La debolezza di Salvini in Europa è la stessa dell’Italia e ne è responsabile

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EAPN è la grande arma di Salvini per vendere all’Italia la sua “magnifica” epopea politica, perché in Europa non comanderà lui.

Andrea, preoccupato, scrive su Twitter:

Signor Borghi Claudio scusi il disturbo, se la Lega dovesse vincere le Europee, Salvini dovrà candidarsi a Spitzenkandidat. E se dovesse vincere sarà costretto ad abbandonare il posto di ministro dell’Interno. Lei può darmi delucidazioni in merito? Chi verrà al suo posto?”

Borghi Claudio, noto influencer e socialite accidentalmente Presidente Commissione Bilancio alla Camera, risponde comprensivo:

“E ti preoccupi?”

Andrea, rinvigorito dal condottiero:

Non è che mi preoccupo, ma è difficile sostituire un ministro dell’Interno come Salvini. Sarei anche contento, ma sarei dispiaciuto se Salvini lasciasse il posto da ministro dell’Interno.”

Il mondo dei social ci regala sempre delle emozioni.

Caro Andrea, permettimi di risponderti in maniera più esaustiva dell’On. Borghi: Matteo Salvini non verrà mai eletto alla Presidenza della Commissione, nonostante l’auspicio, di qualche mese dello stesso Borghi.


Cosa vuol dire vincere

Il motivo è semplice. Per diventare Presidente della Commissione Europea, che poi è il fine dello Spitzenkandidat, bisogna vincere le elezioni a livello europeo, e non succederà, e essere nominato dal Consiglio Europeo, quello dove siedono Conte e Orban, ma dove ci sono anche Macron, Merkel, Bettel, Rutte, Varadkar etc.

Eppure, è vero, Salvini sta cercando in tutti i modi di “vincere” le Elezioni Europee anche grazie a questa ENF 2.0 ribattezzata “Alleanza europea dei popoli e delle nazioni” (EAPN). E vincerà, come Lega, in Italia, ma in Europa, come EAPN, arriverà quarto, nonostante le sovranissime opinioni dei tanti Andrea italiani.

Tutto questo sarà utile solo a cantare vittoria in patria, mentre, a Bruxelles, sarà semplice business as usual, ovvero bassa presenza al voto, soprattutto sui temi che più interessano al gruppo, come è stato per tutta la legislatura europea passata. Il registro delle attività dell’Europarlamento, infatti, registra come Salvini – assieme a Marine Le Pen – siano fra gli Europarlamentari meno attivi nell’emiciclo di Bruxelles, un luogo che hanno usato come palcoscenico per interventi meramente propagandistici divenuti virali nei loro rispettivi paesi, ma poco altro.

Un’inattività condivisa dal resto del gruppo, europarlamentari leghisti, ovviamente, compresi.


L’epica del leader

In Italia, invece, il giorno dopo le europee, qualora i sondaggi italiani verranno confermati, Salvini si presenterà ai suoi elettori ringraziandoli “per il grande successo”, ma rimanendo “umile” e “consci” di fronte al gran lavoro che ci sarà da fare in Europa. Sui social, intanto, la “Bestia” di Luca Morisi lo plaudirà come il nuovo eroe dell’indipendenza dei popoli europei, faro contro gli “eurocrati liberisti di Bruxelles”, i fan diffonderanno e i media a lui vicini cominceranno a tesserne le magnifiche sorti progressive del nuovo leader.

Forse, nel proprio piccolo, i tanti “Andrea” che popolano Twitter avranno un sussulto al cuore nell’immaginare il Capitano prendere il treno che lo porterebbe a Bruxelles.

Insomma, verremo invasi da un’epica simile a quella usata da Orban in Ungheria o Putin in Russia e parte del paese la deglutirà a nostro rischio e pericolo. Anche perché questo è l’obiettivo vero di Salvini: dominare la vita politica del paese per gli anni a venire.

In pochi guarderanno alla realtà, ovvero al reale peso politico di EAPN e di Salvini in Europa.



EAPN oggi

Secondo le medie di Europe Elects, EAPN potrebbe arrivare a circa 83/84 seggi.

ENF ora EAPN

Lega (Italia): 28 seggi (su 76 nazionali)
RN (Francia): 21 seggi (su 79)
AfD (Germania): 10 seggi (su 96)
FPOE (Austria): 5 seggi (su 19)
Altri: 3/4 seggi

Nuovi membri di EAPN

DF (Danimarca, ex ECR): 2 seggi (su 14)
PS (Finlandia, ex ECR): 3 seggi (su 14)
AfD (Germania, ex EFDD): 10 seggi (su 96)

Probabili membri di EAPN

VOX (Spagna, nuovo): 7 seggi (su 59)
EKRE (Estonia, nuovo): 1 seggio (su 7)

Qualora il Regno Unito prendesse parte alle elezioni di maggio, EAPN dovrebbe assorbire i 10/12 seggi (su 73 ipotetici) del nuovo UKIP di Gerard Batten (presente a Bruxelles proprio nelle file di ENF). Improbabile che in esso entri anche il Brexit Party di Nigel Farage che, al rientro in politica, ha fondato un nuovo partito criticando la svolta verso l’estrema destra dell’UKIP. Curiosamente, il fallimento della Brexit permetta ai sovranisti di guadagnare seggi, anche se rischierebbe di metterli ancora più in minoranza rispetto a S&D che potrebbe, a quel punto, ambire ad essere il primo partito d’Europa.



