Paura Europa: il futuro del continente dopo Catalogna e Germania – il Caffè della Domenica del 1-10-2017

 Manifestazione pro-indipendenza della Catalogna a Barcellona Foto:  Jordi Payà  Licenza:  CC 2.0

Manifestazione pro-indipendenza della Catalogna a Barcellona Foto: Jordi Payà  Licenza: CC 2.0

Il 2017 sembrava essere l’anno della ripresa dell’Europa dopo un biennio di crescita del populismo. Invece, le elezioni tedesche e il referendum catalano riaprono un agghiacciante ferita nel cuore del Continente.

Catalogna contro Spagna: il referendum per l’Indipendenza catalana

Oggi, domenica 1 Ottobre, la Catalogna ha aperto le urne per celebrare il proprio referendum sull’indipendenza. La tornata elettorale sta venendo macchiata dal tentativo, operato dalla Guardia Civil e dalla Polizia spagnola su ordine del Governo centrale, di bloccare quel voto che Madrid, e buona parte del resto della Spagna, considera “illegale”. Scontri che hanno portato a 38 feriti.

Due i passaggi necessari per capire la crisi. La Catalogna richiede da anni l’applicazione in toto della riforma costituzionale del 2006 e voluta dall’allora Primo Ministro socialista Zapatero. In quel testo erano presenti alcuni capisaldi degli autonomisti catalani, fra cui maggiori poteri e minori vincoli di “redistribuzione” ai governi regionali in materia fiscale ed economica.

La successiva bocciatura di tali riforme da parte della Corte Costituzionale spagnola ha portato alla crescita della protesta in Catalogna, cavalcata dai partiti indipendentisti e la loro retorica “anti-Spagnola” poggiata sul ricordo della dittatura franchista.

Da qui nasce il secondo punto, ovvero la decisione unilaterale da parte del governo di Carles Puigdemont di indire un referendum unito all’approvazione che unisce il voto, normalmente solo consultivo, all’immediata dichiarazione di indipendenza. Da qui, l’accusa che è arrivata al governo di Barcellona di fomentare una “secessione” illegale dallo stato spagnolo

La reazione della Spagna, condannata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha posto sotto i riflettori, in parte della società catalana, un altro sentimento: la difesa del diritto di voto della regione, anche contrario all’indipendenza.

Tutti i sondaggi compiuti nelle ultime settimane, pur discordando sul risultato finale del referendum, hanno sancito un principio: il 70% dei catalani ritiene necessario votare, al di là del risultato finale. Proprio questo diritto, dicono i Catalani, è stato infranto dalle azioni del governo madrileno.

Al di là delle fazioni e del voto stesso, quello che rimane è una situazione esasperata coronata dagli scontri odierni e che difficilmente porteranno ad una riconciliazione dopo il voto, qualunque sia il risultato.

Un’ulteriore grana che dalla Spagna si riverserà, certamente, sull’Europa.

LIVEBLOG (The Guardian)

Da leggere:

– Kurdistan e Catalogna, due referendum simili, due situazioni diverse. Il Caffè del 29-09-2017


La citazione della settimana:

Ci difenderemo con le sole armi che abbiamo, la risposta pacifica e democratica dei cittadini

— Carles Puigdemont, Presidente indipendentista dell’Autonomia catalana

  Foto della settimana:  Angela Merkel, riconfermata Cancelliera per la quarta volta, ma è un risultato amaro condito dall'affermazione della destra estrema. Foto:  Markus Spiske Licenza  CC 2.0

Foto della settimana: Angela Merkel, riconfermata Cancelliera per la quarta volta, ma è un risultato amaro condito dall’affermazione della destra estrema. Foto:  Markus Spiske Licenza CC 2.0

L’addio di Schäuble in Germania

Angela Merkel, forte del suo 33% di preferenza ha dato il via ai colloqui per la formazione di un nuovo governo in Germania. Favorita la coalizione detta Jamaika, ovvero cristiano democratici (CDU/CSU), Verdi e Liberali (FDP), con la Grande Coalizione che rimane l’alternativa qualora fallissero i dialoghi. 

