PRIMA I RUSSI! – Il caso Savoini e i dubbi sulla ricattabilità della Lega

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La Lega è un partito ricattabile da parte della Russia? Il caso “Gianluca Savoini” apre un dubbio inquietante sull’attuale Governo.

Dei contatti fra Russia e Lega si sapeva da tempo (sono anche messi nero su bianco dal memorandum sottoscritto il 6 marzo del 2017), ma quanto diffuso ieri, 10 luglio, dal giornalista di Buzzfeed Alberto Nardelli è una vera “bomba”: ovvero la registrazione del tentativo avvenuto nell’ottobre del 2018 da parte di Gianluca Savoini – amico e uomo di collegamento della Lega in Russia – di convogliare milioni di fondi neri verso la Lega e il suo segretario, il “Trump europeo” Matteo Salvini.



L’incontro

Stando ai resoconti e alla registrazione [qui il link, NdR], il 18 ottobre 2018, Savoini si incontra, assieme ad altri due italiani – “Luca” e “Francesco” sono i nomi che si sentono nella registrazione – si riuniscono con un gruppo di tre russi nella lobby dell’Hotel Metropol di Mosca.

L’obiettivo dell’incontro sarebbe quello di chiudere un accordo di vendita di diesel e cherosene russo – nell’audio si parla sia di Rosneft [di proprietà del Cremlino] che di Lukoil [privata in mano all’oligarca Vagit Alekperov] – ad ENI. Stando all’audio si parla di circa 3 milioni di tonnellate all’anno per un valore di 1,5 miliardi l’anno. La vendita, si capisce dall’audio, avverrebbe attraverso due intermediari – uno italiano e l’altro russo – i quali avrebbero applicato uno sconto a queste transazioni per un valore di 65 milioni di dollari, ovvero il 4% del valore meno la parte che “sarebbe ritornata ai russi”.

“Il piano fatto dai nostri referenti politici [our political guys] è che dato uno sconto del 4% loro possano sostenere una campagna” dice uno dei due italiani con Savoini presenti al meeting. Soldi che non finirebbero nelle tasche degli interessati – specificano gli italiani ai russi – perché il loro interesse è “prettamente politico” ovvero “quello di sostenere una campagna politica che sia di beneficio, intendo di mutuo beneficio, per i due paesi [Russia e Italia]”.


Finanziamento illecito?

Nei fatti, una violazione sia della legge di finanziamento ai partiti di allora – che prevedeva un tetto massimo di 100.000 euro da donatori esteri – sia dell’odierna compiuta attraverso l’ENI, società statale che dalle parole degli italiani appare facilmente manovrabile alla faccia di azionisti e management

Una trattativa che – se andata a buon fine – equivarrebbe, quindi, ad un finanziamento illecito alla Lega. Savoini ne è consapevole e, durante la registrazione, sottolinea la necessità che questo accordo rimanga segreto, che i tre – descritti come un “triumvirato” – debbano essere “più che prudenti”.

Nella conversazione oltre ad ENI – che si è affrettata a smentire la sua partecipazione a “presunte operazioni di finanziamento a parti politiche” – si parla direttamente, sul fronte italiano dell’operazione, di Intesa, nello specifico di Intesa BCI Russia dove, riporta uno degli italiani presente all’incontro:

“La Lega ha già un uomo nel comitato direttivo, si chiama Mascetti, vi metto in contatto con lui”.

Il riferimento è ad Andrea Mascetti, membro del cda, appunto, di Intesa in Russia, di Intesa Private Banking a Lugano e della Commissione Beneficenza della Fondazione Cariplo oltre che ad avere iniziato la propria carriera politica – spiega Claudio Gatti su “I Demoni di Salvini” – a fianco dell’attuale Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Nel testo di Mascetti si parla come “uomo di fiducia di Gianluca [Savoini]”.


Chi è Savoini

Mascetti, continua sempre Gatti, sarebbe vicino a gruppi identitari e postnazisti, esattamente come Gianluca Savoini, il protagonista di questa storia. Entrato in Lega nel 1991, Savoini lavorò prima come giornalista a l’Indipendente per poi passare, al momento della sua fondazione, a la Padania, precisamente alla redazione politica. Interessante la definizione che ne dà di lui l’ex-direttore Gigi Moncalvo: “[Savoini] era un nazista, seppur mimetizzato da democristiano”. Accanito lettore di Evola e Jünger, Savoini passerà poi all’ufficio stampa di Roberto Calderoli.

Dopo un periodo di assenza dalle scene, durante alla fase “berlusconiana” della Lega, Savoini riemerge nel 2013 come portavoce di Salvini, e fonda, nel 2014, l’Associazione Lombardia-Russia le cui parole d’ordine sono “identità, sovranità e tradizione”: le basi dell’ideologia “nazional-bolscevica” di Dugin e di Putin stesso [sarebbero anche quelle dei movimenti post-nazisti, ma ne parleremo in un altro articolo, NdR]. Grazie all’associazione, Savoini diventa l’uomo di Salvini in Russia, stringe rapporti diretti con l’agenzia di stampa Sputnik, controllata direttamente dal Cremlino e già al centro di innumerevoli casi di fake-news.



Cosa ha detto Salvini

L’identità dei russi è, invece, ancora incerta. L’unico nome udibile è “Ilya”, ma sembra trattarsi di dignitari ben connessi con il governo russo e il partito di Putin “Russia Unita”: essi sembrano essere in contatto diretto con il vice-primo ministro Dmitry Kozak e con il parlamentare e dirigente di Russia Unita Vladimir Pligin,.

