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Sì, Putin e la Russia hanno interesse a stravolgere l’Unione Europea

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Cosa c’è dietro l’interesse di Putin per i partiti euroscettici e i sovranisti? Semplice un accordo fra Russia e Germania, a danni della UE.

Dimenticate le armi nucleare, gli idrocarburi sono da anni la vera arma ‘diplomatica’ della Russia di Putin. Un ‘soft power’ con cui Mosca è intervenuto nella complessa crisi venezuelana o nello scacchiere mediorientale fino alla Libia di Haftar.

Non si tratta di segreti di stato, ma di attività debitamente registrate sui siti delle due compagnie controllate direttamente dal Cremlino e documentati da media quali RT e Sputnik, anch’essi emanazioni del governo russo. I nomi, per l’Europa sono sempre due: Rosneft e Gazprom, la prima più attiva nel bacino levantino-mediterraneo, la seconda, anche per i legami con parte dell’establishment tedesco, in nord Europa.

Tale petro-diplomazia agisce in maniera parallela e ufficiosa rispetto a quella politica tradizionale e si struttura attorno ai rapporti fra compagnie petrolifere. E proprio uno di questi rapporti sarebbe alla base del supposto finanziamento dalla Russia alla Lega di Salvini di cui parla, da due settimane, il settimanale l’Espresso.


Dalla Russia con il Gas

Stando a quanto riporta il settimanale diretto da Maurizio Damilano, un documento del 24 luglio attesterebbe un piano di finanziamento a favore della Lega di Matteo Salvini in vista delle elezioni europee di maggio 2019.

L’accordo sarebbe stato propiziato da Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia e fautore dell’accordo, ufficiale, fra Russia Unita, il partito di Putin, e la Lega di Matteo Salvini. Savoini, continua l’Espresso, sarebbe stato il tramite di una vendita di 3 milioni di tonnellate di diesel da parte di Rosneft a ENI, una vendita a cui sarebbe applicato uno sconto del 4% da girare – continua il reportage – alla Lega.

Come sottolinea il settimanale, “questo è ciò di cui abbiamo prova”. “Non abbiamo parlato di soldi già incassati, come ha fatto intendere Salvini nelle sue dichiarazioni dei giorni scorsi”, scrivono gli autori dell’inchiesta su la Repubblica, “non lo abbiamo fatto perché non sappiamo come sia andata a finire la trattativa, ma sappiamo che una trattativa c’è stata”.

L’inchiesta dell’Espresso è del 23 febbraio e ha riacceso l’attenzione del paese sulle attività e gli interessi russi nel paese.

Ricordiamo che, attualmente, in Italia sono presenti i suddetti RT e Sputnik, il direttore RAI Marcello Foa non ha mai nascosto le proprie simpatie putiniane (come, per altro, lo stesso Salvini) e, prima fra gli ambienti nazionalisti e poi anche in RAI, è diventata comune la presenza del filosofo Aleksandr Dugin, l’alter-ego russo di Steve Bannon.

Ma non c’è solo l’Italia. Martedì 20 febbraio, il sito ungherese index.hu documenta lo spostamento da Bratislava a Budapest del Centro Direttivo della International Investment Bank di Mosca (IIB).


Dalla Russia con i rubli

IIB è una banca di investimenti privata considerata l’erede di quello che fu il COMECON, l’organizzazione di mutua assistenza economica sovietica. Come detto, IIB, che è molto attiva all’interno di tutto il Gruppo dei paesi di Visegrad, era già presente in Europa, ma a scatenare i dubbi dell’Unione Europea– e le vivaci proteste dell’opposizione ungherese – sono le condizioni che la banca moscovita avrà nella capitale ungherese.

A IIB, il Governo Orban ha concesso una speciale immunità diplomatica ‘tombale’ che riguarda ogni tipo moratoria internazionale, regolamentazione nazionale ed europea e altre forme di controllo o restrizione da parte della Banca Centrale ungherese in barba ad ogni sbandierato sovranismo.

