Ungheria: il problema pensioni e le similitudine con l’Italia

Ungheria, lavoro, occupazione, pensioni

“All I want for Xmas is democracy”: la rivolta civile dell’Ungheria contro Orban e la legge “schiavi”.

Un canto natalizio che arriva da Budapest dove 15.000 persone (in un paese di 10 milioni di abitanti) stanno protestando da 5 giorni consecutivi contro il Governodi Viktor Orban.

Una protesta composita che attacca l’intero impianto “autoritario” del governo Orban, ovvero la riforma del potere giudiziario – che prevede la creazione di una magistratura controllata direttamente dal Ministro della Giustizia – e il sistema elettorale. Quello che ha dato ad Orban il 75% dei seggi in Parlamento con meno del 50% delle preferenze.

La scintilla, però, è stata la cosiddetta “legge schiavi”, un provvedimento appena approvato dal Governo che porta a 400 le ore di straordinario annue e ritardi i pagamenti degli stessi fino a 3 anni.

In pratica, lavoro gratuito o “schiavismo di Stato” dicono i manifestanti guidati dai principali sindacati e dagli studenti.


Che succede in Ungheria?

Il problema è questo: il paese ha bisogno di manodopera, invecchia e i giovani sono in fuga verso l’estero, soprattutto l’Europa.

L’Ungheria ha una disoccupazione al 4,2% (quindi poco sopra la piena occupazione), non accetta alcun tipo di migranti, ha il numero più basso di residenti stranieri fra i paesi UE, fino a sancire in Costituzione il divieto all’insediamento di “popolazioni aliene” alla cultura ungherese.

A questo si unisce un fenomeno ben noto anche a noi: la forte migrazione all’estero dei giovani.

A quanto dice uno studio del BCG, circa la metà dei giovani ungheresi sarebbe pronto ad abbandonare al paese spinto dalla sistematica violazione dei diritti civili e agli stipendi, sistematicamente più bassi rispetto alla media europea.

Secondo l’ONU, in mancanza di provvedimenti correttivi, la popolazione ungherese calerebbe nei prossimi 30 anni del 15%.


In breve


Occupazione e pensioni

Ricapitoliamo:

– c’è bisogno di manodopera, ma il paese ha raggiunto la piena occupazione;
– la popolazione invecchia e c’è il problema di chi pagherà le pensioni;
– c’è forte migrazione giovanile e nessun ricambio per il blocco degli arrivi.

Suona famigliare?

Sì, è, in prospettiva, il nostro stesso problema. 500.000 italiani hanno già abbandonato il paese negli ultimi 5 anni ed il 34% degli under 35 è pronto a farlo. Non solo il 22% è convito che il proprio futuro sia all’estero (fonte Coldiretti/Ixé). Secondo Istat e Inps, infatti, dopo il 2030 potremmo ritrovarci ad avere il 67% della popolazione italiana in pensione.

Ora chiediamoci: se non cambiamo qualcosa e se continuiamo a negare il problema come fa il Governo ungherese, come faremo a pagare le pensioni future?

Siete/siamo pronti (visto che la mia generazione farà parte di quel 33% rimasto attivo), a fare straordinari di 400 ore all’anno non pagati per salvare il paese?

Pubblicato il 18 dicembre 2018


il caffè e l’Opinone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *