Irlanda del Nord e Scozia alle prese con la Brexit - A Ginevra per la Siria - Gli scandali in Francia- il Ristretto del 27-2-2017

 Il Regno Unito alle prese con la Brexit e quanto questo significhi per la Scozia e l'Irlanda del Nord. Foto: frankieleon via Photopin

Il Regno Unito alle prese con la Brexit e quanto questo significhi per la Scozia e l'Irlanda del Nord. Foto: frankieleon via Photopin

Theresa May sceglie la Brexit dura e la Scozia minaccia un secondo referendum per l'indipendenza. Intanto in Irlanda cresce la preoccupazione sul destino dell'Irlanda del Nord. A Ginevra ricominciano i negoziati per la Siria ed in Francia anche Marine Le Pen viene toccata dagli scandali.

Il separatismo della Scozia. Il governo scozzese potrebbe richiedere un nuovo referendum sull'indipendenza al seguito della volontà del governo britannico guidato da Theresa May di andare verso la "Hard Brexit" ovvero cancellando la partecipazione del paese dalla libera circolazione, dall'EFTA - il libero scambio - e l'unione doganale. Così sostiene il capo del governo scozzese Nicola Sturgeon, la quale sottolinea come per la Scozia sia fondamentale mantenere un piede nell'Unione, anche da paese esterno. Un primo referendum sull'indipendenza era sta indetto nel 2014 ed aveva visto la vittoria degli unionisti con il 55% dei consensi. In caso di una nuova consultazione, il governo della Scozia spera di far pesare sul voto la decisione sulla Brexit , contro la quale hanno votato il 67% degli scozzesi ed i sondaggi sembrano dare ragione a Nicola Sturgeon: difatti - dopo la dichiarazione del governo britannico di andare verso un'uscita forte dall'Unione - il Sì alla secessione ha raggiunto quota 49% in crescita rispetto al 45,5% registrato a gennaio. Il problema per la Scozia è che tale referendum non può essere bandito dal parlamento scozzese, ma solo - dicono le leggi che regolano i rapporti fra regioni e Regno Unito - dal Primo Ministro, la quale non sembra intenzionata a procedere lungo questa strada.

L'Irlanda ed il Nord. La Brexit impensierisce anche la Repubblica d'Irlanda. In un intervista rilasciata a Bruxelles, il capo del governo irlandese, Enda Kenny, ha chiesto che all'interno di qualsia accordo fra Regno Unito e Unione Europea sulla Brexit venga inserita una clausola che garantisca l'immediato reintegro dell'Irlanda del Nord nell'Unione, qualora l'isola venga riunificata. Secondo Dublino tale accordo potrebbe ricalcare quanto fatto per la Germania, a cui era stata garantita l'immediata adesione della parte orientale prima in caso di riunificazione. L'Irlanda teme anche la ricostituzione delle barriere doganali fra le due parti dell'isola, le quali comprometterebbe la sicurezza dell'intera regione, preoccupazione confermata anche dal capo della polizia dell'Irlanda del Nord. A questo scopo si è mossa anche la commissione europea che - nelle parole del presidente Jean-Claude Juncker - farà di tutto per minimizzare l'impatto della Brexit sulla Repubblica d'Irlanda. Nel referendum sulla Brexit, l'Irlanda del Nord si era espressa in maggioranza - 65% - per il "Remain".

 Staffan de Mistura, negoziatore ONU per la Siria. Foto: US Department of State via Photopin

Staffan de Mistura, negoziatore ONU per la Siria. Foto: US Department of State via Photopin

La Siria a Ginevra. Giovedì sono ricominciati - presso la sede delle Nazioni Unite di Ginevra - i negoziati fra il governo e l'opposizione siriana con lo scopo di cercare una soluzione politica alla guerra civile nel paese. L'obiettivo sarebbe di organizzare una transizione politica nel paese per traghettarlo a nuove elezioni e fermare il conflitto nella parte occidentale del paese, in modo da organizzare l'offensiva contro l'ISIS che occupa gran parte del territorio orientale. Il negoziatore delle Nazioni Unite Staffan de Mistura incontrerà separatamente le due delegazioni rappresentate dall'ambasciatore siriano all'ONU Bashar al-Ja'afari e dal portavoce delle opposizioni Nasr al-Hariri, ma le aspettative sono molto basse. Nel paese è attualmente in vigore dal 30 dicembre un cessate il fuoco negoziato ai recenti colloqui di Astana in Kazakistan, organizzati da Russia, Turchia ed Iran con lo scopo di togliere gli aspetti militari dalle trattative ufficiali di Ginevra. Tale accordo si è dimostrato troppo fragile e, mentre entrambe le parti denunciano continue violazioni, l'opposizione contesta alla Russia di non aver rispettato e non aver fatto rispettare i patti sanciti in Kazakistan. Secondo l'analista siriano Omar Kouch - vicino all'opposizione - è "difficile ottenere un accordo durante questo ciclo di negoziati, per l'assenza degli Stati Uniti che preferiscono mantenere il ruolo di osservatori esterni" indebolendo il peso negoziale delle opposizioni a fronte del governo siriano appoggiato da Russia ed Iran. Sempre secondo Kouch, sia Damasco che Teheran - alleato del presidente Bashar al-Assad - tenteranno di allontanare la discussione sulla transizione politica nel paese concentrandosi su questioni secondarie.

 Marine Le Pen, all'apertura della propria campagna presidenziale, ora colpita dalle accuse al suo capo dello staff. Foto: Jeff J Mitchell/Getty Images News / Getty Images

Marine Le Pen, all'apertura della propria campagna presidenziale, ora colpita dalle accuse al suo capo dello staff. Foto: Jeff J Mitchell/Getty Images News / Getty Images

Gli scandali francesi. Dopo il caso di nepotismo famigliare che ha colpito il candidato repubblicano François Fillon, continuano i colpi di scena all'interno della campagna elettorale francese. Stavolta tocca alla candidata del Front National, Marine le Pen, il cui capo dello staff è stato messo formalmente sotto indagine con l'accusa di aver utilizzato impropriamente fondi europei per pagare gli assistenti della europarlamentare francese candidata alla presidenza.  Lo scandalo non ha per ora avuto risultati sulle intenzioni di voto per Marine Le Pen che la vedono al 27% dei consensi, in leggera crescita rispetto ai mesi precedenti. Lo stesso sondaggio - per Le Figarò - evidenzia anche la continua ascesa del candidato indipendente ed ex-ministro dell'economia Emmanuel Macron, il quale ha ricevuto in settimana l'appoggio del candidato centrista Bayrou salendo così al 25% dei consensi. Rimangono staccati François Fillon, 20%, ed il candidato socialista Benoit Hamon, 14%. Emmanuel Macron è attualmente favorito per la vittoria al secondo turno contro Marine Le Pen, 58% contro il 42% della candidata dell'estrema destra.

 
Foto di copertina: frankieleon Brexit tea via photopin (license)

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