Su Ocean Viking, paradossalmente, ha vinto Salvini (e il M5S) – l’Opinione

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Occhio a inneggiare al cambiamento sull’accoglienza per il caso Ocean Viking: i porti non sono aperti, ma diversamente chiusi.

La preoccupazione di molti, me compreso, alla nascita governo giallorosso è che l’alleanza M5S-PD possa mettere le fondamenta per costruire quello che, in un post precedente (qui il link), ho chiamato populismo di sinistra e che, in realtà, altro non è che un populismo delicato, non urlato. Ovvero che dal cattivismo salviniano al nuovo umanesimo contiano, il cambiamento sia nei modi, non nelle politiche. Difficile non avere questo dubbio, due terzi dell’attuale maggioranza è identica alla precedente ed il premier lo stesso.

La prima settimana di Governo Conte II sembra confermare il mio timore e lo fa tramite il programma, le varie interviste tramite cui neo-ministri stanno delineando la propria “visione” e nei primi atti concreti degli stessi, soprattutto dei titolari di interno e economia: Lamorgese e Gualtieri.



Deficit del mio cuore

Dall’Ecofin di Helsinki, in linea con la Manovra 2019 e il suo predecessore Tria, Gualtieri conferma che l’obiettivo finale dell’esecutivo è aumentare il deficit. Ovviamente per rilanciare il paese trattando, da una parte ulteriore flessibilità rispetto ai 30 mld del 2015-2018 e i 4 del Conte I, e dall’altra scorporando gli investimenti “green” dal bilancio.

Modi giusti, ma l’idea di fondo rimane quella del Conte I, del balconcino e della “sfida a Bruxelles”: deficit aggiuntivo con il corollario aggiuntivo (stavolta) del recupero dell’evasione. Cosa che promettiamo da anni e che non si verifica. Inoltre, come con il Conte I, si dimentica che fra il dire (deficit) e il fare (deficit) ci sarebbero le regole europee (von der Leyen ha parlato di semplificazione, non di alleggerimento, ma questo è argomento di un altro articolo).


Modi diversi, medesimo risultato

Nel mondo gialloverde del quartetto Tria, Savona, Salvini e Di Maio, l’extra-deficit avrebbe dovuto creare occupazione, favorire la crescita del paese e tagliare il debito. “Aiutare i poveri” era la parola d’ordine, e il risultato sono stati trasferimenti di liquidità via Quota 100 e Reddito di Cittadinanza con ricadute nulle sull’economia reale.

Ora si parla di “aiutare il pianeta” e di usare l’extradeficit per creare occupazione e crescita “sostenibile”. La speranza è che sia tutto vero, l’analisi della prassi (anche dei precedenti governi PD) ci dice che il nostro paese tende a sussidiare imprese e lavoratori piuttosto che investire in formazione, innovazione, miglioramento infrastrutturale etc.

I sussidi creano risultati immediati (e voti) col rischio di generare un’offerta artefatta, gli investimenti sviluppo e nuovi prodotti, quindi occupazione e mercato, nello specifico green, ma richiede più tempo limitando la ricaduta elettorale.


Ocean Viking

Nulla però alimenta il mio scetticismo II che il tema “migranti”, ovvero dove, per molti influencer e tanta opinione pubblica, si annidava il “vulnus democratico” salviniano (non per sminuirlo, ma Salvini è democraticamente pericoloso anche per molti altri motivi). La veloce risoluzione del caso “Ocean Viking” operata dal Ministro Lamorgese, con lo sbarco degli 82 naufraghi e la ripartizione degli stessi fra, Francia e Germania (25% a testa), Italia (10%) e il resto fra i “volenterosi” (Irlanda, Portogallo, Lussemburgo etc.) sembrerebbe la definitiva conferma che qualcosa è cambiata.

Osservando i fatti, mi permetto di dissentire.

Come scrive giustamente la Repubblica, questa sarebbe “la prova generale dell’atteggiamento che l’Italia intende assumere davanti ad ogni soccorso di migranti effettuato da navi umanitarie nel Mediterraneo che poi chiedono l’assegnazione di un porto sicuro: si sbarca solo dopo la ripartizione dei migranti a bordo tra Paesi europei”. Che altro non era che la richiesta fatta dal Conte I – e quindi dall’Italia – ancora al’EUCO di giugno 2018. Proposta a cui i rimanenti 27(26) dissero sì “su base volontaria”. Non solo, se togliamo i grugniti e la propaganda cattivista di Salvini, e leggiamo le dichiarazioni dei maggiorenti pentastellati, ovvero Di Maio e Di Battista, questo era i fine di “porti chiusi”: spingere i volontari a diventarlo.

Ai tempi, sui social, l’opinione era una: si tratta di un ricatto del Governo italiano ai partner europei. Saltuariamente funzionò anche, come a fine estate 2018 – Aquarius – e nei primi mesi del 2019.


Come prima, ma diversamente

La differenza è che allora Salvini (e a ruota tutto il governo Conte) hanno usato il “ricatto” anche per creare consenso, condannandosi al circolo vizioso della propaganda. Facendolo sono andati a irritare, e non poco, gli stessi “paesi volenterosi” intervenuti oggi, un gruppo che non nasce oggi per gentile intercessione di Giuseppe Conte e il suo governo dei “competenti”, ma a luglio su iniziativa francese e sotto l’ombrello del Consiglio dei Ministri dell’Interno europei.

Rinunciando alla propaganda cattivista, Lamorgese ha fatto richiesta di accoglienza e, solo dopo averla ottenuta, ha concesso il porto sicuro. Senza la “ripartizione” la Ocean Viking sarebbe ancora fuori in mare, come capitò alla Alan Kurdi e Mediterranea solo due settimane fa.

“Porti aperti”, ma sotto condizione, anche perché i due decreti sicurezza rimangono legge dello Stato e con loro la possibilità di interdire l’accesso alle acque territoriali italiane, cosa che permette all’Italia di usare un’arma mediatica creata da Salvini, ma di farlo, stavolta, con un governo europeista.



Un governo che sull’argomento gode di migliore stampa e del plauso generale di molti influencer politici, oltre che di un’opinione pubblica pronta ad ammonire con un “e allora Salvini?”  chi prova, come con questo articolo, a contestualizzare quanto successo.

La mia paura del “populismo non urlato” nasce da qui, perché, con le dovute eccezioni, chi, su Twitter, Facebook e Instagram (ma anche per strada), fino a poche settimane fa era per i “porti aperti senza se e senza ma” (#facciamolisbarcare, #portiaperti), inneggiano ora al “si sbarca solo dopo la ripartizione dei migranti a bordo tra Paesi europei”.

Il messaggio di base non è cambiato: l’Italia non può accogliere, l’Europa deve fare il suo dovere. I modi sono più educati, così da non farci vergognare con noi stessi. Se queste sono le basi per la “nuova politica migratoria” annunciata nel programma, possiamo essere certi che il Conte II sarà l’ennesimo governo che non farà nulla per cambiare la legge Bossi-Fini (quella che impedisce l’immigrazione regolare in Italia) e dare al paese una politica migratoria non basata sugli arrivi clandestini.

Forse al paese va bene così. Perché in fondo siamo sicuri che quello che dava fastidio di Salvini fossero le politiche e non, semplicemente, i modi beceri da proto-fascista?

Considerando la trasformazione dell’opinione pubblica da una settimana a questa parte, propenderei per la seconda


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