DL Sicurezza e Migranti: benvenuti nell’Italia-Ungheria di Viktor Salvini

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Che il Decreto Sicurezza avesse delle falle era noto, infatti, la maggioranza ha rischiato di crollare al Senato sul provvedimento voluto da Matteo Salvini.

Il DL sicurezza (fonte ISPI), cancella la protezione umanitaria trasformando, dal giorno alla notte, migranti legali in clandestini (fonte ISPI). In più riduce il numero di aventi diritto agli SPRAR rendendone anche più complessa l’implementazione oltre ad aumentare i tempi di permanenza nei CPR facendo poco o nulla per agevolare i rimpatri (art. 1-13).

Il risultato sono prigioni per migranti nuovi e vecchi, esattamente come in Ungheria.
Dulcis in fundo, cancella la possibilità per i rifugiati con regolare permesso di iscriversi all’anagrafe, riconoscendo loro solo il domicilio.

Come dire, tanto prima o poi ve ne andrete, quindi che volete da no?

Ai sindaci, non allo Stato, l’onere del controllo su migranti come sugli immobili occupati abusivamente, senza fondi statali. Un cortese invito alle amministrazioni locali di agire come “sceriffi”: chi accoglie se la vede da solo, se non ha fondi cacci i migranti con la polizia locale (art. 31), in pratica un’altra fuga della Stato centrale dalle sue responsabilità.


Migrante? Regolare? Occhio…

Per tutti questi motivi, i membri togati del CSM ha richiamato l’attenzione su palesi “profili di incostituzionalità”, ma la questione pare non tangere Salvini.

Eppure, il DDL non si limita a trasformare i migranti in “individui di serie B (quando non C)”, nel tentativo di colpire più migranti possibili (che rimangono il centro della propaganda di Salvino) va a limare i diritti degli italiani.

Come?

L’art. 23 va a reintrodurre il reato di “blocco stradale”, depenalizzato nel 1999. Chiunque, non autorizzato, blocchi una sede stradale potrebbe essere perseguito. La definizione include, per esempio, a) manifestanti che defluiscono dagli assembramenti organizzati b) proteste spontanee ed assembramenti, anche non politici – tipo movida per capirci.

E parliamo di un paese che, ultimamente, ha visto la Polizia fermare e schedare persone in arrivo a Roma per manifestazioni organizzate, come in Ungheria.
Grazie al Decreto, inoltre, tale reato potrebbe essere usato, come altri minori, oltre che ad intasare i tribunali (addio processi rapidi), per privare del permesso di soggiorno eventuali migranti legali, magari lavoratori e da anni in Italia (art. 15).

Basta uno sciopero spontaneo e, se sei migrante, sei finito, come in Ungheria.

Ovviamente, la revoca va convalidata dal Ministro dell’Interno ed è inappellabile, come è giusto che sia in un “modello autoritario”, come quello di Orban in Ungheria.

Benvenuti, se proprio dovete, in Italia.

Pubblicato su Facebook il 30 novembre 2018


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