Democrazia, Europa, Germania: le tre storie dell'ultimo mese - CO Monthly Review! Dicembre 2017

Democrazia, Europa, Germania: le tre storie dell'ultimo mese - CO Monthly Review! Dicembre 2017

 La democrazia, il grande quesito del 2018. Foto:  Filippo Minelli  Licenza:  CC 2.0

La democrazia, il grande quesito del 2018. Foto: Filippo Minelli Licenza: CC 2.0

Novembre e i suoi temi, dall'Europa al Medio Oriente, dalla Gran Bretagna alla Germania passando per la Catalogna: questo è CO Monthly Review numero 2.


- VIsegrad 4; - Germania; - il riarmo russo; - la Brexit; - Catalogna;


Visegrad 4 e il dubbio europeo

Si può stare in Europa, accettarne i trattati, riceverne i benefici, partecipare alle riunioni sul futuro dell'Unione ed allo stesso tempo ritenere qualsiasi norma europea come un "diktat" e gli interventi legittimi delle sue istituzioni come ingerenze?

Questo sembra il dilemma dei quattro di Visegrad,  soprattutto, della Polonia e dell'Ungheria. I due paesi sono chiamati in causa per una serie di riforme "anti-liberali" - in senso politico e non economico - che vanno a toccare la magistratura nel caso polacco, l'operatività delle ONG e l'educazione universitaria privata, nel caso ungherese. 

L'accusa da parte della Commissione Europea è che tali riforme vadano contro i principi fondamentali democratici sanciti dai trattati europei. Per questo, usando le funzioni che gli stessi accordi fondanti della UE le conferiscono, ha richiesto all'Euroconsiglio l'applicazione dell'Articolo 7 - sanzioni e sospensione del diritto di voto - almeno per la Polonia.

La risposta polacca è stata calma, ovvero: per il governo di Varsavia si tratterebbe di un'ingerenza politica negli affari del paese. Un capitolo, aggiungono i media, della guerra fra UE e Polonia sulla questione migranti.

"Un'ingerenza" negli affari nazionali, quindi, anche se, appunto, la Commissione ha agito nel pieno rispetto dei trattati sottoscritti dalla stessa Polonia, quegli accordi da cui arrivano i fondi strutturali europei di cui Varsavia è il principale beneficiario.

In questa contrapposizione fra Europa e "prerogative nazionali" non si mette a luce la contraddizione dell'europeismo funzionale dei paesi di Visegrad, ma il grande male dell'Europa: il conflitto interno fra "stati nazioni" e "organizzazioni transnazionali".

Uno scontro che è esploso con la crisi economica dell'ultimo decennio e che è diventato sempre di più parte del dibattito politico europeo.

Non è forse questo dualismo alla base della proposta Macron delle "molte velocità" del processo di integrazione? O dell'Unione depotenziata propugnata da molti governi sovranisti?

Per saperne di più:

Europa contro Polonia e Visegrad: fra soldi e diritti civili - il Caffè della Domenica del 24-12-2017

Visegrad 4 e l'Europa. Immagine: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0


 Angela Merkel al bivio: dicembre ha visto traballare - in patria - la Cancelliera di ferro, mentre in Europa Angela regna ancora sovrana. Foto: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

Angela Merkel al bivio: dicembre ha visto traballare - in patria - la Cancelliera di ferro, mentre in Europa Angela regna ancora sovrana. Foto: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

Angela Merkel fra Germania ed Europa.

Traballante in Germania sempre più indispensabile in Europa: questa è la curiosa situazione di Angela Merkel.

L'ultimo Euroconsiglio ha dimostrato infatti quanto l'instabilità tedesca stia influenzando il percorso di riforme europee: Questo, nonostante le "pressioni" di Emmanuel Macron, si è risolto in un nulla di fatto: l'Europa - e le sue istituzioni - hanno bisogno allo stato attuale della presenza tedesca. 

In Germania, però, si comincia a pensare ad un futuro senza Angela Merkel anche se le possibilità che la Grande Coalizione non si formi sono veramente minime. Un recente sondaggio ha infatti sentenziato che il 47% dei tedeschi sarebbe favorevole all'uscita di scena della Cancelliera dopo la prima metà del mandato.

L'idea potrebbe diventare realtà qualora Angela Merkel decidesse di dare il via ad una transizione controllata del governo, una che non passi per lo shock elettorale, ma che permetta alla Cancelliera di "nominare" il proprio successore. 

In questa situazione rimane l'incognita SPD, il partito socialdemocratico che sembra sempre più deciso a voler rimarcare il proprio posizionamento a sinistra.

Per saperne di più:

Le riforme dell'Eurozona? Tutto fermo, aspettando la Germania - il Caffè del 16-12-2017

La situazione interna:

La transizione tedesca e la fine dell'era Merkel: la rassegna stampa tedesca - il Ristretto del 28-12-2017

Non vorrei tessere le lodi della Germania, ma… - l’Opinione del 15-12-2017

11 punti per cambiare la Germania e l’Europa: la SPD si presenta alla Merkel – il Ristretto del 9-12-2017


L'Opinione


 Il premier britannico Theresa May, il negoziatore europeo Michel Barnier, il commissario europeo per la Brexit Guy Verhofstadt ed il negoziatore britannico Davis Davis quattro dei protagonisti della Brexit. Foto: il Caffè e l'Opinione. Licenza CC 2.0

Il premier britannico Theresa May, il negoziatore europeo Michel Barnier, il commissario europeo per la Brexit Guy Verhofstadt ed il negoziatore britannico Davis Davis quattro dei protagonisti della Brexit. Foto: il Caffè e l'Opinione. Licenza CC 2.0

L'Europa e la rinascita militare russa.

