Rinascimento: la nuova UE da Macron a Kurz, passando per Zingaretti

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Macron con Rinascimento da una parte, Kurz e il PPE dall’altra: la nuova Europa 2019/2024 nasce da qui.

“L’Europa non è un mercato, è un progetto […]. I nazionalisti pretendo di difendere la nostra identità con la ritirata dell’Europa, ma è la società europea che ci unisce, ci libera e ci protegge”.

Con queste parole, il Presidente francese Emmanuel Macron ha presentato ufficialmente il “Progetto Rinascimento”, il nuovo partito politico europeo di La Republique en Marche e, allo stesso tempo, programma elettorale per la nuova Europa. Il piano prevede nove pilastri preceduti da una Conferenza Europea fra politici e cittadini atta a stabilire le priorità dell’Unione, gli obiettivi intermedi e i passaggi per raggiungerli.


Patto Simone Veil

Per Rinascimento, uno dei primi passi sarà quello di raggiungere la piena parità di diritti fra uomini e donne a livello europeo, armonizzando le legislazioni dei singoli paesi in materia di pari retribuzioni, interruzione di gravidanza, metodi anticoncezionali, lotta al femminicidio e diritti LGBTI.

Si tratta del “patto Simone Veil”, dal nome dell’ex-Presidente del Parlamento Europeo Simone Veil, prima donna ad aver raggiunto quel ruolo, un punto fondamentale per il “rinascimento europeo”. A questo, il nuovo gruppo si propone di istituire una Corte Etica atta a sorvegliare l’attività dei singoli parlamentari – rendendo, per esempio, pubblici gli incontri con i lobbisti o proibendo loro di lavorare per delle lobbies entro tre anni dalla fine del proprio mandato. La stessa corte dovrà vigilare sull’adesione dei singoli paesi membri ai principi dello Stato di Diritto, pena  la restrizione dell’accesso ai fondi UE.

Il programma prevede anche la riforma del Trattato di Dublino con la creazione di Ufficio Comune di Asilo che gestisca i centri d’esame delle domande nei paesi europei esposti (Italia, Grecia, Cipro, Malta e Spagna) e un registro comune dei paesi elegibili per l’asilo per raggiungere il mutuo riconoscimento delle decisioni. A questo si aggiunge il potenziamento id Frontex (parte anche del programma di ECR e PPE) e un nuovo Consiglio Europeo della sicurezza interna.



Economia e sicurezza

La nuova Europa disegnata da Macron prevede sia la nascita dell’Unione Bancaria sia di politiche di sicurezza comune mediante la nascita delle Forze Armate europee, il potenziamento dell’Europol soprattutto nel campo della lotta al cyber crimine e costringere le piattaforme internet a cancellare i contenuti pedopornografici, razzisti, antisemiti e di matrice terroristica.

Rinascimento punta anche alle politiche green introducendo una tassa sulle emissioni inquinanti a livello europeo che possa diventare parte del budget dell’Unione. Questo, e la Banca del Clima, servirà per finanziare quei 1000 miliardi necessari alla conversione ecologica dell’Unione ovvero abolire il diesel entro il 2040, fermare le centrali fossili entro il 2050 e abolire plastiche non riciclabili e microplastiche (detergenti, cosmetici e pitture) entro il 2025. L’Europa dovrà, inoltre, respingere qualunque accordo commerciale con i paesi che non rispettano gli accordi sul clima di Parigi (Cina, USA).

Importati provvedimenti anche nel campo della tassazione delle Big Tech. Previste misure per aumentare la tassazione alle imprese IT con fatturati superiori ai 750 milioni, l’armonizzazione delle imposte sulle imprese nei singoli paesi membri “per porre fine alla concorrenza sleale”.


Il nuovo “essere europei”

Tutte queste riforme saranno propedeutiche a costruire un nuovo “modo” per essere europei mediante il rafforzamento dello scambio a livello universitario mediante Erasmus e la creazione di un mercato comune per ricercatori e professori a livello continentale.

La lotta al dumping sociale è un’altra delle priorità di Rinascimento. Il programma prevede infatti un sussidio europeo di 15.000 euro per ogni cittadino che sia impossibilitato a procedere nella propria formazione per motivi economici. A questo si unisce un secondo sussidio di 20.000 euro per accompagnare la transizione ad altri impieghi dei lavoratori delle aziende non green e/o Big Tech. Centrale l’istituzione di un Salario Minimo Europeo adattabile ai singoli paesi e la creazione di una carta dei diritti per i lavoratori della GIG economy (rider, Uber).

