Ho votato... e ora? Repertorio di errori e follie post voto

Ho votato... e ora? Repertorio di errori e follie post voto

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Reddito di Cittadinanza, instabilità colpa del PD, eventuale mancanza di governo colpa del PD. Forse servirebbe fare un attimo ordine.

Sono passati sette giorni dal 4 marzo, solo una settimana e siamo già ingolfati di notizie, dichiarazioni e smentite propedeutiche alle consultazioni per l'incarico di governo. 

Fra poco inizierà ufficialmente la Legislatura e volendo anche noi celebrare la "nascita" della "Terza Repubblica", vi proponiamo un repertorio di sei piccole follie comunicative che popolano i media ed i social seguito da un "Gran Finale" con morale.

Un modo per riflettere sulla politica italiana, ma, soprattutto, su noi italiani.


Prima follia: la colpa è del Rosatellum, quindi del PD

Tutto è iniziato pochi minuti dopo l'uscita dagli exit-polls per poi montare progressivamente man mano che l'inevitabile cominciava a prendere forma: nessuno dei tre schieramenti, come previsto, ha la maggioranza. 

"Colpa del PD e del Rosatellum", si urla in rete, per strada e sui giornali. Una mezza verità, perché, onestamente, con un partito al 33%, uno al 19%, una al 18% e la quarta al 14%, come pensate che esista una maggioranza in parlamento? Guardiamo, per esempio, a chi ha la nostra legge elettorale (in forma, ovviamente, meno bizantina), la Germania e scopriamo come anche loro, con cifre molto simili, si sono trovati "senza maggioranza". 

La matematica non è un opinione e nessuna legge, infatti, può aggirare il fatto che, senza un premio di maggioranza, abolito dalla Corte Costituzionale, una forza al 37% o al 33% possa governare da sola.

Il problema è quello che non vogliamo dirci, ovvero che il Parlamento è bloccato perché la politica italiana, dopo anni di accuse di anti-costituzionalità, di pseudo-golpi eccetera, è in stallo ferma in una stato di "costituzione-fai-da-te" dove la carta viene usata e reinterpretata a seconda dei bisogni.

Come, per altro, un elettorato prigioniero, per sua scelta, di una retorica "forconista", dove il nemico è "il cancro", i suoi elettori, "idioti" o "criminali" e la vittoria non sembra più per il bene del paese, ma per dimostrare di essere più forti (vedi Matteo Salvini ed il brindisi ironico per Gad Lerner, Roberto Saviano, 99 Posse, eccetera).

In tutta questa furia retorica e comunicativa, la soluzione, forse, è già presente: riconoscere che siamo una repubblica parlamentare, dove le maggioranze (non i governi) escono dal confronto in aula.

Quindi non dai voleri dei capi-politici, dei presunti "premier eletti" e, mi spiace, neanche direttamente dall'elettorato (al di là di quanto pensino alcuni).


Seconda follia: il voto utile edizione 2018

Il Partito Democratico dovrebbe "prendersi le proprie responsabilità", mettere da parte "l'orgoglio" (magari anche dimenticare gli insulti, le campagne stampa e tanto altro) ed allearsi con il M5S per "evitare di far cadere il paese in mano alle forze populiste".

Questo, in varie forme, è quanto ci chiedono le petizioni su "change.org" e si legge (e sente) in varie parti d'Italia, fra bar, uffici, media e social o, come sta succedendo, dagli stessi partiti. Una richiesta neanche troppo infondata, anche se osteggiata da parte dello stesso elettorato democratico, ma che stupisce essendo diventata la bandiera di quegli elettori che sono approdati al 5 Stelle partendo dalla sinistra.

Ricapitolando: i maggiori sostenitori di un governo M5S e PD sarebbero elettori insoddisfatti del PD (per Renzi, o per il governo con Verdini ed Alfano), generalmente di sinistra che sono andati a votare il favorito Movimento 5 Stelle sperando in un'alleanza con il vecchio partito.

Un voto schizoide, ma che, a suo modo, sembra l'edizione 2018 del "voto utile" del 2013.

Mai come quell'anno, infatti, votare PD era IL "voto utile". Quello atto a "smacchiare il giaguaro" e porre definitivamente fiine, magari assieme al 5 Stelle, al berlusconismo. L'alleanza fra democratici e grillini sembrava scritta nelle stelle, ma, come abbiamo visto in una diretta video ideata quel genio della comunicazione che fu Gianroberto Casaleggio, sia Bersani che Letta ricevettero la medesima risposta: no, grazie. 

In quel momento fu evidente che era cominciata la campagna 2018, almeno per il Movimento. Il PD finì per allearsi con Berlusconi, Verdini ed Alfano, avverando la più "subdola" delle profezie di Beppe Grillo: l'inciucio, complice proprio il 5 Stelle.

Ora le parti sono invertite e lo stesso timore di un'alleanza improponibile - come sarebbe per molti quella fra Salvini e Di Maio - riecheggia in quegli stessi elettori usciti dal PD in quegli anni.


Terza follia: governo io, no governo io...

In questi giorni abbiamo assistito ad un'altro interessante sviluppo della politica italiana: sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio si comportano, a mezzo stampa, come se fossero già Presidenti del Consiglio incaricati, entrambi.

Ovviamente questo non pone un vero e proprio problema a Sergio Mattarella (che è conscio delle proprie funzioni), ma rischia di creare l'ennesimo corto-circuito politico in Italia.

Come reagirebbe l'opinione pubblica, e l'elettorato di parte, se o la Lega o il Movimento 5 Stelle rimanessero escluse dal governo?


Quarta follia: se non si farà il governo, la colpa è del PD.

