I due nuovi "messia" d'Italia: diario del primo giorno dell'era Salvini-Di Maio

I due nuovi "messia" d'Italia: diario del primo giorno dell'era Salvini-Di Maio

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L'Italia ha un certo amore per i "messia", soprattutto politici. Ora ne ha due: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Movimento 5 Stelle al 32,7%, Lega-Salvini Premier circa al 17,4%, PD al 18,7%, Forza Italia al 14%, Fratelli d'Italia al 4,3% e Liberi e Uguali al 3,4. Gli esclusi sotto il 3%, +Europa al 2,5, Noi con l'Italia (detta anche la quarta gamba del centro-destra) al 1,3%, poi, per lo scontro fra sinistra e destra, Potere al Popolo al1,1% e CasaPound con lo 0,9%. 

La mia giornata, la prima dell'era Salvini-Di Maio (successori di Renzi-Berlusconi) inizia così, con i risultati elettorali snocciolati fra un caffè ed una discussione al bar, reduce dalla maratona di Mentana (per altro da me abbandonata perché si faceva tardi) e con tanta voglia di trovare una chiave di lettura a questo voto.

Dall'estero. Così mi imbatto nel laconico titolo del tedesco Die Welt, che vale da solo più di mille parole: "Lo sconfortante flirt italiano con l'anarchia". Lo leggo annuendo mentre vengo sommerso dai titoli italiani e per sfuggire alle urla, cerco conforto nella stampa straniera.

"La vittoria dei populisti" mi dice perentorio Die Zeit accompagnando il tutto con una foto di Beppe Grillo, mentre El Pais, quasi in risposta ad un mio quesito ancestrale, mi cerca di spiegare chi sono i 5 Stelle. Le Monde mi catapulta dall'altro capo dello schieramento dei vincitori titolando "Il capo del partito di estrema destra sente di aver il diritto e il dovere di governare". Sospiro: che bella la stampa estera, libera di dire la verità.

Ancora più preciso il New York Times, "Le elezioni italiane elevano l'estrema destra ed i populisti", ed il Times, "Stallo in Italia dopo la crescita dei populisti". Concludo con il titolo del Guardian che mi avverte (se non l'avessi già capito) che "Gli euroscettici in Italia stanno per formare un nuovo governo".

L'Italia. Conclusosi il giro, catartico e necessario, fra la stampa internazionale (di destra e di sinistra, lo preciso prima di esser bollato, ancora una volta , di "europeismo" e "progressismo liberale") decido di tornare sui media italiani in tempo per ritrovare, dopo pranzo, la maratona di Mentana e chiedermi quanto durerà stavolta.

No, non la maratona su La7, ma l'ascesa dei due nuovi "messia" della politica italiana: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Quella capacità molto italiana di elevare "l'uomo nuovo" alle stelle per poi affossarlo nel giro di poco tempo.

Messia passati e futuri. Una sorte che è toccata a Craxi, passato dal portare l'Italia nell'allora G6, alle monetine, i cappi della Lega e la fuga in Tunisia o a Berlusconi, passato dai fasti del 94 al 14% di adesso. Su tutti, Mario Monti il messia del governo tecnico arrivato a Roma fra folle esaltanti ed ora seppellito con tanto di "damnatio memoriae" e lo stesso Renzi passato da rottamatore al 40% per poi essere designato ad "orco", il "peggio del peggio", il disastro.

Ora, con la caduta di Renzi e la fine dell'era Centrosinistra-Berlusconi, tocca a Salvini e Di Maio ricoprire il ruolo di "uomini nuovi", gli alfieri di una fantomatica quanto improbabile "Terza Repubblica" o, cit. Di Maio, "la repubblica dei cittadini".

Realisticamente mi chiedo, ma chi dei due riuscirà a governare, e come?

Le dichiarazioni. Di Maio con quasi il 33% dei voti, sente il governo vicino. Sarebbe lui a "dover essere chiamato al colle" mi sussurra un elettore pentastellato, ed infatti il "capo-politico" del Movimento, rilancia l'importanza di "un risultato post-ideologico che va al di là degli schemi destra-sinistra" e che risolverà i "temi irrisolti della nazione". 

