The world is Putin's: risposte dispotiche alle ansie contemporanee.

The world is Putin's: risposte dispotiche alle ansie contemporanee.

theworldisputin.jpg

Il mondo è di Vladimir Putin. Una provocazione? Probabilmente, ma con un fondo di verità: in un mondo globalizzato sono in molti a preferire soluzioni autoritarie rispetto alle incertezze democratiche.

The world is Putin's to take... come la Russia. 

Viviamo in un epoca strana, in cui "stabiltà" e "sicurezza" sembrano avere più successo di "democrazia", "libertà", dialogo. Un mondo impaurito da se stesso, spersonalizzato e come tale alla ricerca di qualcosa che lo ancori.

Quel qualcosa sembra essere sempre di più, Putin e la sua retorica dell'uomo forte, della difesa della tradizione, della sicurezza a tutti i costi.

Per colpa nostra più che per merito suo, perché abbiamo abboccato all'amo della sua propaganda, noi come i Russi prima di noi. 

Questa è la storia di come il mondo, grazie a noi, sia ora, un po' più di Putin.


Putin ora e sempre

Commentare le elezioni presidenziali in Russia è un'attività che richiede un gran lavoro giornalistico o, quanto meno, semantico, ovvero commentare una "non-notizia"?

Il quarto mandato di Vladimir Putin è, nei fatti, un evento scontato e, come tale, non ha avuto l'onore di nessuna "prima-pagina" nei mezzi di informazione "occidentali", tranne, in parte, quelli filo-russi.

Si è trattato di un trionfo? Trattandole come normali elezioni, la risposta non potrebbe che essere affermativa: Putin ha vinto con il 76,6%, staccando di 65 punti il secondo candidato

Si è trattato di brogli? Secondo l'OSCE e GOLOS (quest'ultimo considerato dal Cremlino come un "agente straniero"), ci sarebbero stati casi di voti finti atti a far levitare il dato dell'affluenza. 

Tristemente, nessuno di questi spunti è valido a redigere qualcosa di diverso da un'agenzia di stampa. Solo la storia dell'escluso Aleksej Naval'nyj e del suo appello all'astensionismo potrebbe suscitare dell'interesse, soprattutto visto che il dato finale ha visto il 33% di astenuti.

Parlando di comunicazione, si potrebbe citare le reazioni dei media filo-russi (quelli della "risposta decisa e convinta all'occidente anti-Cremlino"), ma nessuna di queste sarebbe destinata a rimanere nelle menti di chi la legge per più di trenta secondi.

Tutto questo perché nella mente di molti lettori occidentali, in Russia non si sono tenute delle elezioni, ma una forma molto edulcorata di plebiscito bulgaro

Un'alternativa alla vittoria di Putin non esiste perché lo stesso Stato - inteso come sistema democratico - non esiste. La Russia di oggi - come quella di ieri - è ancora un sistema  totalmente accentrato attorno al Cremlino, al suo inquilino ed ai suoi fedelissimi. Un "popolo-nazione" raccolto attorno al proprio "condottiero", alla propria "guida", in modo non diverso dal franchismo. 

Putin, della Russia è il moderno Zar, un despota autocrate il cui potere spazia dalla politica alle forze armate, dal mondo dell'economia a quello della comunicazione all'interno di un sistema che mantiene le parvenze e la terminologia democratica, ma che nei fatti è la "terra di Putin".

Un modello, quello dell'uomo forte, che si sta affermando anche al di là dei confini russi, in Europa, ma che ha nel "putinismo" il prototipo. 


Il Napoleone russo

Come Napoleone prima di lui, l'ascesa al potere di Putin è accaduta per un mix di eventi interni e abilità personale e, sempre come il primo imperatore francese, la sua affermazione è avvenuta trasformando quello "Stato" di cui è diventato presidente. O, meglio, polverizzandone le istituzioni e riforgiandole a propria immagine e somiglianza. 

Nel corso degli anni, infatti, Putin si è fatto nominare Primo Ministro quando la costituzione russa gli avrebbe proibito un terzo mandato consecutivo, previa piccola modifica della stessa per assegnare più potere al proprio ufficio. Tornato alla Presidenza, ha desertificato, la funzione dei partiti fino a rinunciare al proprio, onde ottenere una nomina, questa, da "indipendente": l'ultimo passo verso l'acclamazione popolare ad personam. 

In economia, ha poi accentrato sul Cremlino il controllo dei due giganti degli idrocarburi, Rosneft e Gazprom, principali strumenti della sua politica estera, riuscendo a suscitare l'ammirazione di chi, all'estero, vorrebbe tornare alle aziende di stato. Piccolo problema, quello che sulla carta "appartiene" allo Stato russo, nella realtà dei rapporti di forza, e delle nomine, è di Putin. 

