Europa contro Polonia e Visegrad: fra soldi e diritti civili - il Caffè della Domenica del 24-12-2017

Visegrad 4 l'alleanza "euroscettica" dentro l'Europa in lotta con l'Europa sul tema delle libertà civili. Sulla mappa, gli alleati di Visengrad, ovvero i partiti nazionalisti europei. Mappa: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

Lo scontro finale fra i 4 di Visegrad e l'Unione Europea sembra iniziato. Al centro non la questione dell'accoglienza ai rifugiati, ma qualcosa di più serio: i diritti civili.


Sommario:

  • la Polonia, Visegrad 4 e l'Europa
  • le tensioni fra Russia e NATO
  • la campagna elettorale russa
  • i vari perdenti delle elezioni catalane
  • Messico-UE: prove di accordo commerciale

La "guerra" fra Polonia ed Europa

La Commissione Europea ha deciso il 20 dicembre di attivare l’Articolo 7 del Trattato di Lisbona nei confronti della Polonia. L’articolo prevede la sospensione del diritto di voto del paese in tutti i consessi europei privando Varsavia della propria “voce” all’interno dell’Unione.

Toccherò adesso al Consiglio Europeo emanare un richiamo formale al governo di Varsavia. Qualora questo non servisse a risolvere il problema, allora la UE potrà far scattare sanzioni economiche e la revoca del diritto di voto.

Il problema della magistratura. Nonostante mediaticamente il conflitto fra Bruxelles e Varsavia sia stato centrato sulla questione migranti, non è questa la motivazione della decisione della Commissione, bensì la riforma della Giustizia intavolata dal governo polacco.

Si tratta di 13 leggi entrate in vigore negli ultimi due anni, dalla salita al potere del partito populista PiS guidato dall’ex-primo ministro Jarosław Kaczyński. Queste agiscono su tutta la giurisprudenza polacca andando a riformare, fra l’altro, il Tribunale Costituzionale, la Corte Suprema, il Consiglio Superiore della Magistrature ed anche il normale ufficio della magistratura ordinaria.

“Tali norme” argomenta la Commissione Europea andrebbero a limitare, nel loro complesso, l’indipendenza della Magistratura “rendendo possibile al governo di interferire nelle azioni, nei poteri e nelle funzioni di quest’ultima”. Come tali, le norme, chiude la nota stampa della Commissione, andrebbero a ledere uno dei valori fondamentali dell’Unione: la divisione dei poteri.

La risposta polacca. Immediate la risposta delle istituzioni polacche. Per il Ministro della Giustizia per il quale le riforme “faranno della Polonia un paese più rilevante” nello scenario internazionale, parole riprese dal novello Primo Ministro Mateusz Morawiecki.

Evita la polemica anche il presidente Andrzej Duda che preferisce difendere le riforme adottate dal governo “come un’ottima soluzione per migliore il sistema giudiziario”.

Polonia ed Europa. Arriva al proprio apice, quindi la tensione fra Unione Europea e Varsavia, già sull’orlo del tracollo per via della decisione polacca di non accettare nel nessun rifugiato politico per “evitare di danneggiare l’omogeneità culturale del paese”. Un caso strano per un paese la cui popolazione è all’88% europeista e il cui PIL dipende in buona parte dai fondi strutturali europei.

Nel corso del periodo 2014-2020, infatti, la Polonia otterrà oltre 89 miliardi di Euro da Bruxelles, una cifra equivalente al 2.8% del proprio PIL e che – secondo gli studi statistici prodotti dallo stesso governo di Varsavia – contribuiscono ad un buon 0.6% di crescita annua. Un paese che, pur rifiutandosi di introdurre immigrati medio-orientali o africani nel paese, ha visto migrare all’interno dell’Europa quasi 2 milioni di cittadini.

I Visegrad 4. La situazione polacca assomiglia a quella degli altri paesi del cosiddetto blocco di Visengrad, quell'alleanza politica - quasi una lobby - composta da Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Paesi che hanno ognuno dei contenziosi aperti con Bruxelles sia sulla questione migranti che per colpa di riforme illiberali, ma allo stesso tempo sono fra i maggiori fruitori di fondi europei ed hanno elettorati molto “europeisti”.

Semplicemente si rifiutato di accettare i principi dell’Unione, siano essi la solidarietà o la democrazia liberale. Esemplare, a tal proposito, l’affermazione del presidente ceco Milos Zeman per cui ogni rifugiato “deve dimostrare di essere personalmente perseguitato”, provenire quindi da un territorio in guerra “non garantirà più lo status di rifugiato” allo scopo di limitare l'afflusso dei migranti nel paese.

L’Ungheria. Se Repubblica Ceca e Slovacchia sono sotto accusa per la mancata accoglienza agli immigrati, più complessa la situazione ungherese che, accanto a questa questione, come la Polonia si ritrova ad essere accusata di minare “le fondamenta stesse dell'ordinamento democratico”

Uno scontro che abbraccia la libertà di istruzione, quella di stampa e, anche qui, la distinzione dei poteri che va avanti da mesi e su cui incombe, anche qui, il rischio dell’Articolo 7 e di sanzioni economiche.

