Veramente il problema del paese sarebbe Sanremo? – il Caffè Scorretto.

sanremo

Sanremo sarà Sanremo, ma anche noi italiani siamo speciali: quali altri paesi potrebbero tirar fuori una polemica tanto inutile?

In generale, quanti paesi potrebbero generare così tante polemiche surrettizie in così poco tempo e senza alcun nesso logico? Sono domande che vengono spontanee quando il livello di comprovata incapacità a governare, unita alla dipendenza di alcuni nostri politici dai social, supera i livelli di guardia. Potevamo pensare che tirare fuori il Franco CFA avesse fatto segnare le vette del blaterar politico del paese, ma no, Di Maio, Salvini e compagnia, non smettono mai di stupirci.

Così nasce la polemica Sanremo (che per ora non coinvolge Francia, UE e tantomeno il Franco CFA) e ne parliamo, ora, anche noi.


Ha vinto un italiano

Per farla molto breve.

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

A Sanremo ha vinto un italiano!

Lo so che Mahmood ha origini sarde e che avete dei problemi, voi italici populisti, con chi viene da fuori la penisola. Per questo vi ricordo che:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali

Art. 3, Costituzione Italiana


Sanremo, la polemica più inutile che c’è

Mai vista in Italia una polemica più cialtrone e surreale di quella seguita alla vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo e scatenata sia da Salvini che, soprattutto, da un delirante post su Facebook del Ministro Luigi Di Maio. il quale sostiene che:

“Non ha vinto quello che voleva la maggioranza dei votanti da casa, ma quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic. E qual è la novità?”

“Questi sono quelli sempre più distanti dal sentire popolare e lo hanno dimostrato anche nell’occasione di Sanremo.”

“Ringrazio Sanremo perché quest’anno ha fatto conoscere a milioni di italiani la distanza abissale che c’è tra popolo ed “élite”. Tra le sensibilità dei cittadini comuni e quelle dei radical chic”

“Elite” di “radical chic” (!?!) responsabili – RESPONSABILI, come se fosse una colpa – di aver fatto vincere Mahmood? Colpevole, a sua volta, di avere il padre egiziano (da cui il cognome Mahmoud, perché il cantante si chiama Alessandro).

Visto che il complotto è palese – lo dice anche una ex-giornalista come Mariagiovanna Maglie, rieesumata dal nuovo establishment direttamente dal passato berlusconiano –  ora, cascasse il mondo dobbiamo cambiare Sanremo e dare il voto popolare così che sia il popolo e non la giuria – di radical chic – a decidere.

Il Festival è così diventato l’ennesimo problema dell’Italia pentaleghista e sapete perché?

Perché Mahmood ha solo la sfiga di avere un cognome arabo e tutto – ma proprio tutto – dovrà uniformarsi alla nuova Italia populista, sovranista e, aggiungo, idiotica, xenofoba, ottusa, oscurantista ed ignorante come una capra che è stampate nelle teste, bacate, del MoVimento 5 Stelle e della Lega al Governo. Tant’è che il sovrano direttore della RAI sovrana Marcello Foa è subito intervenuto – in maniera, altresì, sovrana – per dire che dal 2020 il Festival della Canzone Sovrana sarà sovranamente deciso da un televoto popolare (e sovrano).

Perché le “élite” vanno combattute prima che il popolino che tifa per il Governo scopra di essere veramente sciocco.


Nota di Simone

Allora, sono nato ad Imperia (Oneglia per far piacere a mia nonna) e, in onore al campanilismo locale, sono e sarò il primo a sfottere i sanremasc… sanremesi ed il Festival, di cui mai mi è interessato e mai mi interesserà. Ora mi trovo a difendere il Festival e a fare una proposta:

“Sanremesi – sono stato bravo – lo so che, belin, il Festival sono tante palanche e che se senza di esso ne perdete anche troppe, ma perché, a fronte delle belinate che arrivano dalla RAI non dite: NO, noi il Festival così non lo facciamo, e nel 2020 se vogliono fare il festival del televoto – un prodigio della tecnica – lo fanno in diretta streaming dalle loro camerette?!?

