maduro, ha espresso il suo dissenso verso l’assemblea costituente.

Secondo Hernández, ex-Ministro della Gioventù nell’ultimo governo Chavez, la proposta di Maduro “contraddice lo spirito della costituzione [voluta da Chavez] e, soprattutto, viola i principi fondametali del Chavismo”. L’assemblea, invece di “portare alla pace”, come sostiene il Presidente, non farà altro che “dividere ancora di più la nazione” venezuelana.

L’Assemblea costituente […] viola i principi fondamentali del Chavismo

— Mari Pili Hernandez, ex-Ministro sotto Chavez, membro del PSUV di Maduro

Le ragioni della crisi. Dieci anni fa, all’apice della “rivoluzione bolivariana”, come la chiamò Hugo Chavez, il Venezuela vantava una delle economie più floride del Latino America.

Per sostenere il suo piano di ridistribuzione della ricchezza, Chavez fece una scommessa: incrementare la spesa pubblica sostenendo questo aumento tramite la vendita del greggio, risorsa di cui il paese è ricco al prezzo più alto possibile. Nonostante, però, le ampie risorse ed il boom economico, il governo venezuelano – per ideologia o incapacità – non è stato capace di diversificare l’economia, la quale è rimasta incentrata quasi totalmente sul petrolio.

La dipendenza dall’estero ed il crollo del PIL. Come risultato il Venezuela è diventato dipendete, per derrate alimentari, elettronica, medicinali, dalle importazioni comprate, anch’esse, con i proventi del petrolio. A rendere la spesa sempre più a rischio, è arrivata la contrazione della produzione del greggio avvenuta in seguito alla nazionalizzazione dell’industria d’estrazione e la conseguente sostituzione ai vertici degli amministratori con figure di partito estranee al mercato degli idrocarburi.

Così, quando nel 2014 il prezzo del petrolio è crollato, il Venezuela si è trovato senza un piano per far fronte all’emergenza. Nell‘ultimo triennio, infatti, il PIL ha perso – dati stimati – attorno al 35% del suo valore, l’inflazione è volata al 1660% ed il numero dei disoccupati è triplicato, superando quota 21%. Inoltre, visto il crollo delle finanze pubbliche, il paese non ha più i soldi per comprare quei geni di prima necessità, e medicinali che arrivavano dall’estero, trasformando la crisi da economica ad umanitaria.

Alla morte di Chavez nel 2013, la speranza del Venezuela era che il nuovo presidente, pur continuando nel solco del Chavismo, cambiasse rotta, cercando di ridurre la spesa e solidificando l’economia. Maduro, assurto al ruolo di successore di Chavez quale ultimo esempio lasciato dal defunto presidente di “uomo comune” che sale al potere, si arrocca nell’ideologia e nella difesa dell’operato del predecessore. 

Il risultato? Un paese in crisi e sull’orlo della guerra civile.


Da leggere:

– Cosa succede in Sud America – l’Infografica del 26-05-2017

 Trump dice addio al “muro” col Messico, per ora – Gli scontri in Venezuela, fra rivoluzione e repressione – L’Unione Doganale per fermare Erdogan – il Ristretto del 26-4-2017

– La guerra del pane e la morte dello “chavismo” del Venezuela – CO Reloaded del 8-4-2017

Per approfondimenti:

– sulla situazione umanitaria e sociale a Caracas: The Guardian

– la crisi petrolifera del Venezuela: Bloomberg

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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