Stando a quanto riportato da Giovanni Tizian e Stefano Vergine ne “Il libro nero della Lega”, il 17 ottobre, un giorno prima dell’incontro al Metropol, Salvini, in quel momento in visita ufficiale in Russia, avrebbe incontrato proprio Kozak nell’ufficio di Pligin. Incontro non confermato, ma neanche smentito dallo stesso Salvini: “è difficile per me ricordare cosa ho fatto l’altro ieri, figuriamoci il 17 ottobre” ha dichiarato a febbraio il Ministro all’Espresso.

A questo Salvini aggiunge che “se il meeting [con Kozak e Pligin] ci fosse stato, questo sarebbe stato assolutamente legittimo” con una frase che quanto detto da Putin nell’intervista al Corriere della Sera durante la sua visita ufficiale in Italia del 4 luglio:

“La Lega italiana e la nostra Russia Unita collaborano nell’ambito di un accordo di cooperazione. […] Ci siamo incontrati nel 2014 a Milano, abbiamo discusso le prospettive di sviluppo dei legami italo-russi e delle relazioni tra Russia e Unione Europea”.


L’inchiesta de l’Espresso

Dell’incontro rivelato da Buzzfeed si era già parlato a febbraio – grazie sempre a Tizian e Vergine – e, allora, Savoini e Salvini avevano bollato il tutto come “fantasie” e un “racconto di fantasia”, arrivando a dire – al news-outlet del Cremlino Sputnik – di non avere mai partecipato a nessun incontro. Versioni smentite dall’audio di Buzzfeed e ritrattate da Savoini stesso che – intervistato da vari giornali nelle ultime 24 ore – ammette di essere stato presente al Metropol ma di essersi solo “bevuto un caffè” insieme a “persone che non conoscevo” e “di non sapere neanche di cosa stessero parlando”.

Sull’audio, Savoini dice di non riconoscere la propria voce e che l’intera vicenda sia una montatura visto che “non ci sono prove di versamenti su un conto corrente” e che “oggi come oggi non serve molto per manomettere un file”. Una “mistificazione” – chiosa Savoini – atta a infangare il nome Matteo Salvini.

Il Ministro dell’Interno ha dichiarato che querelerà chiunque stia “infangando il buon nome della Lega”, ma dalla redazione de l’Espresso il diretto Maurizio Damilano fa notare di non aver mai ricevuto alcuna notifica di querela per l’inchiesta di febbraio, esattamente come Laterza per il libro di Tizian e Vergine.


La destra di Putin

Eppure, l’incontro c’è stato e la matrice dello stesso non è stata per niente “commerciale”, ma prettamente politica come confermato dalle parole di Savoini che introduce Salvini ai russi come “il primo uomo che vuole cambiare l’Europa” e che vuole portare “l’Italia più vicina alla Russia di prima perché vogliamo la nostra sovranità […] per i nostri bambini e i nostri figli”. Una visione ripresa anche dagli interlocutori russi che chiamano Salvini il “Trump europeo” e “il capo di tutta l’ultradestra europea” e che conferma – se ce ne fosse bisogno – la comunanza di interessi fra Russia Unita e Lega.

In che cosa consista il reste dell’ultradestra è specificato sempre da Savoini: Freiheitliche Partei Österreichs, Alternative für Deutschland, “Madame Le Pen”, Orban e Sverigedemokraterna. Tutti partiti sovranisti, identitari e tradizioanlisti con curiosi contatti con le idee di Dugin, le politiche di Putin e varie formazioni neo/postnaziste locali. Tutti partiti che condividono contatti illeciti o quantomeno dubbi con la Russia: austriaci, tedeschi e francesi siano o sotto indagine o riconosciuti colpevoli di aver accettato finanziamenti illeciti dalla Russia, mentre Orban, recentemente, ha concesso il passaporto diplomatico alla russa International Investment Bank liberandola dai controlli europei.



Al momento la registrazione non permette di capire né se Savoini stia trattando di sua iniziativa o su spinta della Lega né se “l’affare” sia andato in porto. Su quello sta indagando la Procura di Milano, ma questo non chiude lo spazio alle domande politiche, ovvero chi ha fatto la registrazione e come questa sia arrivata a Buzzfeed.

La logica dice che siano stati i russi stessi, ma perché l’avrebbero diffuso andando a danneggiare quello che – a tutti gli effetti – sembra essere un asset della Russia in Europa, ovvero la Lega di Salvini? La risposta – ma, ribadisco, siamo in pieno campo speculativo – è che si tratti di un avvertimento diretto proprio al Ministro dell’Interno fatto attaccando uno degli uomini a lui più vicini, Savoini. Forse, nel corso dei “vari contatti” e degli “accordi” fatti fra Russia Unita e Lega, la dirigenza italiana aveva promesso qualcosa che non si è ancora realizzato.

Uscita dall’euro? Fine delle sanzioni alla Russia? Chissà se mai lo sapremo. Per ora abbiamo solo il fatto che – palesemente – una parte del Governo italiano sia possibilmente ricattabile dalla Russia, cosa che ha fatto saltare l’esecutivo in Austria, mentre qui, notiamo il menefreghismo del MoVimento 5 Stelle e la “prudenza” ai limiti dell’apatia del PD e del suo segretario.


Il Caffè e l’Opinione

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