Under the Gun: liberalizziamo il possesso di armi e poi? Che succede?

armi, usa

“It takes a good guy with a gun to beat a bad guy with a gun” dice un detto USA, una filosofia che cominciamo a vedere anche in Italia.

Migranti a parte, l’attività ministeriale di Matteo Salvini si è concentrata su un aspetto: la “sicurezza” declinata nel DL sul possesso di armi da fuoco e su quello della Legittima Difesa. Come a dire: “cittadino, se la presenza di forze dell’ordine non ti fa sentir sicuro, pensaci tu, ti diamo le armi e la possibilità di farlo”. Un subappalto che a molti analisti a fatto pensare subito agli Stati Uniti, al loro Secondo Emendamento (“Essendo necessaria, alla sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”) e al mercato semplificato delle armi.

In Italia, nonostante le pressioni delle lobbies nostrane, non siamo ancora a quei livelli, ma è oppurtuno discutere e comprendere che cosa sia il mercato della armi negli USA e nel mondo e non c’è niente di meglio per farlo che lasciarsi ispirare da un documentario: “Under The Gun”, un film piccolo ma  coinvolgente che in ha quasi avuto circolazione, relegato apiccoli festival e cineclub.


Under the Gun

Prima della della fine di questo film, 22 persone negli USA saranno raggiunte da colpi di arma da fuoco, e di esse 6 moriranno. ”

Con questo messaggio si apre il documentario Under the Gun diretto da Stephanie Soechtig che tratta del rapporto tra la diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti d’America e l’elevato tasso di omicidi che vi si verificano, tra i quali spiccano le oramai tristemente famose stragi in scuole, concerti e supermercati. Quelle che fanno degli USA, appunto, una “nazione schiacciata dalle armi”.

Non si tratta di un nuovo “Bowling a Columbine” perché se da un lato “Under the Gun” ripropone materiale conosciuto richiamando alla memoria fatti di sangue più o meno celebri, dall’altro, riesce a condensare in poche efficace scene la storia della legislazione USA sulla compravendita delle armi, i tentativi regolatori e l’attività contraria delle potenti lobbies delle armi.

Più volte, non ultimo con Obama, il Congresso o i governi dei singoli stati hanno cercato di regolamentare il settore con controlli più stringenti, ma quasi sempre sono stati costretti a desistere ed il responsabile era sempre uno: la National Rifle Association (NRA), la quale rappresenta i possessori di armi da fuoco. Tanto evanescente e silenziosa con i media quanto pervicace e aggressiva nell’azione che esercita su politici, istituzioni e aziende, la NRA vanta una serie impressionante di successi.


La legitima difesa

Stando alla news page della NRA, la lobby sarebbe riuscita a far passare 230 provvedimenti nel decennio 2003-2013 fra cui:

  • 6 leggi che proibiscono le amministrazioni locali di limitare il possesso d’armi
  • 7 leggi che escludo le armi da fuoco dalla lista dei “rumori molesti”
  • 21 leggi che inibiscono i singoli Stati a proibire o restringere il possesso di armi da fuoco in caso di disastri o emergenze (dette anche “norme anti-sciacallaggio)

Su tutte, però, spiccanno le 21 “Castle Doctrine laws”, che altro non sono che la versione USA del Decreto Salvini: la difesa della propria abitazione, proprietà o attività e sempre legittima.

Perché le armi sono belle, le armi sono importanti e la NRA è talmente ossessionata dalla difesa del mercato delle armi che nel 2000 riuscì quasi a far chiudere la Smith & Wesson. La celeberrima fabbrica di armi era rea di aver raggiunto un accordo con l’amministrazione Clinton per il controllo della vendita delle armi da fuoco.

