La rivoluzione d’ottobre catalana, il Rosatellum e la Brexit: cosa è successo – il Caffè della Domenica del 29-10-2017

 Spagna e Catalogna, il conflitto fra lo stato e la regione che rischia di tormentare per anni il paee. Foto:  Fotomovimiento  Licenza:  CC 2.0

Spagna e Catalogna, il conflitto fra lo stato e la regione che rischia di tormentare per anni il paee. Foto:  Fotomovimiento  Licenza:  CC 2.0

Rajoy commissaria la Catalogna, Puigdemont annuncia la resistenza passiva, su tutto incombono nuove elezioni in cui un partito ha già detto che non parteciperà. Questo insieme a Rosatellum, Brexit  (spostata nel 2020) e le altre notizie della settimana dalle pagine del Caffè e l’Opinione


 

Sommario:

  • esiste un futuro per la Catalogna dopo il 21 dicembre?
  • l’Italia e la nuova legge elettorale vista dall’estero
  • Brexit 2019, no 2020, per salvare faccia e soldi
  • l’Opinione
  • Neom e le ambizioni saudite
  • In breve

Che succederà il 21 dicembre?

Mentre a Barcellona si tiene la marcia organizzata dagli unionisti di Societat Civil Catalana, appoggiati dalle opposizioni, a favore della riapertura del dialogo fra Madrid e indipendentisti, si cominciano a fare i conti sulle prossime elezioni regionali del 21 dicembre.

La tornata elettorale è stata decisa dal Parlamento spagnolo nel quadro dell’applicazione dell’articolo 155 della costituzione, quello che ha, di fatto, destituito il governo catalano guidato da Puigdemont. Proprio quella data rappresenterebbe il “vero referendum” ufficioso sull’indipendenza o un modo, finalmente, per capire chi fra i cittadini catalani sia favorevole o meno. 

Mentre infatti, Carles Puigdemont bolla la mossa di Madrid come “illegale” e rifiuta di considerare “destituiti” se stesso ed il suo governo invitando i Catalani alla resistenza passiva, i partiti catalani si preparano per le prossime elezioni, fra scissioni, assenze ed il dubbio su cosa potrà succedere.

Gli assenti nel fronte indipendentista. Candidatura di Unità Popolare (CUP), che con i suoi 10 seggi ha conferito al governo di Puigdemont la maggioranza in parlamento,ha già deciso che non parteciperà alle elezioni, preferendo organizzare, il 21 dicembre, una “paella” popolare di protesta. Per gli analisti, l’assenza del partito anti-capitalista di ispirazione chavista rischia di portare il fronte pro-indipendenza sotto il 50%.

Secondo il quotidiano catalano el Periodico, infatti, i voti del CUP potrebbero alimentare sia le fila dell’ERC, la Sinistra Repubblicana di Catalogna, primo partito della regione, sia gli attuali 11 seggi di Catalunya en Comu, il partito “per un altra-globalizzazione” successore di Podemos e considerato autonomista, ma non indipendentista.

Che farà Puigdemont. L’ago della bilancia sarebbe, il neonato Partito Democratico Europeo Catalano (PDeCAT) di ispirazione liberale e guidato dallo stesso Puigdemont. Il PDeCAT, attualmente in parlamento come una costola della Junts pel sì, ha dichiarato la propria intenzione a correre da solo. I rapporti fra ERC e PDeCAT si sono andati lentamente deteriorare a quelli percepiti dalla Sinistra come “tentennamenti” da parte di Puigdemont verso la dichiarazione d’indipendenza sia subito dopo il voto sia dopo l’annuncio, da parte del governo spagnolo, di invocare l’articolo 155.

Fra tutti appare il partito meno pronto alle elezioni, a causa della mancanza di un leader, vista la volontà di Puigdemont di non correre per un secondo mandato, sempre che possa farlo. Difficile comunque che PDeCAT ed ERC non riescano a raggiungere un accordo di governo, il problema sarebbe con che numeri, visto che assieme, i due partiti arriverebbero ad un totale massimo di circa 63 seggi, 5 sotto la maggioranza. 

Gli unionisti. Sempre secondo il sondaggio di el Periodico, invece, il fronte unionista si ripresenterebbe compatto nel prossimo parlamento. Potrebbero perdere voti i liberali di Ciudadanos (i quali passerebbero dagli attuali 25 rappresentanti ad un massimo di 22), ma questo andrebbe a favore del Partito Socialista, i cui rappresentanti in Catalogna si sono esposti in prima persona, anche fra le proteste degli indipendentisti, per una maggiore autonomia della regione.

Invariato, chiude el Periodico, il supporto al Partito Popolare.