Tutti, sottolinea Alessandro Di Battista, "dovranno parlare" con il Movimento (anche se la realtà è composta dall'esatto contrario. Oppure, tutti "dovranno parlare" con Salvini, il "populista" che, in qualità di leader di un Centrodestra al 37%, è ansioso di intraprendere "un bellissimo percorso" per l'Italia. 

Ai due "pilastri" della legislatura, manca, però, la maggioranza diretta, ed escludendo improbabili elezioni anticipate, dati alla mano, i modi per formare o sostenere un governo non sono poi così tanti. 

Le ipotesi. Qualcuno avanza l'idea del governo di scopo atto a "traghettare" l'Italia verso le prossime elezioni, con una nuova legge elettorale. Qualcun'altro, avanza l'ipotesi del governo Di Maio appoggiato dal PD - senza Matteo Renzi - con Liberi e Uguali. Una seconda chance tentativo dopo quella del 2013, per il governo di un "centro-sinistra a 5 stelle". Visto che gran parte dei nuovi elettori del Movimento arrivano proprio dal PD, il piano potrebbe funzionare, ma Renzi, dimissionario, sembra intenzionato a voler condurre lui il PD fino alla nascita del nuovo governo, riducendo, di gran lunga, le possibilità di un governo con i 5 Stelle.

Di Maio avrebbe, però, un altra possibilità, ovvero l'alleanza "populista" con la Lega di Salvini previa rottura della coalizione di centrodestra e richiami incrociati alla responsabilità verso gli elettori (o la nazione) e la ragion di stato. I temi in comune sarebbero il risanamento dell'Italia (la "nazione"!), l'immigrazione (tema caldo per entrambi) e "il rapporto dell'Italia con l'Europa", anche se, come è già stato scritto su queste pagine, al di là degli slogan, nessuno dei due ha messo voce sui temi attualmente discussi in Europa (riforma della rappresentanza, unione bancaria, eccetera).

Un'alleanza possibile, forse. L'alternativa rimane lo stallo evocato dal Times di Londra, in cui nessuno dei due vincitori può muoversi senza rischiare o di perdere parte del proprio elettorato (quello del PD da parte dei 5 Stelle o quello più estremista della Lega) o di "tradire" il Centrodestra (e perdere elettori ed alleati alle prossime elezioni).

Ci sarebbe poi la domanda se Salvini accetterebbe mai di diventare partner di minoranza dei 5 Stelle, o se i 5 Stelle accettassero, cosa ancora da dimostrare, di accettare ministri "di altri" nel loro governo. O quanto sarà forte il richiamo del potere nel trovare un compromesso.

Mille domande che portano la mente a vagare ancora, a saltare di scenario in scenario, fino a pensare che forse, veramente, arriveremo nel 2019 con Paolo Gentiloni ancora in sella, e Mentana ancora in onda.

La realtà. Finalmente, il 5 marzo arriva alla conclusione, come la maratona di Mentana. A Firenze, un pensionato uccide un senegalese e per la città esplode la rabbia figlia della frustrazione di tutta la comunità africana. 

La prima "storia" della "Terza Repubblica" riecheggia una campagna elettorale fatta di paura, di diffidenza verso l'altro (sia esso l'immigrato che l'Europa). Una vicenda che esige di esser raccontata, ma che annulla ogni possibile chiosa ironica a questo diario post-elettorale.

L'Italia, nazione o no, continua ad avere un problema di segmentazione sociale, di ansia e di abbandono di cui la disintegrazione della politica e la costante ricerca di un "salvatore", o due, ne è il prodotto più che la causa. 

Mentre mi accingo a chiudere il pezzo, mi arriva la ciliegina sulla torta: una notifica da parte di Twitter, Linkiesta e Agi-Agenzia Italia hanno cominciato (ora) a seguire Matteo Salvini.

Imposto la sveglia, chiudo gli occhi e sussurro: "vedrai, passerà anche questa".

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