Siria: la "scoperta" della guerra... 7 anni dopo.

Siria: la "scoperta" della guerra... 7 anni dopo.

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480.000 morti, 7 anni di conflitto e 7 milioni di rifugiati. La guerra in Siria non è finita con l'ISIS, eppure ce se ne ricorda solo dopo 120 missili della NATO.

Alle 3:55 ora locale del 14 aprile, le forze britanniche, francesi e statunitensi stazionate nel Mediterraneo hanno lanciato 120 missili contro tre obiettivi sul territorio siriano. Obiettivi militari legati all'esercito di Bashar al-Assad. 

Secondo il briefing del Pentagono l'attacco avrebbe interessato un centro di ricerca per armi chimiche a Barsah ad ovest di Damasco e due centri di stoccaggio (e comando) nella località di Schien, vicino alla città di Homs.

120 missili, 1 ora di attacco, 0 morti (stando alle cifre ufficiali per ora non smentite dal governo di Damasco).

Motivo del raid? Una risposta al presunto attacco - confermato dai servizi britannici - con armi chimiche (clorina) nella località di Douma (45-85 morti) a NE di Damasco (area della Ghouta, dove nel 2013 è stato riconosciuto l'uso di armi chimiche). Un'azione che, se confermata (cosa complicata considerando la presenza, sul territorio, dell'esercito siriano e dei russi), avrebbe violato gli accordi del 2013 sull'uso di armi chimiche, come già successe a Khan Shaykhun nel 2017

L'attacco ha destato un gran polverone mediatico, riacceso i laptop di molti analisti sui mille interessi siriani e riportato la guerra civile siriana nelle prime pagine fino ad entrare nel dibattito politico italiano.

Eppure questo "attacco" è solo una granello di sabbia nella desolazione del vero conflitto. Qui di seguito l'analisi e la riflessione (video) del Caffè e l'Opinione.


La guerra indecifrabile

 L'intreccio di interessi che contraddistingue la politica siriana oggi. il Caffè e l'Opinione, licenza: CC 2.0

L'intreccio di interessi che contraddistingue la politica siriana oggi. il Caffè e l'Opinione, licenza: CC 2.0

La guerra civile in Siria è difficile da capire, ancora più difficile da raccontare, nonostante i tanti tentativi di ridurla ad un'errore degli Stati Uniti, ad una costruzione occidentale, eccetera. Troppe sono, infatti, le parti in causa fra i "ribelli" divisi in mille sotto-sigle ognuno con i suoi obiettivi, i curdi ed il loro, de facto, stato autonomo della Rojava ed il governo di Bashar al-Assad, il quale si regge in piedi grazie a Mosca e Teheran.

A complicare la narrazione della guerra, il nugolo degli interessi stranieri.

Il livello regionale.

A livello regionale, la Turchia che non vuole lasciare la Siria all'Iran, che vuole contrastare l'Arabia Saudita (la quale finanzia parte dei ribelli) come "faro dei sunniti" e che non gradisce uno "stato" curdo ai suoi confini meridionali. Gli stessi sauditi ed i paesi del Golfo (soprattutto Qatar ed Emirati) impegnati in un conflitto a bassa intensità fra Yemen (rimosso completamente dai media occidentali), governo del Libano e crisi diplomatica dello stesso Qatar.

Russia e Mediterraneo.

Salendo di livello, si arriva alla Russia di Vladimir Putin, ai suoi interessi petroliferi (dallo scoppio della crisi medio-orientale, Mosca è diventa uno dei due principali produttori di greggio al mondo) e alla sua politica di espansione mediterranea, da Damasco a Tobruk passando per il Cairo (ed in parte Tel Aviv). Da qui la difesa ad oltranza del governo di Assad, fino all'uso, per 3 volte di seguito, del potere di veto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU proprio sull'invio di osservatori in Siria per investigare sull'uso delle armi chimiche.

Una doppia strategia che la porta vicino agli interessi economici sauditi come in netta contrapposizione geopolitica. Obiettivi regionali, che spingono Francia e Gran Bretagna (le due principali potenze militari europee nel Mediterraneo) a reagire e a contrastare Putin nel Levante come in Europa dell'est.

Gli Stati Uniti.

Infine, gli Stati Uniti, i quali sembrano agire senza un piano strategico. Appoggiano i Curdi, ma sono pronti ad abbandonarli ai turchi. Bombardano Assad per segnare il punto, per manifestare la propria presenza, ma sono pronti a lasciare la patata bollente del Medio-Oriente a Mosca o, al massimo, agli alleati NATO. Intervengono, se lo fanno, quando "si supera la linea rossa" come nel caso di Douma (che non è il primo, ma l'ennesimo di uso di armi chimiche, Sarin o clorina, nel conflitto), magari se questo aiutasse, nel frattempo, a distogliere l'attenzione dei media sul RussiaGate o sul caso della pornostar Stormy Daniels.

