Sud Italia: dalla delega in bianco alla delega in giallo

Sud Italia, Salvini, di Maio

L’affermazione quasi monocolore del Movimento 5 Stelle nel meridione e della Lega a nord di Roma ha richiamato in molti la mappa della penisola del 1815. Ma, al di là delle suggestioni, cosa c’è di reale dietro quest’immagine? Una pesante eredità storica torna a farsi sentire.

Oggi come allora si ripresenta uno Stato diviso nelle due macro-aree del centro-sud e del nord rappresentate da due organizzazioni politiche nate nel segno dell’anti-stato: contro l’idea di uno Stato centralizzato, ovvero la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (ora Lega); contro lo Stato dei privilegi, il Movimento 5 Stelle.

Sicuramente il distacco dal “centro politico” di uno Stato è più forte quando si affievoliscono, fino a rarefarsi, le costruzioni ideologiche ed i partiti ‘tradizionali’, le quali, seppure in forma di lotta al nemico, mantengono saldo il legame con le istituzioni. Come sosteneva Umberto Eco l’ideologizzazione della lotta al nemico ne rende possibile l’esistenza, ne rafforza l’identità.

L’esistenza di partiti politici con una forte connotazione ideologica (estrema destra ed estrema sinistra) hanno avuto per decenni la funzione di fare da pungolo agli organi di potere. Ne denunciavano gli abusi, i privilegi e ne sottolineavano le negligenze. I partiti moderati, poi, esercitavano l’arte della ragionevole mediazione perché più vicini al “centro”: una struttura democratica verticistica ma efficace in termini di elaborazione e di negoziazione delle idee. Venute meno le proposte politiche di un partito, sia esso filo-governativo o antagoniste, siamo passati allo smarrimento davanti ad un nuovo cangiante, multiforme.

Sono sparite le certezze e, con queste, il senso di appartenenza alle Istituzioni si è dileguato.


Sud fra passato e presente

Questo è il caso del Sud.

Governato per secoli da una monarchia straniera e da questa considerato una colonia, una mucca da mungere utile solo a risollevare le sorti della madre Patria, ha elaborato un disincantamento politico. Non c’era nei fatti un nemico politico contro cui lottare, una patria da difendere, un’ideologia da elaborare. Le vicende risorgimentali, poi, si sono svolte senza il coinvolgimento dal basso; basti pensare che per liberare il sud Garibaldi è partito dal nord. Indubbiamente non fa onore. Unica ragione vera di lotta è stata per anni quella di ottenere la terra, piccola e stagionale certezza di vita, così come unico vero nemico contro cui combattere se era il caso, è stato il latifondista. Che la capitale del Regno nascente fosse Torino, Firenze o Roma poco contava per la gente del sud a cui la vita politica arrivava in differita, unica richiesta: la riforma agraria.

Al disinteresse della classe politica, del “centro”, verso le spaccature profonde che segnavano il confine tra centro-nord e centro-sud si è preferita la delega in bianco alle forme (mafiose) di Stato alternativo o a quelle a-ideologiche di anti-Stato.

La storia attuale vale come conferma.

Se si focalizza l’analisi sulla Puglia, ad esempio, ritroviamo le tappe del percorso che si è provato fin qui a delineare. Prendiamo l’elezioni regionali pugliesi del 2005 dove, contro ogni possibile previsione, un personaggio della sinistra considerata estrema, o quantomeno alternativa, Nichi Vendola, ex PCI, ai tempi SEL, vince le primarie di coalizione, poi le elezioni regionali e resta al governo per dieci anni. Al di là dei giudizi sul suo operato, quell’esperienza (ma anche quella, assimilabile anche se proveniente dalla società civile, di de Magistris a Napoli) dimostra che la politica vince quando è ideologia, quando accende gli animi, dà una ragione all’esistenza delle parti in gioco, conduce alla sfida, al protagonismo, alla partecipazione.

In assenza di ideologie, il voto da politico ritorna ad essere una mera delega.

Questa volta in giallo.


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Dottoranda di ricerca presso di Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma. Insegnante di Italiano e Storia dal 2002 in scuole secondarie di primo grado. Ha conseguito la Laurea in Lettere Moderne nel 1999 presso l’Università degli Studi di Bari e la Laurea Magistrale in Storia presso l’Università di Tor Vergata- Roma, con tesi in Storia economica dell’Italia contemporanea. Ha scritto dei contributi sull’analisi testuale per antologie scolastiche, articoli sullo stato attuale della media-education nella scuola italiana e ha curato la pubblicazione di libri per ragazzi editi dalla Sinnos Editrice.

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