 La Copertina: L'attesa per la dichiarazione di indipendenza catalana da parte di una giovane millitante, proprio gli studenti sono stati, insieme agli anziani presenti durante le persecuzioni franchiste, l'asse portante del movimento indipendentista. Foto:  Fotomovimiento  Licenza:  CC 2.0

La Copertina: L’attesa per la dichiarazione di indipendenza catalana da parte di una giovane millitante, proprio gli studenti sono stati, insieme agli anziani presenti durante le persecuzioni franchiste, l’asse portante del movimento indipendentista. Foto:  Fotomovimiento  Licenza:  CC 2.0

La crisi catalana:

– La Catalogna si dichiara indipendente: ed ora? Elezioni – il Caffè del 27-10-2017

– La Catalogna commissariata avrà il suo referendum e la Repubblica ceca: cosa è successo in Europa questa settimana – il Caffè della Domenica del 22-10-2017

– #Parlem #Hablemos: le piazze del dialogo – il Caffè della Domenica del 8-10-2017

– Caos, feriti e rottura politica: i veri risultati del referendum catalano – il Caffè del 4-10-2017

– Kurdistan e Catalogna, due referendum simili, due situazioni diverse. Il Caffè del 29-09-2017


 Il fondatore e leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. Foto:  Optima Italia S.p.A.  Licenza:  CC 2.0

Il fondatore e leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. Foto:  Optima Italia S.p.A.  Licenza: CC 2.0

Un Rosatellum per te… la nuova legge elettorale italiana e la stampa internazionale.

“Una legge elettorale per isolare il partito di Beppe Grillo”, questo il titolo del quotidiano francese le Monde. Secondo il quotidiano francese, la nuova legge elettorale approvata in via definitiva al Senato il 27 ottobre, sarebbe stata concepita dal governo, in accordo con le opposizioni di centro destra, con il fine principale di “contenere” il risultato del Movimento 5 Stelle nelle prossime elezioni.

La legge, definita “un capolavoro di complessità”, prevederà l’applicazione di un “sistema tedesco” modificato con un un terzo dei seggi attribuito mediante scrutinio uninominale ed i rimanenti due terzi in maniera proporzionale regolamentato da uno sbarramento del 3%, che diventa del 10% in caso di coalizioni. Come tale, sottolinea le Monde, essa privilegia chi, fra i partiti italiani, sarebbe capace di creare dei cartelli elettorali, esattamente quello che il Movimento 5 Stelle rifiuta per statuto.

Ci sono persone nel parlamento italiano abbastanza competenti da scrivere una legge più che adeguata, al momento, però, il Rosatellum soddisfa al meglio gli interessi dei rispettivi partiti

— Roberto D’Alimonte, professore di scienze politiche alla LUISS di Roma

Instabilità per design. Più complessa, ma simile, la posizione di POLITICO per cui il Rosatellum “mette a rischio sia il governo Gentiloni che il prossimo”. Riprendendo, infatti, il giudizio del professor Roberto D’Alimonte, “l’Italia ha bisogno di stabilità e non l’avremo con questa legge elettorale”, l’autorevole quotidiano online segnala come la legge sia nata dalla mancata volontà di ogni partito che l’ha votata di fare la benché minima concessione agli avversari tranne quella di favorire le coalizioni, centro-destra e centro-sinistra, contro i singoli partiti, ovvero i 5 Stelle.

Ora, con una nuova legge elettorale, continua POLITICO, il governo Gentiloni ha le ore contate, ma il risultato delle prossime elezioni sarà un'”instabilità strutturale” dove nessun partito avrà una netta maggioranza ed il futuro governo, qualunque esso sia, sarà “appeso” ad una manciata di voti, con buona pace della stabilità di governo.

Il problema, chiosa il giornale, è che in Italia alla costruzione di un alleanza di governo “dopo le elezioni”, come avviene negli altri paesi, si preferisce quella dei cartelli elettorali a discapito dei reali rapporti di forza fra i diversi membri delle coalizioni.

Per approfondimenti:

– la cronistoria del Rosatellum: POLITICO

– “sguardo basso e via”: Suddeutsche Zeitung


 Theresa May può finalmente rifiatare, grazie all'intervento dell'Europa, le trattative sulla Brexit potrebbero ripartire. Foto:  Number 10  Licenza:  CC 2.0

Theresa May può finalmente rifiatare, grazie all’intervento dell’Europa, le trattative sulla Brexit potrebbero ripartire. Foto:  Number 10  Licenza: CC 2.0

Brexit 2020, per salvare faccia e soldi.

La Brexit non avverrà nel marzo del 2019, come da programma, ma nel dicembre del 2020. Questo il periodo transitorio che l’Unione Europea ha deciso di “concedere” al Regno Unito.

Non si tratterebbe di un periodo arbitrario, ma di un modo per risolvere definitivamente lo stallo attuale delle trattative. Nel 2020, infatti, si esaurisce l’attuale budget europeo e, con esso, gli obblighi di contribuzione sottoscritti nel 2013 dai paesi membri, fra cui la figurava anche la Gran Bretagna pre-Brexit.

Se il governo britannico avallasse la proposta europea, Londra rimarrebbe dentro l’Unione fino a scadenza del budget, mantenendone sì gli oneri, ma togliendo dalle negoziazioni il tema più spinoso sia per l’Europa, dove nessun paese membro intende pagare la quota britannica, sia per la Gran Bretagna, dove nessuno vorrebbe pagare il dovuto una volta usciti.

