Reddito di Cittadinanza, #DecretoSalvini e Genova: quali sono i problemi

Reddito

Reddito di Cittadinanza, #DecretoSalvini e Decreto Genova: i tre provvedimenti simbolo dei primi 120 giorni del “Governo del Cambiamento” sotto scrutinio.


Reddito di Cittadinanza e centri di impiego

Cominciamo da quella che dovrebbe essere, al netto di cambiamenti dell’ultima ora, la misura principe della ‘Manovra del Popolo’: il Reddito di Cittadinanza (RdC per comodità). Chi vi scrive non è contrario a misure come il RdC, o il Reddito di Base, anzi, e non è neanche avverso ad sussidio sociale di disoccupazione sul modello del tedesco ALG II (noto come Hartz IV), prototipo del Reddito fortemente voluto dal M5S.

Il primo problema sono la rete dei centri d’impiego, individuata dallo stesso Luigi Di Maio, all’indomani delle elezioni di marzo, come il futuro hub del Reddito di Cittadinanza. Il modello è quello dei JobCenter tedeschi (“i centri tedeschi sono i migliori al mondo” diceva Di Maio a giugno), i quali si occupano della somministrazione dei sussidi sociali, della ricerca di occupazione, di eventuali integrazione e formazione, compresi i corsi di integrazione dei lavoratori stranieri.

La spesa, in Germania, è di 45 miliardi l’anno per un toale di 450 miliardi nel decennio di applicazione per sussidi, corsi di formazioni, dipendenti (100 mila) e strutture. Rispetto all’ALG II il Reddito di Cittadinanza è notevolmente semplificato, questo non toglie che ha bisogno di soldi e di investimenti.

I centri di impiego italiani hanno 22 mila dipendenti e, scrive la Stampa, ne servirebbero almeno 50 mila. Stando alle indiscrezioni che arrivano dal Ministero, confermate anche dalla Lega, tolte spese correnti, indifferebili e le altre riforme, al Reddito di Cittadinanza rimangono stanziati 7 miliardi di Euro di cui solo uno, rispetto ai due previsti, verrebbe dato ai Centri. Mancano inoltre investimenti, riforma del sistema e, magari, quel Reddito Minimo Garantito (presente in una direttiva europea) atto a rendere più appetibile il lavoro rispetto alla disoccupazione.

Per colmare il gap dei finaziamenti si ricorrerà a tagli in altri settori e sarebbe interessante capire quali qundo la Nota di aggiornamento del Def arriverà alle camera il 3 ottobre. Nel frattempo rimane l’impressione che si cerchi di forzare l’applicazione del Reddito perché sul governo pende la Spada di Damocle di eventuali elezioni anticipate oltre che la sfida interna fra Lega e M5S delle Europee.


Reddito di Cittadinanza e Lavoro

Chi controlla, nel modello tedesco, è il Job Center. In Italia, a quanto ipotizza il Governo, saranno i software: l’RdC dovrebbe venir somministrato tramite tessera apposita, tipo bancomat, o, in alternativa, un App.

Il controllo, dunque, avverrebbe sui consumi e non sul lavoro in nero o finte dichiarazioni. I 780 Euro verrebbero somministrati da un apposito circuito, come il REI e la Social Card, che il fruitore potrà utilizzare per certi prodotti (decisi dal governo, già immagino eventuali appelli) e nei negozi che si doteranno del sistema di controllo.

Messa così non sarà un vero Reddito, non esiste un ‘guadagno’ del fruitore ed una sua libertà di spesa o di risparmio, ma un Credito di Cittadinanza: compra tu che paga lo stato.

Una riedizione della Social Card di Tremonti che apre un altro problema: sapendo dei tempi lunghi della PA, in quanti accetteranno un sistema di pagamento dilazionato? Non è che alla fine i soldi andrebbero a beneficio solo della grande distribuzione?

Probabile.

Infine, ci sarebbe la piccola grana del lavoro. Al di là delle promesse sul “più vasto piano di investimenti dal dopoguerra” non ci sono indicazioni su fondi, interventi, soprattutto al sud. Nel contesto attuale, infatti, non è difficile ipotizzare quante persone, allo scadere dei tre anni del RdC, non abbiamo ricevuto alcuna delle tre proposte d’impiego.

A quel punto, se non si prolungano i tempi, il fruitore tornerebbe in povertà.

