Svezia: cosa ci raccontano le elezioni per il futuro dell’Italia e dell’Europa

Svezia

Dalla Svezia arriva una lezione: avanzano i sovranisti, ma il fronte europeista esiste ancora. Da qui occorre partire per riformare l’Europa.

Chi ha vinto in Svezia? La “destra xenofoba” o i Rossoverdi del premier uscente Stefan Löfven? Forse ha vinto l’Allenaza di centrodestra staccata di uno 0.3% dal centro sinistra o forse ha semplicemente perso chi, nel voto svedese, cercava la conferma di un trend paneuropeo, quello dell’avanzata sovranista anti-migrante.

Tanti spunti, soprattutto per noi che guardiamo dal resto d’Europa e la cui attenzione, senza sminuire la Svezia, e già volta alle elezioni europee di maggio 2019.


Junk News

La principale paura dei governi europei, quasi tutti, è delle interferenze esterne durante la campagna elettorale a mezzo dei social media. Per questo motivo iniziamo quest’analisi dal dato più silenzioso e, allo stesso tempo, più eclatante. La tornata elettorale, in uno dei paesi più democratici e trasparenti al mond, si è svolta alla presenza di un team di osservatori dell’OSCE su richiesta, tra l’altro, della stessa Svezia. L’obiettivo, controllare che non si verificassero infiltrazioni estere.

Un timore reale, visto l’esempio delle elezioni tedesche e italiane. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, infatti, negli ultimo mesi, un terzo di ogni news politica contrassegnata (su Twitter) con l’hashtag ‘Svezia’ sarebbe da considerarsi ‘junk news’, definendo come tali post che “deliberatamente pubblicano informazioni ingannevoli ed incorrette”.


SD e la propaganda sovranista

A diffonderle, sostiene un altro studio, stavolto della svedese FOI, ci sarebbero dei bot, la maggioranza di origine svedese, la cui attività sarebbe quai triplicata nel solo mese di agosto, passando dai 500 identificati a luglio ai 1200 a ridosso delle elezioni. Stando ai risultati delle analisi sui temi di questi post (immigrazione e sicurezza), il beneficiario sarebbe stata la campagna elettorale dei Democrativi Svedesi (DS), i quali, nonostante il tentativo del leader Jimmie Åkesson di staccarsi dal passato estremista, rimane impregnato di retorica monoculturale e xenofoba (confermato da una sentenza della magistratura svedese). Una retorica legate alle origini neonazisti e che si è arrichita di quella anti-migrante e sovranista.

La stessa agenzia, che collabora con il Ministero della Difesa svedese, ha tenuto a sottolineare, però, come non si siano verificate “operazioni di larga scala”, né da parte della Russia né di alcun altro attore esterno. Anzi, in rapporto a quanto registrato in Italia e Germania, le attività sarebbero state, apparentemente, “inferiori alle stime”.

In chiave europea, questo non deve distogliere l’attenzione dal rischio di attacchi propagandistici, soprattutto a supporto dei partiti euro-scettici. Esistono interessi economici convergenti e ben definiti a livello internazionae che mirano all’indebolimento, quando non alla fine, della costruzione europea sia per il suo potenziale politico che per la sua reale forza economica.

Non solo da parte di Mosca e del suo gas, ma anche da Washington e, new entry, da quel Regno Unito che guarda al suo futuro da paese esterno all’Unione.


I risultati elettorali e la svolta a destra

Una delle discussioni più comuni sul voto, presente in vari mezzi di informazione, è che la Svezia abbia “virato a destra”, premiando l’ultra-destra e forze “portatrici di politiche aggressive nei confronti dei migranti”.

Secondo i risultati definitivi, SD (17,6%) ha evidetemente subito un aumento del consenso, ma si tratta pur sempre di un +4,7% che risultata inferiore alle aspettative della vigilia (19-20%). L’ascesa del partito xenofobo, inoltre, è stata mitigata dalla contemporanea crescit dei partiti minori: Partito di Centro (+2,6%), Sinistra (+2,2%) e i Cristiano-Democratici (+1,8%). Stabili i Liberali al 5,5%.

SD a parte, solo la Sinistra si può definire euroscettica e moderatamente favorevole alla Swexit, anche se questo non le ha impedito di allearsi con forze palesamente europeiste come i Socialdemocratici e i Verdi.

Le formazioni di governo, Socialdemocratici e Verdi hanno perso terreno rispetto al 2014, rispettivamente 2,8% e 2,4%, ma è anche vero che hanno conservato la maggioranza relativa, grazie anche all’affermazione della Sinistra. Con i Socialdemocratici primo partito al 28,5%, la coalizione Rossoverde è, infatti, arrivata al 40,6% dei consensi. Nel campo avverso, l’Alleanza di centro-destra ha preso il 40,3% dei consensi. I Moderati sono il secondo partito del paese, ma hanno subito anche la maggior perdita di consensi: -3,5%.

Questo mentre il partito cercava di rafforzarsi nel campo ultra-conservatore, inasprendo le proprie posizioni sul tema sicurezza e migranti. Qualcosa che si è già visto in Baviera.



