Amica o nemica Russia: chi saresti veramente tu per noi?

Russia, Putin, nemici o amici

“Mamma, mamma, siamo amici o nemici della Russia?” Una domanda talmente infantile che sembra assurdo che sia diventata parte dell’attualità politica italiana.

Quando sono nato, la Russia era nostra nemica. Non lo dico io, era proprio così. Il mondo si trovava nello stallo della Guerra Fredda, nel periodo pre-Perestrojka, quello di Cernenko della divisione del mondo in due blocchi e della costante tensione internazionale. Non c’erano dubbi, forse, a parte per gli elettori del Partito Comunista, ovvero un terzo dell’elettorato.

Negli anni 90, la Russia era… un paese allo sfascio, guidato da una leadership vuota, terra di enorme povertà e di oligarchi ricchi come Creso. Il paese era diventato una barzelletta, come il suo presidente, Boris Eltsin. Era nostra amica? Era nostra nemica? Semplicemente la ignoravamo.

Ai giorni nostri, la Russia è tornata a far sentire la sua voce. Una potenza militare guidata da un ex-agente del KGB (come tornano sempre gli anni 80) che è l’icona del populismo tradizionalista e anti-liberista, sia che si voglia considerare quest’ultimo in maniera positiva o negativa.


“Nazione” e mondo globalizzato

Il mondo è cambiato, la “democrazia liberale”, quella difesa nella nostra costituzione e considerata un valore fondamentale, è diventata sinonimo di “oligarchie politiche”, di interessi neo-liberisti e di “KA$TE”. La globalizzazione di “impoverimento”, “perdita di identità nazionale”, appiattimento culturale, eccetera. Per larghe fette della popolazione, chi appoggia/difende le istituzioni liberali (vedi Bruxelles e, di converso, i maggiori stati Europei) è “un criminale” “lontano dai problemi della gente” e chi ne scrive, un “servo dei potenti”.

Per questa fetta di popolazione, i “russofili” Vladimir Putin e la sua Russia sono un faro nella notte. Il politico spietato sulla sicurezza, “che tira bombe ai terroristi”, che “viene ri-eletto perché fa il bene del SUO popolo”: “magari averne QUI, in Italia, politici come lui”.

I”russofobi”, invece, si concentrano sulla sua tendenza (ormai consuetudine) all’indebolimento delle istituzioni democratiche, la politica ultra-conservatrice tradizionalista, la spregiudicatezza in politica estera, gli attacchi “hacker”, i modi spicci di “eliminare” l’opposizione.

“Russofobi” vs “Russofili” è la dicotomia che si aggira nel web, influenzando il dibattito (qualora ancora esistesse) e pervadendo giornali e politica.

“Se andremo al governo, aboliremo le sanzioni contro la Russia”, dichiara sicuro Matteo Salvini, apparente russofilo,  “perché dannose per la nostra economia”. Russiagate? Un “attacco alla democrazia” urlano i “russofobi”, una “bufala” replicano gli altri come lo sarebbe l’ambiguo caso di Sergej Skripal.

“Fake News” messe in giro dalle “elite economiche e politiche europee” per “fomentare” l’opinione pubblica, o almeno così sembra leggerle  Fulvio Scaglione su Linkiesta. Atti tesi, quindi, a “mantenere l’attuale ordine mondiale”, in un’ottica di contrapposizione fra “global” ed “anti-global”, un’interpretazione che sembra dimenticarsi delle morti della giornalista Anna Politkovskaya, dell’ex-spia Alexander Litvinenko, dei 102 dissidenti detenuti nelle carceri russe, delle campagne anti LGBTQ (il divieto della “propaganda gay”) del Cremlino o dell’invasione Georgia (con i carri armati russi arrivati alle porte della capitale Tblisi)

Forse questi casi, e tutti quelli che non ho citato, andrebbero ricordati a chi, come Matteo Salvini, tuona contro “il criminale Erdogan” mentre professa la sua amicizia per Vladimir Putin che di quel modo di agire è il precursore.

Invece, in un mondo che vive di continue polarizzazioni simil-calcistiche, COSA fa e COME agisce il Cremlino passa in secondo piano, rispetto alla “grande guerra” contro il neo-liberismo. Quasi come se fosse sensato, quasi scontato, rinunciare a qualcosa (diritti delle minoranze, libertà di opinione e stampa, opposizione politica), se questo ci facesse sentire un po’ più sicuri (guerra al terrorismo) e un po’ meno “vittime della globalizzazione” (protezionismo).

Dopo aver parlato di propaganda, comunicazione e narrazione, ti chiedo ancora, mamma, dobbiamo essere amici o nemici della Russia?


