“Decida il Parlamento”: così Di Maio cerca di aggirare lo scoglio Sì TAV

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Problema: come far digerire il Sì Tav all’elettorato 5 Stelle. Di Maio: dando la colpa agli altri e “sacrificandosi” per un fine più alto.

La TAV Torino-Lione si farà o, rispettando la comunicazione governativa, “si dovrà fare”. Lo ha spiegato il 23 luglio, il Premier Conte:

“Non fare la TAV significherebbe pagare i costi per la rottura dell’accordo con la Francia”.

Stando a quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio, la TAV – o, meglio, il tunnel del Moncenisio e la linea Torino-Lione – si farà perché questa sarebbe “la volontà del Governo”, anche se il MoVimento 5 Stelle sembra essere di altro avviso:

“Rispetto Conte” ha dichiarato il vicepremier Luigi Di Maio, aggiungendo che “per il movimento l’opera è dannosa”.


Il Governo Sì e No TAV

Siamo di fronte quindi a quello che si può definire un enigma. Conte, che è stato proposto e nominato dai 5 Stelle, rilancia la costruzione di quella TAV contro cui il MoVimento – nella sua fase iniziale – ha costruito il suo successo. Ne farlo non viene smentito dal vicepremier e attuale “capo politico” del MoVimento che, però, sottolinea come il suo partito – parte integrante del Governo Conte – rimanga contrario all’opera stessa. Un principio intriseco di contraddizione: come fa il Governo ad essere “pro TAV” se la sua parte maggioritaria si dichiara “No TAV”.

Di Maio e Casaleggio lo sanno perfettamente ed ecco che arriva l’annuncio che cerca di “risolvere” l’enigma o, quanto meno, a provare a salvaguardare la faccia al MoVimento, ovvero:

“si esprimano le Camere, sarà il Parlamento a dover decidere se è più importante la tratta Torino-Lione”.

La soluzione del vicepremier è il voto allo scopo di chiarire, annuncia con tanto di piglio nazional-populista, “se è più importante fare un regalo ai francesi e a Macron, piuttosto che realizzare, ad esempio, l’alta velocità verso Matera, capitale europea della cultura, o la Napoli-Bari”.

Al di là del fatto che i progetti non si escludono a vicenda, sarebbe interessante capire perché la Torino-Lione debba essere un regalo a Macron, visto che Torino, fino a prova contraria, è una città italiana come lo è Milano, la quale beneficerebbe come il capoluogo sabaudo della nuova tratta ferroviaria.



Il complottone

Di Maio non lo spiega e preferisce lanciarsi nella teoria del “complottone” paneuropeo contro l’Italietta, dimenticandosi che, sempre fino a prova contraria, l’Italia è parte attiva della UE:

“Chiedetevi perché l’Europa ci ha sempre ignorato su tutto, continua ad ignorarci su tutto e poi d’improvviso mette sul piatto nuovi investimenti per la TAV Torino-Lione; chiedetevi se l’Europa lo fa davvero per l’Italia o se per qualcun altro, visto che parecchi soldi degli italiani andranni ai francesi”.

Pura e semplice propaganda:

  • l’Europa non ci ignora, infatti abbiamo avuto la flessibilità con Renzi che con Gentiloni che con Conte (l’Europa ha accettato la Manovra 2019 sebbene questa fosse fuori dai parametri). 
  • l’Europa non ci ha sempre ignorato visto che avevamo Draghi alla BCE, Mogherini agli esteri, Tajani al parlamento e ora c’è Sassoli…ah, già, quel “NOI” che viene ignorato riguarda il “popolo” sinonimo per “MoVimento 5 Stelle”
  • l’Europa è nemica e prona al complotto anti-italiano, ma il MoVimento che l’accusa ha votato la fiducia ad Ursula von der Leyen quale nuovo Presidente della Commissione appena una settimana fa.

L’assurdità del discorso di Di Maio non si ferma qui:

  • Di Maio dice che i finanziamenti stanziati per l’Italia finirebbero ai francesi senza spiegarne il perché;
  • questo, oltre ad essere falso, contraddice lo stesso Conte il quale, nel suo discorso, ha ringraziato Toninelli per essere riuscito ad ottenere circa 3 mld in più di fondi per la TAV dalla UE;
  • le parole di Di Maio vengono contradette – a sua insaputa – dallo stesso Toninelli, il quale ha ringraziato Conte per avergli riconosciuto il merito dell’aumento del finanziamento europeo.