Per l’Europa sarebbe una vittoria, per Theresa May una non-sconfitta non immune dagli attacchi dei Brexiters duri e puri, su tutti Nigel Farage, ma che le permetterebbe di passare alla fase due delle trattative, quelle sul trattato commerciale. 

Come sottolinea, però, Jacopo Barigazzi, capo-redattore di POLITICO,  il governo britannico non deve illudersi che ora la strada sia in discesa, anzi, la parte più difficile comincerebbe proprio ora.

Per saperne di più:

– Terroristi per una App – Tre anni di Brexit o no-Brexit? – il Ristretto del 25-10-2017

– D’accordo sul cosa, disaccordo sul come: l’ultimo Consiglio Europeo e le sue divisioni – il Caffè del 20-10-2017

–  Daphne Caruana Galizia, i Panama Papers e le cosche italiane – Aggiornamenti su Brexit, Iraq e Catalogna – il Ristretto del 18-10-2017


L’Opinione

Non vorrei abitare ad Amazon City, ma… – l’Opinione del 26-10-2017

Possiamo esser d’accordo che, in questo strano mondo moderno, i multi-miliardari della Silicon Valley hanno una maggior sensibilità alla sostenibilità di molti governi, ma è possibile che siano solo loro, nel nostro caso Amazon, a “dettare” le condizioni per lo sviluppo di una città? 

A che cosa servono, allora, le amministrazioni locali? 


Il sogno utopico della propaganda saudita: NEOM

La salita al rango di Principe ereditario al trono saudita di Mohammed bin Salman, 32 anni, sembra aver liberato il paese, considerato la culla del tradizionalismo islamico, dai lacci del conservatorismo religioso. O almeno così sembrerebbe leggendo le pagine del dossier Vision 2030, in cui il figlio dell’attuale sovrano, noto anche come MBS, disegna il futuro di un’Arabia Saudita 2.0, moderata, aperta all’eguaglianza uomo e donna e all’innovazione nel campo dello sviluppo sostenibile.

Vetrina di questo processo di cambiamento è NEOM, una nuova città che il governo di Riyadh intende costruire sul Mar Rosso vicino al confine con la Giordania ed a pochi chilometri dalla costa egiziana. NEOM, un progetto che costerà 500 miliardi, in parte finanziati dalla cessione del 5% della compagnia petrolifera nazionale, dovrà essere, nell’ottica saudita, il polo mondiale dell’innovazione. Una città creata apposta per attirare non tanto fondi di investimento o banche, ma aziende, know how internazionale e “sognatori”: tutti coloro che vogliono contribuire a migliorare l’umanità. Il risultato sembra una specie di nuova Silicon Valley nel cuore del Medio-Oriente, robotizzata, ecologica e tecnologica, la quale ha già attirato l’attenzione di colossi quale Virgin, Alibaba e Amazon.

Un paravento per nascondere la brutalità del regime, come sostengono i critici, o un reale progetto per lo sviluppo di un paese rimasto, nel 2017, ancorato a principi economici degli anni ’70?

La risposta è complessa, e lo stesso progetto/vetrina NEOM potrebbe trasformarsi nell’ennesima follia saudita, ma è vero che la salita al potere di MBS ha visto un aumento nel paese degli investimenti a favore della robotica, nell’energia solare (il paese intende arrivare alla completa eco-sostenibilità nella produzione energetica entro il 2030) e un radicale cambio nel posizionamento geopolitico del paese. In fondo, dietro NEOM, gli investimenti e le riforme si nasconde la necessità saudita di diversificare l’economia a fronte di una stagnazione che ha già fatto schizzare in negativo il rapporto deficit-PIL.

Per saperne di più:

– Islam moderato, robot e green economy: l’Arabia Saudita 2.0 di Mohammed bin Salman – il Caffè del 28-10-2017


In breve

Turchia. Sono stati liberati i militanti di Amnesty International detenuti in Turchia con l’accusa di “eversione” e “terrorismo”. Rimane in piedi il processo, in cui gli attivisti sono imputati in quanto utilizzatori di una App di messaggistica criptata, la quale, per l’intelligence turca, sarebbe usato prevalentemente da militanti Gulenisti, il movimento dell’ex-alleato di Erdogan, Fetullah Gulen, considerato il mandante del fallito colpo di stato del luglio 2016.

– Terroristi per una App – Tre anni di Brexit o no-Brexit? – il Ristretto del 25-10-2017

Germania. Angela Merkel avrebbe intenzione di modificare le competenze del Ministero delle Finanze qualora questo, a seguito dell’accordo di governo, finisse sotto il controllo del Partito Liberale. In Europa, specifica POLITICO, la Germania non verrà rappresentata dal Ministro delle Finanze come negli ultimi decenni, ma da quello dell’Economia, molto probabilmente un membro della CDU. L’obiettivo, tenere i Liberali, falchi dell’Austerity, il più lontano possibile dal consesso europeo.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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