Il tutto ‘donato’ ad una banca privata che, per asset finanziari, sarebbe solo la 17ma del paese. Il sospetto, dicono gli oppositori ungheresi, è che IIB diventi una fonte di finanziamento deregolamentata e, quindi, un vero buco nero per il sistema di oligarchi che ruota attorno al premier Viktor Orban.

Oligarchi ed interessi privati di businessman e politici legati alla Russia: sembra di assistere a qualcosa di già sentito, ma questa è materiale per un articolo futuro.



Gli interessi russi in Europa

Come ho sperimentato in altri articoli che ho scritto sull’argomento, ai sovranisti italiani filorussi, tutto questo interessa molto poco.

Per molti sarebbero tutti casi di un semplice “rapporto fra Stati”, per altri la mera risposta “sovranista” all’ordoliberismo (e al “turbocapitalismo mondialista” di stampo fusariano) dell’Unione Europea, ignorando, però, che i paesi della UE sono, appunto, paesi UE, quindi parte stessa del sistema, al contrario della Russia.

Ovvietà a parte, la maggioranza, a fronte delle costanti prove della penetrazione russa in alcuni paesi o a supporto dei movimenti euroscettisci, risponde sempre nello stesso modo: perché mai Putin e la – potente – Russia avrebbe interesse a distruggere l’Unione Europea e ad immischiarsi nelle future elezioni europee?

La risposta è semplice: motivi economici e motivi geopolitici.


CEE invece che UE

L’obiettivo comune dei sovranisti alla Salvini (e Orban, Le Pen, etc.) e della Russia sarebbe un’Europa a trazione infragovernativa dove il Consiglio Europeo – formato dai governi dei singoli stati e regolamentato da un sistema di veti incrociati – tornasse ad avere la totale supremazia sulla Commissione e il Parlamento.

In pratica un ritorno a quello che fu la Comunità Economica Europea o CEE opposta alla prospettiva di una UE politica. L’esatto contrario del piano “eurofilo” che prevede, appunto, una riduzione costante delle prerogative del Consiglio Europeo a favore di maggiori poteri all’Europarlamento.

Questo comporterebbe una versione lassista dei parametri di stabilità dell’Euro, magari accompagnato da una minore autonomia della BCE e un progressivo indebolimento della moneta unica (fosse anche la sua sparizione).

Nell’ottica russa – NB: anche in quella degli USA protezionisti – questo significa la possibilità di ottenere condizioni economiche migliori per quella che è la principale fonte di ricchezza e potere del Cremlino – Rosneft e Gazprom, appunto – e, a cascata, per l’intera bilancia commerciale russa.



Il fattore Germania

Passando da Unione economica fondata su Commissione, Parlamento e euro a una CEE 2.0, “la nuova Europa” andrebbe a ridurre il peso specifico di Bruxelles quale mega-ente regolatore del commercio globale.

A vantaggio, ovviamente, dei rivali regionali: la Russia, appunto.

Bruxelles sarebbe, però, un obiettivo secondario a fronte della Germania, la quale, in qualità di prima potenza commerciale europea sarebbe il vero obiettivo di Mosca. Non però come “nemico da schiacciare”, ma come principale partner continentale.

Sì, perché una cosa che ai sovranisti nazionali – e non – piace ignorare è che qualsiasi patto fra la Russia e la “nuova Europa dei popoli sovrani” sarebbe strutturata attraverso l’asse privilegiato Berlino-Mosca.


La centralità tedesca

Per paradosso, quindi, la guerra agli “eurocrati” di Bruxelles e all’Europa “franco-tedesca” sta venendo combattuta dai sovranisti belgi, olandesi, francesi, tedeschi, italiani etc. per sostituirla con l’Eurasia russo-tedesca favoleggiata da Dugin.

O, più prosaicamnente, di un accordo con la Russia che preluda ad una sorta di “Comunità degli Stati Indipendenti” su territorio continentale. Un patto peraltro non dissimile a quello di Aachen (Aquisgrana) stipulato fra Francia e Germania e così duramente contestato dai sovranisti filorussi.

