Problemi di Manovra III: Quota 100, RdC e trasferimenti fiscali

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RdC e Quota 100 sono puri trasferimenti fiscali, non investimenti per la crescita del paese (e l’occupazione).

Per Di Maio, Castelli, Lezzi e Conte (sono più cauti Salvini, Giorgietti e Tria) Reddito di Cittadinanza e Quota 100 sarebbero “investimenti” mirati a “incrementare il PIL e l’occupazione in Italia.

Stimoli economici miracolosi, forse – annunciano quelli che ne sanno – addirittura keynesiani.

Un idea, ahimè, sbagliata. Ecco perché.


Quota 100

Per Conte e Di Maio, ci sarebbero “varie aziende di stato” (non citate perché va bene dire cavolate, ma si tratta di aziende quotate in borsa) pronte ad assumere almeno 3 giovani per ogni nuovo pensionato.

Perché, secondo il Governo, a frenare l’occupazione nel paese sarebbero gli stipendi, alti, di sessantenni stra-oberati di lavoro (il triplo del carico normale, pare), per di più altamente improduttivo perché non permette alle aziende di assumere nuovo personale.

Sorvolando sul concetto profondamente errato del Premier sulla produttività (aumentabile con ricerca, sviluppo, innovazione, tecnologia, non il mero “entusiasmo”), l’obiettivo sarebbe di “aumentare l’occupazione” mediante il trasferimento dell’occupato anziano nella popolazione inattiva.

Ora, siccome per ogni pensione servono, circa, 1,3 stipendi di lavoratore attivo, è facile capire come anche nello scenario migliore (sostituzione 1 a 1) il danno per l’erario sarebbe ingente.

Secondo le analisi e i dati di INPS e CPI, infatti, Quota 100 porterebbe a un aumento della spesa pensionistica dall’attuale 15% al 18% (ampiamente sopra la media europea, la Spagna, demograficamente simile a noi, ha il 9%) del PIL a cui seguirebbe un aumento dei trasferimenti fiscali dallo Stato. Gia ora, infatti, la spesa INPS è ai limiti della sostenibilità e lo stato diverte alla casse dell’ente circa 55 mld l’anno.


In breve


Reddito di Cittadinanza (RdC)

Il Governo sostiene che dare i soldi a chi ora non “mette insieme pranzo e cena” produrrebbe ulteriori consumi (vero), maggior gettito fiscale (alquanto opinabile) e nuove assunzioni (altamento irrealistico).

Problema 1): i nuovi consumi si concentrebbero su consumi primari (come ribadito da Lezzi e Di Maio), ovvero prettamente alimentari e a basso valore aggiunto. Aumentarne la produzione e lo smercio non richiede investimenti né per ricerca e sviluppo né per incremento della filiera e, di conseguenza, dell’occupazione.

Al massimo creerebbe gettito fiscale indiretto, però…
Problema 2) per finanziare RdC si opera un trasferimento fiscale, risorse già incassate dallo Stato, ad altre categorie obbligando, inoltre, chi le riceve a spenderne il 70/80% (Lezzi, Di Maio).

Quindi, si incasserebbe nuovo gettito non sul totale (almeno che non tassiamo anche il RdC), ma sul suo 80% (prodotti a IVA ridotta per di più).

Si tratta non nuovo gettito, ma una riduzione ex-post del gettito esistente. Non é un caso che RdC venga fatto a deficit con relativa produzione di nuovo debito (previsioni Governo e Ministero Economia).

Nessuno qui avversa i sussidi sociali o politiche di reintroduzione al mondo del lavoro, fatti bene però. Semplicemente non chiamateli “politiche di crescita o di occupazione”

Quelle sono un’altra cosa e non c’entrano nulla né con Quota 100 né con il RdC.

Pubblicato su Facebook il 31 dicembre 2019


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