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Salvini fa la parodia del Papa per avere la tua reazione, una qualunque.

Simone Bonzano Instanews Leave a Comment

Salvini è solo un provocatore che ricerca il flame del web per ottenere pubblicità gratuita: per questo ha imitato Papa Francesco.

Disprezzi Salvini?

Lo consideri un pericolo per la democrazia di questo paese? Una macchietta di politico capace solo di coltivare odio per avere consenso?

Soprattutto: hai fatto della tua presenza social una forma di resistenza civile per mostrare tutto ciò ai connazionali?

E allora smetti di condividere Salvini perché non stai lavorando CONTRO di lui, ma PER lui.

Sei parte della sua echo-chamber. sei come un bot, solo che non gli costi nulla. Anzi, gli fai anche il favore di allargare il bacino dei propri utenti a coloro che, perché più consapevoli, ne hanno già silenziato e/o bloccato i canali principali.



Il Papa, Salvini e Morisi

Dopo l’angelus di capodanno, Papa Francesco cammina fra la folla, una fedele lo strattona e il Papa ha un gesto di stizza in diretta televisiva. Una notizia – se così si può chiamare – di costume che in tempo zero diventa un fenomeno virale fatto di meme, vignette, gif animate, micro-video, commenti: questa è internet e, se vogliamo, è anche la sua parte più originale e giocosa.

Chiunque abbia un’infarinatura di come funzioni il web sa che quando un contenuto – e relativo hashtag – diventa virale, va usato immediatamente, soprattutto se sei un influencer e vivi di visualizzazioni. Inoltre, siamo in Italia dove una parte della popolazione ha deciso che il Papa sia un nemico perché troppo indulgente con migranti, omosessuali etc. e quell’immagine – e relativo hashtag – diventa anche un oggetto di battaglia politica.

Nasce così i video di Matteo Salvini su TikTok, il social cinese dei video da 6 secondi che spopola nelle fasce under 18 della popolazione. La sinossi è semplice: Salvini cammina sulla neve, una ragazza lo strattona, Salvini fa finta di reagire come papa Francesco e poi accarezza la ragazza, risate, fine.

Il video passa da TikTok [non mettiamo il link apposta, NdR] a Twitter e da lì a Facebook. La reazione è ovvia: i follower lo applaudono e ne approfittano per un attacco al Papa, gli haters lo attaccano. Il risultato è lo stesso: quel video diventa virale e si sparge sempre più per il web.

A questo punto la frittata è fatta.



Non ti piace? Lo vedrai di più

Perché?

La risposta è “l’algoritmo” che altro non è che il motore di ogni social network, quello che calcola cosa far vedere ad ogni singolo utente e che si muove fra click sui contenuti, condivisioni e “reazioni”. Ciascuna di queste azioni viene letta dall’algoritmo – soprattutto di Facebook – come una forma di interesse. Nel migliore dei casi è di natura positiva, ovvero qualcosa che “piace”, nel peggiore è negativa, ovvero qualcosa che “non piace”, ma che suscita una reazione, fosse anche di disprezzo. Perché disprezzo uguale flame uguale visualizzazioni.

In entrambi i casi l’algoritmo moltiplicherà i contenuti simili a quello che ha suscitato la reazione. Creare contenuti che diventino virali o che sappiano sfruttare una viralità già esistente è il compito di un social media manager, ovvero di persone come Luca Morisi, il responsabile comunicazione di Salvini.

Nascondersi dietro “ho aggiunto un commento negativo”, quindi, non serve, come non serve dire “voglio mostrare ai miei amici/conoscenti quanto Salvini sia solo un guitto” perché a) chi già lo disprezza, continuerà a farlo e b) chi non lo trova antipatico intanto ha visto il video e non cambierà certo idea per un commento postato da un “anti-salviniano”.

Fra le scuse che ho letto sul web ne ho trovata una che permette di fare un passo avanti nel discorso: “io posso non postare, ma Salvini è ovunque in TV e anche l’influencer XXX, che lo critica sempre, ha condiviso il video, postare o non postare non cambia nulla”.

Errato.


Salvini, il mediatico

Salvini è un personaggio mediatico, un comunicatore cresciuto su Radio Padania e diventato famoso quando era ancora un semplice consigliere comunale milanese ospite (quasi) fisso di Omnibus La7, ben prima di Facebook e Morisi ed il motivo è la sua capacità di polarizzare le opinioni e generare “attenzione”, anche – e soprattutto – negativa.

Il leader della Lega crea audience ed è il motivo per cui è sempre in televisione: una sua apparizione vale telespettatori, visual e attenzione che è quello che ad un media serve per sopravvivere (e vendere pubblicità). Per questo il video è finito subito sugli account social dei siti di informazione (spesso accompagnato dalla frase-esca “voi che ne pensate?”) e per lo stesso motivo è stato condiviso da alcuni influencer pur se accompagnato da un lungo post di critica.

Non tutti agiscono così, ma per chi lo fa, postare e criticare il video di Salvini non è diverso da mostrare una donna nuda e criticare la commercializzazione del corpo delle donne. Si chiama clickbait ed è la scorciatoia più semplice per ottenere visual che si possa usare sul web: basta un commento un po’ provocatorio e un contenuto polarizzante.  


Se si vuole realmente “lottare” contro Salvini, il modo migliore è ignorarne i contenuti e cominciare ad usare il web in materia più consapevole. Invece di aggiungere una reazione di disgusto o un commento critico, la cosa migliore è nascondere il post o dire a Facebook di non visualizzare più contenuti simili (opzioni che si trovano dietro quei tre puntini grigi in alto a destra su ogni post di FB). Nei casi più estremi – quelli dell’influencer che usa il clickbait, si può decidere di bloccarlo o non seguirlo più, e lo stesso vale anche per lo stesso Salvini.

Lo stesso vale per Renzi, Meloni o chiunque non si intenda supportare in rete.

Allo stesso modo si può evitare di guardare quelle trasmissioni che decidono di ospitare Salvini o, se lo si fa evitare di condividerne i contenuti e/o usarne gli hashtag in modo da far capire ai produttori che quel tipo di contenuto non è gradito.

Invece, in molti continuano a cascarci e una delle cose più assurde del web sono le migliaia di persone che passano le proprie giornate a guardare trasmissioni che disprezzano o invitati che non sopportano solo per poi criticarli sui social, con grande gioia dei Social Media Manager.


Il Caffè e l’Opinione

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