Una soluzione a questa lunga guerra civile siriana che non veda l'annichilimento dei ribelli - o il loro riemergere dopo pochi anni - non esiste. Bashar al-Assad, ovvero IL motivo per cui la guerra è cominciata, non se ne andrà mai da Damasco, almeno finché la Russia non avrà trovato un'altra persona disponibile a difenderne gli interessi. 

Questo, in 6 paragrafi, è il conflitto in Siria ed il suo mortale intreccio di interessi.


Siria, solo ora ve ne ricordate?

L'accusa è rivolta a tutti noi, ai Francia, Germania, Gran Bretagna ed Italia, come a quello USA e alla stessa Unione Europea (che solo ora si muove, di nuovo, per una soluzione diplomatica dopo aver dimenticato i colloqui ONU di Ginevra). .

Per attirare per 48 ore l'attenzione dei media, non sono serviti i bombardamenti sui civili, i profughi, ma 120 missili lanciati dalle forze armate di Washington, Londra e Parigi. Per risvegliare "l'indignazione dell'occidente" abbiamo dovuto aspettare un'ora di attacco missilistico notturno (ed annunciato) più simbolico che pratico.

Abbiamo avuto bisogno di tutto questo, nonostante Douma sia stata attaccata il 7 aprile, e siano passate poche dalla "riconquista" di Ghouta (1835 civili uccisi) o Afrin (500 civili uccisi).

Morti che sono solo le ultimi di un conflitto che va avanti da 7 anni, ha fatto oltre 480.000 morti, creato una serie di crisi internazionali (ISIS e i 7 milioni di rifugiati).

Ora, si urla ai "venti di guerra", al "rischio escalation" perché lì, in Siria, c'è la Russia che difende Assad proteggendo la propria presenza militare sulle coste del mediterraneo. Minacce di ritorsione, scambio di accuse fra ONU e cancellerie, messaggi di paura dai politici italiani impegnati nelle consultazioni, eppure tutto rimane parte del gioco delle parti.

La Russia è stata avvertita, l'aviazione russa non ha intercettato britannici e francesi, le vittime sono state tenute a zero. Ci concentriamo quindi sui missili, sulle "prove dell'uso delle armi chimiche", sul "diffidare dei media britannici". Ci rifugiamo nel "ricordiamoci dell'Iraq" e cerchiamo di chiudere gli occhi di fronte allo spettro di una guerra "inutile", basata su "costruzioni dei servizi segreti occidentali", quando laggiù, in Siria, una guerra c'è.

Da 7 anni.


Aggiornamento e riflessione

La domanda "c'è stato o no un attacco chimico" rimane centrale nella comprensione dell'attacco degli alleati del 14 aprile. O forse no...

L'inviato del The Indipendent, Robert Fisk, noto e famoso reporter in Medio-Oriente, è riuscito a raccogliere delle testimonianze dirette in un ospedale siriano  . Fisk non "esclude" l'eventualità delle armi chimiche, senza neanche avallarlo, Egli ci da un quadro del contesto in cui Douma (e Ghouta, Afrin, Aleppo, Khan Shaykhun, Idlib eccetera) sono successi. 

Durante il bombardamento (uno delle decine che scuotono l'area della Ghouta), una nuvola di polvere è entrata nei cunicoli dove la popolazione era rifugiata, creando il panico e la paura che quella polvere fosse gas. Messa in questi termini, che lo sia o meno diventa meno rilevante e l'attenzione passa, giustamente, sulle paure di una guerra che va avanti da 7 anni, diventata ancora più cruenta per l'entrata nel conflitto della Russia. 

A noi, osservatori occidentali rimane l'ingrato compito di capire cosa è successo, non accontentandoci di facili spiegazioni (né di fantomatici complotti con "attori" e messe in scena) perché una spiegazione unica e facile a cosa succeda ogni giorno in Siria non solo non è possibile, ma cercarla è un vero insulto alla propria intelligenza.


Il video-Caffè: GUERRA


Letture Consigliate

- il rapporto delle Nazioni Unite sull'uso di armi chimiche in Siria: ONU

- il rapporto Human Rights Watch sulle armi chimiche in Siria: Human Rights Watch

- la strategia di Putin in medio-oriente: Foreign Policy

- i nostri articoli sulla Siria: il Caffè e l'Opinione

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