Sea Watch: come sopravvivere alla propaganda del Governo sui migranti

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Il caso Sea Watch ha ridato fuoco alla propaganda di Salvini contro migranti e ONG: ecco come confutarla e sopravvivere al cattivismo.

All’1 e 50 di notte, la Sea Watch 3 entra nel porto di Lampedusa e attracca al molo senza autorizzazione. La ragione è lo “stato di necessità”. Nel farlo tocca – sperona secondo l’accusa della Guardia di Finanza da valutare in sede giuridica – una motovedetta della Guardia di Finanza che cercava di evitare l’attracco.

Dopo un’ora, la Guardia di Finanza, il capitano Carola Rackete scende dalla nave in stato di arresto con l’accusa di violenza ad una nave da guerra (art. 1100 del codice della navigazione) e tentato naufragio (art. 110 e 428 del codice penale). Reati che prevedono dai 3 ai 10 anni di carcere.

In mattinata i 40 migranti a bordo della nave sono stati sbarcati.

Sulle responsabilità, le eventuali attenuanti e lo svolgimento dei fatti deciderà la Procura di Agrigento e non è obiettivo di questo post discutere delle indagini. Ci limitiamo a far notare che Rackete è stata arrestata non per “traffico di immigrati clandestini”, “favoreggiamento all’immigrazione clandestina” o altri profili di reato cari ai Decreti Sicurezza di Matteo Salvini.

Anche questo è un fatto, uno dei tanti che va contro la propaganda del Governo, eccovene altri cinque.



1 – Decreto Sicurezza vs Trattati internazionali.

Su Linkiesta, Vitalba Azzolini, giurista [peraltro presente a Liberi Oltre, qui il suo intervento], spiega come il decreto si basi sull’assunto che “il salvataggio sia in realtà una fase del preventivato e intenzionale trasporto di tali persone per favorirne l’ingresso illegale sul territorio nazionale”. In questo modo, le navi di salvataggio come Sea Watch 3 diventano automaticamente colpevoli del reato di traffico di migranti e, come tali, il loro passaggio in acque territoriali italiane diventerebbe “un rischio di ordine e sicurezza pubblica”.

Questo, continua Azzolini, va contro i Trattati internazionali sottoscritti dall’Italia (e sulla cui applicazione veglia la stessa Costituzione) e, nello specifico, l’art. 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, l’intera Convezione per la sicurezza della vita in marre (SOLAS) e, infine, quella sulla ricerca e il soccorso in mare (SAR). Il combinato disposto delle tre convenzioni, è stato ribadito dalla stessa ONU nella lettera del maggio 2019 indirizzata al Governo italiano e che ribadisce come “fronte della necessità di porre al riparo persone vulnerabili, eventuali finalità previste da altre norme passino necessariamente in secondo piano”.

Di fatto, chiosa Azzolini, “la lotta contro il traffico di migranti, cui il decreto sicurezza bis è finalizzato, non può essere accampata quale legittimo motivo per ostacolare operazioni di ricerca e soccorso in mare, cioè non può scalfire gli obblighi in materia di diritti umani”.

Motivo per cui, inoltre, Carola Rackete non è stata arrestata per aver violato il Sicurezza bis.


2 – Gli sbarchi fantasma

Uno degli obiettivi di Salvini è di far passare questi muscolarissimi confronti a favore di camera come una politica di sbarchi zero. Non è così e lo sottolinea Valentina Furlanetto su il Sole 24 Ore: nel solo mese di giugno sono arrivate in Italia 641 persone in 18 diversi sbarchi concentrati lungo le coste siciliane e calabresi. Un numero, sottolinea Furlanetto,ovviamente calcolato per difetto perché questi sono gli arrivi intercettati e di cui si può leggere sulla stampa locale, non sappiamo quanti non vengono intercettati”.

Gli sbarchi avvengono tramite gommoni o imbarcazioni di piccole dimensioni e, occorre specificarlo, senza nessuna presenza di ONG in mare. I trafficanti, invece, sarebbero appartenenti ad organizzazioni criminali dell’est Europa, soprattutto ucraini, moldavi e russi.


3- Siamo soli

Un altro pilastro della propaganda “cattivista” si trova nella frase “siamo lasciati soli dall’Europa”. Ovviamente anche questo non è vero e la dimostrazione la si vede consiltando i dati dell’UNCHR secondo cui i migranti/richiedenti asilo sbarcati in Italia sarebbero in tutto 2447 (su una popolazione di 60 mln di persona). Per fare un raffronto, Cipro (1.141.00o abitanti circa) ne ha 749 di Cipro, Malta (ca. 440 mila abitanti) 1046, la Spagna (ca. 47 mln) 12.522 migranti e la Grecia (poco più di 10 mln) 17.565.