Mentre a Berlino si cerca di fare un governo, arriva la prima illustre vittima dei colloqui: Wolfgang Schäuble.

Il potente, e temuto, Ministro delle Finanze, non sarà, infatti, un membro nel prossimo Gabinetto Merkel. Lo hanno deciso gli stessi vertici della CDU/CSU assegnando al settantacinquenne ex-Ministro il ruolo di Presidente del Bundestag. Qui Schäuble avrà il compito di “limitare” le scorribande propagandistiche di Alternativa per la Germania, la destra populista terza forza nel paese. 

La mossa rientra nei negoziati in atto fra l’Union di Angela Merkel e le altre forze politiche presenti in Parlamento.

Ottenere il Ministero delle Finanze, sarebbe una delle condizioni poste dalla FDP di Christian Lindner per l’entrata nel governo e per l’attuazione del proprio programma. In campagna elettorale, allo scopo, infatti, di dare la caccia all’elettorato più liberale e liberista della CDU e di AfD, la FDP ha spinto molto sull’abbassamento delle imposte, il taglio della spesa pubblica mediante la digitalizzazione della pubblica amministrazione ed una maggiore Austerity in Europa.

Proprio la posizione della FDP sull’Unione Europea preoccupa i partner della Germania, in particolare Francia, Italia e Spagna, i quali temono una Germania ancora più allineata,sul contenimento della spesa ed i tagli strutturali, con l’Olanda e la Finlandia.

Da leggere:

– Merkel ed AfD, cosa è successo nelle elezioni tedesche – il Caffè del 25-9-2017

– Berlino e la Sassonia: due casi sul crepuscolo della Germania che scopre la destra – il Caffè del 27-09-2017

Per approfondimenti:

– Erdogan ha vinto le elezioni in Germania: Frankfurter Allgemeine Zeitung


La Russia ed il Kurdistan: olio ed indipendenza

Sarebbe Vladimir Putin ad aver messo un freno alle azioni di Recep Tayyip Erdogan contro il Kurdistan iracheno. 

Questa la principale considerazione che emerge dai colloqui bilaterali tenutesi ad Ankara in settimana fra i due capi di stato. Prima del referendum, Erdogan si era detto disposto a “far morire di fame i Curdi” bloccando il passaggio del petrolio curdo attraverso gli oleodotti turchi. Tali affermazioni, nei fatti e nelle dichiarazioni alla stampa dopo l’incontro con Putin, si sono spente e, a parte le esercitazioni militari congiunte fra Iraq e Turchia, i ruggiti di Ankara non hanno avuto, per ora, alcuna conseguenza pratica.

Buona parte del merito andrebbe proprio a Putin e alla Russia. Mosca non è mai stata avversa al Referendum sull’indipendenza arrivando a dichiarare, mediante la propria rappresentanza consolare ad Erbil, “il pieno appoggio della Russia a qualunque decisione operata dal popolo curdo”. Questo nonostante il Cremlino abbia, allo stesso tempo, affermato di “favorire l’unità territoriale irachena” come elemento di stabilità regionale.

Dietro questa ambiguità ci sarebbero gli interessi petroliferi. Durante la primavera del 2017, infatti, la compagnia di stato russa Rosneft aveva firmato un contratto di fornitura diretto con il Governo regionale curdo. A questo è seguito, a soli sette giorni dal referendum, la presentazione di un piano di investimenti, sempre da parte di Rosneft, finalizzato alla realizzazione di tre nuovi gasdotti nella regione.

In totale, oltre 4 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali che dovrebbero arrivare da Mosca direttamente ad Erbil.

No alla distruzione dell’Iraq, quindi, ma supporto totale al Kurdistan nella sua corsa all’indipendenza: Mosca si candida ad essere un attore geopolitico fondamentale in Iraq come in Siria.

 

Da leggere:

– Kurdistan e Catalogna, due referendum simili, due situazioni diverse. Il Caffè del 29-09-2017

– Le sorti del Kurdistan – L’Europa del futuro e la Germania di oggi – il Caffè della Domenica del 17-9-2017

 

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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