E le opposizioni? Incarcerate, azzittite e rimpiazzate da partiti semi-inesistenti, personaggi anonimi - anche ai russi - che escono fuori durante le elezioni per "salvaguardare" l'immagine democratica della Russia.


Putin il condottiero

Dove il "sistema Putin" arriva al proprio apice, è nei media. Non solo in patria, dove il controllo è quasi totale, ma anche all'estero, tramite la rete internazionale di Russia Today e, soprattutto, Sputnik, due news-outlet pubblici spesso citato da siti di "contro-informazione" e con ampia diffusione nei social.

Tramite tale propaganda mediatica, Putin porta nel mondo la propria immagine di uomo forte, di judoka, di "macho" che cavalca a petto nudo capace poi, negli uffici del Cremlino, come sul terreno (Venezuela, Siria, Egitto) di ergersi contro "gli Americani", la globalizzazione culturale e le "mollezze" propagandate dai "progressisti liberali dell'occidente" (LGBTQ, diritti civili, eccetera). 

Un pragmatismo che scivola spesso nel cinismo, ma edulcorato dalla retorica anti-statunitense, anti-globalizzazione come si è visto in Siria o in Venezuela. Un modello che piace e che ha grande presa anche in parte dell'elettorato europeo perché oppone sicurezza e stabilità alle ansie di un mondo iper-connesso ed ultra-complicato, bombardato di informazioni ed in cui la "propria" sicurezza è il vero ed unico obiettivo.

Putin, e chi a lui si ispira, offre questo al mondo: un sistema protetto (anche con la forza), in cui le cose non cambiano e i cui valori sono quelli "tradizionali". Un mondo facilmente leggibile che permette di passare oltre il dispotismo, la soppressione del dissenso e la limitazione fattuale delle libertà civili.

Il tutto giocando sul fatto che "de facto" Putin non ha mai cambiato la Costituzione instaurando un regime personale. Per questo le risposte più comuni alle critiche al presidente russo in tutti i media sono in "Russia si sta bene" e "non pare che i Russi vivano sotto una dittatura", perché, nella semplificazione che vogliamo imporre al nostro modo di pensare, se non vediamo carri-armati in mezzo alle strade e persone nascoste in casa, non è una dittatura, ma il paese dei balocchi.


Noi e Putin

Fra media ed ansie popolari, così Putin è diventato l'ispirazione per le destre europee, quelle di Marine Le Pen, Geert Wilders, Matteo Salvini, gli austrici del FPÖ e i tedeschi della AfD, suscitando ammirazione anche al di fuori dei circoli nazionalisti.

Putin ed il putinismo, non avranno alternative in Russia, ma, nel mondo occidentale, sembrano le alternative ad un sistema, quello globalizzato, pieno di difetti, difficile da gestire e ancora più difficile da far comprendere.

Come sempre, complessità contro semplicità, ansie e progresso contro sicurezza e tradizione, dicotomie classiche che descrivono il mondo pro e contro Putin. 

A fronte infatti della crisi economica, della guerra al terrorismo e della rottura degli equilibri pre-2001, il mondo sembra sempre più orientato verso Putin, non solo per le capacità propagandistiche dell'apparato mediatico russo, ma per la nostra stessa predisposizione come esseri umani.

La nostra sfiducia nella democrazia, la paura di uscire dagli schemi "patria-nazione" o di governare i cambiamenti sociali ed economici che ne alimentano la retorica. Perché in un mondo che non capiamo, o non ci sforziamo di capire, Putin ci propone il ritorno al passato, all'ognuno a casa propria, anche con la forza se necessario.

Pensateci, al di là delle risposte "di pancia" vogliamo veramente vivere in un mondo del genere? Siamo disposti a rinunciare progressivamente ad un piccolo pezzo di democrazia al giorno per poi svegliarci in un mondo circondato da muri e difeso con le armi? 

Forse dormiremmo più tranquilli, ma a quale prezzo?

Chiudo, citandovi il Populista, quotidiano online poco conosciuto, ma co-diretto da l leader della Lega Matteo Salvini, sulle elezioni russe.

Titolo: "Vittoria da record per Putin, ma l'Osce ha da ridire", citando, ironicamente, le critiche dell'OSCE. 

Occhiello: "Quell'occidente che se la fa sotto...".

Non posso che osservare "Quell'occidente" e pensare che ne faccio parte.


Letture Consigliate

- Putin, l'economia, la propaganda e i Panama Paper: Süddeutsche Zeitung

- la propaganda pro-Putin: The Guardian

Avrei votato...ricordate? Repertorio di follie politiche e comunicative, parte seconda.

Avrei votato...ricordate? Repertorio di follie politiche e comunicative, parte seconda.

Ho votato... e ora? Repertorio di errori e follie post voto

Ho votato... e ora? Repertorio di errori e follie post voto