Percezione: il male dell’Italia disinformata che vede nero

percezione, italia

Percezione contro realtà, questo è il refrain di un’Italia social che si scopre xenofoba, intollerante, ma, soprattutto disinformata.

Prendiamoci del tempo, quello di una vera riflesione, non legata all’indignazione di un attimo, su come funziona il sistema dell’informazione social in Italia. Quello che dovrebbe consentirci di valutare l’operato politico del nostro governo e che, invece diventa, una fantomatica “percezione dei problemi” indipendente da dati, realtà e fatti, in molti. Permettetimi, in questo lungo episodio di  “Maschere”, di parlarvi di come, ad arte, stiamo vivendo in una “narrazione” distorta, alternativa ed il cui risultato è xenofobia, italiani contro italiani e, soprattuto, caciara.

L’ultimo caso è di questi giorni: la nave della Guardia Costiera Diciotti e i suoi migranti bloccati da 8 giorni, prima in mare ed ora nel porto di Catania. Una vicenda su cui si sta giocando la partecipazione italiana all’Unione Europea e la distinzione fra legittimazione popolare e rispetto delle leggi (“rispondo al volere degli italiani”, dice Salvini).


“L’ammutinamento”

Per le complicazioni politiche e giuridiche rimando all’ottimo lavoro di Matteo Villa dell’ISPI, perché qui interessa la reazione sociale e social a questo conflitto fra il Governo e i “migranti”, le ONG, la UE ed ora anche l’ONU. Perché di questo parliamo: una guerra combattuta a botte di hashtag e dichiarazioni atte ad agitare gli animi dei follower contro questa o quella istituzione.

L’ultima vittima, la Guardia Costiera Italiana che, in pieno rispetto alle leggi italiane ed ai trattati internazionali, sarebbe “rea” di “trasportare migranti”, “futuri stupratori”, “malattie incurabili”. No, non sto esagerando, sono solo alcuni dei termini usati sotto #iostoconsalvini. I più edulcorati, perché si parla anche di “insubordinazione della Diciotti e dei vertici della GC”, “disobbedienza agli ordini [termine errato] del Ministro dell’Interno [la GC non compete al Viminale]”, “alto tradimento”, fucilazione ed “azzerate i vertici”.

Fenomeni marginali? Non proprio, visto che parte del successo elettorale dei due partiti di maggioranza, sempre seguendo la “percezione social”, sembra derivare da qua.


La “percezione” o l’altra realtà

Come siamo giunti a questo?La risposta, sostiene Davide Casaleggio nell’intervista rilasciata a La Verità, è “nella percezione” che gli italiani hanno del problema migranti. Il problema, tralasciato da Casaleggio, che questa si è formata, in questi anni, soprattutto sulla rete, la stessa che dovrebbe, nella prospettiva sua e del M5S, “sostituire il Parlamento”.

Si tratta di quel sentimento che, oltre a schiere di indignati e complottisiti, sta generando pura xenofobia social, la paura dell’altro in quanto portatore di malattie (la malaria di Libero dell’estate del 2017), violento (tutti i social di destra) o, semplicemente, diverso e anti-italiano.

Così non c’è da stupirsi se Daisy Osakue connette, automaticamente e a caldo, l’atto di violenza subito (il lancio delle uova) al ‘razzismo. Si tratta della sua ‘percezione’ come donna di colore in un paese dove l’etnicità di un delinquente è parte integrante della notizia e determina se essa viene posta in prima pagina nel caso di “migrante” o relegata a trafiletto.

Un’arte, questa, dove Libero, La Verità, il Tempo o il Giornale sono maestri.


L’alterazione della “percezione”

A generarla, la “percezione” di vivere in un paese a rischio, non sono solo le Fake News e i Meme, armi principali dei tanti, troppi, troll da tastiera. Il vero pericolo è l’informazione distorta quella, per esempio che si genera dal riportare un dato, o notizia, volutamente decontestualizzato o, semplicemente, monco.

“Sono arrivati 700.000 migranti in Italia” non è completamente errato – se tiene conto di un intero quinquennio, ma lo è dire che “abbiamo 700.000 immigrati clandestini nel nostro paese”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni (OIM) e i dati del Viminale, dal 2015 ad oggi (quindi 3 anni), l’Italia ha visto 473.949 arrivi contro il 1.095.845 della Grecia. A questi occorre togliere circa il 50% che ha reale diritto all’asilo, i movimenti secondari (circa 300.000 l’anno) ed il ricollocamento (nello stesso periodo di tempo, per fare un esempio la Germania, paese non di primo arrivo, ha ricevuto oltre 1.400.000 richieste di asilo).

Rimangono i numeri, cambia la percezione che da “emergenza nazionale” diventa un fenomeno complesso, sempre tragico, spalmato su tre anni e, soprattutto, fluido. Questo, a priori del calo degli arrivi dimostrato dai dati sempre del Ministero sul biennio 2016-2018: 180.000 nel 2016, 120.000 nel 2017 e 19.000 ad oggi.


