Il teatro della propaganda: dalla manovrina alle lettere del governo

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Una cosa agli italiani non manca, soprattutto ai politici odierni: la capacità di deformare la realtà – la narrazione – e di fare propaganda.

La politica è sempre stata, in grandissima parte, teatro, rappresentazione del potere e comunicazione e l’Italia si può considerare fra i maestri in questa particolare arte. Siamo pur sempre il paese delle molteplici inaugurazioni di grandi opere, dei funerali di stato con selfie incorporato, dei predellini, dei giubbotti di pelle e dei balconcini. Il paese che si è inventato i “governi balneari”, i “responsabili” da 13 mesi ha un nuovo maestro nell’arte della propaganda e del teatro politico: il Governo Conte.

Anzi, scusate, il Governo del Cambiamento, perché nel teatro della comunicazione totale, ogni cosa deve avere un nome spendibile sui social, come la “Manovra del Popolo”, il “Decreto Dignità”, i “portavoce dei cittadini”, il “Capitano” etc. Ovviamente hanno avuto degli antesignani, come Berlusconi (il “Popolo delle Libertà” e la manifestazione “l’amore vince sempre sull’invida e sull’odio”), Renzi (“Buona Scuola”, “Cronoprogramma” o addirittura il “Salva Italia” montiano, ma l’attuale governo ha raggiunto livelli difficilmente raggiungibili.



Lo stato sono io

Di fondo Lega e MoVimento 5 Stelle condividono un principio: la centralità assoluta – quasi totalitaria – dell’azione di Governo inteso come superiorità etica e morale dello Stato come espressione della “sovranità popolare”. Concetto quasi nobile, solo che, senza gli oppurtini bilanciamenti democratici, diventa una vera dittatura della maggioranza che è poi  il tacito sottinteso della frase “che il magistrato/presidente INPS/ammiraglio/medico si candidi”.  “Ora lo Stato siamo noi” urlava, non a caso Di Maio il 2 giugno 2018 confondendo, appunto, Governo (pro-tempore) e Stato.

13 mesi dopo e quella che sembrava una boutada propagandistica, è diventato il modus operandi di quest’esecutivo, Lega compresa.

Niente di diverso da quello che facevano “i governi precedenti”, dirà qualcuno. Ni, perché se la lottizzazione RAI è sempre una costante, il servilismo di parte della stampa pure, l’utilizzo politico delle autorità indipendenti è un’altra cosa, come altra cosa è il totale ribaltamento della realtà.

Che è quello che sta succedendo in quell’assurdo teatro che è la politica italiana.


Autorità dipendenti I

Partiamo da due casi passati più inosservati al grande pubblico: le relazioni del Presidente dell’antitrust Rustichelli e quella Presidente della Consob Paolo Savona.

La versione di Rustichelli. Il 2 luglio, il neopresidente Roberto Rustichelli – magistrato – sale sul palco per la relazione annuale dell’autorità garante della concorrenza e del mercato e parte in un affondo a tutto campo contro il dumping fiscale, ovvero il trasferimento delle sedi legali delle società italiane in paesi come Regno Unito, Lussemburgo, Olanda e Irlanda.

Un “rilevante danno economico per le entrate dello Stato” creato mediante aliquote ribassate atte ad attirare investitori esteri di cui “beneficiano le più astute multinazionali”, prima su tutte la FCA. Rustichelli indica anche la via, ovvero che i governi di quei paesi “rimuovano le asimmetrie e le distorsioni competitive”.

La realtà. Al di là del problema in sé, su cui si può discutere, la relazione di Rustichelli ha una falla: non c’entra nulla con le attività dell’antitrust italiana che dovrebbe monitorare l’attività di governo e delle imprese in merito al garantire la concorrenza all’interno del paese. Al massimo, sottolineano Carlo Stagnaro, Luciano Capone e Michele Boldrin su Liberi Oltre, potrebbe al massimo indicare come contrastare il fenomeno del dumping fiscale agendo sulle norme italiane invece di lanciarsi in un attacco che è prettamente politico.


