Il Portogallo che dice addio all’Austerity – il Ristretto del 1-12-2017

 Il socialista Antonio Costa, primo ministro del Portogallo. Foto:  European Council  Licenza:  CC 2.0

Il socialista Antonio Costa, primo ministro del Portogallo. Foto:  European Council  Licenza: CC 2.0

Non c’è alternativa all’Austerity o forse no? Con la nuova finanziaria il Portogallo di Antonio Costa sta dimostrando all’Europa che i tagliare il deficit è possibile senza rinunciare ai propri cittadini.

Il Parlamento portoghese ha approvato mercoledì 30 novembre, una legge finanziaria che mira a limitare ulteriormente il deficit, ma la quale introduce, grazie alla crescita economica, ulteriori misure di uscita dall’austerity.

La finanziaria intende infatti proseguire lo smantellamento di quelle misure di austerity introdotte dal precedente governo di Centrodestra a ruota del piano di aiuti internazionali del 2011-2014. La manovra, infatti, intende tagliare le tasse per i redditi medio-bassi portandole aliquote da 5 a 7, oltre ad incrementare le pensioni grazie, soprattutto all’aumento delle imposte per le compagnie i cui profitti superano i 35 milioni di Euro l’anno.

Tutto questo riuscendo a tagliare ulteriormente il deficit del Portogallo al 1.1%, tre decimi sotto l’1.4% segnato quest’anno.

La legge è stata approvata dal governo di minoranza socialista guidato da Antonio Costa e dai suoi alleati in parlamento, i Comunisti del PCP, il Blocco della Sinistra ed i Verdi (PEV) per un totale di 122 voti sui 230 disponibili. Contrario il centro destra dell’ex-Premier Coelho.

Con la finanziaria appena licenziata “l’amministrazione socialista” – arrivata al potere nel 2015 – dice il Segretario per i rapporti col Parlamento Pedro Nuno Santos, “ha sfatato il mito che per bilanciare i conti si debba sacrificare l’economia, i posti di lavoro” – la disoccupazione dovrebbe scendere all’8.6% rispetto al 9.2% di quest’anno – “ed il benessere dei portoghesi”.

No all’austerity alla Portoghese

A rendere possibile tutto questo è stata la robusta crescita del paese degli ultimi 2 anni che, quest’anno, è arrivata al 2.7%. Al centro della ripresa, le esportazioni – al + 6.8% annuo – ed il turismo. Questo sostenuto dalle forti decurtazioni fiscali per i “Non-Residenti Abituali”, ovvero i cittadini europei che trasferiscono la propria residenza fiscale nel paese e che ottengono un aliquota fissa del 20% oltre che all’esenzione delle pensioni o dei redditi esteri.

L’obiettivo conclamato era quello di immettere valuta – e valore – nell’economia del paese, aiutando i legislatori – ovvero il governo socialista – ad evitare l’austerity e il risultato è, per ora, positivo. Nell’ultimo anno si è assistito, così, alla rinazionalizzazione di TAP, la compagnia area di bandiera, all’aumento degli stipendi minimi e la cancellazione dei tagli imposti dal precedente governo di centrodestra.

Questo in un paese, il cui debito è arrivato al 130,1% del PIL (molto vicino al 132% italiano), che ha avuto un bailout di 78 miliardi di Euro iniziato nel 2011 ed un deficit il quale, nel 2010, era arrivato all’11% del PIL.

Costa ed il 2018, fra pressioni interne e dubbi europei

Eppure, voci interne all’amministrazione sottolineano un aumento delle pressioni sul governo per aumentare la spesa pubblica. A proporla sono il Blocco della Sinistra, il quale continua ad appoggiare il governo nonostante alcuni screzi sulla “green-economy”.

Per il professor Antonio Costa Pinto dell’Università di Lisbona, l’obiettivo è la campagna elettorale del 2019, scadenza alla quale la sinistra vuole arrivare con qualche risultato cospicuo in termini di investimenti sull’occupazione. Una proposta ressa difficile a causa del rallentamento del PIL previsto per il 2018 dal 2,7% attuale al 2.2%, il quale andrà ad intaccare quel “tesoretto” su cui Costa ha costruito la propria politica fiscale.

Della stessa idea è la Commissione Europea, la quale rimane scettica che il paese, a fronte del rallentamento, possa mantenersi all’interno dei paletti del 1.1% del rapporto deficit-PIL. Invitando Lisbona a rimanere coi piedi per terra e non rischiare una seconda crisi, Bruxelles sottolinea la necessità per il governo portoghese di rivedere i conti quanto prima e valutare, invece del 1.1% un più realistico 1.4%.

Viste le previsioni, dicono dalla Commissione, sarebbe già un ottimo traguardo confermare i numeri dell’anno passato. Immediata la risposta di Costa che sottolinea come il Portogallo, nel 2018 come nei due anni precedenti, riferirà mensilmente all’Europa sui propri conti.

Intanto, quello che rimane è una lezione di pratica politica silenziosa, lontana dalle sirene suonate in tutto il continente per l’elezione di Tsipras in Grecia o le polemiche suscitate da Macron in Francia. Questo da un paese ai confini del continente, spesso ignorato, ma che ora guarda il resto del continente dritto negli occhi.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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