Stati o meno popolati, Grecia e Spagna, o decisamente più piccoli di noi. Interessanti anche le rotte: i migranti provengono in maggior parte dalla Cirenaica – Sea Watch è attiva davanti alla Tripolitania – Egitto, Algeria e Tunisia. Si tratta di fatti che dimostrano, e ce ne é ancora bisogno, che dimostrano che la presenza di ONG non rappresenta un “pull factor” – un incentivo – alle attività dei trafficanti.


4 – L’Europa ci lascia soli?

La volgata è che l’Europa – “il club che richiede atti di sottomissione costanti”, come lo chiama il Ministro dell’Interno – ci lasci soli sui migranti. La realtà è che il Governo italiano si è auto isolato su tutte le questioni dei migranti.

Come riportato dal Post, Salvini ha partecipato a solo una delle sette riunioni avvenute dal giugno 2018 ad oggi del Consiglio Giustizia e Affari Interni (GAI) della UE, l’organo che si occupa di lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo e all’immigrazione clandestina. Al suo posto, il sottosegretario Nicola Molteni, l’uomo di fiducia che, stando sempre al post, sarebbe il Ministro dell’Interno ombra, una situazione che rende l’Italia priva di una vera rappresentanza decisionale al GAI.

Se non sono assenze sono voti contrari, come nel caso della riforma del Trattato di Dublino approvata il 27 giugno dalla Commissione Libe del Parlamento europeo che cancella l’obbligo di registrazione del richiedente asilo nel paese di primo approdo instaurando, al suo posto, un sistema di redistribuzione automatica e centrale.

Si tratta di due punti ribaditi più volte da entrambi i partiti di Governo italiano, i quali, però, hanno votato contro questa stessa riforma in Parlamento. A favore, invece, Verdi, Popolari, Socialisti, Sinistra e Liberali. La cosa più assurda è che se la riforma verrà approvata Consiglio europeo, parte del suo successo sarà di un’italiana, la eurodeputata uscente e relatrice per S&D in commissione Elly Schlein.



5 – La politica sui migranti

“L’Italia non può permettersi di farsi dettare la propria politica sui migranti da una ONG” è lo slogan che ha accompagnato la vicenda di Sea Watch 3, inventato dalla propaganda salviniana e adottato, a cascata, da media di parte, simpatizzanti politici, follower etc.

L’affermazione presuppone che l’Italia abbia una linea politica sui migranti strutturata e organica. Non è così e il caso della Riforma di Dublino è solo l’ultimo esempio dell’atteggiamento irresponsabile avuto dallo Stato italiano dagli anni 90 ad oggi. La legge esiste ed è il “Testo Unico delle disposizioni circa la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” integrato, negli ultimi tre anni, prima dal Decreto Minniti e poi i due decreti Salvini.

Al Minniti vanno attribuibiti i campi di detenzione libici e la creazione della fantomatica Guardia Costiera libica, mentre i due sicurezza sono alla base dei fatti Sea Watch, Aquarius e Diciotti, ma il problema rimane la Bossi-Fini, come il Testo Unico è meglio conosciuto dopo la sua ultima revisione.

La norma, concepita per “regolare” la migrazione economica nel paese è, dice l’avvocato Marco Paggi, socio dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), “una norma manifesto, che non solo non ha governato i flussi migratori, ma ha preparato il terreno a una società sempre più caratterizzata dalla diffidenza e dalla rabbia discriminatoria”. Sotto accusa, fra gli altri, l’abolizione dello “sponsor” che permetteva al migrante di entrare legalmente in Italia con un visto per cercare lavoro grazie alle garanzie economiche offerte da un garante sperimentato per tre anni (dal 1999 al 2001). Sparito lo sponsor, l’unico metodo legale di ingresso è il Decreto Flussi, ovvero all’incrocio fra domanda e offerta di lavoro a distanza che, sottolinea Maurizio Bove della Cisl “quando il lavoratore straniero si trova ancora nel Paese di origine, è semplicemente assurda”

Come risultato, il Decreto Flussi è diventato una sanatoria annuale di lavoratori in nero e di origine clandestina già presenti sul territorio italiano.

Questa, in soldoni, è la politica migranti di questo paese: li facciamo arrivare in clandestinità (quindi produce il fenomeno del traffico di esseri umani), li sfruttiamo e ogni anno ne regolarizziamo una parte. Solo una, il resto rimarranno schiavi – perché di schiavi di Stato si tratta – fino alla prossima sanatoria.


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