Da un punto di vista puramente politico, Mosca ha rapporti certamente tesi con Berlino, ma nettamente migliori di quelli con Londra (pessimi) e Parigi (molto vicini al pessimo). Il motivo non è solo geografico, ma, soprattutto, economico-pragmatico, nel più puro stile tedesco. Si tratta di esportazione di prodotti meccanici, su cui la Germania primeggia, scambiato con il gas russo ed infatti l’avvicinamente progressivo fra le due potenze regionali gira attorno a progetti come North Stream 2, il gasdotto baltico che connette direttamente la Russia con la Germania, contestato da Baltici e Scandivani, ma su cui vertono molti interessi tedeschi.

Che stia antipatica o no, Berlino è e rimane la quarta potenza economica mondiale, uno dei principali paesi esportatori del mondo e IL partner commerciale principale del resto d’Europa. In sostanza se si vuole un accordo con il resto dei 27 – Italia compresa, vista la dipendenza del nostro settore manifatturiero da quello tedesco – è necessario passare per la Germania.



Il terzo polo mondiale

La crisi ucraina ha certamente raffredato le relazioni bilaterali, ma Putin, di stanza per molti anni in Germania ai tempi del KGB, ha molti amici a Berlino, fra cui primeggia l’ex-Cancelliere socialdemocratico Gehrardt Schroeder.

I due paesi sono, defacto, complementari. Da una parte una delle prime potenze commerciali mondiali, campione del “soft-power” economico, ma senza “hard-power militare”. Dall’altra il principale produttore di idrocarburi del mondo, dall’economia ancora limitate, ma dotato del secondo arsenale atomico mondiale. Insieme, con il corollario degli altri paesi europei, diventerebbero il terzo “polo” economico e militare capace di insinuarsi, con discreto peso, fra USA e Cina.

Ovvero, sottrarre il ruolo che ora è – potenzialmente – della UE e trasferirlo in una Comunità Europea a guida Russo-Tedesca. Essendo l’indebolimento economico-commerciale europeo l’obiettivo della Alt-Right statunitense, su presupposti simili, assieme ad il patto Russia-USA prospettato da Bannon, sono nati quei contatti ora conosciuti come “Russia Gate”.

Attenzione perché il trick è che, per ottenere tale risultato, non serve che la Germania diventi sovranista e abbandoni i principi tradizionali economici e politici della sua democrazia: non deve, insomma putinizzarsi come Italia e Ungheria. No, basta che perda fiducia nel progetto europeo attuale, eventualità che può succedere qualora gli altri grandi d’Europa (Francia, Olanda, Spagna e Italia), cedessero.


Inserito in questo contesto, si capisce perché  l’Italia sia attualmente il vero “Cavallo di Troia” europeo di Mosca e lo è per la debolezza e il provincialismo sia della sua attuale compagine politica – governo e opposizione –  sia del dibattito socio-politico-economico del paese.

Un asset da usare – come la Brexit, l’Ungheria, etc. – per far saltare il banco europeo approfittando della hybris– ai limiti della mitomania – e scarsa lungimiranza di politici che sperano di utilizzare tale scontro per prestigio/potere personale. Magari anche “nell’interesse nazionale”. Invece, paradossalmente, si trovano, in nome della sovranità, a supportare un piano politico che vedrà i loro paesi diventare – e stavolta per davvero – la periferia di un Europa russo-tedesca.

Il tutto ammantato di un velo da “guerra di liberazione” contro fantomatici eurocrati che poi non sono che i nostri rappresentanti a Bruxelles.

I NOSTRI.

Difficile poterlo dire in futuro in relazione alla Russia.


Il caffè e l’opinione

Comments 1

  1. Non ho elementi specifici personali, ma quelli generali del post sono veritieri, non semplicemente credibili. Chiamo il tutto come base utile di approfondimento per un ruolo (?) dell’Italia per la costruzione di una Europa “politica” in grafo di tutelare democraticamente e economicamente Paesi che hanno basi comuni civili e sociali emersi dopo due conflitti mondiali.

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