Come su Bibbiano, quindi, Di Maio diffonde falsità a puro uso propagandistico. In quel caso si era limitato a sparare fango sul PD, mentre sulla TAV ha allargato il bersaglio includendo Berlusconi, Macron e la UE. Il tutto con l’unico scopoo di mascherare quella che sembra la vera ‘strategia’ del MoVimento per limitare i danni del Sì di Conte: scaricare la responsabilità sugli altri e, nello specifico, sulla Lega, peraltro ben volenterosa di farsi carico di questa responsabilità.


La colpa è del Parlamento!

Grazia al voto, continua Di Maio, “fra non molto potremo vedere con i nostri occhi chi decide di andare a braccetto con Renzi, Monti, Calenda, la Fornero e Berlusconi: il Parlamento restituirà a tutti la verità dei fatti”. Calenda, Renzi, Monti, la Fornero e Berlusconi: potesse, tirerebbe dentro anche Vittorio Emanuele III, Bruto e i Borgia.

Tradotto: apparirà chiaro che è la Lega di Salvini che voterà assieme al PD e alla vecchia politica, quella da cui il MoVimento è “orgogliosamente diverso”. Talmente diverso che non ci sarà voto di fiducia così da salvaguardare Governo e poltrone. Il gioco è semplice. Come dice Conte, la Tav “non si può fermare” (che è di per sé è errato, la possono “fermare”, se volessero, ma non vogliono perché sanno che farlo comporterebbe un duro colpo ai conti italiani e alle alleanze del paese), ma il MoVimento non può permettersi di passare come il partito Sì Tav, pena il definitivo svuotamento del proprio elettorato come sottolinea, dal Piemonte, la No Tav e capogruppo 5 Stelle in regione Francesca Frediani: “un governo di cui fa parte il M5S dà l’ok al Tav? Inaccettabile”.

Per risolvere il problema, il MoVimento deve inventarsi una nuova narrazione, quella in cui Conte diventa il premier-arbitro pressato da UE, Francia e Lega e in cui il MoVimento si vede “costretto” ad accettare la decisione perché non ha il 51% dei consensi e perché diventa un sacrificio “necessario” per portare avanti le politiche di cambiamento del paese: anticorruzione, Reddito di Cittadinanza etc. così da limitare il danno d’immagine alla sola Val di Susa.



No alla fiducia!

Il trucco, oltre alla “narrazione” è il non apporre la fiducia all’eventuale voto. Proseguendo nel gioco delle parti, Giuseppe Conte ringrazierà il MoVimento per l’immenso e “patriottico” sacrificio e Di Maio potà vantarsi  che il 5 Stelle rimane “geneticamente diverso” dagli altri partiti e, soprattutto, orgogliosamente No Tav, anche se sarà Toninelli a firmare i bandi di gara. Intanto, sui social, il Blog delle Stelle pubblicherà la versione “ufficiale” sulla vicenda firmata dallo stesso Di Maio con gli stessi identici attacchi, ma preservando il Governo. Infine, Di Battista sbiascicherà ai quattro venti che questa situazione è solo frutto dei compromessi a cui il M5S è costretto per evitare che governi ancora Renzusconi, o Salvini, o la UE… e che in ogni caso la colpa è dei governi precedenti che hanno lasciato una situazione “senza via di scampo”.

Sul Fatto, infine, vedremo Travaglio lanciarsi in una filippica contro il “ricatto della Lega a Conte” e che la decisione parlamentare è quanto di più democratico un governo potesse decidere, “non come quelli precedenti che mai e poi mai hanno chiesto un voto sulla TAV”.

Quando, infine, partiranno i lavori non succederà per volontà del 5 Stelle, ma perché lo ha scelto il Parlamento, quello dove si nasconde la Ka$tah distaccata dal “popolo” e che andrebbe superato perché i cittadini italiani la TAV non la vogliono, lo dice Rousseau.


Come dichiarato dallaù Sindaca di Torino, Chiara Appendino:

“Resto No Tav, ma il M5S non ha il 51%”

Funzionerà? Dipenderà da quanti cadranno nella trappola comunicativa, ma lo sapremo solo alle prossime elezioni.

 

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