Sofo, il Talebano, e Salvini: la destra italiana non ha nulla di “centro”

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Il centrodestra italiano non esiste, è un’illusione che di centro non ha nulla, ma ha tanto di identitario, conservatore, tradizionalista e nazionalista.

Una delle cose più fastidiose, quasi assurde, della politica italiana, ma totalmente in linea con il suo infimo livello, è il tentativo della destra (quella che si ostina a definirsi centrodestra) di proporsi come alfiere e protettrice del voto moderato.

Un’idea condivisa anche nell’elettorato di centrosinistra (lo dico per esperienza personale).

Quello che appare così logico nel cortocircuito informativo di questo paese, perde chiarezza e sprofonda nella follia quando si analizza cosa sia realmente il cosiddetto centrodestra italiano.

Ovvero l’anticamera del postnazismo.



L’europarlamentare Sofo

Questo accade nonostante in molti si illudano che personaggi come Guido Crosetto (FdI) e Giancarlo Giorgetti (Lega), financo ex-berlusconiani come il governatore della Liguria Giovanni Toti possano rappresentare la vena “conservatrice e/o liberale” di quella coalizione.

Per perdere questa illusione basta guardarsi in giro, leggere le farneticazioni di Giuliano Ferrara, supposto liberale, contro il “mengelismo inconsapevole” del progressismo “positivista” o leggere il profilo e le idee del nuovo europarlamentare leghista Vincenzo Sofo, entrato a Bruxelles grazie alla Brexit.

Un profilo di cui si è accennato anche sui giornali nazionali, ma limitandosi agli aspetti di costume, come il fidanzamento con Marion Marechal, nipote di Marine Le Pen e da molti considerata la vera delfina della destra identitaria francese. Un profilo di cui consiglio la lettura per togliersi una volta per tutte l’idea (e parlo soprattutto a chi si vede come liberale, repubblicano e moderato) che questo centrodestra italiano sia qualcosa di diverso dall’estrema destra.

Vincenzo Sofo, classe 1986, è un ex-consigliere circoscrizionale nella zona 6 di Milano della Lega, ex-militante de La Destra, ma, soprattutto, è con l’anti-darwinista comunitarista e populista Fabrizio Fratus, altro animatore della destra meneghina, il fondatore del think tank “il Talebano”.

Come riporta il sito, il Talebano, Fratus e Sofo lavorano “dal 2012 a supporto di Matteo Salvini per il rinnovamento del progetto leghista in chiave identitaria nazionale”. L’obiettivo, continuano, è far sì che “attorno al progetto salviniano la dispersa area della destra politica italiana in moda da arrivare alla nascita di un nuovo grande movimento identitario capace di condurre le istituzioni alla costruzione di una nuova Italia dei Popoli in una nuova Europa dei Popoli”.

La costruzione di tale movimento avviene attraverso una serie di linee guida riassunte dal Talebano nei seguenti dieci punti che riporto di seguito in maniera integrale.


Le idee del Talebano

Combattere il progresso economico e sociale degli ultimi 20 anni, che ha portato alla disgregazione dei popoli e alla morte dello spirito comunitario e sociale”.

“Opporsi alla globalizzazione in ogni sua forma conosciuta, per combattere l’omologazione e la standardizzazione di modelli, stili di vita e pensieri, per difendere la Tradizione e per riscoprire nella diversità l’identità dei singoli”.

“Lottare per riportare in vita valori ormai abbandonati come la solidarietà, la reciprocità, la responsabilità e l’impegno, contrastando l’avidità, l’edonismo e l’individualismo estremo portati dal materialismo e dalla cultura illuminista/positivista”.

“Proclamare la sacralità della vita e l’importanza di riavvicinare l’Uomo ai sui valori fondamentali, da porre come fondamento all’azione socio-politica”.

“Chiudere ogni speranza al mito del lavoro, strumento delle oligarchie e nuova forma di schiavismo capitalista. Combatti affinché il lavoro possa recuperare una connotazione tanto sociale quanto spirituale, abbandonando definitivamente quella finalizzata esclusivamente ad alimentare la società dei consumi”.

“Dichiarare fallita la democrazia rappresentativa dei partiti e dei sindacati, lanciando la sfida per una democrazia delle élite, fondata sull’istruzione, sulla selezione e sulla formazione delle classi dirigenti. Un sistema organico in cui siano riconosciute e valorizzate le competenze”.

“Salvaguardare l’autodeterminazione dei popoli e l’autosviluppo, la difesa delle tradizioni e delle culture, delle lingue e dei dialetti, in quanto patrimonio di valori, modelli culturali, usi e costumi”.

“Invocare l’Europa delle Patrie e dei Popoli, luogo di rigenerazione della Tradizione, dello sviluppo economico e sociale e della difesa del territorio, fondato sul rispetto dell’indipendenza e della volontà reciproca”.

“Difendere le piccole comunità e stimola l’autoproduzione e l’autoconsumo contro la delocalizzazione, al fine di riscoprire in esse il terreno ove si edifichino pilastri di coesione, solidarietà e organicità”.