Nonostante i richiami del Segretario General della NATO Jens Stoltenberg (e l'incremento dell'attività militare russa nel Mar del Nord), Europa e Russia non sono sul ciglio di una guerra. 

Ciononostante, è innegabile che la tensione fra Mosca e il blocco europeo dell'Alleanza Atlantica sia in costante aumento. Al di là del "casus belli", l'insoluta crisi ucraina, Mosca sta imboccando sempre di più la strada del riarmo e lo fa andando ad impensierire sia i vertici NATO che l'Europa.

Eppure l'obiettivo non sembra quello di un conflitto aperto verso la NATO o la UE, ma, piuttosto, l'andare a creare una seconda "guerra fredda" fra Russia e blocco atlantico  sia in Europa che sul Mediteranneo.

Analizzando infatti il piano licenziato dal Cremlino, ovvero 270 miliardi di Euro stanziati per i prossimi 10 anni per rinforzare l'esercito e l'aviazione, ci si accorge di come Mosca sia più preoccupata della propria orbita geopolitica che di un confronto armato don l'Alleanza.

Il piano intende, innanzitutto conferire la possibilità alle forze armate russe di sostenere due conflitti nel medesimo momento, esattamente come gli Stati Uniti. Questo permetterebbe al Cremlino una maggiore flessibilità d'azione e di "approfittare", sempre in chiave geopolitica, di più "aree di conflitto", una strategia che ha già dato i suoi frutti nel 2017.

L'altro obiettivo sarebbe quello di mantenere operativo il 90% della flotta balistica sottomarina, ovvero quella che rappresenta il vero deterrente russo nei confronti di eventuali attacchi della NATO.


La mappa:


 I mille travagli della Brexit: la "decisione sovranista" che sta ritorcendosi contro la Gran Bretagna, nel paese come nel parlamento. Foto: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

I mille travagli della Brexit: la "decisione sovranista" che sta ritorcendosi contro la Gran Bretagna, nel paese come nel parlamento. Foto: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

La Brexit che stà trasformando la Gran Bretagna (ma non come volevano i brexiters)

Cosa sarà della Gran Bretagna post-Brexit è ancora incerto, nonostante ormai nessun istituto di ricerca riesca più a tratteggiare un possibile scenario positivo. Quello che non ci si aspettava è il "naufragio" dello stesso sistema politico britannico e, in particolare, dei Tories.

Continuano infatti le scissioni ed i maldipancia interni al partito di Theresa May che ormai conta tre maggiori fazioni: i "fedeli" alla linea del partito, gli ultra-brexiters del comitato "Leave means Leave" ed i "remainers". Quest'ultimi sono i principali responsabili della prima sconfitta di Theresa May in Parlamento, quella sul "Withdrawal bill" che sottomette la messe in opera del futuro accordo con l'Europa ad il voto parlamentare.

Un ennesimo capitolo in una questione che diventa sempre più complessa e che sta portando sempre più britannici a riconsiderare la decisione iniziale, o almeno così dicono i sondaggi.


 Christian Lindner, leader del FDP, colui che ritirandosi dal tavolo negoziale per il governo tedesco ha aperto la strada alla Grande Coalizione. Foto: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

Christian Lindner, leader del FDP, colui che ritirandosi dal tavolo negoziale per il governo tedesco ha aperto la strada alla Grande Coalizione. Foto: il Caffè e l'Opinione Licenza: CC 2.0

Nazioni ed Europa: la lezione catalana

A dicembre si è concluso il secondo capitolo della "crisi catalana", quello delle elezioni anticipate volute da Madrid in seguito alla destituzione del governo regionale catalano a Novembre. 

Le elezioni non hanno, nei fatti, cambiato nulla: la regione rimane spezzata in due. Agli indipendentisti spetterà - grazie alla rinuncia dei liberali di Ciudadanos - il compito di riformare il governo pur non avendo raggiunto la maggioranza nei consensi.

Il problema subentra nel capire che tipo di governo sarà visto che anche il fronte è spaccato fra chi - Junts per Catalunya e ERC - ha deciso di sedersi al tavolo e trattare con Madrid e chi - il CUP - preferisce la via unilaterale. 

Nella realtà, però, la "crisi" è diventato più un esercizio di stile che un vero "confronto politico". Al di là della ripetizione dell'eventuale "giochetto" dell'indipendenza, la decisione  sul futuro della Catalogna non spetta, infatti, a Barcellona bensì a Madrid.

Sarà il governo centrale ad avere l'ultima parola su un'eventuale "riforma costituzionale" che interessi tutte le "comunità" spagnole, sui poteri da conferire loro e sui tempi d'azione.

 I risultati delle elezioni catalane del 21 dicembre fra vincitori che non vincono

I risultati delle elezioni catalane del 21 dicembre fra vincitori che non vincono

Quel filo che congiunge Brexit,Catalogna, Visegrad e Ius Soli - l'Opinione del 4-1-2017

Quel filo che congiunge Brexit,Catalogna, Visegrad e Ius Soli - l'Opinione del 4-1-2017

La transizione tedesca e la fine dell'era Merkel: la rassegna stampa tedesca - il Ristretto del 28-12-2017