Sebastian Kurz, le elezioni austriache e l’Europa dell’Est “illiberale” – il Caffè del 13-10-2017

L’Austria che va al voto domenica potrebbe scoprirsi più vicina all’Ungheria ed alla Polonia di quanto lo sia a Bruxelles. Un altro possibile tassello in quella svolta “illiberale” della parte più orientale dell’Unione. 

Domenica 15 ottobre, 6,4 milioni di elettori austriaci, ovvero tutti i maggiori di 16 anni,  saranno chiamati alle urne per il rinnovo dei 183 seggi del Consiglio Nazionale, il parlamento di Vienna.

Per l’Austria si tratta di elezioni anticipate provocate dalle lotte interne al Partito Popolare (ÖVP) che hanno portato, a maggio, alla chiusura della Grande Coalizione fra questi e i Socialdemocratici (SPÖ) e le dimissioni del Cancelliere Reinholdt Mitterlehner.

L’ascesa del millennial Kurz. Da questa disputa è emersa trionfante la figura del trentunenne Ministro degli Affari Esteri Sebastian Kurz, nominato leader dell’ÖVP ed ora candidato Cancelliere.

Kurz rappresenta la vera novità di un sistema politico ancora scosso dalla confusa tornata presidenziale, quella che, dopo ricorsi e riconteggi, ha visto la vittoria del Verde Alexander Van der Bellen contro il nazionalista Norbert Hofer.

Nel tentativo di ridare spunto al proprio partito, insidiato nei sondaggi dai nazional/populisti del Partito per la Libertà (FPÖ), Kurz  ha promesso che le elezioni “rivitalizzeranno lo scenario politico dell’Austria”, tradizionalmente propenso alla formazione di governi di grande coalizione. Ora proprio lui potrebbe essere il “primo millennial a governare un paese europeo

 Heinz-Christian Strache, il leader nazionalista della FPO, probabile futuro alleato di governo dei popolari di Kurz. Foto: Multimedia-Blog Brundespr  Licenza: CC 2.0 Heinz-Christian Strache, il leader nazionalista della FPO, probabile futuro alleato di governo dei popolari di Kurz. Foto: Multimedia-Blog Brundespr  Licenza: CC 2.0

Il centro verso la destra estrema. Tale innovazione potrebbe trattarsi di un revival dell’alleanza fra i popolari ed i nazionalisti, già vista al governo fra il 2000 ed il 2007. L’avvicinamento è reso ancora più probabile dalla svolta a destra della ÖVP sotto la leadership di Kurz, definita “pericolosa” dal magazine viennese Metropole.

Nel corso della campagna elettorale l’obiettivo del giovane Segretario dei popolari – descritto come il “Macron austriaco“, se non politicamente, almeno nei modi, da molti giornali esteri- sembra essere stato sottrarre parte del voto di protesta proprio al FPÖ.

“Un Europa senza confini interni può esistere solamente con una politica europea di protezione dei confini esterni. Per questo la rotta mediterranea dei migranti deve essere chiusa.”

— Sebastian Kurz

Islam e immigrazione. Seguendo un copione ormai noto, anche nella ricca Austria la propaganda populista nasce dalla disoccupazione – 7,5% che diventa dell’11,6% fra i minori di 26 anni, ed arrriva agli immigrati e all’Islam.

Bloccare “l’islamizzazione” dell’Austria rimane, difatti, uno dei capisaldi della FPÖ. Kurz sceglie di declinare tale “principio” in chiave moderata e senza venature populiste o xenofobe, ma il messaggio di chiusura rimane, soprattutto per quell’elettorato giovane meno radicale, ma esposto alla “paura islamica”.

Da ministro degli esteri, infatti, Kurz si è distinto per le proprie posizioni sull’Islam, facendo passare, nel 2015, una legge che sanciva l’obbligo del tedesco nelle Moschee austriache ed il divieto all’uso di fondi esteri per l’edificazione di edifici di culto nel paese. L’Islam, dice Kurz, “appartiene all’Austria“, ma come tale deve rispettarne le regole.

