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Sicilian Ghost Story, la mafia raccontata da una fiaba nera – il Caffè al Cinema del 8-6-2017

 La protagonista di Sicilian Ghost Story, Luna. Foto: Piazza-Manfredonia

La protagonista di Sicilian Ghost Story, Luna. Foto: Piazza-Manfredonia

Dimenticate Saviano e Gomorra, dimenticate Pif e la mafia che uccide d’estate. Dimenticate, insomma, tutti i romanzi criminali.

Si tratta di una storia ben più oscura e misteriosa, una fiaba nera ispirata ai fratelli Grimm e ambientata in una Sicilia fatta di boschi e di laghi, sospesa nel tempo e nello spazio. Essa ci viene raccontata dagli occhi di una bambina, Luna di 13 anni e per questo, nel nostro viaggio incontreremo criminali dai nome quali, ad esempio, “Faccia di porco”, ma l’analisi dei fatti è tutt’altro che ingenua.

La ricerca di Giuseppe. “Giuseppe non c’è e tu che fai?” chiede Luna, in un volantino che distribuisce per le strade del suo paesino dopo che Giuseppe, il compagno di classe di cui è perdutamente innamorata, sparisce nel nulla. Luna è sola, o quasi, nella ricerca dell’amico. Giuseppe è, infatti, il figlio di un mafioso chiamato semplicemente “Infame” perché sulla via del pentimento e nessuno farà nulla per Giuseppe.

L’omertà è diffusa ed i veri responsabili del rapimento sono ben più numerosi di quegli aguzzini che tengono Giuseppe prigioniero, lontano da Luna, in continuo movimento fra un rifugio all’altro.

 Il paesaggio siciliano capace ti tramutarsi in quello nord-europeo, degno di un fiaba dei fratelli Grimm. Foto: Piazza-Manfredonia

Il paesaggio siciliano capace ti tramutarsi in quello nord-europeo, degno di un fiaba dei fratelli Grimm. Foto: Piazza-Manfredonia

 La locandina del del film

La locandina del del film

La Sicilia come la Norvegia. Accanto a Luna e Giovanni, il vero protagonista del film è il paesaggio siciliano esaltato dalla fotografia di Luca Bigazzi ed i suoi sette David di Donatello, fra cui, per intenderci, “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Difatti, i registi-sceneggiatori palermitani, Fabio Grassadonia ed Antonio Piazza, non mettono in mostra la solita Sicilia costiera, esplorandone, al contrario, l’entroterra dei monti Nebrodi, fra Catania e Messina, zone ricche di vegetazione e bacini d’acqua.

“Una Sicilia inesplorata, sconosciuta a volte persino ai siciliani”, come dicono gli stessi autori, tanto da rassomigliare, in uno strano paradosso geografico, alla Norvegia. Questo si trasforma infatti in un paesaggio fiabesco, degno, appunto, dei fratelli Grimm. Da una parte la magia e l’oscurità del bosco, dall’altra la calma degli specchi d’acqua, del mare siciliano, simboli dell’eterno alternarsi fra la vita e la morte.

Tanti nomi noti. Insieme al soggetto del film, è proprio lo stile ricercato, onirico ed al tempo stesso immediato e privo di fronzoli voluto da Piazza e Grassadonia, a catturare l’attenzione dello spettatore. Essi riescono a regalare continui punti di vista insospettabili e illuminanti in bilico fra la realtà del rapimento e l’immaginazione di Luna.

Accanto a regia e fotografia, da menzionare anche il sound-design, capace di scandire ed enfatizzare i momenti più significativi della narrazione. L’autore è Cristiano Travaglioli, artefice anche del montaggio. Anche in questo caso, non si tratta dell’ultimo arrivato. Nel suo curriculum, fra l’altro, il Divo, This Must be the Place e la Grande Bellezza, solo per citarne alcuni. Le musiche, originali, sono di Soap&Skin e Anton Spielmann.

Scegliete Sciascia. Sicilian Ghost Story ha vinto il Sundance Institute Global Filmmaking Award al Sundance Film Festival 2016 arrivando a Cannes, dove ha aperto la Semaine de la Critique.

Fare un film sulla mafia non è mai semplice, molti sono infatti gli esempi di film poco riusciti, forse troppo stereotipati. Questa storia, oltre che di mafia, parla del coraggio e della purezza dei sentimenti dei quali i bambini sono capaci, emozioni talmente ingenue che neanche la più potente delle organizzazioni criminali, né la più subdola delle omertà possono fermare.  

Quando andate a vedere “Sicilian Ghost Story” dimenticate Pif, Saviano e i romanzi criminali. Dimenticate tutta la fiction sulla mafia vista fin’ora, dove i malviventi diventano eroi. Tra Sciascia e Pasolini, scegliete, per una volta, Sciascia.

La mafia somiglia piuttosto a una fiaba nera, una storia buia che esiste davvero. Del resto anche questo film è ispirato a una storia vera, quella del piccolo Giuseppe Di Matteo, sequestrato e ucciso all’età di 13 anni, perché figlio di un mafioso che ha deciso di pentirsi.

E nel film? La forza di volontà e l’amore di Luna riusciranno a salvarlo?


Sicilian Ghost Story

Regia: Antonio Piazza, Fabio Grassadonia

Anno: 2017

Produzione: Cristaldi Pictures, Indigo Film, MACT Productions

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Paesaggi e mistero fanno venire una gran voglia di vederlo!!