Lo scontro fra Olanda e Turchia – Erdogan contro l’Europa – Avanti con la Brexit – il Ristretto del 14-3-2017

 Proteste di cittadini turco-olandesi davanti al consolato turco a Rotterdam dove doveva tenersi il comizio del Ministro degli Esteri Cavosoglu. Foto di: Chris McGrath/Getty Images News / Getty Images

Proteste di cittadini turco-olandesi davanti al consolato turco a Rotterdam dove doveva tenersi il comizio del Ministro degli Esteri Cavosoglu. Foto di: Chris McGrath/Getty Images News / Getty Images

La crisi diplomatica fra Olanda – alle prese con le elezioni – e la Turchia si allarga al resto d’Europa mentre ad Ankara cominciano i preparativi per il referendum costituzionale voluto da Erdoğan. Intanto si avvicina il giorno in cui il Regno Unito si appellerà all’articolo 50 per l’uscita dall’Unione: l’inizio della Brexit. Ma la Scozia oppone, ancora, resistenza.

Olanda e Turchia. Nonostante l’intervento sia dell’Unione Europea che della NATO, non si abbassano i toni nel conflitto diplomatico che coinvolge Turchia e Olanda. Già nel fine settimana, la Turchia aveva rotto le relazioni diplomatiche con l’Olanda e chiuso lo spazio aereo ai diplomatici olandesi, bloccando il ritorno dell’ambasciatore olandese attualmente in vacanza. Nella giornata di martedì il governo di Ankara ha annunciato che intende citare in giudizio il governo olandese davanti all’ONU, al Consiglio d’Europa e all’OSCE (l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) con l’accusa di aver violato la Convenzione di Vienna che regola i rapporti diplomatici fra gli stati.

Il caso scoppia l’undici marzo, quando il governo olandese nega l’ingresso nel paese del Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu e di quello per la Famiglia Fatma Betül Sayan Kaya, i quali dovevano intervenire ad un evento pubblico organizzato dalla comunità turco-olandese  a favore del sì al referendum costituzionale turco del 16 aprile prossimo. Il giorno dopo, il Ministro della Famiglia Sayan Kaya, la quale aveva tentato di rientrare nel paese in automobile, viene accompagnato al confine con la Germania dalle autorità turche: “deportazione” dice il governo di Ankara, “misura concordata con il consolato e l’Unione Europea” per l’Olanda. Per il governo olandese, la presenza dei due ministri nel paese sarebbe stata cancellata sia per motivi di sicurezza che di politica interna: il paese è negli ultimi giorni di un’agguerrita campagna elettorale dove immigrazione e rapporti fra stato ed Islam sono – per colpa del Partito della Libertà di Geert Wilders – al centro del dibattito e la presenza dei due dignitari turchi sarebbe potuta essere facilmente strumentalizzata dall’estrema destra.

Questo non ha impedito alla Turchia di avviare l’escalation del conflitto. Per Mevlüt Çavuşoğlu, l’Olanda sarebbe “la capitale del fascismo” mentre secondo il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan il governo olandese avrebbe agito da “repubblica delle banane” aggiungendo “pensavo che il nazismo fosse finito, ma mi sbagliavo, il nazismo è vivo in occidente”.

La campagna anti-Europa di Erdoğan. Si terrà in Turchia il 16 aprile il referendum sulla riforma della costituzione voluta dal Presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan. La riforma prevede – fra gli altri punti – il trasferimento del potere legislativo del parlamento e quello esecutivo del governo al Presidente e la nomina della maggioranza dei giudici da parte dello stesso riducendo, inoltre, il controllo del Parlamento sugli atti presidenziali. Nel paese è già partita la campagna elettorale e mentre il NO viene bandito in maniera anche tragicomica (il governo ha messo al bando delle brochure contro il fumo perché contenevano la parola “NO” in bella vista), la battaglia politica si sposta in Europa, usata dal Presidente in chiave di politica interna.

In Unione Europea vivono infatti fra i 5 e i 10 milioni di cittadini turchi, fra cui quattro milioni e mezzo in Germania, un milione in Francia e un altro milione diviso fra Olanda e Austria. Si tratta di voti pesanti, soprattutto incerti, lontani dalla propaganda ufficiale del governo, da quei la volontà di Ankara di organizzare i comizi elettorali in quei paesi fra cui, appunto, quelli cancellati di Amburgo e Rotterdam. Il governo tedesco si era mosso per primo bloccando l’arrivo del Ministro degli Esteri turco ad Amburgo, cosa che ha fatto urlare Erdoğan al “ritorno del Nazismo“. Poi è stata la volta dell’Austria e infine dell’Olanda, dove il caso è deflagrato a causa delle elezioni politiche interne. Non ultima la decisione presa domenica dal governo danese che ha posticipato a data da destinarsi una visita del Primo Ministro turco Binali Yıldırım in Danimarca, una decisione motivata “dagli attacchi turchi all’Olanda”.

