ONG e migranti, la realtà dei fatti al di là delle fake-news

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Le ONG non sono dei ‘taxi del mare’, noi non siamo vittime di un’invasione programmata dai ‘poteri forti’ e non siamo neanche in uno stato di emergenza. Siamo, però, vittime di una situazione reale, i migranti, circondata da fake-news e propaganda politica basata sulla paura dell’altro, in questo caso ‘il nero’ o ‘il musulmano’.

Pura propaganda, fatta seguendo uno schema che è fra i più antichi del mondo, ma sempre efficace. Per questo e per commemorare la Giornata Mondiale del Rifugiato, vi proponiamo, nello stile del Caffè, una serie di fact-checking sui capisaldi del dibattito ‘anti-migranti’.


Il caso Lifeline

Partiamo dall’attualità. Il 21 giugno, il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ha emesso un comunicato stampa (ovvero su Facebook e Twitter) in cui ha denunciato le attività ‘illegali’ della nave Lifeline. Questa, di proprietà di una ONG tedesca, starebbe operando in acque libiche, quindi fuori dalla zona SAR (Ricerca e Soccorso) e non starebbe cooperando con le autorità del paese nord-africano, contravvenendo alle norme internazionali e non agevolando il ritorno di queste persone in Libia. Per questo, gli fa eco il Ministro dell’Interno Salvini, in diretta Facebook dal Viminale, la nave ‘vedrà l’Italia solo in cartolina’.

Scoppia così un altro caso ‘Aquarius’, di nuovo alla vigilia di una tornata elettorale (i ballottaggi delle comunali) e, stavolta, alla vigilia anche de Consiglio Europeo, che vedrà la centralità della questione migranti.

Fake-news? No, si tratta di un’informazione falsata, viziata da omissis e che parte da un assunto errato. L’affermazione di Toninelli, infatti, gira attorno all’idea che la Libia sia uno Stato ‘normale’, con istituzioni e forze di sicurezza paragonabili a quelle italiane. Un’assioma che, a rigor del vero, fu anche di Marco Minniti, e che comunque lo si consideri, è falso.

La Libia è ancora un non-stato diviso fra due governi sostanzialmente autonomi e le sue forze di sicurezze sono spesso adombrate di ‘connivenza’ con i trafficanti. Soprattutto, la Libia non si può considerare un ‘porto sicuro’ secondo quanto sancito dal Capitolo 5 della Convenzione Internazionale per la Salvaguardia della Vita Umana in Mare (SOLAS). Essa stabilisce che chi si trova in pericolo in mare non debba solo essere salvata, ma essere portata, appunta, in un posto sicuro dove gli si possa esser offerto cibo, rifugio, assistenza medica e dove, soprattutto, non rischino ulteriori persecuzioni.

Secondo le ONG (non solo quelle operative nel Mediterraneo, ma anche le stesse Amnesty, Emergency eccetera), l’intero Nord-Africa e la Libia non può assicurare queste cose ai naufraghi.

Secondo l’Articolo 10 della Costituzione italiana, inoltre:

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Sostenere che la Libia o la fantomatica “Guardia Costiera Libica” possa assicurare quanto contenuto nella carta costituzionale, è esercizio difficile, se non impossibile.

Infine c’è il caso delle bandiere, usata come scusa sia da Toninelli che da Salvini, sempre tramite Facebook. La nave Lifeline, infatti, è immatricolata nei Paesi Bassi, ma appartiene ad una ONG tedesca. Questo, normalmente non costituisce problema per le navi porta-container o le petroliere battenti bandiera panamense, ma di proprietà di armatori italiani, come non lo fa per tutte le navi da diporto battenti bandiere straniera anch’esse di proprietà di italiani.

Per le ONG che salvano i migranti in mare, invece, ‘l’incertezza della bandiera’ diventa talmente importante da bloccargli l’accesso ai porti italiani e ‘avviare un’indagine’. Un’enorme polverone che arriva immediatamente sui social e che distrael’opinione pubblica dalla vera questione: quei naufraghi sono vite umane che stanno venendo salvate.


#Chiudiamoiporti

Durante l’interrogazione parlamentare sul caso Aquarius, sempre Toninelli ha dichiarato che i porti italiani non ‘sono mai stati chiusi’, ma che, piuttosto il governo ha “preso nota del’apertura del porto di Valencia”. Poi aggiunge “è mancato il sì del Ministro dell’Interno Matteo Salvini”.

Non una fake-news, ma si tratta di una notizia alterata, oltre che di una palese contraddizione con quanto costantemente affermato dal Ministro dell’Interno.