Immigrati e Italia. Oltre all’Islam, Kurz si è distinto, anche, per la sua posizione sull’immigrazione. Fu proprio l’allora Ministro degli Esteri a proporre, sempre nel 2015, la chiusura dei confini fra Austria e Italia.

“Io credo in un Europea senza confini interni” ha dichiarato Kurz ad Agosto “Ma solo se saremmo capaci di creare degli efficaci confini esterni”. Queste posizioni hanno permesso all’ÖVP di riacquistare consenso e superare, negli ultimi mesi, quel FPÖ da un anno in testa nelle intenzioni di voto.

I sondaggi. Secondo appunto gli ultimi sondaggi, i popolari avrebbero circa il 33% dei consensi, contro il 27% dei nazionalisti ed il 23% dei socialdemocratici.

A seguire gli altri partiti, con i soli Liberali del NEOS sicuri di superare lo sbarramento del 4%. Per la ÖVP si tratta di un ribaltamento di fronte. Fino alle dimissioni di Mitterlehner, la FPÖ  era data fra il 33 ed il 29%, circa dieci punti sopra ai popolari.

Euroscetticismo à la viennese. La più che probabile alleanza post-elettorale fra popolari e nazionalisti porterà il barometro politico austriaco su posizioni più “euroscettiche“, ma in modo diverso da quanto sarebbe potuto succedere in Olanda, Francia e Germania.

La FPÖ, ora guidata da Heinz-Christian Strache, non ha in programma una “Brexit in salsa austriaca”, tantomeno un’uscita del paese dall’euro. Nel complesso spettro dei populismi europei, i nazionalisti austriaci sono più vicini alle posizioni del Fidesz ungherese del Primo Ministro Viktor Orban o del PiS polacco di Jaroslaw Kaczynski. Come questi due partiti, infatti, FPÖ sarebbe a favore di una chiusura totale delle frontiere agli immigrati e di uno stop al processo di integrazione europeo.

La lotta alla democrazia illiberale. Secondo il politologo olandese Cas Mudde dell’Università della Georgia ed esperto dell’estrema destra nei paesi occidentali, il ritorno al governo di FPÖ porterbbe Vienna più vicina a Budapest, Varsavia, Praga e Bratislava rispetto a Bruxelles, Berlino e Parigi, ampliando, quindi, il solco esistente fra l’Oriente e l’Occidente d’Europa.

“Questi partiti”, sostiene Mudde in un intervista ad al-Jazeera, “stanno collaborando ad indebolire la democrazia liberale […] con l’obiettivo di minare i diritti delle minoranze e dello stato di diritto”.

Nella sostanza un “un sistema illiberale”, riprendendo un concetto caro proprio al leader ungherese per cui solo il diminuire le “libertà democratiche”, alla “Erdogan”, può permettere ai paesi europei di rimanere competitivi nello scenario politico ed economico globale.

Si tratta di un altro campanello d’allarme per l’Unione Europea, un’altro segnale che qualcosa, ad Est, si sta rompendo. Gli ultimi anni hanno messo in evidenza come esistano due “Europe”. Una che raggruppa i paesi “pro-integrazione”, Francia, Italia, Germania e tutto il blocco nordico.

L’altra che parte da Budapest e Varsavia per allargarsi a Praga, Bratislava e, più recentemente, Bucharest e Sofia: l’Europa dei governi “democratico-illiberali”, sovranisti ed euroscettici, non contrari all’Europa economica, ma a quella politica.

Visti i sondaggi, Vienna potrebbe essere la prossima a cedere alla fascinazione illiberale.


Per approfondimenti: 

– i piccoli Kennedy, Trudeau, Macron e Kurz: Suddeutsche Zeitung

– il Macron viennese: le Figaro

– l’Austria e la politica dei migranti: Die Zeit

– intervista a Heinz-Christian Strache (video): die Presse

– Cas Mudde e il populismo dell’Estrema Destra europea: Eurozine

– le democrazie illiberali (video): Watson Institute

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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