“Finalmente, un Governo che da i soldi ai poveri” (Marco Travaglio)

Sì, ma il Governo sembra che voglia inserire delle clausole anti-risparmio per incentivare la spesa del RdC. Queste prevedrebbero o aumenti (+4% se si spende il 70/80%) o decurtazioni (-4% se si spende sotto il 75%) del RdC a seconda del volume di consumi.

Per “inondare le piccole imprese ed i commercianti di soldi, facendo crescere l’economia”, dice Di Maio. Per questo si nega al fruitore RdC la possibilità di risparmiare e lo si fa diventare un consumatore per ordine di stato.

Nota Bene. In Germania tutto questo non accade: non rilanci i consumi sovvenzionando i poveri a spendere, cerchi di toglierli dalla disoccupazione. Una differenza sottile forse, ma non troppo.


Maschere: la politica italiana


Decreto Sicurezza

Passiamo al #DecretoSalvini, hashtag che, con una mossa di dubbio gusto, è diventato parte della presentazione ufficiale, perché Twitter è tutto nella propaganda del Ministro.

Il vulnus è l’abolizione della Protezione Umanitaria prevista dall’Articolo 5 del Testo Unico sull’Immigrazione, la quale viene elargita al 28% dei richiedenti asilo (2018), fra cui l’80% dei migranti minorenni che arrivano nel paese (UNICEF). Per di più la norma sarebbe retroattiva, annullando la Protezione al momento del rinnovo. Come fa notare Matteo Villa dell’ISPI, il Decreto porterà all’annullamento di 39.000 protezioni umanitarie, persone che diventeranno, a quel punto, clandestini.

Di questi, sempre per le simulazioni dell’ISPI, riusciremo a rimpatriarne 6000, lasciando in Italia 33.000 ‘nuovi’ clandestini (fra cui 12.000 minorenni) a fronte dei 70.000 clandestini ‘reali’ previsti da qui al 2020.

Il loro destino è quello di essere “ospitati” dai C.P.R (Centri per il Rimpatrio) voluti da Minniti. Veri e propri carceri informali per il quale il #DecretoSalvini prevede un aumento del periodo di permanenza da 3 a 6 mesi.

Più clandestini e più tempi di permanenza in vista di rimpatri che, come evidenzia Lettera 43, sono difficili ed altamente costosi (fra i 210.000 e i 220.000 euro a Charter). Soprattutto quando, nel caso dei charter, Frontex, che invece paga il rimpatrio con aerei di linea, non prevede alcun tipo di rimborso.

Cosa serve quindi questa norma? A creare un modello “ungherese” in cui i migranti/clandestini vengono usati a) per rafforzare l’immagine “tolleranza 0” del leader (Salvini come Orban) e b) ad accrescere il problema dell’accoglienza aumentandone le spese così da legittimare ulteriori tagli e strette.

“Salvini l’ha sempre detto che è per gli 0 arrivi, ne arriveranno sempre meno e non ci sarà il problema, è così!” (commento su Twitter)

Intanto, lo Stato italiano priva di diritti persone che ne avevano creando a) un problema sociale (molti sono minori, come la mettiamo?) b) il problema di C.P.R. che, già inefficiente, diventeranno ancora più veri Lager.

Tutto non per risolvere un problema (quello del rimpatrio o quello dell’integrazione) ma per fomentare la propaganda “anti-migrante” sulla base del “buon senso”: “lo vedete che situazione è? Mica possiamo lasciarli così? L’Europa non ci aiuta!, etc.”

Nota Bene. L’Articolo 10 della Costituzione, quello che sancisce il diritto d’asilo, potrebbe guastare l’applicazione del #DecretoSalvini. Secondo la Cassazione, infatti, la Protezione Umanitaria applicherebbe in toto l’Articolo 10.

Sempre per la Cassazione, la norma sarebbe applicabile anche in assenza di legge attuativa. Come dire, puoi anche abolire la Protezione, ma questa, di fatto, rimane per Costituzione.


Salvini e i Migranti


Politica migranti

In realtà, tutta la politica migranti del governo può essere descritta come ambivalente.

Prendiamo Salvini.

In Tunisia il Ministro dell’Interno dichiara di essere favorevole a un nuovo sistema di flussi regolare dal paese nordafricano. Qualche giorno prima a Salisburgo, afferma che “non vuole importare migranti per ovviare al fatto che gli europei non fanno abbastanza figli” (la frase che sollevo il caso “Merde Alors”).

