Venezuela, perché sì alla diplomazia e no a Maduro

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Se si vuole veramente evitare il disastro in Venezuela, c’è solo una possibilità: non stare con Maduro e dire sì alla diplomazia.

L’Italia, unico fra i paesi europei (Grecia di Tsipras e, paesi socialdemocratici compresi) ha posto il veto al riconoscimento di Guaidò quale legittimo presidente del Venezuela.

Qualche giorno prima gli eurodeputati del governo (compresi alcuni del PD, LeU, etc.) si erano astenuti alla risoluzione UE che chiedeva elezioni presidenziali al più presto e sotto controllo internazionale. Formalmente, come ribadito dal Governo, una posizione terza “né con Maduro, né con Guaidò”, per una soluzione “pacifica”, intendo che l’appoggio a Guiadò sia un manovra golpista o, in alternativa, il supporto alla paventata “invasione del Venezuela da parte degli USA”.

Ecco, non è così e chi lo pensa ignora la realtà della situazione.


Hot Spot Venezuela

Togliamo dal piatto la crisi, la delegittimazione mediatica e politica dell’opposizione e arriviamo al nocciolo della questione: in Venezuela c’è un conflitto istituzionale fra Parlamento e Presidenza della Repubblica, in cui entrambe le parti ritiene di aver ragione e di agire nel rispetto della Costituzione.

In democrazia (NB: non solo in quella liberale, ma proprio nel concetto base della stessa), esiste un unico modo per risolvere uno stallo istituzionale di questo tipo: le elezioni. Non ci sono alternative, a meno che non si voglia chiudere il galera tutto il Parlamento venezuelano e supporters. Le elezioni sarebbero esattamente quelle che vorrebbe lo stesso Guaidò, il quale si è autoproclamato Presidente ad interim con l’unico scopo – sottolineo UNICO SCOPO – di portare il paese a libere elezioni presidenziali sotto controllo internazionale.

Che altro non è che il concetto ripreso dalla risoluzione dell’Unione Europea, quella non votata dai rappresentanti di Lega e M5S.

La UE – la UE, non gli USA: si possono avere motivazioni diverse e trovarsi alleati, ma non vuol dire ‘servilismo UE nei confronti di Washington’ – non ha votato per un “cambio di regime” mettendo Guaidò al posto di Maduro, ma per supportare la richiesta dell’opposizione venezuelana.

Schierarsi “con Guaidò” come fatto dagli altri 27 paesi europei – fra cui governi populisti, sovranisti, destra, liberali, centristi e socialisti – non significa appoggiare, come è stato detto, “le mire USA sul petrolio venezuelano”, significa solo dare forza alle rivendicazioni del Parlamento e spingere chi detiene il potere, Maduro, a celebrare le elezioni (e non solo, ipocritamente, quelle per l’Assemblea Nazionale che vorrebbe Maduro per spianare l’opposizione).

Volete evitare ogni soluzione violenta? Questo è il modo e si chiama diplomazia.


Brevissime


Perché Guaidò

Dal punto di vista del “potere” politico, Maduro e Guaidò non sono sullo stesso piano. Il primo ha il controllo dello Stato, dell’Esercito e dell’intero apparato bolivarista in una chiara posizione di vantaggio rispetto ai “ribelli” del Parlamento. Incrinare tale controllo significa avvicinare l’elezione ed è possibile solamente con il supporto internazionale, dando forza – in maniera politica e non militare – a chi protesta in piazza e a chi, come Guaidò, ci ha messo la faccia.

Alcuni già commentano con un “Guaidò è un liberale (che poi che problema sarebbe? Ndr), magari liberista, forse addirittura neoliberista!”.

Va bene, quindi?

Non sta a noi decidere a priori – come fanno coloro che lo fanno con Maduro – se sia meglio Guaidò a Maduro per il Venezuela, ma speta ai cittadini venezuelani. Sono loro che devono decidere chi deve governarli e hanno diritto ad esprimersi in maniera libera che è esattamente quello che l’opposizione a Maduro contesta alla Presidenza.

Se è vero che il Venezuela vuole rimanere “Chavista” perché le elezioni parlamentari danno risultati diametralmente opposti a quelli presidenziali? Anche solo questo dubbio basterebbe per avallare la richiesta di elezioni sotto controllo internazionale avanzata da Guaidò e UE.

E questa riflessione deve essere chiara a tutti coloro che vogliono una soluzione pacifica e democratica della crisi venezuelana.


Aggiunta

Chiariamoci, il problema non sono le idee politiche di Maduro – politici bolivaristi o di idee affini governano altri paesi del Sudamerica, e va benissimo, chi vi scrive non è certo di destra – ma i modi, ovvero l’autoritarismo.

Perché la democrazia non è solo un modo di votare (Maduro è stato “eletto”), ma vive nel contesto entro cui si vota. Non ci possono essere libere elezioni e/o paesi quando il governo in carica delegittima (o incarcera) le opposizione o e se l’informazione viene soppressa o asservita.

La differenza fra una democrazia ed un regime autoritario è tutta qua: non nei modi, ma nel contesto in cui i “modi democratici” si applicano.


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