La democrazia notarile – l’Opinione del 25-11-2017

 Il Contratto Sociale di Jean-Jacques Rosseau, testo fondamentale per la nascita della democrazia moderna.

Il Contratto Sociale di Jean-Jacques Rosseau, testo fondamentale per la nascita della democrazia moderna.

La Germania affronta una crisi politica? In barba a Rosseau, arriva la risposta italiana ai problemi della democrazia parlamentare: i notai!

In un video di tanti anni fa, Bruno Bozzetto ci proponeva in pochi minuti le macro-differenze fra Europei ed Italiani. Si trattava di una neanche tanto velata critica ammantata di umorismo che metteva in luce il vero tratto “speciale” degli Italiani: percepire società, cultura e politica in modo diverso, molto diverso.

Passano gli anni ed ecco che quel video mi torna in mente guardando la crisi politica tedesca e la quotidianità italiana, ma andiamo per gradi.

Germania pereppeppepe. Con un colpo di scena, il tavolo per la formazione del nuovo governo tedesco, quello fra CDU, Verdi e FDP, è saltato. In quello che risulta essere una prima volta per la Germania non sono mancati scambi d’accuse, dinieghi ed anche un po’ di panico generale.

Si apre la crisi del gigante tedesco e mentre Bruxelles trema, gli euro-scettici/anti-tedeschi d’Italia giubilano, reazione esemplificata da un grandioso “Germania pereppepepe” che girava, qualche giorno fa, su Facebook, sempre pronto a proporci lucidi commenti di acume politico.

Eppure, pur nella gravità della situazione, la crisi tedesca non è altro che un normale processo di dialettica democratica: elezioni, colloqui per la formazione di un nuovo governo, governo o elezioni anticipate.

Italia, eh? Questo accade nella prima economia dell’Europa, mentre nella terza, ovvero l’Italia, si accende la campagna elettorale e lo fa con una legge che più che un normale processo democratico, sembra sempre di più una forzatura. Ma non preoccupatevi, qui non è il Rosatellum il problema, ma come gli Italiani – oddio, non tutti – percepiscono il normale flusso democratico, ovvero come funzioni, realmente, una Repubblica.

La nostra legge elettorale, infatti, tende a favorire – ancora una volta – la formazione di coalizioni pre-elettorali. Un sistema che spinge i partiti – che rimangono “rappresentanti delle diverse parti civili”- ad alleanze, liste comuni e programmi condivisi a priori di sapere quanto questi valgano in termini di consenso reale.

Democrazia e paura. Visto dall’estero, una strana follia tutta italiana dove ogni alleanza più che di programma diventa “di seggi”, togliendo offerta per aumentare il consenso al prezzo di seggi sicuri.

Visto dell’Italia, invece, il meccanismo sembra logico o, quanto meno, un esempio di cinico pragmatismo da parte di un paese che non si fida dei propri politici e che per questo li vorrebbe bloccare su “posizioni sicure” pur consci che la “casta” – termine orrendo – farà quello che vorrà.

Ma prima che mi si dia del qualunquista – o di favorire un certo part… scusate, movimento – permettetemi di andare avanti col ragionamento.

Alleanze e trasformismo. Sono decenni, ovvero dalla fine del Pentapartito, che come italiani ci siamo convinti che un accordo post-elettorali non sia altro che un esempio di “trasformismo”: un “tradimento della volontà degli elettori”. Sono anni che slogan come “il no alle alleanze post-elettorali” ad accordi “trasversali” sono diventati “pilastri della buona politica” – altro abominio lessicale – quando invece rappresentano, più propriamente, la fine della democrazia parlamentare.

Sì, perché l’Italia – oltre ad essere una ideale Repubblica fondata sul lavoro – è una repubblica parlamentare in cui proprio il Parlamento eletto dal popolo è sovrano ed il luogo in cui i nostri rappresentanti possono legiferano, trovano convergenze, compongono governi e formano alleanze.

Non si chiama “trasformismo”, “inciucio”  o “PD-L”, si chiama democrazia. Pura e semplice democrazia ed infatti funziona così in tutti gli altri paesi, dalla maggioritaria Francia all’ultra-proporzionalissima Olanda.

Un notaio! Così, mentre i tedeschi decidono di continuare a trattare tenendo fede al concetto di democrazia parlamentare ed evitando le nuove elezioni, noi scegliamo di abbracciare un paradosso. Protagonista dello stesso, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, il quale chiede al “leader” della “coalizione di centro-destra” – Silvio Berluscoi – di andare dal notaio per sottoscrivere un “vero contratto con gli Italiani” col quale “o si governa assieme” o si sta all’opposizione.

Se poi questo porterà al non-governo, chissenefrega perché intanto il notaio si sarà dimenticato di registrare, il “popolo”, in fondo, ha poca memoria e comunque c’è sempre un cavillo. Poco importa il dopo, perché “bisogna dimostrare al popolo” la serietà dell’offerta politica, se no, chi vota?

Ecco che torna Bozzetto quindi. Se un politico proponesse in Francia, Germania o Spagna qualcosa del genere, egli verrebbe sbeffeggiato pubblicamente dagli stessi elettori. In Italia, invece, quella che non può che non suonare come una boutade, viene anche presa sul serio e se ne discute.

L’Azzecca-garbugli. Io non ci credevo, ma realmente, nei giornali come nei partiti, si sta discutendo. Scusate se mi ripeto, ma, veramente c’è gente reale, politici, giornalisti ed analisti che in questi giorni discutono del “patto dal notaio”. Quasi come se in Italia non esistesse un sistema politico sancito dalla Costituzione o delle regole democratiche, persi fra i mille slogan della campagna elettorali: giovani, inciuci, buona politica, alternativa, serietà.

In questo scenario che ricorda un incubo, la proposta di Salvini diventa un simbolo di “serietà” di chi mette “il fare” in primo piano e che non vuole “prendere per il naso” gli italiani.

Abbandoniamo, quindi, la Repubblica fondata sul lavoro e sulla dialettica, spazio ai notai. Perché seguire un qualsiasi modello democratico esistente e creiamone uno nuovo: una “democrazia notarile” libera dalle “mollezze” del modello anglo-francese! Perché seguire l’esempio di Rousseau e Montesquieu, quando abbiamo “l’Azzecca-garbugli”?

Io, intanto, torno a Bozzetto, sazio di autocompiacimento: Italiani, veramente, non ci smentiamo mai.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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