Salvezza: sui migranti a qualcuno piace guardare dall’altra parte

salvezza, aquarius

Salvezza, di Rizzo e Bonaccorso, ci racconta la storia di una nave, del suo equipaggio e del mare dove naviga. Si tratta di Aquarius e sì, si parla di Migranti.

Bello, raffinato, ma allo stesso tempo potente. Questo è “Salvezza”, di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. Una graphic novel, un fumetto, che è un resoconto giornalistico di un viaggio degli autori su Nave Aquarius, la nave della ONG SOS Méditeranée.

Un reportage per disegni, alla Joe Sacco che consiglio di leggere a tutti.


Un fumetto giornalistico

Come detto “Salvezza”, racconta il viaggio volontario compiuto dai due autori nel 2017 proprio su quell’Aquarius contro cui, nell’estate del 2018, è nato il grande spettacolino sovran-populista di Salvini.

Non si tratta, come può pensare qualcuno, di un’opera agiografica. Il centro dell’opera, infatti, è l’umanità dell’equipaggio, le loro motivazioni e rapporti che si mescolano alla routine della nave fino ad arrivare, al momento del salvataggio vero e proprio. Il tutto con un tratto fine e realistico che permette al lettore di scivolare nella storia, di esserne parte integrante, anche grazie alle saltuarie rotture del “fourth wall”.

Un risultato non scontato di un’opera che nasce come personale ed umana, ma che riesce a inquadrare rapidamente il contesto della missione di Aquarius diventando, così, anche divulgativo. Qualcosa che sfugge ad altri libri (o articoli di giornale) che preferiscono parlare di ogni cosa (cifre, sospetti, financo complotti come Kalergi, Soros e il Franco CFA) senza mai riuscire in maniera immediata, come fa “Salvezza”, non tanto il perché, ma il come i migranti (nello specifico eritrei) lascino ogni cosa per fuggire dal proprio paese, consegnandosi ai trafficanti, allo schiavismio alle torture etc. pur di arrivare in Europa.

In molti dovrebbero leggere “Salvezza”, sprattutto coloro (colleghi giornalisti compresi) che sbraitano alla lotta al “traffico di essere umani”, alla “complicità delle ONG” o al loro agire “ingenuamente” (detto realmente da Salvini con poco rispetto per l’impegno personale di chi, sulle navi, ci va). Frasi fatte che nascondono solo l’ignoranza di chi non abbia la minima idea di come si svolga realmente il traffico di esseri umani attraverso l’Asia e l’Africa a fronte di una legge, la Bossi-Fini, che rende la migrazione legale quasi impossibile.

Non solo, “Salvezza” rende chiaro perché, per Governi come quello italiano, la presenza delle ONG e dei giornalisti a bordo delle loro navi sia da evitare ad ogni costo.


This is Retro


Salvezza: occhi sul mare

Se il tuo obiettivo è quello di combattere una battaglia contro “i negri che stuprano, rubano, uccidono” sai che il tuo fine deve essere uno: deumanizzare il migrante riducendolo ad un “negro”, “schiavo”, “criminale” o “bellimbusto che non scappa da nessuna guerra”. Per farlo hai bisogno dello spauracchio dei “trafficanti”, i cattivi che ogni storia deve necessariamente avere e creare una narrazione che spieghi ogni falla nel tuo ragionamento. Le ONG diventano così “la quinta colonna” del grande piano “delle Elitè” per soppiantare gli italiani in Italia.

Tutto funziona quando i morti rimangono lontani dagli occhi e la retorica della “Libia porto sicuro” regge. Quando arrivano, però, occhi autonomi come quelli di Rizzo e Bonaccorso, emerge la tragedia umana che ogni migrante porta con sè. Un pericolo immenso per un Governo come quello italiano, perché di fronte alla realtà, magari qualcuno dei tanti tuoi schiumanti elettori del “#portichiusi” potrebbe cominciare ad aprire gli occhi e ricordarsi che prima di tutto, c’è la salvaguardia della vita, poi la lotta alla criminalità.

“Salvezza” ci aiuta a non rimanere indifferenti a questo non chiuderci nel cinismo barbaro del “mica te l’ha ordinato il medico di migrare”.

Alla faccia della retorica di Governo.


Il caffe  e l’Opinione

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