La NRA si finanzia in maniera volontaria, a donazioni che possono arrivare da privati come da industrie, ma ultimamente qualcosa di nuovo è emerso e lo ha fatto durante il RussiaGate quando il Procuratore Speciale Mueller ha cominciato ad indagare la fonte dei 30 mln di dollari che l’Associazione avrebbe speso per supportare il Presidente Trump nel 2016. Il caso è ancora aperto e la NRA sostiene di ricevere, da 23 contributori russi, solamente 2500 dollari l’anno, ma ci sarebbero fonti, e dati, che parlano di una cifra più vicina al milione l’anno.

La Commissione Mueller potrà aver chiuso la propria indagine su Trump, ma le indagine sui contatti fra NRA e Russia rimangono aperte.



Good Guy with a Gun

La base delle azioni e delle rivendicazioni dell’Associazione sono il richiamo insistente al Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti ed il ritornello che sostiene che per battere un bad guy with a gun è necessario un good guy with a gun: un’affermazione mai dimostrata dai fatti.

Ad ogni modo, al di là dei discorsi ufficiali, “Under the gun” evidenzia in modo chiaro molti fenomeni nascosti. Ad esempio, pare che solo una minoranza dei numerosi iscritti alla NRA sia effettivamente contraria all’introduzione di restrizioni nel commercio di armi da fuoco all’interno del paese e ciononostante l’Associazione contrasta con forza ogni svolta legislativa in tal senso, ed è in grado di mobilitare e orientare i propri membri in ogni occasione elettorale, il che spaventa la maggior parte dei politici.

Per questo il “Secondo Emendamento” è così strenuamente difeso che il suo diritto non decade neanche se si finisce fra gli osservati speciali a rischio terrorismo: neanche la minaccia di essere un TERRORISTA, ferma un emenadamento ritenuto basilare per la sopravvivenza della prima potenza mondiale e che fa riferimento alla salvaguardia delle capacità delle “milizie” civili dopo la guerra d’indipendenza del 1776.

Certo, la NRA non è onnipotente e lo dimostra la recente crisi finanziaria dell’associazione dovuta alle spese durante il midterm 2018, ma se ogni tanto perde qualche battaglia, soprattutto sulla scala dei singoli stati, essa sta vincendo da anni una guerra a livello nazionale.


Comprare armi

I contraccolpi hanno a volte tratti grotteschi, come nel caso che riguarda l’agenzia governativa ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives), la quale detiene gli archivi delle vendite tracciate di armi, vale a dire di quelle che si svolgono al dettaglio, nei comuni negozi. Nella maggior parte degli stati è perfettamente legale acquistare qualsiasi quantità di armi da un rivenditore al dettaglio autorizzato, il quale è tenuto a tracciare la transazione e comunicarla alla ATF. Non hanno lo stesso obbligo i commercianti delle fiere e i cittadini che rivendono privatamente i propri arnesi.

I documenti incamerati mensilmente dall’ATF ammontano a circa un milione, e sono rigorosamente cartacei perché digitalizzarli violerebbe – dicono le leggi USA – la libertà dei cittadini. Ciò significa che i dipendenti dell’Agenzia possono effettuare le loro ricerche solo manualmente, rovistando in scatoloni ammucchiati nei posti più improbabili. Definire titanica un’impresa del genere è dire poco, se si considera che essi vengono interpellati ogni volta che in un qualsiasi stato dell’Unione si registra una violenza da arma da fuoco.

Anche la FBI ha di che lamentarsi. Infatti, nel caso un venditore al dettaglio voglia effettuare un controllo sulla fedina penale di un compratore, deve trasmettere i suoi dati all’FBI, che ha solo 3 giorni di tempo per fare le proprie verifiche in un sistema privo di archivio centralizzato. Ciò significa che la maggior parte delle vendite avviene senza riscontri sui precedenti del compratore.

Chi si oppone alla digilitalizzazione degli archivi? La NRA.

