Il passo indietro della Polonia e le accuse dell’Ungheria

Considerati stretti alleati, Polonia ed Ungheria scelgono due strade diverse per rapportarsi con l’Europa: il dialogo per Varsavia, l’offensiva diplomatica per Budapest.

Jan Szyszko, Ministro dell’Ambiente, Witold Waszczykowski, Ministro degli Esteri, Antoni Macierewicz, Ministro della Difesa. Sono loro le tre principali vittime del rimpasto di governo voluto dal Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki, ancora fresco di nomina dopo aver preso il posto di Beata Szydlo lo scorso dicembre.

Un rimpasto inteso ad eliminare i principali “Eurocritici” presenti nel governo di Varsavia, in un momento in cui il paese rischia dure sanzioni proprio da parte dell’Unione Europea in seguito alle critiche ricevute dalla riforma della Giustizia licenziata dal governo Szydlo nel 2017. 

L’allontamento degli Euroscettici. A colpire gli analisti, è stato l’allontanamento di Waszczykowski, considerato “l’ariete” di Jaroslaw Kacyznski contro l’Unione Europea. Fu proprio l’ormai ex-ministro degli esteri a scagliarsi contro la rielezione dell’avversario politico interno Donald Tusk quale Presidente dell’Euroconsiglio e opporsi all’arrivo di 7000 rifugiati – un numero molto piccolo per la Polonia – nel paese. Fu sempre Waszczykowski, infine, a postulare l’esistenza di una “Coalizione anti-polacca di vegetariani e ciclisti a guida tedesca” o a definire l’Europa “un’accozzaglia di culture e razze”.

Altrettanto importante è l’estromissione di Macierewicz, numero due del PiS considerato il capo dell’ultra-destra del partito e possibilmente vicino – secondo alcune fonti – al Presidente russo Vladimir Putin.

Il piano. Nonostante i legami fra i tre uomini e la leadership del PiS, il rimpasto avrebbe proprio in Kacyznski il suo principale autore. In una sola mossa, egli ha,infatti, eliminato dalla contesa con l’Unione Europea i tre principali critici senza, però, toccare i punti del contrasto con il blocco (la riforma della Giustizia e la questione migranti) e mantenendone il completo controllo. 

Come ha affermato a riguardo il Primo Ministro Morawiecki sarebbe quello di raggiungere una mediazione fra Unione Europea e Polonia, un “chiarimento che porti alla de-escalation della crisi”.

Un accordo importante per il paese che dipende dall’Europa e dai fondi strutturali per il 60% dei propri investimenti pubblici. 

Mentra la Polonia sceglie, timidamente, il dialogo, Viktor Orban e Budapest scelgono l’arma della denigrazione: l’Europarlamento sarebbe al soldo dei nemici dell’Ungheria. Su tutti, sempre lui: George Soros.

“Un mero colpo di teatro”, così il Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha commentato l’arrivo nel paese di Judith Sargentini, l’euro parlamentare verde olandese che sta investigando sulle supposte violazioni dei diritti umani compiute dal governo di Budapest.

Le accuse europee. Per l’Europarlamento, infatti, l’Ungheria starebbe violando i diritti di rifugiati e minoranze, di limitare la libertà di espressione (media e opposizione), l’indipendenza della magistratura ed il diritto allo studio.

Sotto accusa le recenti modifiche costituzionali che limitano l’operatività di ONG e università private nel paese, la riforma giudiziaria e l’introduzione del reato di “danno all’immagine del paese” oltre alla costruzione di campi di detenzione anche per minorenni all’interno del paese.

Rifugiati e diritti. Nel corso della sua visita, l’Europarlamentare è andata in visita al campo di detenzione di Röszke (off-limits per i giornalisti) per poi recarsi alla Central European University, l’istituzione privata minacciata di chiusura a causa della riforma dell’educazione. Durante le sue visite, Sargentini ha incontrato, inoltre, l’alto rappresentante delle Nazioni Unite per i Rifugiati e membri della minoranza Rom del paese.

Tutto questo per ottenere una miglior comprensione” della situazione prima di presentare il proprio rapporto al Parlamento, previsto per marzo.

Le accuse ungherese. Un rapporto, sostiene ancora Szijjártó, “già compilato” Alla UE, argomenta il ministro non interesserebbe la realtà – ovvero, nell’ottica ungherese, il “pieno rispetto dei diritti” – bensì “dare una punizione esemplare al paese”. Il perché lo spiega il Primo Ministro Orban: “l’Europarlamento”, argomenta “sarebbe un semplice strumento al soldo di George Soros” ed interverrebbe solo per “salvaguardare” gli interessi delle grande aziende o dei gradi poteri internazionali.

Soros, miliardiario ungherese naturalizzato statunitense era già nel mirino di Orban: tramite ONG e Università avrebbe “tramato per minare lo stato e la cultura ungherese”.

Un attacco diretto quello del governo di Budapest intenzionato a limitare il contraccolpo mediatico della visita di Sargentini con l’obiettivo, da parte di Orban, di usare lo scontro con la UE per vincere elezioni parlamentari dell’aprile 2018. In quella sede FIdesz dovrà difendersi dall’avanzata dell’estrama destra del partito Jobbik.

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