“Porre la famiglia, primo fulcro del sistema comunitario, al centro della società, riconoscendo in essa un’istituzione capace di riprodurre e perpetuare, sia sul piano biologico sia su quello culturale, caratteri quali l’esclusività, la stabilità, la responsabilità, la disciplina e l’apprendimento di valori”.



La destra postnazista

Chi si è già trovato a confrontarsi con il pensiero della destra radicale europea (se non avete avuto questa fortuna vi consiglio questo link), non avrà avuto difficoltà a riconoscere le diversi origini di tale messaggio.

“L’Italia dei Popoli” tratteggiata da “Il Talebano” va passo passo con le idee di Miglio e Oneto, il federalismo padano, ponendo al centro le “comunità” e caricandole di significati mistici e spirituali in chiave anti-progressista per la difesa delle tradizioni e della “sacralità” della famiglia.

Stando al documento, strumento di governo di queste comunità territoriali sarebbe la “democrazia delle élite”, una classe dirigente formata per governare in contrapposizione alla democrazia rappresentativa, considerata fallimentare. Si tratta della visione di Evola e altri pensatori di destra sulla necessità di una società naturalmente gerarchica in cui la posizione in essa dipende dalla tradizione: la chiamano democrazia, ma si traduce in oligarchia.

Tali comunità sono autarchiche, caratteristica fondamentale nell’Europa dei Popoli del pensatore francese Alain de Benoist in cui ognuno, in fondo, “si fa i fatti suoi”, e che viene nascosta dietro termini come autosviluppo, autoproduzione e autoconsumo”. Il tutto in un mondo in cui il lavoro, finora “strumento dello schiavismo capitalista” riscopre la sua “vera connotazione del lavoro tanto sociale quanto spirituale”.

Piccole patrie gerarchiche, in cui le caratteristiche tipiche dell’illuminismo (eguaglianza, pari opportunità, mobilità) vengono soppiantate dalla tradizione in chiave anti-globalista e anti-capitalista.


I rossobruni e il Talebano

Un progetto, quello del Talebano, che il duo Sofo/Fratus definiscono “oltre la destra e la sinistra”, termine che, negli anni, è stato usato dal MoVimento 5 Stelle (era alla base della sua nascita ai tempi dei meetup), da personaggi come Fusaro e Buttafuoco (non a caso spesso ospiti degli eventi de il Talebano) e, non ultimo, da Matteo Salvini, ma che non è per nulla nuovo.

L’ibridazione fra destra nazionalista e sinistra anticapitalista è presente già nella Germania pre-hitleriana coi fratelli Strasser (i “nazional-bolscevichi”) e in Italia con il “Socialismo Nazionale”  di Corradini e del primo Mussolini. Nel dopoguerra, la bandiera nazional-bolscevica o rossubruna verrà ripresa dal belga Thiriart, fondatore del movimento Giovane Europa in cui militò, prima dell’entrata in Lega, Mario Borghezio, e, poi, da Aleksander Dugin, punto di riferimento della destra putiniana.

In Italia, tale visione, introdotta dall’editore Claudio Mutti, diventa “famosa” grazie al “nazi-maoista” Franco Freda, esponente dei neofascisti di Ordine Nuovo e condannato per gli attentati ai treni del 1969 e per associazione sovversiva e istigazione razziale.

Non certo un bel biglietto da visita per il Talebano, Sofo e le loro idee.


Il “Documento di Idee”

Nonostante questo e le parole di Freda – “Salvini è il salvatore della razza europea” riprese, in maniera diversa da intellettuali come Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro – si potrebbe pensare che il Talebano sia solo un circoletto culturale underground e che Sofo sia finito nel calderone leghista alle Europee come premio per aver contribuito alla propaganda salviniana. O, in alternativa per la vicinanza di questo con l’identitarismo francese, ma non è così.

Sofo e il Talebano sono parte integrante della nascita della Lega nazionale salviniana del 2020 e a testimoniarlo è un altro loro testo: il “Documento di Idee”.

Ad una prima lettura, il “Documento” sembra il racconto dell’Italia degli ultimi anni con l’affermazione dei movimenti No Euro, le alleanze trasversali fra “destra” e “sinistra” ed il fondersi del voto nazionalista con quello ex-operaista, come si è visto nelle ultime elezioni in Emilia Romagna o in altre “roccaforti rosse” dove le periferie postindustriali e i ceti operai si muovono verso la destra anti-sistema, sebbene essa sia xenofoba ed identitaria.

Non a caso il testo, partendo da Lenin e Schimidt e arrivando fino a Gramsci passando per De Benoist, Evola e Thiriart, parla di “riconciliare una destra conservatrice e una sinistra anticapitalista on l’obiettivo primario di superare la dicotomia destra-sinistra, […] organica al sistema dominante” per “riorganizzare un modello antagonista a questo ordine neo-liberale” che, dice il testo, genera un “vuoto” dettato “dalla supremazia del modello economico”.