Tipo le parlamentarie, ma le fanno coi cantanti! Le chiamano,magari, Festivalarie della musica sovrana.

Voi, invece, fate un festival per i cavoli vostri, una cosa seria, come ai bei tempi andati. Dai, scommetto che due sponsor li trovate e anche una TV che lo trasmette. Ve lo dico di cuore, da un Genovese nato per caso ad Imperia: prometto che se lo fate dico che la provincia è anche la vostra!”

vostro, Simone Bonzano



TAV o processo

Due cose due sono successe in Italia, se escludiamo Sanremo e l’inutile guerra diplomatica con la Francia: la disputa sulla TAV e quella sull’autorizzazione a procedere a Matteo Salvini.

Partiamo dai treni. Stando a quanto comunicato dal Governo, la fantomatica relazione costi-benefici su TAV richiesta dal Ministro Danilo Toninelli sarebbe stata mandata a Parigi, senza che sia stata presa in considerazione dal Governo.

La relazione sarebbe negativa, cosa che non dovrebbe stupire nessuno visto che la commissione che l’ha portata avanti è stata nominata da un partito No-Tav ed il suo Ministro.

Al di là delle polemiche su chi l’ha fatta e sul come (senza peer-review, ovvero, con grado di scientificità pari a 0), due sono i punti del contendere:

  • la relazione valuterebbe come effetto negativo alla costruzione della ferrovia e tunnel, la riduzione degli introiti da accise sulla benzina e incassi autostradali dovuto ad un minore numero di TiR per strada;
  • la relazione “tecnica” è stata separata da quella legale (che stima penali sui 4 miliardi per l’interruzione dei lavori);

Basterebbero questi appunti per far dire che ci sarebbe bisogno di rifarla, ma vuoi mettere l’indiscrezione che il MoVimento, in un hybris da Telegatto, stia preparando un mega-show – alla “reddito di cittadinanza” – per presentarla?

O che la stessa analisi, durata un anno con un pool di 20 esperti e portata avanti dall’Osservatorio TAV, abbia dato risultati diametralmente opposti?

Al di là delle posizioni ideologiche, su cui né io né Ru possiamo farci nulla, ci sarebbe un ragionevolissimo dubbio, ma poi senti Toninelli che dice “chi ci vuole andare a Lione” o “un milione di TiR all’anno sembrano tanti, ma alla fine sono solo 3.000 al giorno” e ti chiedi: ma puoi discutere con uno così?

Diremmo proprio di no.



Abruzzo e processi

Ovviamente, Salvini sarebbe a favore del TAV e non lo nasconde, al punto che stava nascendo una forma di voto di scambio fra Lega e 5 Stelle: la Lega acconsentiva a bloccare i lavori se il 5 Stelle avesse votato contro l’autorizzazione a procedere sui fatti della Diciotti.

Solo che nel frattemposono arrivate le regionali abruzzesi, dove a fronte di un astensionismo in forte aumento (circa 47%), la Lega prende il 27,5%, il M5S il 19,7%, il PD l’11,1%, Forza Italia il 9% e Fratelli d’Italia il 6,5%.

Un quadro che premia il CDx con il 48,0%, restituisce fiato al CSx che arriva, sommando tutte le liste, al 31,3% e affossa il MoVimento che in 10 mesi ha perso circa 200.000 voti passando dal 40% al 20,2% presi dalla candidata Sara Marcozzi.

Si trattava del primo test per il pentaleghismo in attesa delle Europee e dimostra che qualcosa, fra MoVimento ed elettorato si è già incrinato, nonostante il Reddito di Cittadinanza.

Ora, anche in vista di quel voto sul caso Diciotti, che succederà fra i due partner di governo?

I 5 Stelle correranno ai ripari votando Sì e facendo cadere il Governo o tenteranno di mantenerlo in vita? E Salvini, ora “Capitano” anche degli abruzzesi, sfiderà la sorte cercando un Governo “suo” o continuerà a forzare la mano sapendo che al MoVimento, ora, non conviene andare al voto?

Ai posteri l’ardua sentenza.


Il Caffè scorretto

 

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