Autorità dipendenti II

La versione di Savona. Una situazione simile l’abbiamo vissuta il 14 giugno con la relazione annuale della Consob di Paolo Savona: una lungo discorso da egli stesso titolato – su Start Magazine – “Vi svelo tutti i pregiudizi contro l’Italia” [quello che non ti dicono! NdR].

Le oltre 20 pagine del testo attraversano vari temi, dall’utilizzo delle Intelligenze Artificiali, alle citazioni di Platone per raccontare una realtà in cui:

“l’uso consueto di medie non rappresentative dell’universo in quanto la distribuzione di frequenza (curtosi) delle informazioni statistiche non ha caratteristiche normali (gaussiane), induce a una valutazione distorta delle nostre reali condizioni”.

Da cui ne consegue che:

“per la comunità europea e globale l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti paesi attingono per soddisfare le loro necessità”.

La realtà. Al di là dell’intricata semantica e delle – discutibili – affermazioni (criticate da molti analisti), il discorso di Savona è prettamente politico e non c’entra nulla con le attività specifiche della Consob: controllare il mercato finanziario.



La letterina di Conte

Due autorità distinte con il medesimo messaggio: i problemi dell’Italia vengono dall’estero, dal “sistema” europeo che favorisce asimmetrie competitive che si mescolano a “evidenti pregiudizi” nei confronti dell’Italia. La linea governativa – più volte smentita su queste pagine – ripetuta ad arte da due autorità indipendenti di fresca nomina politica, la realizzazione concreta di quella “sinergia […] per il raggiungimento degli obiettivi del contratto di Governo” di cui parlava il sottosegretario Laura Castelli nel giugno del 2018.

Di fatto, Rustichelli e Savona ripetono quanto scritto il Premier Conte alla Commissione Europea il 20 giugno, ovvero che l’Italia verrebbe “danneggiata” da “politiche macroeconomiche di alcuni grandi partner […] prevalentemente dirette a conseguire ampi surplus di parte corrente e di bilancio” e da regole europee che spingono “Paesi a una accentuata concorrenza fiscale, che […] mina la capacità degli altri Stati di conseguire sane politiche di bilancio”.

Una bella sintesi, solo che la lettera doveva essere una risposta alla domanda “cosa intendente fare per migliorare i conti 2019”, non una discussione critica delle regole europee che Conte potrebbe affrontare in sede di Consiglio europeo.

Perché questo? Perché Conte non sta parlando ai Commissari europei, così come Rustichelli non parla al Governo e Savona non parla agli operatori finanziari: tutti e tre parlano al “popolo” in un opera di propaganda massiccia tesa a imprimere il concetto di Italia=buona / Europa=cattiva.

Non a caso la lettera dello stesso Conte del 3 luglio, quella in cui l’Italia dichiara di cercare di rimanere nelle regole per il 2019 e il 2020 e associata alla manovrina, non ha avuto la stessa diffusione di quella precedente


La manovra nascosta

Andiamo a vedere cosa dice il governo proprio sul congelamento della procedura d’infrazione.

Per il governo la procedura dipende dal debito generato dal PD e viene usata politicamente – assieme allo spread – dall’Unione Europea per destabilizzare il governo perché i conti sarebbero in ordine. Solo la solidità dell’esecutivo e le grandi doti diplomatiche del Premier Conte hanno scongiurato l’ingiusta procedura: lo dice pure Mattarella!

In realtà, come si legge nella lettera della Commissione, la procedura è scattata perché, in uno scenario già borderline fatto di altro debito e nessun taglio al deficit strutturale, la Manovra del Cambiamento non ha generato la crescita prevista dal Governo. Di conseguenza, il nostro deficit strutturale è tornato a crescere così come il tendenziale del debito che poi altro non sono che i veri due parametri che sono stati infranti proprio nel 2019.

Il congelamento è avvenuto perché il Governo ha varato una manovra correttiva da oltre 7 mld di euro. Sono tutti misure one-off (minor spesa a deficit, dividendi Bankitalia e CDP, saldo cartella esattoriale del gruppo Gucci , maggiori entrate per il 2018), quindi non strutturali (non mettono apposto i conti nel medio-lungo termine), ma sono abbastanza per indurre la Commissione uscente per congelare la procedura lasciandoci, però, specifica Dombrovskis, sotto osservazione.