Modello economico che deve essere superato anche per riconquistare, dice il Talebano citando direttamente Marx, il “diritto all’ozio”: sinistra anticapitalista che incontra la destra conservatrice contro il nemico, ovvero il liberalismo.

Solo nell’ultimo anno possiamo citare centinaia di articoli e/o video che affrontano lo stesso tema, siano essi di Byoblu o di The Vision, del Blog delle Stelle o, addirittura, l’Espresso, ma in questo mainstream rossobrunato spicca il fatto che il documento de il Talebano sia datato 2014, anno dell’elezione di Matteo Salvini a segretario della Lega.

Un testo di cinque anni fa, nato da un oscuro circolo culturale meneghino, che contiene in sé tutta la propaganda “anti-sistema” della destra salviniana e del “decrescitismo” del MoVimento 5 Stelle oltre a parte delle teorizzazioni estreme di alcune parti del radicalismo di sinistra (Rizzo, Fassina, etc.).

Detta così potrebbe sembrare stupefacente, ma il “Documento di idee”, non fa altro che condensare una storia decennale, quella del rossobrunismo o postnazismo, che attecchisce perché capace di prendere le istanze “protezionistiche” dei conservatori, quelle “tradizionaliste” degli identitari e quelle “economicamente egalitarie” della sinistra radicale e fonderle assieme in un momento in cui cala la fiducia nel sistema liberaldemocratico in favore di un ipotetico modello postcapitalista e post(anti)liberale.

Socialmente è il successo della paura per la società aperta, per il mondo ed il commercio globale. Politicamente, è conseguenza della crisi del centro liberale, della sinistra riformista e progressista come della destra realmente moderata.


Il network postnazista

Come italiani, per ragioni storiche e politiche, siamo più esposti a queste idee e questa ha decretato il successo sia della propaganda (operata negli ultimi anni direttamente dalla Lega e dal MoVimento 5 Stelle) che del network a cui appartiene il Talebano.

Perché non esistono solo Sofo e Fratus. Fra i firmatari del “Documento di Idee” si trovano anche Sebastiano Caputo, classe 1992, fondatore de “l’Intellettuale Dissidente” rivista online con molto seguito under 40 e 119.000 follower su Facebook, e fondatore della casa editrice GOG. Da notare che Caputo è anche noto per il suo essere pro-Assad in un ottica di “difesa dei Cristiani d’Oriente” da parte della “mezzaluna sciita”, come da lui raccontato più volte sul blog e dalle telecamere amiche del videoblogger ByoBlu.

Ma oltre a Caputo, c’è Camilla Vanaria, classe 1983, portavoce in diretta collaborazione presso l’ufficio stampa del Ministero per gli affari regionali e autonomie (Ministro Boccia, PD) e della Lega Nord.

Fra gli autori degli allegati, oltre ai già citati Buttafuoco e Fusaro, figura anche Andrea Gibelli, classe 1967, ex-deputato leghista e vicepresidente della Regione Lombardia sempre in quota Lega.

Un movimento radicato e ramificato che, come sapientemente documentato da Gatti in “I demoni di Salvini” non è marginale in Lega, ma ne è parte costituente e motore ideologico, fino al punto che sembra trascendere la figura del “capitano”.

Sofo, infatti, era l’organizzatore del convegno “La fine della Sovranità, La dittatura del denaro che toglie il potere ai popoli”, in cui Salvini, allora europarlamentare, presentò i caratteri di quella Lega pro-Putin, xenofoba, tradizionalista cattolica che ora è sotto gli occhi di tutti.

E la presentò parlando al fianco dello stesso Alain de Benoist, co-invitato dell’evento.



Conclusione

Leggendo il profilo di Vincenzo Sofo e le teorizzazioni portate avanti da il Talebano e la sue rete nel contesto italiano del 2020, non può non apparire chiaro quanto raccontato da Andrea Mingardi in chiusura de “La Verità, vi prego, sul neoliberismo”.

Ovvero che in questo preciso momento storico la reale differenza fra destra e sinistra dal punto di vista del sistema economico si sia totalmente affievolita a favore di una sinergia anti-sistema che interpreta il “capitalismo” e il “neoliberismo” come “nemico comune” da distruggere a priori delle discussioni su diritti e redistribuzione.

Una sovrapposizione che denota la capacità di quel mondo (rossobrunato, postnazista, neofascista, socialista nazionale, identitario o come vogliamo chiamarlo) nell’egemonizzare culturalmente il dibattito dopo la crisi del 2011 e che desta preoccupazione. Anche perché viviamo in un paese i cui due ultimi governi,  soprattutto negli aspetti economici e sociali, ovvero il Conte I e II propongono idee e argomenti molto vicini – come ratio sia nella Lega che nel M5S – al mondo anticapitalista immaginato da il Talebano.

Un mondo che di moderato, liberale e democratico, ha sempre meno e in cui la soluzione va ben oltre il tenere Salvini lontano dal governo.


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