Qualche settimana prima, ancora, dichiara di voler difendere le politiche di Orban (di cui vi offriamo un’analisi) per poi, però, criticare l’Europa (ovvero anche l’Ungheria) che non accoglie i migranti.

Cosa vogliamo dunque? Flussi regolamentati o chiusura totale delle frontiere? Coinvolgere i partner europei o proseguire da sol?

Prendiamo ora il Premier Conte. Prima dichiara che è importante stabilire un sistema di quote con i paesi europei, poi, come Governo, boccia la proposta di riforma di Dublino (che conteneva le quote). A quel punto si vanta, a giugno, di aver sottoscritto un accordo di redistribuzione volontaria. Poi lo critica quando, come ovvio, il sistema non funzione, come nel caso Diciotti.

Perché tutto questo? Semplice si chiama interdizione politica, ovvero distrarre l’opinione pubblica dal fatto che non si stanno trovando soluzioni, accusare “l’altro” di essere il problema e fomentare il sentimento anti-UE del proprio elettorato.

“Guarda che fa Macron!” (Matteo Salvini)

Sì, e allora? Visto che la Francia ha l’atomica dovremmo farla anche noi?

Nota Bene. I migranti non sono mai stati il vero obiettivo del Governo, ma un mezzo da usare sia internamente che all’estero, contro l’Unione Europea.


Lo Speciale Migranti


Decreto Genova

Genova è stata teatro, come fu l’Aquila di un presenzialismo politico ai limiti dello sciacallaggio. Dopo la tragedia del Ponte Morandi, a Genova è stato promesso non solo la ricostruzione del ponte, ma la salvaguardia del porto (perdite previste per oltre i 500 milioni di Euro) e il riassetto del sistema di trasporti della città.

45 giorni dopo, il Decreto Genova non contiene nulla di tutto ciò. Manca il Terzo Valico (l’alta velocità fra Genova e Torino), manca la Gronda Autostradale (che pare verrà bloccata in sede di ‘Manovra del Popolo’) e diminuisce ogni forma di stanziamento alla città prevista nelle bozze concordate precedentemente con le amministrazioni locali. Manca, infine, la Cassaintegrazione in deroga, essenziale visto che il disastro ha bloccato la maggioranza delle attività imprenditoriali della città.

Presenti, ai margini del Decreto, le querelle ideologiche sul progetto di ponte di Renzo Piano, osteggiato da Toninelli e Grillo, favorevoli ad un nuovo concetto di ponte/città-orizzontale (progetto Giavazzi).

Questo perché, ovviamente, è quello il tema principale, non mettere in sicurezza la sesta città italiana ed uno dei Porti più importanti del Mediterraneo con investimenti mirati e piani infrastrutturali.

“Meglio tacere su Genova, perché c’è stata Amatrice” (commento su Facebook)

Risposta: “Quindi, seguendo questo ragionamento, è impossibile criticare qualsiasi cosa faccio l’attuale Governo perché ci sono stati errori nel passato”. Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano risponderebbe affermativamente.

Consola il fatto che non ci segua.


Il problema dell’ILVA


Parole, parole, parole

Noterete l’assenza del Decreto Dignità e del caso ILVA. Per il secondo trovate una nostra analisi in questo articolo su Facebook. Sul primo, come su tutti i provvedimenti occupazionali, tocca aspettare qualche mese per vederne gli effetti.

Questo per quanto riguarda le norme approvate da questo Governo e senza contare la continua delegittimazione dei mezzi di informazioni non allineati, dei politici d’opposizione, dei funzionari ministeriali, delle agenzie indipendenti e, addirittura, degli altri poteri dello stato (CSM) al grido “il sistema ci boicotta”.

Parole il cui scopo è quello di definire un nemico interno, contrario al “Cambiamento” e come tale da estirpare (come ha dichiarato più volte Di Maio) ricalcando il modello politico/propagandistico di Erdogan in Turchia o quello Orban in Ungheria.

Un sistema che è propedeutico, nel momento in cui si passa dalle parole ai provvedimenti politici, alla “democrazia illiberale” che pare essere il fine ultimo di questo governo.

Elezioni ed uscita dell’Euro a parte.


Il Caffè e l’Opinione



Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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