L’anno chiamata manovrina, magari del popolino? No, “DDL Assestamento” licenziato alla chetichella durante il caso Sea Watch.

Nota: lo spread è un differenziale di valore fra due titoli, non lo “decide” la UE, ma è prodotto del mercato.


I parametri confusi

Cosa ricorda questa manfrina? Ovviamente la “Manovra del Popolo”, quando il Governo, dopo aver accettato tagli alla spesa dei ministeri per 2 mld e le clausole d’aumento dell’IVA, annunciava che il “fantastico deficit” passava dal 2,4 al 2,04: unico caso nella storia in cui un deficit, per necessità comunicative, viene presentato al secondo decimale [NB: seguendo questa metodologia il 2,4 era, in realtà, un 2,48, NdR].

Anche su questo ci sarebbe da dire molto. Per il governo, la “Manovra” è stata contestata perché “non ci fanno fare deficit” e “ci impediscono di crescere” (parole di vari esponenti governativi), cosa che, invece, si permette di fare a Francia, Spagna e Portogallo. Tutto questo, ovviamente, perché ci sono i “pregiudizi” sull’Italia di cui sopra.

La realtà dice, invece, che il parametro del “3%” non conta più da anni, ovvero dal Patto di Stabilità che pone l’accento sul trend del debito e, con esso, appunto, il deficit strutturale. Fare deficit si può, basta che questo serva per ridurre il debito – ovvero si tratti di reali investimenti strutturali – o sia uno one-off specifico per – caso francese – completare la riforma fiscale. L’importante è che la dinamica del rapporto debito-pil, sia in discesa.

Nessuna discriminazione quindi, solo propaganda per non ammettere che né Quota 100 né il Reddito di Cittadinanza “aumentano i consumi e il PIL”.



Caso Rackete

L’ultimo caso di propaganda è quello recentissimo di Carola e Sea Watch, un caso che sta letteralmente degenerando a discapito della giustizia italiana.

La versione del Governo è semplice: Sea Watch ha violato un decreto ministeriale che l’intimava a non entrare nelle acque italiane, ha forzato il blocco e ha attraccato illegalmente speronando una motovedetta della GdF. Arrestata in quanto colpevole è stata liberata da un Gip incapace.

Il quid è il Decreto sicurezza bis che installa una “presunzione di colpevolezza” sul reato di “favoreggiamento del traffico di esseri umani” per ogni nave che soccorre migranti in mare.

La versione più social è più dura: Carola Rackete è una delinquente e il Gip è un criminale, in quanto legittima il fatto che “d’ora in poi, chiunque può delinquere se – a seconda delle versioni – a) ricco e tedesco o b) se motiva con “è un’emergenza”. Concetti, occorre notarlo, che rimbalzano su ogni social e vengono amplificati non solo dai tanti improvvisati giuristi, ma anche da molti giornalisti, spesso della RAI.

La realtà è, ovviamente, diversa. Sea Watch aveva – a fronte del fatto che in quel caso Malta era troppo distante e che la Tunisia non è porto sicuro per naufraghi migranti perché NON riconosce il diritto d’asilo – come una alternativa Lampedusa. Ha superato blocco e ha attraccato in quanto il diritto internazionale sottoscritto e valido in questo paese prescrive che i naufraghi vadano portati in un porto sicuro al più presto (ergo: emergenza).

Carola Rackete, come sottolinea Vitalba Azzolini, non è un’Antigone che ha lottato contro le leggi ingiuste, ha semplicemente seguito la legge ed è totalmente innocente, come ha fatto notare il GIP di Agrigento.


Esempi come questi, negli ultimi 13 mesi, non mancano, ma mi fermerei qui perché l’obiettivo di questa disamina non è di elencare caso per caso le bufale – perché di questo si tratta – che il governo da in pasto ai social, ma come funziona il sistema.

Monopolizzare l’attenzione dei media, dettarne l’agenda e diffondere interpretazioni della realtà – la narrazione – altra, diversa e, per molti aspetti, assurda. Quella di un’Italia vittima dello straniero, del liberismo e del mondo globalizzato.

 

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