Infine, il nuovo gruppo prevede l’istituzione di un limite di 3 mandati per europarlamentari e funzionari, un taglio degli emolumenti per gli stessi, la diminuzione del numero di Commissari con relativa attribuzione di pieno potere legislativo al Parlamento Europeo.


L’alleanza trasversale di Rinascimento

Rinascimento ha tenuto la sua prima riunione a Strasburgo l’11 maggio. Presenti rappresentanti di Ciudadanos (Spagna), del D66 e del VDD di Mark Rutte (Olanda), della FDP (Germania), di NEOS (Austria), Momentum (Ungheria) e del Mouvement Reformateur (Belgio). Assente, per motivi di salute, il leader di dell’Alleanza Liberale e Democratica Europea (ALDE) Guy Verhofstadt, ma rimane scontata l’adesione del suo partito Open VLD all’alleanza anche a fronte dello scioglimento dell’ALDE annunciata per dopo le elezioni europee di fine maggio.

Il nuovo gruppo punta chiaramente a formare un fronte comune con le forze progressiste europee appartenenti al Progressive Caucus che fa capo al Primo Ministro greco Alexis Tsipras e che raggruppa i membri di GUE/NGL (la sinistra), S&D (i socialisti) e G/EFA (i verdi). Tsipras non era presente a Strasburgo, lo erano però, via videomessaggio. Matteo Renzi e il Premier socialista portoghese Antonio Costa, i quali pur non paventando l’entrata nel gruppo, hanno dato il loro pieno appoggio a Rinascimento contro “l’avanzata dei nazionalismi in Europa”.

Il PD appare centrale in questo nuovo asset e non a caso Stanislas Guerini di LREM ha incontrato il Segretario Nicola Zingaretti a margine della conferenza torinese “Contro i nazionalismi per cambiare l’Europa”.



Da Tsipras a Macron

Tale alleanza era già stata annunciata come “best case scenario” (vedi Game of Europe I), dal candidato Presidente della Commissione Europea socialista Frans Timmermanns oltre ad essere nel mirino dello stesso Tsipras da fine 2018. Se si concretizzasse, potrebbe diventare facilmente il primo partito d’Europa anche al netto di eventuali – e probabili defezioni (soprattutto da GUE/NGL).

Certamente contrario è la France Insoumise dell’enfant terrible Melenchon, le cui posizioni “sovran/populiste” sono definite dalla stessa Gabrielle Zimmer, leader della sinistra europea come “problematiche”. Più aspro il giudizio di Udo Bullmann, segretario di S&D, per cui il leader francese (secondo i sondaggi in calo, ma sempre attorno all’8/9%) sarebbe “un nostalgico nazionalista”.

Nonostante questa e altre possibili defezioni, la nuova alleanza potrebbe contare su circa 340/350 seggi su un totale di 751 (per capire, il migliore scenario per i sovranisti è di 130 seggi), quota che le darebbe la possibilità di pilotare la nomina a Presidente della Commissione dello stesso Timmermans o di un candidato condiviso con i Popolari (magari proprio Michel Barnier che ha il vantaggio di essere del PPE e francese).


Orban e Berlusconi verso ECR?

Comunque vada, l’alleanza col PPE rimane fondamentale: stiamo parlando pur sempre del gruppo dove milita il primo partito tedesco, la CDU. Resistenze, però, esistono anche fra i popolari.

A fronte della proposte su migranti, diritti e tassazione appare ovvia scontata l’opposizione di Viktor Orban anche se per Fidesz appare sempre più vicino all’espulsione dal PPE con conseguente probabile passaggio ai conservatori di ECR [che sia il prezzo da pagare per i Popolari per non perdere la Presidenza della Commissione?].

Vocale e diretta anche l’opposizione di Silvio Berlusconi. Secondo il leader di Forza Italia, il PPE dovrebbe allearsi con ECR ed i nazionalisti di EAPN. Una dichiarazione politicamente inutile – PPE+ECR+EAPN assieme non hanno la maggioranza necessaria né la rappresentatività necessaria in Consiglio europeo per nominare un Presidente – che deve leggersi come indizio del passaggio di FI – almeno l’ala destra che fa capo a Giovanni Toti, nuovo uomo forte del partito – in ECR con probabile scissione dall’ala più centrista guidata da Mara Carfagna (per il programma dei Conservatori rimando a Game of Europe II)


Il PPE, Kurz e Macron

Quello proposto da Berlusconi altro non è che la versione continentale del “modello Kurz”, dal nome del giovanissimo (32 anni) premier austriaco dei Popolair che a Vienna governa assieme ai nazionalisti di FPOE.