Così la circolazione di armi da fuoco si intesifica nella società americana, e, a seguito delle stragi che suscitano più clamore (quelle, cioè, come osserva una sconsolata madre di Chicago, che avvengono in piccoli centri borghesi di provincia), le loro vendite registrano incrementi improvvisi, dal momento che la maggior parte della gente teme delle normative più severe in merito.

Allora non sorprende per niente constatare che negli stati in cui la presenza di armi da fuoco è maggiore, più frequenti sono anche gli omicidi e le stragi.


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Più armi che abitanti

Stando alle stime ufficiali sella Small Arms Survey 2017, negli USA ci sarebbero 120.5 armi da fuoco ogni 100 abitanti. Si tratta di un 392 milioni di armi da fuoco, molte delle quali nelle mani di poche persone. Una cifra allucinante che è più del doppio di quella dello Yemen, paese in guerra, al terzo posto con 52.8, e sei volte tanto rispetto alla Svizzera (27.6) dove il porto d’armi è legato al sistema della milizia che costituiscono il 95% dell’esercito elvetico.

A possedere armi sarebbe una quota compresa fra il 22% e il 29% della popolazione. Ancora più importante, il solo 3% della popolazione USA possiede oltre 50% delle armi del paese, ovvero: 9 mln di persone sono possessori, in tutto di 186 mln di armi. Dati stimati perché in molti Stati, per possedere un’arma non bisogna chiedere alcun permesso.

E com’è il rateo di omicidi relativi all’uso delle armi?

Uno fra i più alti del mondo ed è in crescita. Nel 2013 ci sono stati 10 morti ogni 100.000 abitanti, nel 2016 il dato è salito al 11 per arrivare a 12 nel 2017. Fra questi, il 37% sono omicidi, il quale è un dato 8 volte superiore a quello del Canada.

Un problema solo americano?

Non proprio. Fra i paesi europeei, nella civilissima Svezia ci sono 23 armi da fuoco ogni 100 abitanti e il rateo di omicidi è in crescita costante negli ultimi 10 anni.  Perché faccio l’esempio della Svezia? Perchè nella vicina Finlandia il rateo di possesso di armi da fuoco è molto più alto (32.4), ma l’incidenza degli omicidi minori: il 14%. Semplicemente in Finlandia non si possono avere armi per “autodifesa”, ma solo per attività sportive (legate all’attività di riservista dell’esercito) e caccia.



E l’Italia?

Sempre secondo Small Arms Survey, in Italia ci sarebbero 8.6 mln di armi da fuoco ovvero 13.3 per ogni abitante. Un dato che è destinato ad aumentare in seguito alla riforma della “legittima difesa” (di cui abbiamo diffusamente parlato sul Caffè e l’Opinione) e della DL/104 del 10 agosto 2018 voluto da Matteo Salvini e che amplia sia il limite al numero di armi per persona, sia la platea di chi può comprare armi semiautomatiche (tipo Kalashnikov).

Bello vero?

Ah, dimenticavo. Il nostro paese, quello del Made in Italy di cui dobbiamo esser orgogliosi, è il nono esportatore di armi mondiale. Siamo ancora indietro rispetto ai nostri amatissimi cugini francesi, ma rassicuratevi, in Siria e Yemen, due zone di guerra, il nostro export ha fatto segnare un + 75%.

Da esserne sovranamente orgogliosi.

Recensioni originaria di Alessandro di Ludovico, riedizione e ampliamento a cura dell’autore


Dov’è il voto? Non c’è perché a This is Retro non crediamo che si possa classificare un’opera, qualunque essa sia, con un voto. Che senso ha dire che Avatar merita un 7 e mezzo o che Battlestar Galactica e Wolf of Wall Street prendono entrambi 10? Che cosa accomuna, realmente, due film così diversi? Una sola cosa, la soggettività di chi li guarda, la quale è espressa nel testo che avete appena letto. Certo, i voti aiutano a capire in maniera più rapida se comprare o no un gioco o se vedere o no un film, ma se la pensate così non avete capito che cosa sia This is Retro.


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