Il 10 giugno, dopo la risposta negativa di Malta allo sbarco dei naufraghi raccolti da Aquarius, alla nave della ONG SOS Mediterranee non viene concessa la possibilità di attraccare ai porti italiani. Il ‘NO’ proviene sia dal Ministero dell’Interno che da quello delle Infrastrutture, rispettivamente Salvini e Toninelli. Nei giorni successivi scoppia il caso della nave militare statunitense Trenton, la quale raccoglie a bordo un gruppo di naufraghi e chiama la Sea-Watch 3 per organizzare il trasbordo.

Sea-Watch deve rifiutare perché, dice la ONG in un comunicato ufficiale, non avrebbe la possibilità di garantirne la sicurezza “mancando indicazioni da parte delle autorità italiane” riguardo la possibilità di attracco e sbarco nei porti siciliani.  I migrati verranno poi sbarcati dalla nave Trenton alla Guardia Costiera italiana.

I porti italiani erano e rimangono tuttora chiusi alle navi delle ONG, mentre rimangono aperte per i migranti salvati in mare da pescherecci o navi commerciali. Oltre che, ovviamente, alle navi della Marina Militare Italiana, come nave Diciotto, la quale il 13 giugno ha fatto sbarcare 932 migranti.


Le ONG non sono ‘vice-scafisti’

Secondo Salvini ed il Governo,  #chiudiamoiporti avrebbe lo scopo di lottare contro i ‘trafficanti di esseri umani’, quelle organizzazioni criminali che, previo pagamento, ‘garantirebbero’ il passaggio via mare per l’Europa.

L’assioma portato avanti dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle è che le ONG sarebbero complici dei trafficanti per il trasporto dei suddetti migranti (‘vice-scafisiti’ nella lingua semplificata del Ministro dell’Interno).

Quest’ultima parte non è una fake-news, è una mera congettura. Sui rapporti fra ONG e trafficanti, sono state aperte due inchieste, una della procura di Palermo contro Sea-Watch e Proactiva Open Arms, l’altra della procura di Catania contro Proactiva Open Arms. Nessuna delle due inchieste riguarda SOS Mediterranee e nave Aquarius.

La procura di Palermo ha archiviato le indagini perché “alla luce delle indagini svolte, non si ravvisano elementi concreti che portano a ritenere alcuna connessione tra i soggetti intervenuti nel corso delle operazioni di salvataggio a bordo delle navi delle Ong e i trafficanti operanti sul territorio libico”.

La procura di Catania ha fatto cadere l’accusa di associazione a delinquere. Rimane aperta quella per ‘favoreggiamento dell’immigrazione clandestina’, sul quale vale la pena spendere qualche parola.


Cosa fanno le ONG?

Tutto inizia in Libia, il paese di transito principale del traffico dei migranti nel Mediterraneo centrale.

Qui i veri trafficanti promettono, previo pagamento, un ‘passaggio’ verso l’Italia, il quale si conclude con il naufragio dell’imbarcazione. Un tempo, prima ‘dell’emergenza’, questo accadeva in acque territoriali italiane o a ridosso delle stesse. Poi sono arrivate le missioni di pattugliamento marittimo organizzate dall’Unione Europea (FRONTEX). Questo ha spinto i trafficanti ad arretrare il proprio raggio d’azione alla SAR, ovvero, acque internazionali, spesso al largo delle coste libiche.

I migranti diventati naufraghi vengono salvati, spesso, dalle Marine Militari presenti nell’area (soprattutto da quella italiana), dalle navi commerciali di passaggio o direttamente dalle ONG, le quali si fanno carico anche dei migranti sulle altre navi su richiesta, è importante sottolinearlo, delle stesse navi, anche della Marina Militare italiana.

Il loro scopo rimane quello di evitare le morti in mare e garantire una prima assistenza anche ai migranti salvati da altre navi che o non sono equipaggiate per il trasporto dei migranti (vedi le motovedette veloci della Guardia Costiera) o sono costrette a seguire la propria rotta (navi commerciali). Da qui nasce l’erronea definizione di ‘Taxi del Mare’, un appellativo usato spesso dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, ma che risulta, alla luce dei fatti, soltanto l’ennesima fake-news.

Lo fanno perché sono organizzazioni umanitarie non governative? O perché sono in combutta con i trafficanti? Nonostante il tentativo di strumentalizzazione fatto dai giornali di parte (Tempi e il Giornale), lo stesso PM Carmelo Zuccaro della procura di Catania sottolinea nella sua indagine come l’attività delle ONG si renda necessaria visto le modalità operative dei trafficanti.

Questo vuol dire che le ONG ‘favoreggiano’ il ‘mercato degli schiavi’?

Se sì, allora anche la Guardia Costiera, la Marina Militare e le navi commerciali che, spesso, operano il primo soccorso lo sono, e non è così.


Chi sono le ONG?

Partiamo dal principio, le ONG sono Organizzazioni Non Governative che agiscono per motivi etici, infatti non sono società a scopo di lucro, si reggono su donazioni e fondazioni ed agiscono laddove gli stati non possono/vogliono agire.