Intanto, ad Ankara, Erdoğan – per cui sarebbe “immorale” stare dalla parte dell’Olanda come ha fatto l’Europa – sta usando la crisi diplomatica come ennesimo esempio del razzismo anti-islamico ed anti-turco dell’occidente. Il suo scopo è di usare tale argomento contro quei partiti “laici” – i repubblicani del CHP e i democratici-curdi del HDP – che vorrebbero riallineare la Turchia ai partner europei.

 Il Primo Ministro britannico Theresa May al Consiglio d'Europa di Marzo - Foto:  The Prime Minister Office  Licenza:  CC 2.0

Il Primo Ministro britannico Theresa May al Consiglio d’Europa di Marzo – Foto: The Prime Minister Office Licenza: CC 2.0

Incomincia la Brexit. La Brexit ha ottenuto lunedì il via libera ufficiale dal parlamento britannico. Nella serata di lunedì la Camera dei Comuni si è espressa contro i due emendamenti al cosiddetto “Brexit bill” – la legge che permette al governo britannico di cominciare le trattative per l’uscita dall’Unione Europea – approvati il mese scorso alla Camera dei Lord. Tali punti comprendevano un sistema di protezione per i cittadini comunitari già residenti in Regno Unito al momento della Brexit e la concessione al parlamento del diritto ad un “meaningful vote” (voto significativo) su qualsiasi accordo finale fra Regno Unito ed Unione con la possibilità di operare modifiche allo stesso. Soprattutto contro quest’ultimo punto si è mosso il Primo Ministro Theresa May che preferirebbe un semplice voto abrogativo o confermativo – prendere o lasciare – sull’accordo stesso senza possibilità di modifiche con lo scopo di velocizzare e semplificare le trattative con l’Unione.

La linea del governo è passata ed ora il governo di Londra ha il via libera per cominciare le trattative con Bruxelles appellandosi all’articolo 50 dell’Unione Europea, cosa che dovrebbe accadere entro fine marzo, decisione presa per evitare di sovrapporsi alle celebrazioni per il sessantennale del Trattato di Roma, il documento fondatore della Comunità Economica Europea. Nonostante il voto dia piena fiducia al governo nel condurre le trattative, il parlamento britannico rimane dubbioso sull’esito delle stesse. Secondo la commissione per gli affari esteri di Westminster “sarebbero molte le ragioni per cui le trattative potrebbero fallire” citando, fra le altre, il tema dei confini in Irlanda, quello dei diritti dei cittadini britannici in Europa e di quelli europei nel Regno Unito nonché i 60 miliardi di Euro che il governo britannico dovrebbe pagare all’Europa per impegni pregressi prima della sua uscita. Questi temi potrebbero portare al “no-deal” – l’uscita senza alcun tipo di accordo – “un’eventualità che dobbiamo tenere in considerazione”, affermano i membri della commissione.

Il mio messaggio è semplice: l’Unione Europea non sarà perfetta, ma per la Scozia ed i suoi interessi, è meglio farne parte.

— Nicola Sturgeon

Ancora la Scozia. Ai margini del voto del parlamento britannico, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato di voler attivare l’iter per convocare un secondo referendum sull’indipendenza del paese, ovvero la “Section 30” della legge sulla “devolution” britannica. Per la leader del Partito Nazionale Scozzese (SNP), la decisione è dovuta alla mancata volontà del governo britannico – e del primo ministro Theresa May – di prestare ascolto alle proposte scozzesi sulle trattative. Il nuovo referendum potrebbe tenersi fra il 2018 e il 2019 durante la fase finale delle trattative sulla Brexit in modo da sfruttare l’eventuale malcontento dei cittadini scozzesi nella parte finale delle trattative (la Brexit dovrebbe avvenire a marzo del 2019). Nel precedente referendum il “Remain” aveva vinto con il 55%, ma lo SNP confida ora – nel Regno Unito post-Brexit – nelle divisioni del fronte “unionista”.

In caso di secessione, la Scozia chiederebbe di essere reintegrata nell’Unione Europea, ma potrebbe scontrarsi con il veto spagnolo che vorrebbe evitare di creare un precedente per un eventuale indipendenza catalana.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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