Spagna, Brexit e Huawei: le notizie al di là delle Alpi

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La Spagna intende prendere il posto dell’Italia, il caso Huawei e le altre notizie che ignorate a causa della polemica con Bruxelles.

Cosa ci fa Theresa May a Bruxelles?

Questa è la domanda che molti dignitari europei si fanno alla vigilia del Consiglio Europeo di questo weekend. La Gran Bretagna, infatti, non ha ancora ratificato l’accordo in maniera ufficiale e in molti hanno il sospetto che May proverà a riaprire – in extremis – il negoziato per evitare il voto contrario – e scontato – di Westminster.

Dalla Spagna, intanto, avvisano che il documento tradisce le aspettative spagnole su Gibilterra. Tutto da rifare? Forse, ma la Brexit (o Fake-Brexit) non è l’unica notizia degna di nota per un paese, il nostro, oramai bloccato ad arte, sul conflitto con la UE.

Per distrarvi dai nostri Orban nostrani, eccovi una veloce carrellata delle notizie principali al di là delle Alpi, dalla Spagna, alla Cina passando per Gran Bretagna e USA.


Contenuti


Sanchez, Gibilterra e la UE

All’inizio dei negoziati, il Governo spagnolo raggiunse un accordo con il resto dell’Unione che il futuro status di Gibilterra sarebbe stato deciso in futuri colloqui bilaterali con il Regno Unito. Per Madrid, infatti, la rocca non sarebbe parte del Regno Unito, ma una “colonia” e, in quanto tale, non soggetta al “Withdrawal Agreement”.

Sempre secondo Madrid, l’accordo approvato “in fretta” dalla Commissione, non difenderebbe gli interessi nazionali spagnoli (le rivendicazioni territoriali su Gibilterra). Per questo, fa sapere Pedro Sanchez da Madrid, la Spagna potrebbe votare contro l’accordo, una posizione che potrebbe trovare il consenso di altri paesi “delusi” dall’accordo, Francia per prima.

Fonte: POLITICO


La scalata della Spagna

La “questione catalana” rimane aperta, così come quella migranti, ma la Spagna non è solo Barcellona. Anche se, quindi, PP e Ciudadanos continuano ad attaccare il governo per le sue posizioni soft, soprattutto con i catalani, Sanchez sa di avere in mano una carta importante: prendere il posto dell’Italia come terza forza europea.

Se la Brexit ha “fatto fuori” il Regno Unito, il governo populista italiano ha messo in un angolo l’Italia lasciando un vuoto accanto a Francia e Germania: uno spazio che può esser preso dalla Spagna di Pedro Sanchez.

Economicamente la Spagna si presenta più solida dell’Italia con una crescita più forte e Sanchez sa di poter contare sulla futura leadership del Partito Socialista Europeo, il quale, a causa del crollo di SPD e PD, vedrebbe la compagine spagnola diventare preponderante.

Sanchez si è espresso a favore di una più vasta cooperazione sulla migrazione criticando l’approccio populista austriaco (ed italiano). Non solo, per il leader iberico la UE ha bisogno di una maggiore integrazione fiscale (ovvero il piano Macron-Merkel).

“L’Europa ha le sue regole, norme che non sono state imposte all’Italia o alla Spagna, ma che ci siamo dati tutti assieme”, aggiungendo, “per questo dobbiamo rispettarle”.

Fonte: POLITICO


Europa e Elezioni


La non Brexit

Occorre essere chiari su quell’evento curioso chiamato Brexit ed il relativo accordo (anche per capire perché in Gran Bretagna è osteggiato da Leavers e Remainers). In caso di accordo, la Gran Bretagna sarà per almeno i prossimi 2 anni ancora parte integrante della UE (periodo di transizione).

Onde evitare il NoDeal, tale accordo sarebbe possibile o mediante un agreement definitivo o, in alternativa, mediante il voto favorevole di Londra e Bruxelles. In questo secondo caso entrerebbe in funzione il “BackStop”. Questo creerebbe un’area di libero scambio UK/UE dove varrebbero le regole europee e sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia europea.

De facto, Londra perderebbe il diritto di voto sulle decisioni della UE, continuerebbe a pagare l’Unione e l’unica cosa a cui rinuncia – a parte l’orgoglio – è Schengen.

Grazie all’accordo, il sistema finanziario britannico guadagnerebbe tempo per riorganizzarsi sapendo però che, nel confronto con la UE, le sue banche passerebbero dal sistema del “passporting” a quello “equivalence”. Un downgrade che limiterebbe la penetrazione degli istituti inglesi in Europa con conseguenti effetti finanziari.

Ricordiamo che il mantenimento del passporting era uno dei punti principali di negoziato per la Gran Bretagna.

Fonte: Ashurst, POLITICO



Trump vs Cina (e UE) atto II

Donald Trump, come abbiamo già scritto, ha un piano specifico in testa: riscrivere le regole del commercio globale per riconsolidare la leadership USA nel mondo. Chi pensa che questo possa venire a vantaggio dei sovranisti nostrani, ha le idee poco chiare.

Nel farlo ha “dichiarato guerra” alla UE e alla Cina, le due principali superpotenze commerciali mondiali, le quali, ora, hanno deciso di ribellarsi al WTO.

Secondo Pechino e Bruxelles, infatti, le tariffe su alluminio e acciaio imposte da Washington non sono motivate da motivi di “sicurezza nazionali” e, come tali, andrebbero revocate. All’esposto si sono poi uniti Norvegia, Russia, Messico e Canada.

Se venisse accettata la mozione UE/Cina, gli Stati Uniti potrebbero uscire dal WTO. Qualora prevalesse la versione statunitense, ogni paese del mondo potrebbe addurre “motivazioni di sicurezza nazionale” per ogni tipo di dazio, con gravi conseguenze sul commercio internazionale.

Una mossa rischiosa che dimostra, però, come l’Unione Europea e la Cina abbiamo deciso di passare alla “maniere forti” per contrastare il protezionismo USA.

Fonte: POLITICO, Bloomberg


Trump vs Cina atto III

Ad agosto, Donald Trump ha firmato una legge – già approvata dal Congresso a giugno – che vieta a chiunque lavori o voglia lavorare con parti dell’amministrazione USA di usare prodotti o componentistica cinese prodotta da Huawei, ZTE o altri marchi cinesi.

Un divieto motivato dalla “sicurezza nazionale” e valido, soprattutto, per le forze armate statunitensi: la paura è che le componenti tecnologiche di questi produttori possano essere “programmate” per convogliare le informazioni verso la Cina.

Una parte del Congresso ritiene che Huawei sia “un braccio operativo del Governo cinese

Ora l’amministrazione di Washington intende coinvolgere i propri alleati a fare lo stesso. Nel mirino ci sono le basi NATO e quelle dislocate nell’area del Pacifico, ma la Casa Bianca considera pericolosa anche la tecnologia 5G di cui Huawei è leader mondiale.

L’Italia ha appena svolto un’asta estremamente fruttifera proprio sul 5G.

Fonte: Wall Street Journal, The Verge


Il caffè e l’Opinione

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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