Amica Russia

Visto come, spesso, il Cremlino sia considerato in qualità di “baluardo contro il neo-liberismo”, stupisce un po’ che sia proprio negli interessi commerciali la principale ragione della nostra possibile amicizia con Mosca.

“L’amica Russia” è, infatti, il quarto partner commerciale dell’Unione Europea grazie ad un giro d’affari, nel 2016, di oltre 191 miliardi di Euro. La bilancia commerciale fra Europa e Mosca pende, però, a favore di quest’ultima grazie, soprattutto al suo ruolo di principale fornitore di idrocarburi del continente.

La predominanza degli idrocarburi è quello che rende il rapporto fra Roma e Mosca potenzialmente strategico, sopratutto per un paese che ha fatto del Gas la sua principale fonte di energia (l’Italia). Come, però, sottolinea Stefano Cingolani su Linkiesta, la comparsa di nuovi fornitori (leggasi: USA) e le sanzioni europee, stanno aprendo nuovi mercati di approvvigionamento depotenziando, allo stesso modo, il ruolo strategico della Russia con l’Italia.

Arrivando ai numeri, l’export italiano in Russia vale attorno agli 8 miliardi di Euro e poi c’è, ovviamente, l’ENI.

Fra tutte le grandi compagnie occidentali, la nostra ENI è quella che, assieme a BP, intrattiene i migliori rapporti con i due giganti degli idrocarburi russi: Rosneft e Gazprom.

Rosneft è la compagnia a cui ENI ha venduto il 30% delle proprie quote del mega-giacimento di Zhor in Egitto e con cui collabora all’esplorazione dei campi petroliferi nel Mar di Barents e nel Mar Nero. Sempre ENI è presente nello sviluppo del gasdotto Blue Stream oltre ad aver partnership consolidate in Russia mediante la propria succursale nel paese e la sussidiaria OOO ServerEnergia.


Nemica Russia

Dove il rapporto fra Russia e “noi” traballa, è nei diversi interessi “strategici” che Mosca ha nei confronti dell’Europa.

Partiamo da un paradigma: qualunque sia il giudizio sullo stato attuale dell’Unione Europea, è innegabile che un’Unione forte, politicamente rilevante e in qualche modo più coesa, sia un partner “scomodo” per Mosca. Anche per Washington e Pechino, ma soprattutto per Mosca.

Se infatti la UE, attualmente, è un gigante economico con poco peso politico, la Russia è un gigante politico-militare senza un gran peso economico. Tale rapporto, ora come ora in un precario equilibrio, si sta spostando sempre di più a favore dell’Unione Europea, un po’ per il peso contrattuale economico che Bruxelles può schierare a suo favore, un po’ per i già citati cambiamenti del mercato degli idrocarburi.

A fronte di tutto questo a Mosca conviene o lo status quo o, preferibilmente, un’Unione ancora più lasca. Questo per sfruttare il proprio peso commerciale all’interno di un meccanismo ancora più fitto di relazioni bilaterali con i singoli paesi membri.

Come ottenere ciò? Lavorando a stretto contatto con i movimenti sovranisti dal punto di vista sia politico che comunicativo (hackers, Sputnik, RT, account facebook eccetera). Un discorso che riporta al primo paragrafo di questo pezzo, ovvero la Russia quale “alfiere della società tradizionale anti-liberista/liberale”.


La mancanza di una soluzione

Chi è quindi la Russia?

Quel paradiso anti-liberista dipinto dai “russofili”, dove la società tradizionale viene rispettata, gli interessi nazionali difesi con i denti e gli artigli? O quell’incubo anti-liberale che mira a destabilizzare l’occidente paventato dai “russofobi”?

O forse è un partner commerciale non proprio democratico e certamente tradizional-nazionalista che cerca di avere la meglio su di noi cercando, con ogni mezzo concepibile, di creare una situazione di vantaggio per se stessa?

Io  scelgo la terza ipotesi, perché, assieme al tema dei diritti civili (che non va tralasciato mai) rappresenta il vero cuore del conflitto con la Russia.

Il resto rimane l’ennesimo prodotto della “comunicazione istantanea” quella assertiva e non riflessiva di Facebook (quella del “Rido!”, “Visto?”, “Pericolosissimo”) che ormai va a braccetto con la polarizzazione di una società che ha perso gli strumenti, e l’abitudine, per pensare prima di schierarsi.


Letture consigliate

Europa e  Russia, una storia veloce: BBC

Putin e i suoi “crimini”: Quartz

Isolare Putin o la Russia: Euromaidan

Salvini, Di Maio, la Russia e gli USA: le Formiche

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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