I giovani ed il voto

Secondo l’istituto governativo SCB (dati del 2017), Moderati e Verdi riscuoterebbero il seguito maggiore seguito fra gli under 50. Gli stessi partiti, assieme a Sinistra, Centro e Liberali sarebbero i più votati fra coloro con livello d’istruzione universitaria. SD e Socialdemocratici, invece, sarebbero i partiti più forti fra i diplomati. Sempre il partito Socialdemocratico avrebbe, inoltre, il maggior seguito fra gli over-50.

Confrontando il dato demografico con quello elettorale è corretto affermare che più che una “decisa svolta a destra”, la Svezia stia vivendo un passaggio generazionale in cui, all’arretramento del voto ‘consolidato’, quello Socialdemocratico e Moderato, si consolida quello alternativo, non coerente ala tradizionale ‘stabilità svedese’.

Il risultato è il voto alla ‘protesta anti-sistema’ rappresentata dai Democratici (che in parte vanno ad occupare la nicchia dei socialisti), ma non solo. Lo è anche la cresita della Sinistra (meno prona ai compromessi di Socialdemocratici e Verdi) o dell’intero fronte liberale.

Un processo, quello della Svezia, che assomiglia a quello tedesco (crecita di AfD, ma anche di Verdi e Sinistra) e che si abbinaal sondaggio Kairos in cui il 51% degli svedesi fra i 16 e i 25 anni si sono dichiaarti favorevoli a limitare il diritto di voto a chi dimostri una reale comprensione dei meccanismi politici ed istituzionali del paese.

La Svezia vuole cambiare, ma non necessariamente per abbracciare la visione monoculturale (restrizione dei diritti alle minoranze etniche autoctone della Svezia), xenofoba ed anti-UE (Swexit) promosso dalla SD.


Il governo

Secondo le prime dichiarazioni, costruire una maggioranza non sarà facile. Mentre i Moderati chiedono il passo indietro di Löfven, il quale, invece, sembra intenzionato a rimanere alla guida dell’esecutivo.

“Abbiamo il dovere morale di coalizzare le forze buone del paese” ha dichiarato il premier uscente. Un’affermazione che suona come l’ennesimo rifiuto a confrontarsi con SD e che suona come un richiamo ad una grande coalizione sul modello olandese.

Può sembrare assurdo, ma da quella alleanza, quando si farà, si capirà qualcosa di più su futuro assetto del Parlamento Europeo.


Svezia ed Europa

Come già più volte accennato su queste pagine, la vera battaglia post-elezioni europee (maggio 2019), sarà tutta interna al PPE. Saranno i Popolari a dover decidere quale alleanza formare per formare la Commissione ed i giochi sono, al momento, ancora aperti.

Due gli schieramenti. Da una parte Angela Merkel ed i suoi alleati refrattari ad un’alleanza con i partiti più estremi fra euroscetticie e sovranisti (ENF, EFDD e ECR dove militano i deputati SD). Dall’altra, c’è Fidesz di Viktor Orban e la ÖVP di Sebastian Kurz, più propensi ad un’apertura a movimenti quali Lega, PiS e FPÖ.

In mezzo i partiti minori che saranno l’ago della bilancia fra Merkel e l’asse Kurz/Orban, fra cui la CSU bavarese. Fra questi, i partiti popolari svedesi, con i Moderati che rimangono, per ora, legati alla CDU e i Cristiano-Democratici che appaiono più vicini all’asse austro-ungarico.

La Svezia ha, in tutti, solo 20 deputati, ma nei fragili equilibri del PPE, il manipolo di popolari svedesi è fondamentale.


La lezione svedese

Nell’ottica dell’Unione Europea, in Svezia ha vinto, e a larghissima maggioranza (80,9%) gli europeisti, siano essi sof, scettici, hard o riformisti. Un plebiscito che ha “salvato”, per ora, il modello multiculturale e sociale svedese. Quello che fa dell’immigrazione una risorsa, considerando la demografia del paese. Un fronte che è forte nelle sue differenze e che assomiglia a quello delineatosi in Francia per le presidenziali o in Germania.

Come sottolinea il Guardian, però, questo voto non cancella i problemi sia della Svezia che della UE, nè assicura che, un giorno, SD venga accettato fra le forze centriste che ora lo rifiutano.

Come in altri paesi europei, inoltre, l’avanzata di un partito xenofobo ha risvegliato la destra neonazista che si è fatta notare con una sortita ai seggi. Non c’è solo quello, come negli altri paesi a forte welfare, la Svezia ed il uso nuovo governo dovranno ora cercare di conciliare il supporto a chi stenta sncora a riprendersi dalla crisi economica con l’integrazione di rifugiati e migranti (anche interni alla UE). Dovranno farlo tenendo conto che poco meno di quinto della popolazione ha scelto di votare un partito per molti considerato “non decente”, come sottolinea Paulina Neuding su POLITICO.

Riformare e non farsi fagocitare dai populisit. Una sfida che da Stoccolma, arriverà anche a Bruxelles e su cui continua a giocarsi il futuro stesso dell’Unione.

Lo sappiamo noi, lo sanno i politici, lo sanno anche i rivali della UE: Russia, USA e, new entry, il Regno Unito.


Letture per approfondire

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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