Problemi di Manovra I: il PIL e la non crescita del paese

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Crescerà il PIL nel 2019? Non come vorrebbe il Governo, ma Conte la “vede” diversamente, sulla base della propaganda.

Perché per il Premier Giuseppe Conte è così importante ribadire che, per il 2019, si aspetta una crescita “robusta” e, addirittura, “superiore all’1% previsto dalla maggior parte degli istituti italiani e internazionali”?

Per motivi strettamente di immagine: il Governo, infatti, considera il Reddito di Cittadinanza (e non Quota 100, come affermato dal Ministro Tria a Radio 24) una misura atta ad aumentare i consumi e produrre nuovo PIL.

La realtà sarà ben diversa, perché si tratta di un semplice trasferimento di fiscalità dallo Stato ai cittadini, mirata a consumi “primari”, quindi a basso valore aggiunto che, nelle migliori delle ipotesi, andrebbe a costo 0.


La crescita del Debito

Realisticamente, come indicato dallo stesso Governo nei saldi scritti nero su bianco nel Maxiemendamento, nel 2019, a fronte di una crescita del 1% del PIL, vedremmo il debito salire dell’1% – deficit strutturale, ovvero nuovo debito prodotto al netto della crescita.

Questo se fossero confermati i saldi e le stime di crescita concordate dal Governo con l’Unione Europea, perché l’1%, che Conte considera come “soglia minima”, viene ritenuta dagli operatori nazionali e internazionale una stima quantomeno ottimistica.

Secondo l’ISTAT, infatti, l’Italia è cresciuta dello 0.7% nel 2018 con un terzo trimestre in segno negativo, un dato inferiore alle stesse stime di crescita di inizio anno (1%).

Partendo da queste cifre, e a fronte di mancanza o irrilevanza di reali misure per la crescita – taglio cuneo fiscale reale, sblocco dei 100 miliardi di fondi europei – unita alla crescente turbolenza del commercio globale (da cui rimaniamo dipendenti) è difficile immaginare che le parole di Conte diventino realtà.

Non a caso, Standard & Poor’s prevede una crescita per il 2019 allo 0.7%, che sale allo 0.9% del 2020 e allo 0.8% del 2021. Stime al ribasso anche per l’OCSE che vede un 2019 allo 0.93% e un 2020 allo 0.94%.


In breve


La non crescita del PIL

Che vuol dire?

Che avremo il debito in crescita di 1% e il PIL che cresce meno dell’uno il che equivale ad un innalzamento ulteriore del rapporto debito/PIL con conseguenze su conti, interessi etc. etc.

Una fase di contrazione che rischia di far esplodere soprattutto in vista della legge di bilancio 2020, quando ci saranno da rifinanziare RdC, Quota 100 e disinnescare l’aumento dell’IVA (già preventivato nel Maxiemendamento).

Questa la situazione reale, opposta alle aspettative rosee del Presidente del Consiglio. Rimane ora da capire se Conte, quando parla di crescita del PIL, lo fa per cognizione di causa e perché convinto che il suo Governo abbia la ricetta (magica) giusta per aumentare il PIL, o perché, molto più probabile, gli hanno detto di farlo, in barba ai dati che indicano una congiuntura economica negativa.

A cui lo Stato italiano rischia di arrivare, come spesso accade, con i conti non in ordine.

Pubblicato su Facebook il 28 dicembre 2018


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