Abbiamo già parlato del Rosatellum e di come parte dell'opinione pubblica gli imputi lo stallo, ma c'è il rischio che il PD venga incolpato anche della mancata formazione di un governo. Eppure, quanto e come potrebbe sopravvivere un governo fra PD e 5 Stelle? Cosa succederebbe quando si affronterebbero temi presenti nel programma 5 Stelle ovvero il superamento del Jobs Act e della "Buona Scuola"?

Soprattutto, cosa succederebbe dopo, ovvero quando si tornerà al voto? Molto probabilmente il PD ne uscirebbe ancor più indebolito, e Matteo Salvini rischierebbe di avere la maggioranza, indipendentemente da qualsiasi risultato di governo.

Perché vale la pena di chiederlo, qual'è stata l'ultima maggioranza di governo confermata dalle urne?

Per trovare una risposta tocca tornare ai tempi della Democrazia Cristiana e questo perché, pur  essendo nella "Terza Repubblica" (ne parleremo a breve), il paese ed il suo elettorato rimangono malati di "alternanza estrema",

Una malattia che pare radicata nel nostro paese e che si ciba dell'insoddisfazione cronica di percepire la politica in negativo, di chi si aspetta un cambiamento immediato e possibilmente senza contraccolpi sociali, fiscali, economici, eccetera. Un paese spesso slegato dalla realtà, poco pragmatico, in cui la propaganda vince  troppo spesso sulla realtà ed in cui tutto è estremamente opinabile.


Quinta follia: siamo nella terza repubblica.

A dieci anni dall'ultimo confronto Ulivo/Popolo delle Libertà (o Casa delle Libertà o Forza Italia), è nato un nuovo bipolarismo, quello fra il neo-centrodestra a trazione salviniana e quello del Movimento. Un dualismo che ha spinto molti, in entrambi i campi, ad annunciare la nascita della "Terza Repubblica".

Ancora una volta, quindi, assistiamo alla proclamazione di una finzione, un cambio "istituzionale" che avviene solo perché cambia il quadro politico o, meglio, quello partitocratico. Questo perché nessuna "Repubblica", né questa, nè la Seconda, nasce da un'elezione, ma da una riforma costituzionale che riveda il sistema istituzionale del paese. 

Fino a quel momento, "Terza Repubblica" sarà un'etichetta vuota creata da un sistema partitocratico instauratosi sopra le stesse istituzioni e meccanismi della Seconda, esattamente come questa si basava su quelle della Prima.

Siamo ancora lo stesso paese di prima, ne siamo solo sempre meno consci.


Sesta follia: il reddito di cittadinanza alla tedesca

Finora più che di politica, abbiamo parlato più che altro che di comunicazione. Essendo questa la via non possiamo esimerci dal parlare del "Reddito di Cittadinanza" promosso dal 5 Stelle. Prima di farlo premetto che non sono interessato alla notizia, vera o falsa che sia, sulla coda ai CAF (si tratta poi di poche persone), ma del concetto stesso di questo "Reddito di Cittadinanza", o, meglio, dell'uso improprio del termine.

Un "Reddito di Cittadinanza" è, per sua definizione, allargato a tutta la popolazione o circoscritto su base economica. Quello del Movimento 5 Stelle, così come è stato presentato il giorno dopo le elezioni, è un sussidio di occupazione molto simile all'Arbeislosengeld II applicato in Germania e noto come ALG II o "Hartz IV".

Il "Reddito di Cittadinanza" proposto dal Movimento 5 Stelle, prevede, infatti, un compenso di 780 Euro a chi si iscrive ai centri per l'impiego e, una volta all'interno, ha rifiutato meno di tre proposte di lavoro. Il tutto connesso a corsi di formazione professionale e ore di volontariato per il comune di residenza.

L'ALG II prevede un sussidio sociale (comprensivo di pagamento della pensione, della sanità e dell'affitto) a chi, senza impiego, si iscriva ai Job Center e dimostri di essere disposto a cercare un lavoro. Prevede un sistema di formazione o perfezionamento professionale, eventuali corsi di lingua, l'essere reperibile ed a disposizione del Job Center ed altre clausole. 

Entrambi sono sussidi sociali: uno viene chiamato così, l'altro è stato ribattezzato per meri motivi propagandistici. 


Gran finale

Si conclude così, questo piccolo campionario sulle strane follie che animano questo paese. Un repertorio comunicativo che ci parla di noi italiani, delle nostre idiosincrasie verso la politica, della nostra fragilità alla comunicazione e di come questa possa alterare la vita politica di un paese, certamente più che una legge elettorale.

Quelli che vi ho presentato sono solo alcuni esempi di un surplus comunicativo che prevede cartine alterate, dati spezzettati in modo da ingigantire vittorie e sconfitte, ma è meglio fermarsi qui.

Se volete trovare una morale a questa prima settimana post-elettorale (e magari anche a tutto quanto successo prima), forse questa è quella che un giorno fra le mille cose opinabili, troveremo, come paese, la forza di discernere, come abbiamo cercato di fare in questo scritto, fra realtà e follia. 

Fino ad allora, ci rimane solo Giorgio Gaber: 

[...] Mi scusi Presidente - Ma questo nostro Stato - Che voi rappresentate - Mi sembra un po' sfasciato.

E' anche troppo chiaro - Agli occhi della gente - Che tutto è calcolato - E non funziona niente.

Sarà che gli italiani - Per lunga tradizione - Son troppo appassionati - Di ogni discussione.

Persino in parlamento - C'è un'aria incandescente -Si scannano su tutto -E poi non cambia niente. [...]

Buona Legislatura.


Letture consigliate

- la "Terza Repubblica": Internazionale

- il reddito di cittadinanza: il Sole 24 Ore

- la Finlandia ed il vero reddito di cittadinanza: CNBC

- la fine del PD e la crisi della leadership: POLITICO

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