La farsa di Salvini a Foggia


La ricerca della colpa

Altro strumento spesso utilizzato è lo spostamento delle responsabilità. I migranti, colpa dell’Europa (e dei suoi alleati in Italia). La mancata crescita sempre dei paesi europei, anche se gli altri 26 crescono e noi no (e non ditemi che non ci sono altri governi “anti-UE” perché vi dimenticate l’Austria, l’Ungheria, la Polonia, eccetera).

Una costante ricerca di un “altro” a cui scaricare la colpa, fino ad abberazzioni come dare la colpa all’Unione Europea della mancata manutenzione stradale correlata alla tragedia di Ponte Morandi.

Questo torna anche per il caporalato, responsabilità dei migranti. Ecco il tweet originale di Matteo Salvini nel corso della sua visita a Foggia:

“Oggi ho incontrato una delegazione di braccianti agricoli, mi hanno detto che rifiutano il caporalato e che vogliono lavorare nella legalità. La lotta alla mafia, allo schiavismo e allo sfruttamento del lavoro nero e dell’immigrazione clandestina sarà una nostra priorità assoluta. Per questi delinquenti, IN ITALIA, la pacchia è STRA-FINITA!”.

Un piccolo capolavoro di retorica che lega l’esistenza del caporalato alla scelta/costrizione dei braccianti sviando l’attenzione da chi dà lavoro e spazio d’azione ai caporali: gli agricoltori. Il risultato, una serie di commenti del tipo “mandiamoli a casa e risolviamo il problema”.

Nota storica, il caporalato predata, e di molto, lo sviluppo delle migrazioni africane.


“Quello che non ci dicono”

Come utenti dei media, veniamo costantemente bombardati da questo surplus di dettagli, particolari e dichiarazioni, dati troncati ed espedienti retorici. Immersi nel costante flusso di informazioni, si perde lo spazio per l’approfondimento, il debunking e il ragionamento che poi sono le tre armi che possono, realmente, creare l’opinione e definire la realtà.

Mancando il tempo si rimane alla “discussione da bar” e l’opinione fondata, diventa “percezione” e “narrazione”. L’obiettivo, come diceva Francesca Totalo de il Primato Nazionale (organo di stampo legato a CasaPound), nota per le costanti “notizie alterate” sui migranti, è “creare il dubbio” quello che dietro la notizia ci sia qualcos’altro.

Quello che gli altri “non ci dicono” perché collusi con: il PD, l’Europa, le Coop, le ONG, Soros, la finanza internazionale, la massoneria, eccetera. La chiamano contro-informazione, e mai termine fu, letteralmente, più appropriato perché è uso improprio del modello informativo per distruggere l’informazione stessa. Un esempio? L’insinuare che un direttore di un consorzio giornalistico tenga nascoste le fonti per evitare che queste vengano smentite, ignorando il principio di protezione delle stesse scritto nella carta etica del giornalismo.

Chi l’ha detto? Marcello Foa, riguardo al caso Panama Papers.


Marcello Foa e la Post-Verità


Armi di distrazione di massa

Sono, infatti, le famose “armi di distrazione di massa” atte a distogliere l’attenzione del pubblico dalle vere notizie.

Come parlare dell’AirForce Renzi quando si assiste allo stallo delle trattative su ILVA (reiterato, il 23 agosto, dall’account ufficiale del Movimento 5 Stelle) o, mentre si discute di bloccare o meno TAV e TAP, attaccare la legge Mancino che sanziona la propaganda razzista quale “arma dei globalisti per giustificare il razzismo anti-Italiano” (cit. Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana).

Tutto questo è percezione, e spiega perché a fronte delle domande insolute, ed urgenti (una su tutte, Genova) l’attenzione torni, ciclicamente sui migranti.


Media e percezione

Attenzione: i comportamenti sopra citati sono comuni a tutti i media, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera e Sole 24 Ore compreso, ma con una differenza.

Rispetto ai giornali di nicchia, questi, Sole compreso, si riferiscono ad una platea più ampia, generalista. Si tratta di un principio economico: rivolgersi ad un pubblico. Più ampio questo è meno redditizio, in termini di visibilità, diventa generare titoli atti a infiammare una certa parte politica.

Per questo la “contro-informazione” e “quello che non ci dicono” rimane più comune su giornali di nicchia o, generalmente, schierati politicamente. Discorso diverso per le televisioni che si rivolgono ad un pubblico più ampio rispetto a quello dei giornali.

Tutti, comunque, contribuiscono a generare la “percezione” di cui parla Casaleggio e che porta i più attenti dei lettori (fra cui alcuni dei miei) a domandarsi: ma che film stanno guardando coloro che dicono queste cose sui social ignorando i dati.

Un film il cui soggetto sembra partorito dai responsabili media dei partiti principali, la sceneggiatura scritta e riscritta da giornal e media intenti a rincorrere il pubblico per un like/flame. Un film con protagonista noi italiani, distopico, surreale: da Oscar.


Post Scriptum

Ogni tweet riportato nel pezzo è accuratamente riportato nel link correlati. Se ne contestate l’autenticità mi dimostrate due cose: non siete arrivati a leggerre fin qui e, soprattuto, non sapete usare i link.

Altro appunto, vi ho parlato soprattutto di giornali e giornalisti, ma ricordate che i primi ad avere il potere per mettere un freno a questo sistema siamo noi: ragionando.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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