Recessione Italia, ovvero, quando al Governo hai degli incompetenti.

recessione

Recessione, mancata crescita, produzione industriale in calo, crisi con la Francia, ma va tutto bene… o forse no.

L’economia non è il punto di forza di questo governo (neanche la politica, comunque, soprattutto quella estera), ma le cose stanno degenerando, e anche velocemente.

Stando alle ultime stime della Commissione Europea l’Italia, come molti avranno già letto, dovrebbe crescere dello 0.2% nel 2019, ovvero .8 punti in meno rispetto alle previsioni su cui è costruita la “Manovra del Popolo”.

Nel 2019, stando al DEF, dovremmo fare 2% di deficit su una crescita di 1%, viene da sé che con una crescita al 0.2% il deficit diventa, automaticamente 2.8%. In soldoni: fosse così mancherebbero già oggi i fondi stanziati in Manovra, un dato che, se confermato, si tradurrebbe nella necessità di una “manovra correttiva”.


Recessione solo per noi

Quanto è realistica la previsione?

Molto e, anzi, in alcuni casi, potrebbe risultare perfino ottimistica: alcuni analisti (partendo dal -0,2% del quarto trimestre italiano) arrivano a stimare il PIL 2019 allo 0 se non addirittura con segno negativo.

Il dato è ancora più pesante se consideriamo il resto d’Europa:

Malta (Eurozona): 5.2
Irlanda (Eurozona): 4.1
Slovacchia (Eurozona) 4.1
Romania: 3.8
Bulgaria: 3.6
Polonia: 3.5
Ungheria: 3.4
Cipro (Eurozona): 3.3
Slovenia (Eurozona): 3.1
Lettonia (Eurozona): 3.1
Rep. Ceca: 2.9
Estonia (Eurozona): 2.7
Croazia: 2.7
Lituania (Eurozona): 2.7
Lussemburgo (Eurozona): 2.5
Grecia (Eurozona): 2.2
Spagna (Eurozona): 2.1
Finlandia (Eurozona): 1.9
Olanda (Eurozona): 1.7
Portogallo (Eurozona): 1.7
Austria (Eurozona) 1.6
Danimarca: 1.6
Svezia: 1.3
Francia (Eurozona): 1.3
Belgio (Eurozona): 1.3
UK: 1.3
Germania (Eurozona): 1.1

ITALIA: 0.2

Unione Europea: 1.5

Non cresciamo e non cresceremo, ma il dato italiano – così divergente da quello europeo – dimostra che la causa delle crisi è interna: quella di un sistema che rifiuta innovazione, concorrenza e competitività, in una parola, la produttività.

Ed infatti, non sono le commissioni estere – che, anzi, rimane positiva – a far diminuire il PIL, ma il crollo della domanda interna e della produzione industriale: – 5.5%, peggior dato dal 2012.

Stiamo parlando di aziende che chiudono perché la situazione interna del paese non è florida: l’ennesimo esempio di quel lento declino intrapreso negli anni 80, quando invece di investire su innovazione e lavoro, spendemmo in clientelismi e spesa improduttiva, riducendo il potere di acquisto dei salari (svalutando) e bloccando il processo di trasformazione industriale del paese.


In breve


La Guerra con la Francia

Servono reali investimenti per aumentare il PIL (per dirla alla Keynesiana) ed invece il Governo che fa?

Inizia un’insensata battaglia con la Francia scatenata da due fatti:

  • L’accusa che l’immigrazione africana sia dovuta soprattutto alla Francia e al Franco CFA (di cui abbiamo già parlato)
  • Il supporto del M5S, alle frange più estremiste dei Giliet Giali (quella di Chalenchon che vorrebbe un generale quale Ministro dell’Interno) in quella che, vista la situazione parigina, è un ingerenza di un paese terzo negli affari interni di un altro paese.

In tutta risposta la Francia ha richiamato l’ambasciatore a Roma e, a quanto pare, AirFrance si sarebbe tirata fuori quale possibile partner internazionale per la complessa faccenda Alitalia.

Una “crisi diplomatica” che ha dell’assurdo, non solo per i motivi (che dimostrano, se ce ne fosse bisogno, l’incompetenza del Governo italiano attuale in politica estera), ma il fatto che quell’export che ci tiene in vita e lo stesso che ci porta ad avere una bilancia commerciale favorevole con Parigi.

Nel 2017, infatti abbiamo esportato per 40.581 mln di Euro e importato dalla Francia per 30.448 mln di euro: un surplus di 10 mld costruito sulla chimica, sull’alimentare, la metallurgia e, soprattutto macchinari e automotive.
Semplicemente: le eccellenze italiane che trainano il paese.

Non solo, le banche francesi fanno credito alle imprese italiane per circa 250 mld di euro, il doppio delle altre banche internazionali messe assieme. Se la crisi politica aumentasse il rischio economico di tale credito, potrebbe decidere di ridurre tali investimenti a scapito dell’occupazione italiana.


Tutto perché? Ma è ovvio, per guadagnare due voti e reggere l’urto elettorale del salvinismo, alla cui dirompente mancanza di scrupoli politici e comunicativi, il M5S non era pronto.

Solo che decidono di “controbattere” mentre sono al Governo del paese. Capite ora perché l’Economia e Politica Estera non sono proprio “cosa” per questo Governo?

Qualcuno potrebbe pensare “ma no, c’è un piano, non possono essere così pir*a”.

Lo sono.


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