L’espansione del blocco. Allo stato attuale, si tratta di un “bubbone” nero radicato in Europa orientale dove, in una situazione già esplosiva, si sono inserite Romania ed Austria.

A Bucarest il governo rumeno sta cercando da mesi di far passare una complessa riforma della giustizia simile a quella operata da Varsavia, generando il monito del presidente della Repubblica rumena Klaus Iohannis. La stessa Romania che vorrebbe costituire un “asse balcanico” con Serbia, Grecia e Bulgaria allo scopo di “seguire l’esempio di Visegrad”, coordinarsi per contare di più a Bruxelles.

Anche l’Austria – il cui cancelliere Sebastian Kurz si è espresso contro le quote migranti - sembra pericolosamente vicina alle posizioni dei paesi di Visegrad, Ancora in campagna elettorale, infatti il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache, esponente dell’ultra-destra, vedeva nell'adesione all'alleanza orientale l'unico modo in cui l’Austria sarebbe tornata a difendere i propri "interessi" in Europa.

Due modelli politici differenti. Questa, in sostanza, è lo stato attuale dei rapporti fra Visegrad – ed alleati – e Unione Europea: un conflitto politico che diventa la rappresentazione geografica - Ovest contro Est - di un altro conflitto, più astratto, quello fra le due anime della UE: quella pro-integrazione contro quella più "conservatrice" in bilico fra euro-scetticismo e sovranismo.

L'Europa e noi. Uno scontro, quindi, che non avviene solo fra Bruxelles e Varsavia (o Budapest, Praga, Bratislava, Vienna eccetera), ma che finisce per attraversa tutta la società europea, Italia compresa dove la critica a Bruxelles porta alla demonizzazione stessa dell’idea di Europa.

Non a caso sono proprio la Polonia e l’Ungheria gli “esempi virtuosi” portati avanti dagli anti-europeisti, soprattutto quelli di destra: stati-nazione che difendono la propria cultura dai diktat di Bruxelles.

Cosa importa se poi, ne accettino i soldi, il libero mercato ed il libero movimento.

Per approfondimenti:

- il database dei dati sui fondi strutturali: European Commission

- il conflitto fra Europa e Visegrad sui migranti: BBC News

- i dati sui richiedenti asilo in Europa: AIDA

- l'internazionale nera: the Guardian


L'Opinione

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I Signori d'Europa: una confessione - l'Opinione del 21-12-2017

Allora, siamo giornalisti e quindi siamo prezzolati dai "potenti", nel nostro caso i Signori d'Europa, per pubblicizzare le "Veline dell'EURSS".

Benvenuti nel mondo del surrealismo.



 Immagini dalla crisi ucraina, l'ultima goccia che ha fatto traboccare i vaso nei rapporti fra NATO e Russia. Foto:  Sasha Maksymenko  Licenza:  CC 2.0

Immagini dalla crisi ucraina, l'ultima goccia che ha fatto traboccare i vaso nei rapporti fra NATO e Russia. Foto: Sasha Maksymenko Licenza: CC 2.0

Russia ed Europa: storia di una relazione complessa.

Sono sempre più tesi i rapporti fra Russia e NATO in Europa. Secondo il Segretario Generale dell'Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg gli ultimi mesi avrebbe visto l'aumento delle attività della marina russa nel nord-Atlantico, al limite, e talvolta dentro, le acque territoriali dei paesi alleati.

La notizia arriva in una settimana che vedrà il presidente russo Vladimir Putin approvare un bilancio decennale per 270 miliardi di Euro per l'ammodernamento dell'esercito e dell'aviazione russa. Il piano prevede di dare alla Russia la possibilità di condurre due confitti nello stesso momento e, soprattutto, mantenere costantemente attivo il 90% della flotta di sottomarini balistici. 

Da parte sua la NATO pianifica di potenziare il raccordo logistico fra le due sponde dell'Atlantico con la creazione "ad hoc" di un nuovo comando logistico atto a garantire la sicurezza dei convogli militari atlantici. 

Continua, quindi, il braccio di ferro fra i due blocchi, sorto al seguito dell'entrata nella NATO dei paesi ex-sovietici e arrivato al suo punto più basso con l'esplosione della crisi in Ucraina. Un conflitto che vede il governo ucraino da una parte appoggiato da NATO ed Europa, la Russia ed i ribelli di Donetsk e Lukansk dall'altra.

Un conteso in cui, prima delle festività natalizie, il presidente statunitense Donald Trump ha comunicato che gli USA hanno accettato di fornire "armi letali" all'Ucraina per "migliora le capacità difensive di Kiev di fronte ai ribelli".