Il problema che lo stesso Kurz, in un’intervista al quotidiano austriaco Die Presse si è detto contrario a qualsiasi alleanza con EAPN e ECR  auspicandosi, allo stesso tempo, un ricambio generazionale ai vertici dell’Unione.

Per il Cancelliere austriaco, il piano di Macron sarebbe in gran parte utopistico, dettato da idee “centraliste e stataliste” pur apprezzando le politiche migratorie, la cooperazione Euro-Africana e la tassazione delle IT. Nello specifico il reddito minimo pan-europeo e il progetto di messa in comune del debito europeo il quale potrebbe spingere “alcuni paesi” (il riferimento all’Italia diviene più chiaro dopo) ad aumentare il proprio deficit di bilancio “perché è più facile per i politici distribuire risorse che essere frugali”.

Per Kurz sarebbe centrale la riforma formale dei trattati europei. Lungi dall’avvicinarsi al fronte sovran-populista, Kurz, europeista convinto si augura “sanzioni tutti quegli Stati che aumentano il proprio debito (Italia), che non registrano i propri migranti o combattono i movimenti secondari (Italia) e quei paesi che non rispettano i principi della Liberaldemocrazia e dello Stato di Diritto (Ungheria, Polonia, Romania)”.

Le riforme dovrebbero toccare il Parlamento europeo chiudendo la sede “inutile” di Strasburgo e il numero di Commissari europei: “ci sono oggi più commissari che responsabilità”. Su un punto, però, Kurz e Macron concordano: occorre favorire la creazione di “campioni europei” nei campi della “mobilità elettrica e dell’intelligenza artificiale” per rispondere “alle sfide mondiali”, così come le politiche migranti.



La visione tedesca

Accanto a Kurz si schiera la CDU tedesca guidata da Annegret Kramp-Karrenbauer. Sul Welt am Sonntag, in un pezzo titolato “Correggere l’Europa ora”, la popolare AKK definisce proposte quali la “centralizzazione del potere in Europa, la condivisione del debito, la creazione di un sistema sociale e il reddito minimo condiviso” un approccio errato al problema della “nuova Europa”.

Questa deve essere rafforzata, ma non trasferendo ulteriori competenze dai governi nazionali a Bruxelles: “una nuova Europa non può prescindere dagli Stati nazionali che le conferiscono legittimità democratica e identità”.

Facendo eco a Kurz, AKK sostiene che la Francia dovrebbe trasferire il proprio seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU all’Unione Europea in modo da aumentare il peso geopolitico del Continente e dare un segno di unità vero dei 27.

Pieno l’appoggio, invece, alla riforma del Trattato di Dublino e alle politiche di sicurezza.


Vista l’età dei due protagonisti, il dibattito Macron-Kurz è solo la prima scaramuccia dialettica fra due leader che sembrano destinati a segnare il destino dell’Europa a fronte dei nazionalismi rappresentati da Matteo Salvini, Viktor Orban e Marine Le Pen.

Entrambi rappresentano due generazioni finora sottorappresentate a livello continentale, ma che, dopo maggio, avranno il compito di guidare il continente per il prossimo quinquennio.

Differenze ideologiche a parte, assisteremo ad una nuova Governance europea a favore di un ampliamento delle politiche green – centrale sarà l’ingresso dei Verdi nell’alleanza – e che tenterà di riavviare il dibattito sulla Riforma di Dublino [che farà stavolta l’Italia gialloverde responsabile della bocciatura della stessa a luglio del 2018).

Il vero terreno di scontro, però, saranno i temi sociali su cui PPE e “Tsipras-Macron” dovranno raggiungere un compromesso. Difficilmente arriveremo al Mercato del Lavoro comune, ma è più che probabile che la nuova UE adotterà politiche di maggior controllo sui profitti – e i contenuti –  delle Big Tech, farà ulteriori passi verso l’unione bancaria, ma non rivoluzionerà il proprio impianto sociale sancito “Pilastro per un politica sociale comune” licenziato dalla Commissione Juncker nel 2017.

Non sarà tanto, ma la dialettica Kurz-Macron-AKK-Tsipras sta dimostrando una cosa: pur nelle differenze, il fronte europeista esiste, l’Europa non è una vittima sacrificale sull’altare del nazionalismo.


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