La questione polacca

Esterni a EAPN e parte di un ECR indebolito dalla questione britannica – la guida del gruppo è dei Tories britannici – rimarrebbero i 25-27 europarlamentari polacchi del PiS. Nonostante una comune avversione per l’unione politica – sono per un potenziamento dell’infragovernativo rispetto a Parlamento e Commissione – e alle politiche migratorie, il PiS sembra contrario al confluire in EAPN. Il motivo è semplice: la Russia. Lega, Rassemblement National, AfD e VOX sono, semplicemente, troppo vicine a Putin per un partito che ha chiesto, arrivato al Governo a Varsavia, un aumento della presenza di soldati e armamenti NATO nel paese in funzione anti-Mosca.

C’è poi una questione di opportunità politica. Nonostante la procedura di infrazione aperta a Bruxelles sulla riforma giudiziaria, il PiS punta da mesi ad una forma di cooperazione con il PPE e, in patria, sta cercando di attirare l’elettorato moderato in vista delle elezioni nazionali autunnali. Comprensibilmente, visto che la Polonia fa parte dei Big 6 europei, ha un’economia florida (tanto che non è lontano il giorno in cui la Polonia diventerà un contributore netto della UE) e aspira ad un ruolo centrale nel futuro dell’Unione.

Per questo, porsi in netto contrasto con PPE, S&D e ALDE, significa, per i polacchi, mettersi in contrasto rispetto ai governi di Germania, Spagna e Francia. Invece il PiS sembra voler sfruttare il suo ruolo di vicinanza alle posizioni euroscettiche per diventare – come ECR o quello che sarà – il ponte fra EAPN e i centristi.


La questione italiana

Il problema di Salvini è l’Italia, anche se egli stesso non può dirlo in alcun modo. Dell’Europarlamento, come ha dimostrato l’elenco delle presenze citato sopra, alla Lega interessa molto poco. La concezione sovranista nega, e lo fa anche nei parlamenti nazionali, la centralità delle assemblee elettive a favore della visione dirigista. L’obiettivo è, infatti, l’Euroconsiglio ed è lì che EAPN, Salvini e la Lega sono intrinsecamente deboli.

Senza PiS, EAPN, dopo maggio, rimarrà rappresentato solo dagli austriaci del FPOE e, appunto, dalla Lega, ed entrambi sono junior partner di governi di coalizione, mentre la maggioranza, invece, rimane e rimarrà saldamente in mano a PPE, ALDE e S&D.

A Salvini servirebbero sinergie reali con gli altri paesi UE e quelle, anche a colpa dell’atteggiamento costante di sfida del Governo italiano, mancano. Nonostante gli annunci, Polonia e Ungheria si sono schierate a favore della procedura di infrazione sul debito contro l’Italia a novembre (una spada di Damocle che ancora pende sul paese). Allo stesso modo, sui migranti, Salvini e il Governo italiano hanno trovato solidarietà sulla chiusura dei porti da parte dei Visegrad 4 e dell’Austria, ma nessuna sulla ridistribuzione.



Isolamento economico

Essersi isolati rispetto a Spagna, Francia e Germania a favore di un molto scenico, per quanto sterile, asse con Ungheria e Polonia ha semplicemente aumentato l’isolamento di un paese che rimane l’unico in Europa a contestare i parametri fiscali europei a livello governativo.

L’economia, poi, non aiuta. Come ha sempre dimostrato l’Olanda, o come fa ora l’Irlanda, un paese può colpire ben al di sopra del proprio peso relativo se l’economia è solida. L’Italia gialloverde, esasperando un trend trentennale, non rientra in questa categoria. L’aumento del debito, il collasso del potere di acquisto, l’aumento della disoccupazione – in un momento in cui scende anche in Portogallo – lo Spread non sono altro che effetti di quello che è il vero problema del paese, di cui in Europa sono ben consci. L’Italia è bloccata in una spirale di declino che non è ciclica e nulla a che vedere con il rallentamento mondiale – che potrebbe essersi già arrestato – e questo le cancellerie dei governi europei lo sanno. E nessun leader europeo può definirsi tale se il paese che rappresenta non è forte abbastanza da sostenerlo (e no, non basta dire “made in Italy” o appellarsi alla Storia e alla cultura italiana, quello va bene al bar).

Il leader europei, poi, sanno anche che l’idea di una politica fiscale europea lassista e fortemente supportata dalla Banca Centrale Europea, che è il progetto “europeo” del Governo italiano e, quindi, anche della Lega, non è altro che una sorta di nuova Banca del Mezzogiorno creata per finanziare il debito, e il deficit, italiano.

Inutile dire che i sovranisti europei – soprattutto tedeschi, finlandesi, danesi e austriaci – non hanno in comune con la Lega quel lassismo fiscale e monetario che ne è diventata la cifra dall’ascesa di Bagnai, Borghi e Siri a consiglieri economici del “leader”.

Aspettiamoci, quindi, grandi proclami e roboanti parate politiche a favore di smartphone, ma la sensazione è che la montagna scomodata da Salvini, EAPN, partoriràa maggio l’ennesimo topolino.


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