Patrimoniale alla Landini o riforma fiscale alla Tria, questo è il dilemma

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La Patrimoniale non risolve i nostri problemi, la riforma del Fisco potrebbe, ma non certo quella avanzata dalla Lega o dallo stesso Tria.

Permettetemi di tornare sull’argomento patrimoniale, soprattutto nel momento in cui il paese ha scoperto ufficialmente la crisi e il Governo – brutto segno – nega manovre correttive, nuove tasse o qualsiasi iniziativa di contenimento dei costi.

Siccome questo paese è storicamente bloccato in trappole ideologiche dalle radici antiche, una parte ben specifica dell’orizzonte politico italiano ha ritirato recentemente fuori questo vecchio vessillo della redistribuzione della ricchezza forzosa in contrapposizione ad un principio, la riforma fiscale, che sta venendo declinato in maniera idiotica sotto forma di Flat Tax.

Eppure, una soluzione alternativa ci sarebbe.


Patrimoniale e fiscalità

A) La patrimoniale è e sarà sempre una-tantum. Se i problemi del paese non fossero strutturali, ma contingenti e/o emergenziali, avrebbe un senso, ma nel nostro caso sono, appunto, strutturali. In emergenza, poi, usare la leva fiscale andrebbe solo a limitare ancora di più le risorse del paese.

B) Se il problema è risolvere “l’aumento della diseguaglianza sociale” del paese, quella che “palesemente” è aumentata nell’ultimo decennio per colpa del “neoliberismo”, allora andrebbe fatto notare che l’indice Gini sulla diseguaglianza 2018 manifesta i medesimi livelli del 2003 e del 1978, ovvero 35%. Il 78, quando la produttività italiana ha cominciato a rallentare fino all’attuale stagnazione.

C) La pressione fiscale sui patrimoni ammonta al 2,7% del PIL. Quella sul patrimonio immobiliare, ovvero seconde e terze case, arriva al 1,4% del PIL. Nel 2013, poi, lavoce.info certifico che l’allora ipotizzata patrimoniale “Bersani” ad aliquote molto alte imposta sul top10% dei redditi italiani (multimilionari, ma anche liberi professionisti e dipendenti ad alto reddito) avrebbe aumento tale cifra di un misero 0.11% sul PIL.



Patrimoniale e lavoro

D) Marcello Minenna sul Sole 24 Ore ha proposto un “sistema di leva finanziario atto a promuovere l’investimento nelle infrastrutture del paese” mediante strumenti bancari atti a investire il risparmio degli italiani (1400 miliardi di euro, dice Milena Gabbanelli). La pregiudiziale è che l’Italia risparmia modello Paperon de Paperoni. Li mette lì e non li usa. Peccato che i conti corrente siano usati per alimentare i consumi privati o eventuali investimenti privati. Ed è giusto così.

E) In altri ambiti si parla di un “sistema di leva finanziario atto a promuovere l’investimento nelle infrastrutture del paese” che agisca sulle imprese, solo che le aziende, in genere, non possono mettere a bilancio uscite, fossero anche garantite dallo Stato, per un tot anni con ritorni diluiti su altri tot anni. Le imprese dovrebbero investire sula propria produttività, non fare da finanziatori coatti dello Stato.


Patrimoniale e logica

F) Qualunque sia lo strumento (fiscale e/o finanziario) targettare patrimoni, aziende o risparmi, rischia di andare a impattare negativamente sia i consumi e quindi il PIL, ovvero investimenti e, di conseguenza, l’occupazione. Ricordiamo che il cuneo fiscale italiano è di 10 punti superiori alla media europea e la corporate tax è a al 65%, contro la media europea del 40%- Un paese che è già strutturalmente debole in questo campo dovrebbe stare lontano anni luce da questi strumenti.

G) Gli assunti su cui si basano tali strumenti fiscali partono dal principio che ogni patrimonio sia indebito, che ogni azienda sia parassitaria e ogni risparmiatore un avaro. Il capitalismo italiano è acerbo ed esistono rendite di posizione, ma è anche piena di aziende produttive, di risparmio investito e di patrimoni creati con il proprio lavoro.

H) La patrimoniale non risolve il problema dei capitali in nero dal momento che questi sono, per l’appunto non conosciuti al fisco. Sarebbe inutile, anche, contro quei patrimoni elusi medianti uso di società estere, anzi, se prendiamo il caso della patrimoniale francese voluta da Hollande, incentiva lo spostamento dei capitali stessi.



Oltre la Patrimoniale

Senza girarci troppo attorno, Tria ha ragione: l’alternativa alla Patrimoniale è la riforma totale del fisco italiano spostando il carico dalle persone fisiche a consumi e patrimoni. Il problema, come sottolinea anche Francesco Cancellato su Linkiesta, è farlo mediante due aliquote fisse e l’aumento dell’IVA senza alcun taglio al cuneo fiscale aumentando contemporaneamente la pressione fiscale di due miliardi nel triennio, come riporta il DEF dello stesso Ministro.

L’alternativa alla patrimoniale, però, è proprio lì, nei meandri del nostro sistema fiscale e si basa sul liberare risorse che possono poi diventare investimenti o in attività private o finanziare o, per le imprese, innovazione e sviluppo. Solo che il metodo attualmente presentato dal Governo, almeno come risulta dalle interviste a Borghi, Salvini e Tria, rischia di esser ben peggio della patrimoniale stessa.


Il Caffè e l’Opinione

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