Speciale Biennale Democrazia: religione e democrazia, il confronto fra Tariq Ramadan e Paolo Flores d’Arcais – il Caffè Culturale del 20-4-2017

 Tariq Ramadan Foto: Alessandro Bosio e Valeria Fioranti per  Biennale Democrazia  

Tariq Ramadan Foto: Alessandro Bosio e Valeria Fioranti per Biennale Democrazia  

Può la religione avere il suo spazio nelle democrazie moderne o quest’ultime devono essere atee più che laiche? Una riflessione sullo scontro fra Paolo Flores d’Arcais e Tariq Ramadan alla Biennale Democrazia di Torino.

All’interno dei vari appuntamenti della Biennale Democrazia 2017 di Torino, una delle conferenze che ha visto la maggior partecipazione è stato l’incontro su “Religioni e democrazia”. Nell’aula magna della Cavallerizza Reale si sono dati appuntamento il direttore della rivista MicroMega, il filosofo Paolo Flores d’Arcais e il docente di Studi Islamici Contemporanei dell’Università di Oxford, Tariq Ramadan, uno fra i più eminenti teologi dell’Islam.

Forse c’è stato un errore nel titolo dell’incontro o almeno questa è stata la prima impressione. Non si è infatti parlato di “religioni” al plurale. Infatti, a parte per qualche richiamo al cattolicesimo da parte di Flores d’Arcais, l’Islam è stato il vero protagonista dell’incontro, il quale avrebbe avuto più senso chiamare “Islam e democrazia”.

Islam e democrazia. Il dibattito si è articolato in tre momenti scanditi dalle tre domande proposte dalla moderatrice, Angela La Rotella, segretario generale della Fondazione per la Cultura di Torino. Accanto alla definizione del rapporto tra religione e uguaglianza di genere, una delle domande che più hanno impegnato i relatori è stata: in che modo l’Islam può coesistere con i presupposti relativistici della democrazia?

Il composito universo Islam. In risposta a questa domanda – che fa riferimento ad uno dei principali luoghi comuni sull’Islam – Tariq Ramadan ha puntato il dito sulla tanto ignorata, ma esistente democraticità interna dell’Islam basata sulla molteplicità di interpretazioni locali – da quella fondamentalista radicale a quella più modernista e laicista – che compongono “l’universo Islam”. Egli ha inoltre puntualizzato come l’apparente contraddizione tra Islam e democrazia si manifesti, nei fatti, nei soli paesi arabi e non in tutti i paesi musulmani.

Democrazia atea. Diversa – ed in linea con il suo pensiero ateo – la risposta di Paolo Flores d’Arcais. Per il filosofo, uno Stato che si definisca democratico “esige l’esclusione di Dio dalla vita pubblica” allo scopo di instaurare il dialogo fra le sue diverse parti che sia basato su argomentazioni razionali e non dogmatiche. La democrazia – continua Flores d’Arcais – sarebbe incompatibile con la “manipolazione del consenso legata alla fede religiosa”. Con un diretto riferimento all’attentato alla rivista satirica Charlie Hebdo, sarebbe necessario che “chi accetta la democrazia” accetti “che la propria fede venga offesa”. La questione è passata dal piano filosofico a quello personale quando Flores d’Arcais ha polemizzato su una dichiarazione rilasciata da Ramadan alla BBC news, in cui egli, pur condannando l’attentato, definì l’umorismo del giornale satirico francese, “umorismo da vili”.

Nulla che Biennale Democrazia non avesse previsto. Come recitava l’opuscolo di presentazione, questo sarebbe stato “(… ) un confronto senza diplomatismi e di grande spessore argomentativo tra uno dei più eminenti e controversi teologi e pensatori islamici e un filosofo ateo, altrettanto controverso.” 

Sulla strada di ritorno, al termine dell’incontro, mi sono tornate in mente le parole con cui Norberto Bobbio sottolineava come “i due mali contro cui la ragione filosofica ha sempre combattuto – e deve combattere ora più che mai – sono, da un lato, il non credere a nulla e dall’altro, la fede cieca”.


Per approfondimenti:

– Tariq Ramadan, The Arab Awakening and the New Middle East

– Paolo Flores d’Arcais, La Democrazia ha bisogno di Dio (Falso!)


Commenta!

avatar
  Subscribe  
Notificami