Per saperne di più:

Le tensioni fra NATO e Mosca e le scelte economiche europee: la rassegna stampa internazionale – il Ristretto del 23-12-2017

Petrolio, Russia ed Iran: l’Arabia Saudita e la sua svolta – il Caffè della Domenica del 12-11-2017

La Russia ed il Petrolio: come Putin ha ricostruito la propria politica estera - il Caffè della Domenica del 19-11-2017


Putin contro Navalny.

Il comitato elettorale russo ha decretato che Alexei Navalny non potrà candidarsi alle prossime elezioni presidenziali russe del marzo 2018. Navalny è stato impegnato negli ultimi 12 mesi a raccogliere consensi per tutto il paese diventando il principale, se non l'unico, avversario di Putin.

L'esclusione di Navalny sarebbe dovuta, sostiene il comitato, ad un'inibizione dai pubblici uffici fino al 2028 legata ad una precedente condanna per frode, accuse che, per i sostenitori del candidato dell'opposizione, sarebbero state create solo per evitare il confronto con Putin.

Immediata la risposta di Navalny che ha invitato gli oltre 200.000 volontari del proprio comitato a riorganizzarsi per promuovere il boicottaggio delle elezioni.

Per approfondimenti:

- Navalny e le elezioni russe: the Guardian


CO Cultura!


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Catalogna: vincitori che non vincono.

Il primo partito è stato Ciudadanos, il partito liberale unionista che dalla Catalogna punta a soppiantare il Partito Popolare, ma che ha rinunciato a formare il governo.

Il fronte indipendentista ha ottenuto più seggi (70 su una maggioranza di 68), ma appare diviso fra chi (Junts per Catalunya e ERC) ha accettato l'articolo 155 e chi, il CUP, vuole un'indipendenza unilaterale immediata.

In mezzo Catalunya en Comu, la frangia locale di Podemos, favorevole ad una forte autonomia in una Spagna confederata ed ora ago della bilancia. 

Tanti vincitori e tanto strepitio. Fra chi (Puigdemont) inneggia al voto per l'Indipendenza (anche se gli indipendentisti hanno preso il 48%) e chi alla "salvaguardia" dei confini nazionali. Su tutto pende il volere di Madrid, che dovrà decidere se dare il via, o no, ai dialoghi per una riforma costituzionale in senso autonomista.

E se la Spagna, al di là degli indipendentismi, stia diventando il laboratorio per la fine degli Stati nazionali?

Per saperne di più:


La Turchia che cresce e trema.

Secondo i dati statistici di dicembre, la Turchia assisterebbe ad una crescita del 11.1% del PIL in questo trimestre, un dato che, sottolinea il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sarebbe la miglior risposta a chi vede nel paese un "economia debole”.

Eppure la pur rutilate crescita turca è accompagnata da un ombra di instabilità che, se non ora, nel prossimo futuro, rischiano di trascinare il paese nel baratro. Parliamo del dato sull'inflazione al 13% ed alla forte svalutazione della Lira, - 11% negli ultimi 3 mesi.

Di fronte a tutto questo la scelta di Ankara rimane chiara: non imporre nessuna misura (leggasi rialzo dei tassi) che possa frenare inflazione e svalutazione.

L'obiettivo è arrivare al 2019, anno delle importantissime elezioni presidenziali, "vendendo" l'immagine della Turchia in crescita sotto il presidente Erdogan.

Per saperne di più:

- Le tensioni fra NATO e Mosca e le scelte economiche europee: la rassegna stampa internazionale – il Ristretto del 23-12-2017

Quella corsa al 2%: come Erdogan teme le prossime elezioni - il Caffè della Domenica del 3-12-2017


Europa-Messico: prove tecniche di accordo

Il prossimo obiettivo nella sempre più attiva corsa della Commissione Europea a nuovi accordi commerciali è il Messico.

Bruxelles è difatti fiduciosa di arrivare all'accordo prima della fine dell'anno. Mancherebbe infatti poco alla finalizzazione di un accordo, almeno secondo il relatore europeo Alessia Mosca. Questo accadrà quando Città del Messico darà il definitivo assenso alla protezione dei marchi registrati europei, in particolare la Mozzarella italiana ed il prosciutto Manchego spagnolo.

Una sostanziale vittoria per un'Europa sempre più lanciata per prendere dagli Stati Uniti lo scettro di "re" del libero commercio mondiale: l'accordo con il Messico arriverebbe dopo quello agro-alimentare con il Giappone e aprirebbe la strada ad accordi con altri paesi latino-americani.

Per saperne di più:

Le tensioni fra NATO e Mosca e le scelte economiche europee: la rassegna stampa internazionale – il Ristretto del 23-12-2017

Il ritorno di una superpotenza, l’Europa, la crisi catalana ed il rapporto migranti, cosa succede? – il Ristretto del 2-11-2017

La transizione tedesca e la fine dell'era Merkel: la rassegna stampa tedesca - il Ristretto del 28-12-2017

Le tensioni fra NATO e Mosca e le scelte economiche europee: la rassegna stampa internazionale – il Ristretto del 23-12-2017