Rosneft ed il petrolio: come Putin tiene in piedi il Venezuela di Maduro - il Caffè del 9-11-2017

 Nicolas Maduro, Hugo Chavez ed il problema di un Venezuela in profonda crisi economica che rischia il default. Illustrazione: Clara Assi Licenza: CC 2.0

Nicolas Maduro, Hugo Chavez ed il problema di un Venezuela in profonda crisi economica che rischia il default. Illustrazione: Clara Assi Licenza: CC 2.0

Il petrolio è la vera leva diplomatica di Vladimir Putin e la sua arma si chiama Rosneft, la compagnia petrolifera di stato che sembra essere ovunque e che sta salvando il Venezuela e Maduro. Ma a che prezzo?

Per chi fosse stato disattento, il Venezuela del contestato Presidente Nicolas Maduro è a rischio di default economico schiacciato da un debito di circa 120 miliardi di dollari e da una serie di bond, le obbligazioni fatte per “ripagare” questo debito, in scadenza nei prossimi mesi.

Nel tentativo di salvare il paese da un crack che, dicono gli analisti, potrebbe essere più grande di quello subito dall’Argentina, giovedì 2 novembre il presidente Maduro ha annunciato che il paese, a breve, rinegozierà il proprio debito estero.


 

Sommario:

  • la ristrutturazione del debito venezuelano
  • l'intervento russo e di Rosneft
  • il Medio-Oriente e le mire russe in Sud-America

Perché ora? Per molto tempo, il governo di Nicolas Maduro ha rifiutato la necessità di una ristrutturazione, la quale sarebbe stata la definitiva ammissione di come il governo bolivariano avesse perso il controllo della crisi. Un duro colpo di immagine, visto come tale debito dipenda in gran parte dalla mala amministrazione della compagnia petrolifera nazionale PDSVA, la cui nazionalizzazione ha rappresentato uno dei momenti simboli della presidenza della “rivoluzione bolivariana” di Hugo Chavez.

Con la ristrutturazione, Caracas spera di evitare almeno il default della compagnia petrolifera, che innescherebbe una disputa internazionale per il controllo degli asset esteri della società, fra cui la raffineria statunitense CITGO oltre a varie petroliere.  

L'intervento russo. Le società investitrici, quelle che detengono il debito del paese, non sono certe che la strategia messa in campo dal Venezuela possa funzionare, soprattutto senza il supporto, per ora non richiesto del Fondo Monetario Internazionale. Un percorso molto difficile, ma a correre in aiuto di Caracas, e soprattutto della PDSVA, è arrivata la Russia. Per il Ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, Mosca sarebbe disponibile a ristrutturare una parte del debito contratto da Caracas con il Cremlino, per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari.

Nel concreto, un nulla in confronto ai 150 miliardi che il paese dovrebbe ai creditori, ma l'intervento russo ha un fine diverso, ovvero sottolineare come il governo venezuelano, ritenuto uno dei principali responsabili della crisi, e l'economia del paese siano sotto la tutela di Mosca. 

Rosneft ed il Venezuela. Si tratta, infatti, della terza volta nell’ultimo anno che Mosca interviene per salvare Caracas per un totale di 10 miliardi di aiuti finanziari, molti dei quali passati attraverso Rosneft, la compagnia petrolifera russa controllata dal Cremlino.

Non è un caso, infatti, se è stata proprio Rosneft a “pompare” il 4 novembre un miliardo di dollari nelle casse di PDSVA, allo scopo di saldare parte dei bond andati in scadenza. Sempre la compagnia gestita da Igor Sechin, storico collaboratore di Vladimir Putin, ad acquistare da PDSVA il 49,9% di CITGO, per un totale di 1,5 miliardi di dollari, proprietà che ora Rosneft intende scambiare con il controllo di campi petroliferi in Venezuela.

Una serie di transazioni ed accordi, con cui la Russia è diventata la principale banca del paese, prendendo il posto della Cina, sponsor del paese durante la presidenza Chavez.

Il modello venezuelano. Una scelta rischiosa quella di Mosca, ma, a suo modo, ponderata, almeno dal punto di vista politico. Il greggio venezuelano è di scarsa qualità e, conseguentemente, difficile da raffinare; inoltre, a causa della nazionalizzazione, le già vecchi infrastrutture petrolifere venezuelane sono allo sfascio, ma si parla sempre del paese con le maggiori riserve di petrolio del mondo.

Grazie agli accordi fra Rosneft e PDSVA, la Russia è diventata la maggior produttrice mondiale di greggio permettendo a Mosca di "controllarne" il prezzo a danno dell'OPEC, di cui il Venezuela fa parte, controllata dall'Arabia Saudita. Neanche gli stessi Stati Uniti sarebbero immuni dall'influenza del gigante petrolifero. CITGO, controllata da PDSVA e Rosneft, occupa il 4% del mercato degli idrocarburi USA.

Il Venezuela come il Medio-Oriente. Così, mentre ufficialmente Rosneft salva PDSVA e le casse venezuelane, Putin salva Maduro, creandosi una sponda politica nel continente considerato da Washington il proprio "giardino di casa". Lo stesso "giardino" dove, negli ultimi anni, Rosneft e il Cremlino ha raggiunto accordi in Messico (2017), Brasile (2016) e Bolivia (2014).

Per chi osserva la Russia, tutto questo sa di già visto. Si tratta infatti dello stesso modello che ha permesso a Mosca di diventare un “major player” in Medio-Oriente: una regione in cui, fino a pochi anni fa, era solo una presenza marginale. 

Solo nell'ultimo anno, l'asse Cremlino-Rosneft è stato capace, in Medio-Oriente, di raggiungere accordi per 30 miliardi in Iran, per 400 milioni in Kurdistan iracheno e dare vita ad un piano biennale di investimenti in Turchia. Investimenti che sono andati a "salvare" economie in difficoltà e, nel contempo, o  regimi politici "avversi" agli USA o loro alleati, allo scopo di alterare gli equilibri regionali. 

Per chi non l'avesse notato, è stata questa rete diplomatica, oltre all'intervento militare,  a "salvare" Bashar al Assad in Siria.

In Venezuela non c'è, ancora, una guerra civile e se tramite Rosneft, la Russia salverà il pease, questo gioverà certamente, oltre a Maduro, ai venezuelani, ma il prezzo?

Perché visti i precedenti in Medio-Oriente, c'è il rischio che oltre al petrolio, Caracas ed il governo bolivariano abbiano venduto a Putin anche la propria indipendenza politica ed economica.

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