L’ONG più famosa, in Italia, è Emergency, ma sono ONG anche Amnesty, Medici Senza Frontiere ed il WWF.

Attualmente, nella zona SAR (ricerca e soccorso) del Mediterraneo operano le seguenti ONG:

  • SOS Mediterranee, ONG tedesca partner di Medici Senza Frontiere, dotata della nave Aquarius.
  • Sea-Watch, ONG tedesca operativa, attualmente, con una nave, la Sea-Watch 3.
  • Proactiva Open Arms, ONG spagnola attiva non solo nel Mediterraneo Centrale, ma anche in Grecia e Africa con 3 navi.
  • Sea-Eye, ONG tedesca fondata nel 2015 e dotata del piccolo peschereccio Seefuchs
  • Mission Lifeline, ONG tedesca fondata nel 2016 che opera mediante la nave Lifeline.

La maggior parte di loro sono tedesche perché il diritto tedesco facilita la costituzione di società non a scopo di lucro e con fini umanitari (e.V.). Come si finanziano? Tramite donazioni dirette e non il traffico di esseri umani o altre attività illecite.

Proactiva Open Arms ha ricevuto nel corso degli anni 3,6 milioni di Euro, di cui il 96% provenienti da donazioni private (50.000 donatori) ed il 4% da istituzioni governative e amministrazioni locali, ma l’ordine di grandezza non è lo stesso per ogni ONG.

La tanto discussa “Lifeline‘, per esempio, necessita di 48.000 € per operare e, stando ai propri dati, ne hanno raccolti già 41.675. Soldi che vanno tutti al mantenimento di navi ed equipaggi, visto che quest’ultimi sono più che altro composti da volontari (per quanto ne dica il Ministro Salvini).


Non esiste un’invasione

L’altro grande mantra, accanto a tema dei ‘trafficanti’, è quello dell’invasione dei migranti, concetto spesso associato ad una regia occulta che starebbe spingendo i migranti a venire in Europa per uno dei seguenti motivi:

  • creare manodopera a basso costo;
  • creare manovalanza per la criminalità organizzata;
  • creare una società culturalmente (spesso si usa anche il termine: ‘una razza meticcia’) più ‘molle’ e quindi più manipolabile da parte dei ‘poteri forti’;
  • destabilizzare i governi continentali e favorire l’avanzata dei movimenti/partiti populisti.

Nei primi due casi, si tratta di effetti della migrazione, non cause. Come tali si combattono sul territorio statale, ovvero rafforzando i diritti, introducendo salari minimi e combattendo sia il nero che la criminalità organizzata.

Gli ultimi due non rientrano nella categoria fake-news, ma nei ‘complotti’. Nel primo caso si tratta del cosidetto ‘Piano Kalergi’, di cui abbiamo già parlato, rivisto, però, in chiave contemporanea. Il nuovo ‘progetto di sostituzione etnica (leggi anche: razziale)’ sarebbe un piano architettato dal magnate George Soros, statunitense di origine ungherese, per indebolire “il vigore” europeo (cit. Viktor Orban) allo scopo di rafforzare i principi delle democrazie liberali.

Considerate che il termine liberale fa rima con liberista (ed è un errore perché rimangono due concetti diversi) e capirete perché il ‘Piano Soros’ sia il capro-espiatorio preferito dalle nuove destre europee, tradizionaliste, populiste e anti-liberali. Nota bene: ci sono tanti motivi per criticare George Soros, ma attribuirgli un piano atto a ‘destabilizzare’ l’attuale status quo europeo, fatto di ‘democrazie liberali’, per instaurare delle ‘democrazie liberali’, non è solo un complotto, è proprio stupido.

Come è stupido pensare che tutto questo avvenga per “fermare” l’avanzata dei movimenti populisti-sovranisti, visto che la polemica migranti è il principale carburante elettorale di suddetti partiti.

Sorvoliamo, infine, sull’altro complotto, ovvero, quello della ‘destra’ teso a destabilizzare le ‘società liberali europee’. Nessun paese, neanche la Russia o gli USA, può creare un movimento di massa così vasto e che interessa un intero continente. Bisogna fare pace con la realtà ed ammettere che queste migrazioni sono reale e se sono più ‘forti’ ora, o le percepiamo così, è semplicemente perché siamo di fronte, in Africa, ad un continente nei fatti ‘fallito’, incapace di sostenere l’aumento demografico che sta subendo.

Così come falliti sono anche un buon 75% degli stati Medio-Orientali.


Si conclude qui la prima parte di questo viaggio attraverso le notizie alterate che aleggiano sulla questione dei salvataggi in mare.

“Migranti” continua nella seconda parte in via di preparazione e che si occuperà dell’altro caposaldo populista: i 600.000 clandestini presenti in Italia.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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